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[Diritti] ADL 160915 - Dobbiamo vivere



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

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Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 15 settembre 2016

  

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IPSE DIXIT

 

 

 

 

Dobbiamo vivere serenamente - «Dobbiamo vivere serenamente il referendum, come ogni passaggio democratico... Il mondo si è molto interconnesso: quindi ogni avvenimento che avviene in un paese importante, e l'Italia è un paese importante, è seguito con attenzione anche all'estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori». – Sergio Mattarella

 

   

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

Chi dice instabile a chi?

 

Quel che stupisce maggiormente, nel merito della gaffe

diplomatica, è la stretta correlazione universalmente posta tra

stabilità finanziaria e revisione costituzionale. Ma sarà vero?

 

di Andrea Ermano

 

Che male c'è se il Papa, o i cardinali, o il ministro tedesco Schäuble, o la cancelliera Merkel esprimono pareri sull'Italia, com'è e come dovrebbe essere? Viviamo in un modo “molto interconnesso”, come ha riconosciuto non senza sottigliezza il Presidente Mattarella. Quindi, non può sbagliare troppo nemmeno l'ambasciatore degli Stati Uniti quando ci ammonisce a votare Sì al referendum costituzionale che dovrebbe tenersi in una prossima domenica d'autunno quando sarà.

    Mr. John Phillips ha detto che "se vince il No sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia". Tradotto dal linguaggio diplomatico, nelle parole di un autorevole commentatore questo significa che il No rischia di precipitare il nostro Paese nelle sabbie mobili dell'instabilità economico-finanziaria. Sic stantibus rebus, il diplomatico può certo segnalarlo, anche se non sono propriamente affari suoi.

    In effetti, anche negli uffici studi delle maggiori agenzie di rating, oltre che nelle cancellerie occidentali, serpeggia la domanda: "Che ne sarà del famigerato spread italiano qualora un No referendario impedisse l'entrata in vigore della Costituzione nuova nei termini stabiliti dalla revisione Renzi-Boschi?".

    Questo interrogativo, giusto o sbagliato che sia nel merito delle cose, è senza dubbio presente intorno a noi e riassume il modo in cui gli altri ci guardano. Perciò, la gazzarra scatenatasi – soprattutto a destra – contro il diritto stesso di esprimersi da parte di un alto rappresentante diplomatico americano è fuori luogo. Ognuno, e ovviamente anche un ambasciatore statunitense, è libero, sul territorio della Repubblica, di esprimere un suo civile punto di vista su qualunque tema egli prescelga, incluso il referendum costituzionale quando sarà.

 

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Ma sarà poi vero che tra Sì e No si spalanca

una specie di baratro finanziario globale?

 

Quel che stupisce maggiormente, entrando un po' più nel merito di questa vicenda, è la correlazione universalmente posta (e data per scontata) tra stabilità finanziaria e revisione costituzionale. Perché uno, sinceramente, si domanda che cosa c'entra mai lo spread con il superamento del bicameralismo perfetto. Qui i fautori del Sì potrebbero voler fare riferimento al cosiddetto "assalto alla diligenza" che ogni anno a ogni legge finanziaria si ripeteva ai tempi della Prima Repubblica, con opachi palleggi di emendamenti tra Camera e Senato largamente oltre i limiti di spesa.

    Ora, a parte che negli ultimi anni tutto questo "assalto alla diligenza" non si vede più: non era già stata costituzionalizzata la norma sul pareggio di bilancio? E la Commissione di Strasburgo non vigila sulla virtù fiscale delle nazioni? Può darsi che questo non basti. Ma basterebbe allora la revisione costituzionale Renzi-Boschi? Non si vede francamente il perché.

    Si fa poi fatica a credere che tutti, nel mondo, siano preoccupati dello spread italiano avendo a cuore il benessere degli strati popolari nel nostro Paese. In realtà si preoccupano per ben altri problemi. Dietro alle quinte si sussurra che il rischio Italia, in caso di No al referendum, potrebbe innescare un "effetto domino" sulla finanza mondiale.

    Insomma, pare che i grandi investitori globali attendano di sapere se in Italia c'è o non c'è il Senato nuovo prima di decidere di puntare i loro soldi o no sul Belpaese. Investiranno se ci sarà il Senato nuovo, non lo faranno se resterà quello vecchio.

    Si fa fatica a crederlo! Ma è quel che ci raccontano.

    E allora lasciateci porre la domanda che segue: Chi dice instabile a chi? Perché, intendiamoci, qui l'istituzione globale più instabile di tutte, in tutta la storia umana, è il mercato finanziario. E senza dubbio non c'è una sola persona seria al mondo che possa pensare di attrarre investimenti nel proprio paese modificandone la Carta fondamentale. Anche se proprio questa è la tesi affacciata qualche anno fa da una potente agenzia di rating.

    E però un conto è imporre il proprio punto di vista con la forza del potere. Altra cosa è dimostrarne galileianamente la validità grazie ad argomenti ragionevoli e comprensibili.

    Allo stato attuale non risulta che le costituzioni europee nate dopo la Seconda guerra mondiale impediscano la crescita economica e la stabilità finanziaria dell'Occidente tardo capitalistico.

    Ben altro è il problema.

           

       

LE RAGIONI DEL MIO NO (3/3)

 

La revisione costituzionale: prova

di grande incapacità normativa

 

Sul superamento del bicameralismo paritario c'era in Italia un vastissimo consenso. Si sarebbe potuti tranquillamente passare a un sistema monocamerale, a un Senato simile al Bundesrat tedesco, ovvero a un Sénat, o al Senado modello spagnolo, che è espressione delle Comunità autonome e dei cittadini, con prevalenza di questi ultimi. Cosa è successo, invece?

 

di Felice C. Besostri

 

Sul superamento del bicameralismo paritario c'era in Italia un vastissimo consenso. Bisognava profittarne per fare una riforma condivisa, invece siamo passati da un bicameralismo paritario a un bicameralismo confuso e pasticciato. La scelta non sarebbe mancata: si sarebbe potuti tranquillamente passare a un sistema monocamerale, ovvero ad un Senato simile al Bundesrat tedesco, ovvero a un Sénat alla francese dove sono veramente rappresentate le autonomie, o al Senado modello spagnolo, che è espressione delle Comunità autonome e dei cittadini, con prevalenza di questi ultimi.

    Cosa è successo, invece? Su 100 nuovi seggi sono stati attribuiti 2 Senatori alla Val d'Aosta con 126.806 abitanti e 4 alla Regione Trentino Alto Adige con 1.029.475 abitanti, che ne avevano rispettivamente 1 e 7 su 315: in tal modo queste due regioni raddoppiano il loro peso percentuale sulla camera alta.

    Poi si sono tolti i 6 senatori della circoscrizione estero, rappresentativi di diversi milioni di cittadini italiani residenti fuori dall'Italia. Nella logica (sbagliata) dei falsi riformatori poteva almeno essere conservata una quota di Senatori esteri demandandone la nomina ai Comites o ad altre nuove forma di rappresentanza.

    La combinazione di legge elettorale e revisione costituzionale rende gli italiani all'estero cittadini di serie C. In serie A ci sono i cittadini della Val d'Aosta e del Trentino Alto Adige che eleggono al primo turno complessivamente 12 deputati 9 in collegi uninominali e 3 (in Trentino Alto Adige) di recupero proporzionale, cioè un territorio con 1.156.281 abitanti elegge lo stesso numero di deputati della Circoscrizione estero, che però non parteciperanno al ballottaggio.

    Di serie B il resto degli italiani, che votano senza collegi uninominali, con un recupero proporzionale del 37,5%. e con i capolista bloccati. Questo Senato “nuovo” è proprio un pasticcio. Che dire?

    All'art. 57 Cost. si parla di eleggere i senatori con metodo proporzionale, ma si dice così tanto per prendere in giro gli elettori. In 10 circoscrizioni su 21 si elegge un solo senatore consigliere regionale, ma in 2 circoscrizioni vengono poi eletti 2 senatori consiglieri regionali! Il metodo proporzionale, obbligatorio per il nuovo art. 57 Cost., è inapplicabile.

    La revisione del Senato è una grande prova di incapacità normativa: non si sa ancora come i cittadini elettori parteciperanno alla nomina.

    Sognando una Camera dominata dal PD ora, o da un Partito della Nazione domani, inteso come forza egemone nella maggior parte delle regioni e province autonome è stato sostanzialmente prefigurato un assetto tale per cui alle opposizioni (ad esagerare) verranno attribuiti 13 senatori su 100. Evviva la rappresentanza delle autonomie.

    Ma che succederebbe con un Senato nuovo dove, per una bizzarria del caso tripartitico, prevalesse una maggioranza difforme da quella della Camera? Grazie all’art. 70 Cost. questo Senato nuovo potrebbe allora ritardare e bloccare tutta la “legislazione paritaria”, che non si riduce solo alle leggi costituzionali o elettorali, ma include anche e soprattutto quelle di carattere generale sulle forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione Europea. Stavolta, però, in caso di contrasto tra le due Camere, non ci sarebbero più i rimedi bicamerali paritari perché il governo non avrebbe alcuna facoltà di porre la fiducia su una legge al Senato, né il Presidente potrebbe sciogliere la camera alta ex art. 88 Cost., qualora ci fossero maggioranze disomogenee.

    Dunque, la funzione legislativa non è stata semplificata. E ciò sia detto a prescindere dal fatto che il problema dell'Italia non è lo sveltimento dell’attività legislativa, ma semmai l'esistenza di troppe leggi confuse e contradditorie. Con due Camere, che si frenano a vicenda, già legiferiamo più della Germania e della Francia, con una sola Camera al servizio del Governo ci saranno ancora più leggi. Dopodiché il punto è che noi facciamo leggi-provvedimento, cioè norme che in altri paesi si licenziano via regolamenti governativi. Questo peso del bicameralismo si sarebbe potuto ovviare con semplici riforme dei regolamenti parlamentari. Sul superamento del bicameralismo perfetto vedi sopra.

    La situazione può farsi grave per l'attuazione del diritto UE. Finora si era trovata una soluzione molto snella perché le due Camere delegavano per legge il Governo all’attuazione delle Direttive Comunitarie. Ma ora? Brandendo il nuovo art. 71 il Senato non rinuncerà certo a una delle materie più importanti nella “legislazione paritaria” di sua competenza…

    Ultimo tema, per concludere: il vero scandalo di questa revisione costituzionale sta nell’ultima frase dell'art. 40 c.3 del ddl costituzionale che recita così: “Restano validi ad ogni effetto i rapporti giuridici, attivi e passivi, instaurati anche con i terzi”.

    Che significa?! Significa che con la “riduzione dei costi della politica” si sono in realtà costituzionalizzati i… costi della politica. Diventano intangibili i vitalizi e gli altri privilegi degli ex parlamentari come pure i contratti a trattativa privata che hanno arricchito chi affittava edifici alle Camere, eseguiva lavori o effettuava forniture!

    Ora, questa non è una norma che possa stare in una Costituzione. E perciò non se ne parla. Infatti, in tutti i dibattuti pubblici, quando si chiedono spiegazioni sul punto, non si hanno risposte. (3/3 – Fine)

   

    

SPIGOLATURE 

 

Con altri e più

nobili mezzi

 

di Renzo Balmelli 

 

LUMICINO. Sarebbe a dir poco favoloso se i grandi della terra riuscissero finalmente a sovvertire il famoso teorema di Bismarck e stabilire, una volta per tutte, che la diplomazia e soltanto quella è la vera, unica e umanamente accettabile prosecuzione della guerra con altri e più nobili mezzi. E non il contrario come sosteneva il cancelliere di ferro. Un lumicino in tal senso, seppur flebile, si è acceso con la nuova tregua in Siria concordata tra Stati Uniti e Russia dopo tanti, troppi ritardi. L'intesa oltre a consentire l'accesso agli aiuti umanitari dovrà creare le condizioni per arrivare un giorno alla ripresa dei negoziati di pace ed a mettere in comune gli sforzi per contrastare il terrorismo. Ma poiché ai vertici del potere le favole sono merce quasi introvabile, prima di realizzare l'obbiettivo finale bisognerà sciogliere il groviglio geo politico di sospetti e interessi contrastanti che hanno trasformato la regione in una polveriera devastante. Per ora la " chimica" tra Obama e Putin, talmente diversi da tentare al massimo modeste prove di dialogo, sembra reggere. Però, se per disavventura Washington finisse nelle mani di Trump e Mosca non dovesse mettere la sordina alle sue ambizioni, il lumicino farebbe in fretta a spegnersi.

 

SCENARI. Si vorrebbe non scriverlo mai, nel timore di alimentare giudizi affrettati e storicamente fuorvianti. Ma nell'assistere alla deriva che l'infatuazione populista propone con preoccupante regolarità a ogni scadenza elettorale non si può fare a meno di ricollegarla ai tristi scenari che pensavamo esserci gettati alle spalle. Sempre più forte è infatti la percezione di essere al cospetto di una guerra anomala, ma non meno subdola. Per capirci, quella che è già stata definita la terza  guerra mondiale non dichiarata che si combatte tra una visione etica del mondo ed i rigurgiti ormai palesi e incontrollabili del fascismo. Intendiamoci, non quello ridicolmente tronfio dal petto in fuori o quello pauroso degli scarponi chiodati. No. I suoi strateghi si sono adeguati ai nuovi network di comunicazione, usando linguaggi apparentemente rispettabili, ma non meno rovinosi. A tal punto che perfino i conservatori classici si trovano spiazzati di fronte all'ampiezza e la gravità del fenomeno.

 

COLLA. Chi ha amato Joseph Roth e Stefan Zweig, condannati all'esilio dalla crudeltà della storia matrigna, non fatica a immaginare quali sarebbero le loro pene se fossero ancora in vita. Considerato quanto propone il loro Paese in questa fase davvero concitata della sua esistenza, i due grandi autori mitteleuropei avrebbero difatti molte ragioni per essere preoccupati. Su quell'Austria che tanto amarono, quell'Austria felix forse più frutto della fantasia popolare ma non di meno ricca di fascino, si stanno addensando nuvoloni minacciosi che lasciano presagire un sostanzioso incremento delle preferenze a favore dell'ultra destra di Norbert Hofer. Se tale fosse il verdetto del ballottaggio previsto a dicembre e già preceduto da episodi piuttosto strani in merito al voto per corrispondenza e le relative buste mal incollate, l'UE si troverebbe di fronte a un verdetto che avrebbe l'effetto di un terremoto per i suoi futuri assetti. Un sisma culturale oltre che politico che farebbe tremare l'intero Continente.

 

FRAGILE. Non immune dal lepenismo d'importazione e da altre brutte compagnie, è un'America piena di dubbi quella che si prepara a vivere gli ultimi, decisivi mesi della corsa alla Casa Bianca. Un'America in mezzo al guado, come in un classico copione da film western, in bilico tra le tesi estreme e tentatrici di Trump, che cesella con diabolica abilità gli istinti meno eleganti, la continuità rappresentata da Hillary Clinton, in testa ai sondaggi ma non amata, e i dubbi sulla salute della candidata democratica che alimentano gli scatti d'umore dell'opinione pubblica. Fortemente personalizzata e polarizzata, la sfida anche in passato ha sempre avuto toni molto accesi. Questa volta però si è andati oltre e ciò che la distingue in negativo dalle precedenti, è lo stile della campagna impostata dalla destra repubblicana, con slogan inveritieri e picchi di volgarità inaudita.  Ben presto orfani di Obama, uomo del negoziato che ha impresso alla sua presidenza un'impronta di alto profilo etico, gli Stati Uniti saranno posti, quindi, davanti a una scelta cruciale. Sotto gli occhi del mondo dovranno decidere se costruire il loro futuro proseguendo nel solco della linea progressista basata sui principi della giustizia sociale ed economica, oppure se affidarsi ai cattivi profeti, a chi predica odio, allarmismi e divisioni fra i popoli. Inutile aggiungere che la posta in palio riguarda anche tutti noi.

 

SFIDUCIA. Travolto da un impulso di omerica ira funesta, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble si è lasciato andare a un giudizio sommario e oltre modo superficiale quando ha affermato che "dai summit socialisti raramente esce qualcosa di molto intelligente". Bontà sua, il severo guardiano dell'ortodossia finanziaria ha avuto un improvviso vuoto di memoria e si è semplicemente dimenticato di quali errori è stato a sua volta capace lo schieramento al quale appartiene. Che poi l'incontro dei leader mediterranei ad Atene sia stato un errore è tutto da dimostrare, specie dopo la Brexit che rende necessario in tempi brevi il ripristino di una Europa meno burocratica e più vicina alla gente, così come la immaginarono i padri fondatori.  In quest'ottica la rabbia del ministro per il vertice eurosocialista, che aveva appunto quello scopo, è parsa davvero una plateale dimostrazione di sfiducia, tanto più che le intenzioni erano condivisibili. Agli alleati socialdemocratici nel governo di Berlino la lezioncina ministeriale non è andata giù.

 

PROMESSE. Avvolto da una cortina di mistero non meno fitta della colonna di fumo che esce dalle Torri Gemelle dopo il terribile impatto con l'aereo impazzito, è stato ricordato il 15esimo anniversario del fatale 11 settembre 2001 che stravolse il mondo, senza tuttavia risolvere gli interrogativi di fondo. A 15 anni dall'attentato al " faro più luminosi della libertà", come lo definì G. W. Bush, non tutti i veli sono stati alzati per conoscere, al netto delle assurde teorie complottiste, la verità di quell'attacco a Manhattan e al Pentagono che fece scoprire un terrorismo mutevole, proteiforme, inafferrabile, e mai domo. Dietro la foto delle Torri in fiamme si dipana, come in una tragedia greca, il destino dell'umanità, non meno di quanto fa, seppure per motivi di segno opposto, un'altra immagine emblematica: quella scattata a Times Square a New York per la fine della Seconda guerra mondiale. Quel bacio del marinaio all'infermiera, scomparsa alcuni giorni fa, il bacio più celebre della storia contemporanea, segnava con la sua contagiosa spontaneità la cesura tra l'orrore del conflitto e  la promessa di un mondo migliore  racchiusa nell'obbiettivo che l' aveva catturato facendolo diventare una icona dei nostri tempi.

 

PROFEZIA. Quando si evocano i nomi di Sacco e Vanzetti torna alla mente il dramma dei due anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, ingiustamente condannati a morte per un omicidio mai commesso. Un capitolo vergognoso che continua a coinvolgere le coscienze da 89 anni nonostante i vari tentativi di rimozione. Entrambi furono vittime sacrificali di una giustizia vendicativa e fraudolenta basata esclusivamente sul pregiudizio suscitato dalla loro origine e dai loro orientamenti politici, senza mai considerare la confessione del vero assassino. A ricordarci quel triste episodio concorre una bella iniziativa del Corriere del Ticino, il maggiore quotidiano svizzero di lingua italiana, che per celebrare i 125 anni di fondazione offre ai suoi lettori un affascinante viaggio a ritroso nel tempo in cui propone una selezione di notizie e articoli del passato. In quella del 24 agosto 1927, all'indomani della barbara esecuzione dei condannati, l'editoriale dell'epoca, ripubblicato in questi giorni, parla di "tragedia sociale ed umana" che avrà tristi ripercussioni nel mondo. Mai profezia fu tanto azzeccata.

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

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(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

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LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Quanto dista Cork

dalla Silicon Valley

 

La vicenda Apple-Ue è servita a mettere in luce quanto,

nell’attuale folle corsa al ribasso delle imposte sui profitti,

non sia sufficiente nemmeno più il misero 12,5% garantito dall’Irlanda. Per “attrarre investimenti” le imprese

ormai chiedono lo 0,005.

 

di Cristian Perniciano

 

Margrethe Vestager, commissaria europea responsabile per la Concorrenza, ha annunciato il 30 agosto la conclusione del procedimento aperto l’11 giugno 2014 sul regime fiscale applicato dall’Irlanda ad Apple (procedimento che ha indagato anche su Starbucks/Olanda e su Fiat Finance and Trading/Lussemburgo) a partire dal 2003 e fino al 2013: la Commissione ha ravvisato gli estremi dell’aiuto di Stato, condannando l’azienda di Cupertino a pagare i 13 miliardi di euro di imposte dovute.

    Ma cosa è successo in questi dieci anni? In cosa è consistito questo aiuto di Stato? Per comprenderlo dobbiamo innanzitutto capire chi sono gli attori in campo. A cominciare da una precisazione: l’azienda che ha beneficiato della tassazione indebitamente bassa non è quella con sede a Cupertino, nel cuore della californiana Silicon Valley (come anche da noi – impropriamente – riportato), ma è la Apple Sales International (e in quota minore, ma con le medesime modalità, la Apple Operation Europe), con sede a Cork, nel Sud dell’Irlanda.

    Questa impresa è una società di diritto irlandese detenuta al 100% dal gruppo Apple e sotto il controllo della madre americana Apple Inc., con la quale ha un accordo di “ripartizione dei costi”, ovvero versa alla Apple Inc. una quota per la ricerca e sviluppo. Negli ultimi anni i costi per ricerca e sviluppo pagati dalla Apple Sales International hanno finanziato per oltre la metà i costi complessivi dell’intero gruppo in ricerca e sviluppo. A questo proposito, giova ricordare che i costi a tal fine sostenuti, anche infragruppo, vengono dedotti dall'imponibile. Ma non è per questo che la Commissione ha ravvisato l’aiuto di Stato.

    I grandi contribuenti, specie internazionali, sono soliti chiedere dei “chiarimenti fiscali” allo Stato in cui hanno la sede legale, i cosiddetti ruling. In un ruling, l’azienda dichiara in che modo svolgerà la sua attività e “contabilizzerà” le voci del bilancio, e si informa sulle modalità in cui queste saranno tassate. L’istituto del ruling è positivo sia per l’azienda che per l’erario. Permette infatti al contribuente una pianificazione fiscale, evita di disperdere risorse in lunghi contenziosi inevitabili quando l’articolazione della produzione è molto complessa (come lo è per una multinazionale) e permette all’amministrazione un’entrata chiara, stabilita attraverso un parere espresso in condizioni di non urgenza… (Continua sul sito di Rassegna.it >>> vai all’articolo)

   

    

ECONOMIA

 

Bond per la messa in sicurezza del territorio

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Le devastazioni e la perdita di tante vite umane, a causa dei disastri che ripetutamente colpiscono il territorio del nostro Paese, naturalmente provocano emozioni forti, suscitano diffusa solidarietà e spingono gli stessi governanti ad assumere impegni. Ciò è quanto è accaduto anche a seguito del recente terremoto.

    In verità la messa in sicurezza anti sismica è un problema antico che riguarda la gran parte del territorio italiano. La semplice ricostruzione delle aree colpite e la ristrutturazione anti sismica in tutto il territorio nazionale interesserebbero non meno di 12 milioni di unità abitative con investimenti prevedibili di circa 100 miliardi di euro.

    Se si aggiungesse anche l’improcrastinabile intervento di stabilità idrogeologica dell’intero Paese, allo scopo di evitare le continue e devastanti alluvioni, frane e altri deterioramenti del territorio, bisognerebbe aggiungere almeno altri 40-50 miliardi di investimenti.

    Indubbiamente si tratta di cifre molto importanti. Soprattutto se si considerano anche i costi delle perdite di vite umane e delle distruzioni di proprietà e di ricchezze provocate dai vari cataclismi.

    Secondo l’ufficio studi della Camera dei Deputati in 48 anni sarebbero stati spesi circa 121 miliardi di euro per ricostruire ciò che i terremoti hanno distrutto!

    Ovviamente il ruolo dello Stato, anche in questi casi, è insostituibile. Non c’è libero mercato che tenga. E’ compito dello Stato garantire la sicurezza ai propri cittadini. Perciò è sacrosanto, come fa il nostro presidente del Consiglio dei ministri, chiedere che gli investimenti per la ricostruzione e per la messa in sicurezza del territorio siano posti fuori dai ristretti parametri del Trattato di Maastricht.

    La dimensione degli investimenti richiesti non potrebbe essere soddisfatta da una semplice flessibilità di bilancio!

    Lo Stato, secondo noi, potrebbe emettere specifiche “obbligazioni per la ricostruzione” al fine di creare liquidità da destinare esclusivamente alla realizzazione del programma di investimenti. Potrebbe essere la Cassa Deposti e Prestiti a farsene carico, al fine di non farli rientrare nell’alveo del debito pubblico. Del resto la stessa Germania usa in tale senso la sua Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, la gigantesca banca di sviluppo tedesca che, con attivi per oltre 500 miliardi di euro, è da sempre considerata fuori dal bilancio statale. La KFW è stata il motore della ricostruzione e dello sviluppo dell’economia tedesca.

    Tale scelta non potrebbe che essere condivisa perché, come noto, il debito sarebbe strettamente legato a politiche di sviluppo che creano non solo unità abitative sicure ma anche produzione, occupazione, aumento della produttività e maggiori introiti fiscali. Così lo stesso debito iniziale verrebbe in parte ripagato e creerebbe allo stesso tempo nuova ricchezza.

    Ai sottoscrittori delle obbligazioni si potrebbe estendere la garanzia dello Stato fino al valore di 100.00 euro, così come avviene per i conti correnti bancari. Sarebbe una forma di forte incentivazione.

    Importante che detti titoli siano di lungo termine, almeno 10 anni, con capitale nominale garantito, ad un tasso di interesse basso ma comunque superiore al tasso zero di oggi.

    Un secondo strumento per sostenere i menzionati investimenti potrebbe essere simile a certi contratti di assicurazione sulla vita. Il risparmiatore verserebbe un capitale, ad un tasso di interesse stabilito, mantenendolo bloccato per un certo numero di anni. Alla scadenza avrebbe diritto alla restituzione del capitale investito più gli interessi maturati, oppure ad una rendita commisurata. In questo caso non si avrebbe alcuna emissione di obbligazioni ma si tratterebbe di “assicurazioni sulla stabilità del territorio”. Anche questo strumento potrebbe essere gestito dalla stessa CDP.

    Per incentivare tali “polizze assicurative”, lo Stato potrebbe anche qui offrire una garanzia fino a 100.000 euro e altri eventuali incentivi.

    Purtroppo i governi preferiscono creare un debito anonimo, e non mirato a settori specifici di intervento, perché in questo modo possono gestirlo come meglio credono, anche per coprire altri buchi di bilancio. Ma il disegno che dovrebbe stare alla base della messa in sicurezza dell’intero territorio rappresenta una grande sfida ma anche l’opportunità di indirizzare e programmare l’economia in un modo differente dal passato, compatibile con la difesa della natura e dell’ambiente.

    Naturalmente i controlli di qualità, di trasparenza e di rispetto delle regole sono fondamentali per la riuscita del progetto. Così come è indispensabile il coinvolgimento delle popolazioni interessate.

    

    

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Mattarella: "Sovranità degli elettori"

 

di Redazione Avanti!

 

Dopo l’intervento in gamba tesa dell’Ambasciatore americano in Italia John Phillips che si è pronunciato a favore del Sì al quesito referendario è intervenuto sull’account twitter del Quirinale  il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il referendum, ha detto Mattarella è un “passaggio democratico da vivere serenamente, interesse internazionale esiste ma la sovranità resta degli elettori”. “Il mondo – ha poi aggiunto Mattarella da Sofia – si è molto interconnesso: quindi ogni avvenimento che avviene in un paese importante, e l’Italia è un paese importante, è seguito con attenzione anche all’estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori”.  A titolo di esempio il capo dello Stato ha citato quanto successo con il referendum in Gran Bretagna.

    Dopo le parole di Mattarella molti sono stati i commenti a sostegno. Già eri le parole dell’Ambasciatore Usa avevo sollevato numerose reazioni. Ma mancava quella di Palazzo Chigi. “Grazie al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha detto il deputato di Possibile Pippo Civati – per aver interrotto l’assordante silenzio istituzionale e del Governo sulle dichiarazioni rilasciate ieri dall’ambasciatore americano circa la necessità di votare si al referendum costituzionale. Un silenzio imbarazzante e intollerabile. Bene ha fatto il presidente della Repubblica a ricordare, soprattutto a chi a la presunzione di voler cambiare la Costituzione, che la sovranità appartiene ai cittadini. Solo a loro”. Dalla Sinistra Italiana il capogruppo Arturo Scotto ha affermato che “Mattarella si conferma garante Costituzione e sovranità popolare. Grazie Presidente per la sua saggezza ed il suo equilibrio.

 

Vai al sito dell’avantionline

       

   

Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

I big match referendari

 

Stasera Renzi-Smuraglia,

Domani Giachetti-D’Alema

 

di  Mario Lavia        

@mariolavia

 

Il Consiglio dei ministri deciderà nella seduta del 26 settembre la data del referendum costituzionale. Finirà dunque il tormentone-polemica sulla data del voto, una polemica cui Renzi aveva già risposto da settimane dicendo che le date possibili sono 20 novembre, 27 novembre e 4  dicembre.

    Per quanto riguarda il dibattito nel merito del referendum, sono da segnalare due appuntamenti di forte richiamo. Si tratta di “duelli” annunciati (entrambi in streaming su Unità.tv): il primo è il faccia a faccia fra Matteo Renzi e Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, che si svolgerà alle 21 di oggi sul palco della festa dell’Unità di Bologna, mentre 24 ore dopo, questa volta a Roma, si terrà il “match” fra Roberto Giachetti e Massimo D’Alema.

    Quello che appare in queste ore è che certo le posizioni non si stanno avvicinando. Ancora ieri D’Alema a Ottoemezzo ha usato parole molto dure contro il ddl Boschi e contro il premier (“Ma io non chiedo le dimissioni di Renzi, mi occupo della Costituzione della Repubblica”) ed è intenzionato a intensificare la costruzione dei comitati per il No (Repubblica informa che vorrebbe arruolare l’ex avvocato di Agnelli, Franzo Grande Stevens); mentre i renziani confermando la disponibilità a mettere mano all’Italicum se ve ne saranno le condizioni, e comunque dopo il referendum.

 

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FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Arriva la crescita.

Dei tagli sociali

 

Sottotitolo

 

di Antonio Maglie

 

La “rivoluzione dei paesi mediterranei” è già finita. Non è stato necessario l’intervento dei carri armati perché a fermarla sono state sufficienti le battute di Wolfgang Schaeuble (“Quando i leader socialisti si riuniscono non viene fuori nulla di intelligente), le dichiarazioni di Pierre Moscovici commissario europeo agli affari economici (ci ha comunicato che la “tolleranza” nei confronti dei nostri conti è finita) e quella specie di discorso sullo stato dell’Unione di Jean Claude Junker che ha liquidato tutto con la definizione di “flessibilità intelligente” dove il tasso di intelligenza viene definito dai suoi burocrati al servizio del capitalismo finanziario globale.

    Matteo Renzi e il ministro dell’economia Piercarlo Padoan, secondo i tam tam comunicazionali (che in questi casi non sbagliano mai perché in Italia il governo dell’economia è sempre lo stesso da ormai molti decenni), sarebbero impegnati su un solo tipo di crescita: quella dei tagli, partendo dai settori più sensibili, cioè più sociali, come la sanità, già piegata abbondantemente alle necessità di bilancio con la conseguenza che molti in Italia (soprattutto fra i più anziani con rarefatte disponibilità economiche) rinunciano alle cure perché troppo costose (e secondo Susanna Camusso anche sul fronte della manovra pensionistica mancano ancora le coperture, d’altro canto la revisione del Pil ha cancellato di botto cinque miliardi). Renzi, ovviamente, nega correndo a perdifiato ai microfoni della Rai. Ma tutti sanno che i conti non tornano (lui stesso ammette che non vanno bene perché il Pil crescerà meno dell’1 per cento), che Bruxelles non è in vena di regali e che i tedeschi dei suoi inviti a rispettare le regole sul surplus commerciale se ne strafregano come hanno sempre fatto in passato e sempre faranno in futuro.

    Qualcuno, forse, si era illuso. L’Europa non cambia rotta, nonostante il trionfo delle destre anzi, soprattutto a causa del trionfo delle destre che induce i leader conservatori ad arroccarsi ancora di più per rassicurare l’elettorato in uscita mentre gli impauriti e inconsistenti leader di sinistra mostrando subordinazione culturale, cercano di frenare l’emorragia di consensi piegandosi sempre di più alle teorie liberiste così rimediando sonore sconfitte come quelle dei socialdemocratici tedeschi alle ultime parziali elezioni; nonostante il sentimento di rifiuto nei confronti di una costruzione europea in cui ha prevalso ormai definitivamente il liberismo asociale e finanziario, tra diktat ridicoli che convincono solo chi li lancia (il no alla Brexit ripetuto in tutte le salse dalla Merkel e da Junker nella totale indifferenza; adesso gli “avvertimenti” dei soliti noti accompagnati dalle vere e proprie minacce delle poco credibili agenzie di rating rivolte agli italiani a proposito del referendum costituzionale).

    La gita a Ventotene di Renzi, Merkel e Hollande non è servita a nulla, d’altro canto la distanza da quelli che erano gli ideali ispiratori del famoso manifesto sono stati sottolineati dal luogo in cui l’incontro si è svolto: una portaerei. In sostanza, era solo scena.

    Fuori dalla rappresentazione resta un quadro di desolazione: uno Stato, l’Italia, che non investe più e si consola raccattando qualche investimento dall’estero che come arriva nel giro di qualche anno andrà via lasciandoci più poveri di prima; uno stato sociale che viene smontato pezzo dopo pezzo a ogni legge di bilancio; esportazioni che crescono poco perché nel frattempo per via delle sanzioni siamo obbligati ad astenerci dal commercio con alcuni paesi; una domanda interna ferma perché i salari da anni, da molti anni non crescono e non si capisce bene chi dovrebbe acquistare i prodotti delle tante aziende che lavorano solo per il mercato interno; una struttura produttiva ormai polverizzata in una miriade di piccole imprese che non fanno innovazione e ricerca mentre quelle un po’ più grandi e innovative vengono sempre più cannibalizzate dalle grandi multinazionali straniere. Ormai è evidente: non saranno queste leadership a salvare dalla morte il sentimento europeo, già da diversi anni in rianimazione.

       

           

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

            

LETTERA DA MILANO / BRUXELLES

 

Referendum:

partiamo dal testo

 

Tornati dalla pausa estiva uno dei temi più caldi è il referendum costituzionale, che ci appresteremo a votare entro la fine dell’anno.

Voglio chiedervi una cortesia: leggete voi stessi direttamente il testo e fatevi così una vostra opinione.

    Ve lo invio in una versione molto comoda: da un lato c’è il testo attuale e dall’altro, a fianco, in neretto, le modifiche.

 

Lo trovate qui: http://www.bastaunsi.it/cambia-la-costituzione/

 

    Vi prego davvero di fare questo sforzo così potrete decidere con la vostra testa e non per “sentito dire”.

    Vi accorgerete per esempio di come tutto sia molto più semplice perché la riforma riguarda pochi punti e non tocca l’impianto costituzionale fondamentale.

    Vi accorgerete come certi slogan tipo “attacco alla democrazia parlamentare” o altro non c’entrino minimamente con una riforma che tocca sostanzialmente pochi punti.

    Mi permetto di citarveli per come li ho letti io:

    - Il superamento del bicameralismo perfetto: l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e che, in sostanza, fanno le stesse cose.

    - Senato come camera delle autonomie: il Senato diverrà il luogo della rappresentanza delle regioni e dei comuni, che potranno intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte. Il nuovo Senato parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori.

    - Divisione chiara chiari a Stato e Regioni: si eliminano le cosiddette “competenze concorrenti” e così ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale. Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative, dando alle Regioni che ne sono in grado la possibilità di esercitare più poteri.

    - Più democrazia partecipativa: il Parlamento avrà l’obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo; si abbasserà il quorum per la validità dei referendum abrogativi (se richiesti da ottocentomila elettori, non sarà più necessario il voto del 50 per cento degli aventi diritto, ma sarà sufficiente la metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche).

    - Riduzione del superfluo dell’organizzazione politica: i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione.

    Vi ringrazio se seguirete il mio suggerimento di una lettura diretta per farsi un’opinione personale e se poi avrete voglia di interloquire.

 

Un caro saluto,

Patrizia Toia -

 

        

            

LETTERA DA TORINO

 

 

Questa foto, Interminabili spazi, di Jacqueline Tema

(Madagascar) ha vinto il Premio Sandretto 2016

 

 

Alla tavola delle migranti

 

Arte, letteratura, cibo, cambiamenti climatici e migrazioni visti dalla prospettiva delle donne migranti tra dibattiti, concerti musicali, mostre fotografiche, laboratori di disegno per bambini/e, reading, proiezioni di film e documentari, ospiti di fama internazionale: tutto questo sarà Alla tavola delle migranti, il primo festival sulle ecologie migranti in programma a Torino, presso l'Aula Magna della Cavallerizza Reale, dalle 9.30 e per l’intera giornata di sabato 17 settembre 2016.

 

Gentili colleghi, vi segnalo il primo festival culturale "Alla tavola delle migranti". Locandina, comunicato stampa dell'evento e maggiori approfondimenti su www.allatavoladellemigranti.it

 

Grazie per l'attenzione

Donatella Actis, Torino

Ufficio stampa e nuovi media Regione Piemonte

        

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

Allegato Rimosso
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