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[Diritti] ADL 161103 - I giovani



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 3 novembre 2016

  

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IPSE DIXIT

 

I giovani - «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza e altruismo». – Sandro Pertini

 

 

(Roma, primi anni Venti) - Sandro Pertini a spasso sul

Lungotevere con una allora piccola Annarella Schiavetti

    

    

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione, da fonti di pubblico dominio o da E-mail ricevute. La nostra attività d'informazione politica, economica e culturale è svolta senza scopi di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico come pure un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 24).

    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Ecumenismo, storia e

rispetto delle minoranze

 

Lettera aperta al direttore de La Repubblica sull'articolo

di fondo di del 30 ottobre sulla Riforma protestante e

Francesco, a firma di Eugenio Scalfari

 

di Daniela Di Carlo - Pastora della Chiesa Valdese di Milano

 

Egregio Direttore de La Repubblica, mi chiamo Daniela di Carlo, sono pastora presso la Chiesa Valdese a Milano, e sono rimasta sconcertata dopo aver letto l'articolo a firma del fondatore del vostro giornale, di cui sono da tempo lettrice.

    Raramente si sono visti tali e tanti errori sulla Riforma protestante e sulla Chiesa Valdese, in un solo articolo su un quotidiano nazionale prestigioso come il vostro, e da parte di una firma eccellente quale quella di Eugenio Scalfari che dice peraltro di avere studiato il tema a fondo.

 

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Duomo di Lund, 31 ottobre 2016 - Papa Francesco abbraccia

la primate della Chiesa luterana di Svezia, Antje Jackelen

 

A cominciare dal cinquecentenario della Riforma, che ricorre tra un anno e non ora, come è evidente dalla data (31/10/1517), fino al fatto che noi valdesi saremmo dei cripto-cattolici (e pertanto sommati a ortodossi, anglicani e copti, in contrasto con le vere chiese protestanti) e gli unici risparmiati "fisicamente e religiosamente" dalle persecuzioni della chiesa cattolica: da più di 600 anni, fino al 1848 anno delle "Lettere Patenti" di Carlo Alberto (che davano per la prima volta i diritti civili a valdesi ed ebrei, ma non quelli religiosi!), l'Inquisizione e le truppe pontificie, spesso alleate ai Savoia e altri sovrani, hanno fatto di tutto per farci sparire dal suolo italiano. Episodi storici documentati come Pasque piemontesi, strage dei valdesi in Calabria, "Sacro Macello" dei riformati in Valtellina non sono evidentemente - e tristemente - abbastanza noti al dott. Scalfari...

    Vorrei anche sottolineare che la chiesa valdese è sì minoritaria, ma è presente in tutta Italia – e non solo a Roma e in Piemonte come dice lui: tanto per fare un esempio, solo la mia comunità di Milano conta un migliaio di membri e simpatizzanti (quasi 1500 se sommiamo la chiesa metodista sorella).

    Per non parlare poi della figura di Lutero, totalmente stravolta nel racconto dello storico Scalfari (tra i peccati, oltre a essere diventato "prepotente" e lui stesso "sovrano assoluto", il fatto che… "si sposò"), e di una cosiddetta "religione luterana", una denominazione, da lui evidentemente confusa con la confessione protestante in senso generale.

    Quando poi si arriva a dire che il problema dell'unificazione dei Cristiani sarebbe costituito solo da liturgia e canone, e che Francesco sarebbe il vero difensore della Riforma oggi, si tocca il fondo.

    La mia chiesa – come molte delle chiese protestanti storiche  è orgogliosa di non avere potere politico né temporale (né banche come lo IOR o possedimenti miliardari, mi verrebbe da aggiungere), di credere nel solo messaggio salvifico della Bibbia – senza intermediari terreni che ci assolvano o condannino, perché ci basta Gesù Cristo.

    Non cerchiamo inoltre privilegi dallo Stato (come prova anche il nostro utilizzo dell'otto per mille, molto diverso dalla sostituzione della "congrua" da parte della chiesa cattolica), e da sempre ci impegniamo nelle battaglie di civiltà, per la libertà religiosa, di pensiero e di opinione di tutti – e non solo dei cristiani; per un diritto all'autodeterminazione in campo bioetico – testamento biologico in primis –, per un diritto delle coppie dello stesso sesso a vivere il loro amore, benedetto da Dio, e per i diritti delle donne, come dimostra – en passant – anche la mia professione, ancora del tutto sconosciuta nella chiesa sorella di Francesco.

    Mi spiace davvero molto dover riscontrare la banalità e l'imprecisione con la quale il dott. Scalfari ha trattato tutti i protestanti, e in particolare noi valdesi, nel suo articolo di lodi sperticate a papa Francesco in occasione della giornata della Riforma, che è la nostra festa. E' un suo diritto farlo – certo – ma, non a detrimento della storia e della verità, davanti ai vostri lettori e lettrici. (Milano, 31 ottobre 2016)

 

 

>>> Intervista del pastore valdese Luca Baratto su Radio Vaticana

       

 

 

Si o No?

 

BESOSTRI vs. RENZI

 

In 30 minuti gli argomenti. Al di là della propaganda

 

“Abbiamo isolato sei dichiarazioni del Premier Renzi,

che invita a votare Sì, e ne abbiamo chiesto brevi commenti

argomentati all’Avv. Felice Besostri, fautore del No”.

 

In questo speciale televisivo, dedicato al referendum del

prossimo 4 dicembre, il noto costituzionalista, intervistato

da Vladimiro Poggi, risponde alle affermazioni del presidente

del Consiglio, Matteo Renzi, rilasciate nel corso del dibattito

de La7 con il giurista Gustavo Zagrebelsky.

 

>>> Vai alla trasmissione

   

   

SPIGOLATURE 

 

Dopo ciò che… andava fatto prima

 

di Renzo Balmelli 

 

PRIMA E DOPO. Quante parole al vento da parte della politica, stremata dalla battaglia costituzionale, mentre la terra trema e l'Italia vive nell'incubo di disastri ambientali non solo imputabili agli elementi scatenati. La tragedia sismica che sta provocando un esodo biblico di sfollati ha messo in evidenza una catena mostruosa di inadempienze e di miliardi buttati al vento che chiama in causa le pesanti responsabilità della classe dirigente. Se tra le tante cose venute a galla tutte assieme, persino un cavalcavia talmente marcio che crolla come fosse un castello di sabbia, non ci sono attenuanti. Siamo di fronte alle conseguenze di un sistema parassitario e di mal governo che per ragioni inconfessabili non ha saputo o voluto ascoltare gli avvertimenti e ora prova a correre ai ripari per fare dopo ciò che andava fatto prima.

 

RISPETTO. In questa fase piuttosto avara di proposte per la storia delle idee, il dibattito politico si sta spesso incartando su polemiche sterili e rivalità personali. Senza avere quale scopo principale l'interesse per il Paese. Di sicuro non ha certo pensato al terremoto che ha sconvolto il Centro della Penisola l'esponente del M5S dettosi convinto che se il Senato, inteso come edificio, ha assorbito senza danni le scosse giunte fino a Roma, saprà reggere anche alla riforma. Una tale mancanza di rispetto verso chi ha perso tutto è semplicemente inconcepibile, ma è anche un sintomo di quanto sia avvelenato il clima nell'imminenza del referendum che ormai si è caricato di significati estranei alla posta in palio per diventare una prova generale delle elezioni.

 

AVVENIRE? Fondato settant'anni fa sulle ceneri del fascismo e sulle rovine della guerra voluta dal Duce, il Movimento sociale italiano fa i conti con il proprio destino attraverso una mostra di volantini, manifesti e altri polverosi cimeli da poco inaugurata nella capitale. E' la prima volta che le icone missine vengono esibite in pubblico nel tentativo di ricostituire una comunità ormai dilaniata dalle divisioni e che un tempo aveva potuto contare su oltre 2 milioni di elettori, 56 seggi alla Camera e 26 al Senato. Finiti dalla parte sbagliata della storia, nostalgici erano i fondatori del MSI nel 1946, determinati a rivalutare il Ventennio, e tali sono rimasti al punto da titolare la mostra "Nostalgia dell'avvenire" che evidenzia in modo fin troppo palese quali sono le loro mai sopite motivazioni. Ma quale avvenire?

 

HIDALGO. Famoso per certe sue battute al vetriolo, Andreotti disse una volta che gli spagnoli erano come gli italiani ai quali mancava però l'italica finezza. Forse il leader democristiano voleva alludere alla tortuosità di certi percorsi politici in cui la nazione iberica si è trovata invischiata senza trovare il bandolo della matassa fino al "sacrificio" dello Psoe che turandosi il naso ha spianto la strada al suo storico avversario. A pagare dazio in questa dolorosa operazione che consente alla destra di governare senza merito è stato più di altri Pedro Sanchez, giovane promessa del socialismo madrileno, che si è fatto da parte per non tradire i suoi ideali e meritandosi - come poteva essere diversamente - la fama di novello don Chisciotte. Un bel gesto da eroico hidalgo in un partito tormentato e per ora senza grandi prospettive.

 

INCUBO. Si diceva che soltanto eventi fuori dal comune avrebbero potuto cambiare le sorti delle presidenziali americane che davano ormai quasi per scontata la vittoria di Hillary Clinton. Ad agitare invece fino all'ultimo le acque già torbide di una corsa alla Casa Bianca che ha conosciuto punte di asprezza di una violenza inusitata ha provveduto la stangata dell'FBI che ha riaperto le indagini sulle famose mail private dell'ex segretaria di stato. Quali considerazioni abbiano motivato l'operato dell'attuale capo dell'ufficio federale, tra l'altro nominato da Obama, resta un mistero tutto da sondare tanto più che a pochi giorni dalle elezioni non sono prevedibili massicci spostamenti di voti. Al netto di fantomatiche tesi complottiste, resta l'incubo di un successo di Trump che sta già mandando in fibrillazione i mercati azionari.

 

VENTO. Quanto discutere e polemizzare per il Nobel della letteratura attribuito a Bob Dylan. Anche il menestrello ha fatto la sua parte prima di rompere il silenzio e comunicare che accettava il premio. Il fatto di avere evitato qualsiasi commento gli stava addirittura alienando le simpatie di non pochi ammiratori, tanto da definire il suo modo di fare "arrogante". Ma il genio non è acqua e il cantore di "Blowin in the wind" ha capito che certi vezzi di artista potevano nuocere alla sua fama. Dylan fedele però al suo carattere introverso ancora non ha garantito se andrà a Stoccolma per ritirare l'onorificenza che conferisce dignità poetica e letteraria a quei versi memorabili che chiedono " quante volte le palle di cannone dovranno volare prima di abolirle per sempre. La riposta – ammonisce l'autore – vola via nel vento!

   

        

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

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È morta Tina Anselmi

 

È stata la prima italiana a diventare ministro e assunse il dicastero del Lavoro. Guidò la Commissione sulla P2. "Partigiana e sinda­calista, partecipò alla stesura della nostra Costituzione. Contribuì a rendere il nostro un Paese più libero, giusto e democratico".

 

(Roma, 1.11.2016) - È morta la scorsa notte nella sua casa di Castelfranco Veneto Tina Anselmi, prima donna ad avere ricoperto la carica di ministro della Repubblica: fu nominata nel luglio del 1976 titolare del dicastero del lavoro e della previdenza sociale in un governo presieduto da Giulio Andreotti. Aveva 89 anni. I funerali saranno celebrati venerdì 4 novembre nel Duomo di Castelfranco.

    Dopo avere ricoperto la carica di ministro del Lavoro, fu ministro della Sanità nel quarto e quinto governo Andreotti e legò il suo nome anche alla riforma che introdusse il Servizio sanitario nazionale. Nel 1981, nel corso dell'ottava legislatura, fu nominata presidente della Commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2 che terminò i lavori nel 1985.

    Così la Cgil la ricorda: "Una donna che con la sua storia ha scritto pagine importanti della storia del nostro paese. Partigiana, sindacalista, partecipò alla stesura della nostra Costituzione. È stata la prima italiana a diventare ministro, ministro del lavoro, e guidò la Commissione sulla P2. Sindacato e politica, rappresentanza di interessi, quelli dei lavoratori, Tina Anselmi ha contribuito a rendere il nostro un Paese più libero, giusto e democratico".

   

    

ECONOMIA

 

Algoritmi: parola magica per meglio speculare

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Recentemente i mercati internazionali, sia delle valute che dei titoli, hanno registrato dei capovolgimenti così grandi da suscitare grandi preoccupazioni sulla tenuta dell’intero sistema bancario e finanziario mondiale. Eppure i governi e le autorità preposte, nonostante le loro indubbie preoccupazioni, hanno cercato di far passare tali eventi come ‘fisiologici per il mercato’.

    Invece, così non è.

    Venerdì 7 ottobre, nel giro di meno di 3 minuti, la lira sterlina è crollata del 6% per poi recuperare il 5 % in meno di un ora. Dopo aver raggiunto il minimo assoluto degli ultimi 31 anni, a fine giornata la sterlina registrava una perdita dell’1,6%.

    Il crollo è avvenuto alle 7 di mattina sul mercato di Singapore, mentre a Londra ancora si dormiva profondamente e la borsa di Wall Street aveva già chiuso le sue operazioni.

    E’ stata una pura speculazione, di inaudita pericolosità per l’intero sistema, per niente giustificabile con i possibili effetti della Brexit sull’economia inglese. L’unica spiegazione possibile, ci sembra, è legata al cosiddetto ‘electronic trading’, che avviene quando i computer sono programmati con un algoritmo specifico a fare in automatico operazioni di compravendita ad una velocità straordinaria, oltre ogni immaginabile umana capacità.

    Algoritmi e computer basati su istruzioni relative all’andamento di certi scenari, come quello della Brexit.

    Si arriva finanche ad impostare tali algoritmi in rapporto al numero e al tipo di informazioni riportate dai media, a volte addirittura dai social media! L’algoritmo succitato avrebbe ‘letto’ i reportage negativi sulla Brexit come un segnale di vendita della sterlina. Poi, quando la moneta inglese ha cominciato a scendere, altri algoritmi si sono ‘attivati’ nelle stessa direzione. 

    Purtroppo i mercati internazionali dei cambi sono ancora grandemente non regolati. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali gli scambi della coppia dollaro-sterlina rappresentano il 9,2% di tutte le contrattazioni nei mercati dei cambi, che mediamente sono di 5,1 trilioni di dollari al giorno.

    Negli ultimi tre anni l’‘algorithm trading’ sarebbe aumentato enormemente.  

    Si rammenti che qualche giorno prima, il 30 settembre, le azioni della Deutsche Bank  avevano perso il 9% in mattinata e avevano guadagnato il 5,7% a fine giornata. Una cosa inaudita, fuori dal normale andamento.

    Le nostre critiche alla DB sono note. Qui però si è di fronte ad un colossale attacco speculativo, non facilmente spiegabile. L’anomalo andamento non  può essere attribuibile semplicemente alla stratosferica multa comminata dalle autorità americane alla banca tedesca per le sue passate speculazioni con i derivati sui mutui subprime americani. Né la successiva risalita delle sue quotazioni può essere giustificabile con le notizie relative ad una eventuale riduzione della multa in questione. 

    Chi ha comprato le azioni per salvare la banca dal tracollo? E’ una domanda che sorge spontanea.

    Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, nel suo recente discorso ai parlamentari tedeschi del Bundestag, ha detto che la sua politica del tasso di interesse zero, nel 2015 ha fatto risparmiare alla Germania ben 28 miliardi di euro. Sulla base di questo dato si può ipotizzare che negli ultimi anni Berlino abbia pagato meno interessi sul suo debito pubblico per almeno 100 miliardi.

    La Germania non sembra aver usato tanta ricchezza per sostenere consumi e investimenti in casa propria o nelle regioni europee più deboli e bisognose di un sostegno concreto per il loro rilancio economico.

    Molto probabilmente il ‘tesoretto’ tedesco è stato accantonato proprio per il salvataggio delle banche che non sono in buona salute!

    I due recenti avvenimenti finanziari menzionati assumono una gravità eccezionale per le dimensioni e i velocissimi tempi delle operazioni. Essi ci dicono che l’intero sistema economico è esposto più di prima a terremoti di altissima magnitudo. 

    Non sono vicende da lasciare ai mercati o solo alle banche centrali e alle autorità di controllo. Sono questioni squisitamente politiche che, secondo noi, richiedono interventi e decisioni da parte dei governi. Senza indugi, prima che una nuova crisi sistemica bussi alla porta.

        

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Una legge

zoppa

 

I socialisti indicano due percorsi possibili per modificare

l’Italicum. A presentare le proposte il segretario Riccardo

Nencini insieme a Pia Locatelli, Vincenzo Iacovissi e Gian

Franco Schietroma. Le proposte del Psi arrivano mentre

la commissione istituita dal Pd sta cercando la quadra

insieme alle altre forze politiche di maggioranza.

 

di Daniele Unfer

 

“Avanziamo due ipotesi per riformare l’Italicum – spiega Nencini – la prima è un’ipotesi semplice che si dota di due fattori: da una parte l’eliminazione del ballottaggio, dall’altra l’allargamento del premio di maggioranza a tutti i partiti che, formando la coalizione, portano la coalizione alla vittoria elettorale. Questo è il punto di equilibrio più facile da raggiungere anche all’interno della maggioranza. Se si decidesse per l’eliminazone del ballottaggio e l’allargamento della maggioranza, noi sottoscriveremmo immediatamente questa soluzione”.

    Se invece, è la seconda ipotesi, “si dovesse cambiare completamente campo” per mancanza di un accordo condiviso, il Psi avanza una seconda ipotesi di riforma che favorisca la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale complessivo. “Suggeriamo – continua Nencini – un sistema il più semplice possibile per consentire stabilità e rappresentanza del voto agli italiani: molti collegi elettorali, il sistema uninominale, con un premio di maggioranza del 10 per cento da assegnare alla coalizione che vince: una sorta di britannico al posto dell’Italicum”.

    Nencini illustra quindi il percorso parlamentare per giungere in tre tappe alla riforma. Il primo passo: presentare, entro il mese di novembre, una proposta corale della coalizione che sostiene il governo e sottoscriverla. Il secondo passo: avviare il confronto con le altre forze politiche. Il terzo passo: chiedere ai presidenti dei gruppi parlamentari di incardinarla nei lavori d’aula con carattere d’urgenza.

    “L’iniziativa – conclude il segretario Psi – dovrà essere parlamentare. Serve una legge che coniughi la stabilità dei governi alla rappresentanza dei cittadini. Quando vi è il rischio che una qualsiasi forza politica rappresentativa di appena un quarto degli elettori possa fare ‘cappotto’ significa che la legge elettorale è ‘zoppa e va cambiata’. Dagli incontri tenutisi in questi giorni ho ricavato l’impressione che questo modo di procedere sia largamente condiviso”.

 

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Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

USA: campagna elettorale infuocata.

E Obama critica l’Fbi

 

A soli cinque giorni dal voto Hillary ancora al centro delle indagini per l’emailgate. E il presidente rompe gli indugi e attacca il Bureau

 

di Stefano Cangelli

 

A soli cinque giorni dalle elezioni presidenziali dell’8 novembre la campagna elettorale Usa è infuocata. Dopo le storie emerse su frasi e comportamenti sessisti da parte di Trump, nell’occhio del ciclone è adesso Hillary Clinton visto che venerdì il direttore dell’Fbi, James Comey, in una lettera inviata ai membri del Congresso ha informato della riapertura dell’indagine sul server di posta elettronica da lei utilizzato quando era segretaria di Stato. La decisione è giunta dopo il ritrovamento di nuove e-mail, circa 650mila, possibilmente legate all’uso di un server privato da parte di Hillary: i messaggi erano nel computer dell’ex deputato democratico Anthony Weiner, ex marito di una delle collaboratrici più vicine a Clinton, Huma Abedin, e le autorità stanno provando a capire quanto siano rilevanti in relazione all’indagine.

    Una decisione che non è piaciuta affatto al presidente Barack Obama, in campo per evitare che possa concretizzarsi un clamoroso (quanto potenzialmente disastroso) recupero di Donald Trump. Finora la Casa Bianca aveva evitato polemiche dirette: ancora ieri il portavoce Josh Earnest aveva assicurato che Obama non credeva che Comey stesse provando “intenzionalmente” a influire sul risultato delle elezioni, rifiutandosi sia di “difendere” che di “criticare” questa decisione.

    In un’intervista radiofonica a NowThisNews il presidente ha cambiato strategia, prendendo le difese di Hillary: a proposito dell’emailgate, ha fatto un “errore ingenuo” che “ha finito per essere ingigantito come se fosse una cosa folle”, ha detto, aggiungendo che non intende immischiarsi nella faccenda ma le indagini non dovrebbero permettere che suggerimenti o insinuazioni influenzino l’opinione pubblica. “Non la sosterrei se non avessi assoluta fiducia nella sua integrità e nel suo interesse a garantire che i giovani abbiano un futuro migliore”, ha detto ancora riferendosi a Hillary.

    La critica di Obama al Bureau non riguarda solo la riapertura dell’indagine sulla candidata dem alla Casa Bianca, ma anche la pubblicazione (dandone notizia su Twitter, cosa inusuale) di nuovi documenti su un’indagine condotta oltre 15 anni fa sull’allora presidente americano Bill Clinton, a proposito della sua decisione di graziare l’imprenditore Marc Rich nel suo ultimo giorno alla Casa Bianca. Rich, morto nel 2013, era fuggito dagli Usa nel 1983 dopo essere stato accusato di legami con il crimine organizzato e di aver evaso oltre 48 milioni di dollari di tasse, così come di aver comprato illegalmente petrolio dall’Iran durante la crisi degli ostaggi del 1979. La grazia concessa da Clinton scatenò grandi polemiche, anche perché la moglie di Rich era donatrice del partito democratico.

    Donald Trump, ovviamente, prova a cavalcare l’onda del momento e a portare dalla sua gli elettori democratici sfruttando i guai del momento dell’avversaria. “Questo è un messaggio per gli elettori democratici che hanno già depositato le loro schede per Hillary Clinton e che fanno i conti con il rimorso dell’acquirente, in altre parole che vogliono cambiare il voto”, ha detto il magnate durante un comizio in Wisconsin. “Se vivete qui, in Michigan, Pennsylvania o Minnesota, potete cambiare il vostro voto in un voto per Donald Trump”, ha affermato. Diversi Stati, tra cui quelli citati dal repubblicano, danno infatti la possibilità a chi utilizzi il voto anticipato di cambiare la sua preferenze, votando di nuovo in modo anticipato oppure ripresentandosi nell’Election day.

 

Vai al sito dell’Unità

       

   

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Il merito, il bisogno

 

di Danilo Di Matteo

 

Al livello della comunicazione politica, gli ultimi decenni sono stati impiegati dagli innovatori della sinistra per provare a far comprendere l’importanza, ai fini del cambiamento e della stessa giustizia sociale, di concetti come la valorizzazione del merito, le opportunità da estendere al maggior numero possibile di persone, la sicurezza, la modernizzazione e così via. Ecco perché trovo assai significativo recuperare adesso il binomio, emerso nel lontano 1982 alla Conferenza programmatica di Rimini del Psi, merito-bisogno. E che dire dell’esortazione del premier a preoccuparsi di chi “non ce la fa”?

    Le ricette mutano con i tempi e sarebbe oggi improponibile il vecchio Stato assistenziale, fonte fra l’altro di corruzione, sprechi, iniquità, clientele. Resta però l’istanza: darsi da fare per aiutare, appunto, chi non ce la fa. Non si tratta solo di “umanizzare” la “libera corsa” degli individui (libera davvero?). Uno dei problemi di fondo è di andare incontro a coloro che cadono o che vengono puniti da arbitri assai poco imparziali. Insomma: occorre superare, innanzitutto a livello culturale, il paradigma cosiddetto neoliberista. Al fine, come direbbe Amartya Sen, di trasformare i “pazienti morali”, costretti alla passività, in “agenti morali”, sempre più in grado di scegliere liberamente e di far leva sulle proprie capacità.

    In fondo, è l’attualizzazione del socialismo liberale. Scriveva Carlo Rosselli: “Il socialista liberale non crede alla dimostrazione scientifica, razionale, della soluzione sociale, e neppure alla storica necessità del suo avvento. Egli non si illude di possedere il segreto dell’avvenire, non crede di possedere la verità assoluta, ultima, definitiva, non china la fronte a dogmi di nessuna specie”. E ancora: “Senza dubbio è più rivoluzionario il tecnico avveduto dell’iroso capo-popolo che si oppone all’introduzione di metodi più perfezionati o si preoccupa solo della distruzione dell’odierno sistema sociale”. Alleanza del merito e del bisogno, dunque, al fine di rendere ciascuno e ciascuna davvero più libero e più libera.

       

         

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Pasolini

 

Lezione eterna di una mente scomoda

 

di Valentina Bombardieri

 

“Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro.”  Queste le parole di Pier Paolo Pasolini nel libro “Il cinema in forma di poesia”.

    La sua vita finì il 2 novembre 1975. Venne ucciso durante la notte e le circostanze rimangono avvolte ancora nel mistero. Al di là della condanna di colui che venne giudicato come colpevole: Pino Pelosi, un ragazzo di Guidonia ancora diciasettenne. Nel 1975 confessò, per ritirare la confessione nel 2005 affermando che l’omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone.  Non si è mai fatto luce sulla vicenda come dei molti attentati che avvennero in quegli anni.

    Pasolini amava la vita. A lui hanno strappato la vita e al mondo il suo poeta. Scrittore, poeta, sceneggiatore, regista. Un uomo controtendenza e radicale. Ci ha lasciato un debito che difficilmente verrà saldato. Condannato durante la sua esistenza dalle persecuzioni della classe borghese collezionò nella sua vita un numero impressionante di condanne penali per presunte offese alla religione di Stato e al comune senso del pudore, oltraggi contenuti, secondo i suoi detrattori, nelle sue opere a carattere letterario e nei suoi film.

    Un uomo che rimane ancora senza il meritato riconoscimento. Basti pensare che il film cult di Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma” non è mai stato trasmesso da una tv nazionale.  Era un ragazzo sveglio, incline alla critica. Ha saputo comprendere e trasmettere il molteplice e complesso svilupparsi delle dinamiche sociali, politiche ed economiche.

     “Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo-imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili”; “l’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”; “il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo”. Queste le sue parole, che anni dopo conservano ancora una impressionante attualità. Ha intuito quanto il progresso sarebbe finito in un magma postmoderno e consumistico.

    Un artista a tutto tondo, che è diventato un mito. Un uomo che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani. Criticava gli studenti figli di papà che si scontravano con le forze dell’ordine proletarie a Valle Giulia, che andava in Africa o in India o nello Yemen.

     “Abbiamo perso prima di tutto un poeta “, diceva Alberto Moravia ai funerali di Pier Paolo Pasolini. Chissà quale contributo avrebbe portato alla società italiana degli anni ’80. Sicuri che non avrebbe perso la lucidità e la coerenza, doti che hanno contraddistinto la sua vita.

       

                

Nuova emigrazione italiana

 

Si ricomincia da tre

 

Tre volte superiore ai dati Istat: questa è la nuova emigrazione italiana. E supera il numero di immigrati economici e profughi. Gli appunti che seguono sono parte di una bozza di relazione preparata per il Seminario organizzato a Roma dalla Fondazione di Vittorio su “Migrazioni, crisi, lavoro” che si è svolto lo scorso 12 Aprile. Ho pensato fosse utile metterla a disposizione in particolare per fare il punto sull’effettiva consistenza del nuovo flusso emigratorio dall’Italia che, stando ai dati forniti da istituti statistici europei, risulterebbe essere superiore fino ad oltre 4 volte ai dati Istat/Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). La cosa altrettanto sorprendente è che allo stesso tempo, il flusso emigratorio degli italiani verso l’estero risulterebbe ormai essere circa il doppio degli arrivi di immigrati economici e profughi insieme.

 

di Rodolfo Ricci – Filef, Roma

 

Un breve excursus emigrazione italiana negli ultimi 150 anni: dal 1870 al 1970 si sono registrati circa 27 milioni di espatri. I discendenti italiani oggi nel mondo sono stimati tra 60 e 80 milioni, oltre i circa 5 milioni di italiani di passaporto.

    Si possono distinguere 6 periodi: 1)- periodo post unitario –  1871-1900: 5,3 milioni di espatri. Mete principali: Francia e Germania / Argentina, Brasile, USA. Si trattò in gran parte di movimenti spontanei e clandestini. 2/3 di questi flussi erano originari del nord Italia.

    2)-inizio ‘900 – 1900-1915: 9 milioni di espatri (circa 600mila all’anno). Mete: 50% in Europa, (prevalentemente dal nord Italia) 50% nelle Americhe, prevalentemente dal Centro-Sud.

    3)-periodo tra le due guerre 1920-1940: riduzione drastica dei flussi, a causa di: politiche restrittive nei paesi di arrivo (USA-quote di ingresso), politiche restrittive del fascismo, peso della grande crisi del ’29. Mete principali: Francia e Germania + Africa coloniale, come forma di espansione imperiale.

    4)-dopoguerra (1945-1970): 7 milioni di espatri. Grande sviluppo industriale. Mete: Nord Europa, Francia, Svizzera, Germania e Belgio (parallelamente a grandi flussi di emigrazione interna), oltre a America Latina (Venezuela, Uruguay), Australia, Canada. Prevalenza di emigrazione dal sud e dalle isole.

    5)- Anni ’70 – 2005: inversione dei flussi: L’Italia si trasforma da paese di emigrazione a paese di immigrazione, anche se permangono flussi di circa 50mila espatri all’anno soprattutto verso il nord Europa: 2/3, mentre un 15% verso le Americhe. Si aggiungono man mano altre nuove mete (Asia, ecc.). In Europa cresce l’importanza della Gran Bretagna.

    6)- 2005 – 2015: NUOVA EMIGRAZIONE ITALIANA: Parallelamente all’incedere della crisi economica, si riduce il flusso di immigrazione e torna a crescere il flusso emigratorio, fino a raggiungere, secondo l’Istat, oltre 100mila espatri nel 2015. Secondo stime comparate tra dati italiani e dati esteri, tre i 250 e i 300mila espatri.

    Alcune considerazioni di ordine generale - a)- Nel corso del ‘900, i flussi migratori sono determinati dai grandi movimenti e concentrazione di capitali (investimenti) a livello internazionale: i maggiori flussi si registrano nei due periodi di maggiore sviluppo produttivo e del commercio internazionale a livello globale: 1900-1915 e 1945-1970. Nella prima fase verso le Americhe, nella seconda verso il nord Europa.

    b)- I flussi si determinano tra paesi in eccesso di forza lavoro (come l’Italia) che manifestano anche un significativo “surplus” demografico e paesi che necessitano di manodopera e forza lavoro e con trend di crescita demografica autoctona insufficiente rispetto alle loro potenzialità di sviluppo.

    c)- dentro i singoli paese erogatori i flussi si determinano a seguito della scomparsa di posti di lavoro nel settore primario (causati dalla crescente competizione internazionale) e all’incapacità di assorbimento adeguato in altri settori (industria e servizi). Insufficiente sviluppo in rapporto alle disponibilità di risorse umane.

    d)- Vi è una relativa e progressiva regolamentazione dei flussi attraverso accordi bilaterali.

    e)- Nel periodo del dopoguerra, tali accordi prevedono anche elementi di orientamento settoriale dei flussi e la definizione di contratti di lavoro già al momento della partenza.

    Dagli anni ’70 in poi, al contrario, non vi sono strumenti specifici di regolazione bilaterale dei flussi, né in entrata (almeno fino alle prime definizioni di quote di ingresso intorno alla fine degli anni ‘90), né in uscita. La regolazione è lasciata essenzialmente al mercato.

    La Nuova Emigrazione italiana - I flussi di nuova emigrazione che si registrano nell’ultimo decennio, sono determinati esclusivamente dal mercato, sia all’interno della UE (definita come nuova mobilità legata al mercato unico e agli accordi di libera circolazione -trattato di Schengen), sia oltre oceano. Non vi sono specifici accordi bilaterali, né accordi “compensativi” tra paesi erogatori e paesi accettori.

    Non vi sono, sul piano istituzionale, misure di orientamento e accompagnamento specifico dei nuovi migranti alla partenza;  quelli all’arrivo sono lasciati alla capacità individuale del singolo lavoratore e al gradimento di queste qualità che si registra nel mercato del lavoro del paese di accoglienza.

    Questo gradimento è determinato dal livello di qualificazione e di competenze di cui è portatore il singolo migrante.

    Siccome le modificazioni del mercato del lavoro risentono dei movimenti di capitale a livello globale (che sono sempre più rapidi), i flussi di emigrazione li seguono e si muovono verso i diversi paesi che di volta in volta risultano più appetibili sul piano delle opportunità. “NOMADISMO migratorio”

    Analogamente, l’integrazione nei paesi di arrivo è legata a queste qualità individuali differenziate, per cui è difficile parlare di movimenti di nuove collettività migranti che, come avvenuto nel dopoguerra, assumono una progressiva consapevolezza della loro funzione all’in­ter­no del mercato del lavoro e della società di accoglienza e la tra­sfor­ma­no in coscienza sindacale e politica. Ciò era invece possibile all’interno di una configurazione produttiva fordista che richiedeva l’”operaio-mas­sa”. Oggi siamo invece in un contesto di “ANOMIA e indivi­dua­li­smo migratorio”.

    Da questo punto di vista e in termini di insediamento nei paesi di arrivo, la nuova emigrazione, pur con livelli culturali e di competenze molto più elevate, torna ad assomigliare a quella di fine ‘800 e inizio ‘900.

    Altrettanto dicasi per le forme di aggregazione tra i nuovi migranti che si registrano prevalentemente sul piano di un mutuo soccorso generico auto-organizzato attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e dei social-network. (vedasi ad es. le migliaia di gruppi di condivisione su facebook).

 

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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

 

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