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[Diritti] ADL 161215 - AUGURI !



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 15 dicembre 2016

 

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AUGURI !

 

PAUSA DI FINE ANNO - Con il numero di oggi la Newsletter dell’ADL inizia la consueta pausa di fine anno, durante la quale si procederà anche ai necessari aggiornamenti tecnici del servizio. Riprenderemo le tra­smis­sioni il 19 gennaio 2017. A tutte le lettrici e a tutti i lettori i nostri più fervidi auguri di buone festività e di un felice 2017 !

La red dell’ADL

 

 

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IPSE DIXIT

 

Forse la Seconda Repubblica è finita - «Rifiutandosi di entrare nella Terra Promessa, promessa da Renzi, gli elettori hanno forse scritto la parola fine sulla Seconda Repubblica. Il referendum costituzionale può assumere il valore storico che ebbe quello sul divorzio nel 1974: la chiusura di un'era... La Seconda Repubblica ha avuto infatti quattro tratti distintivi: era fondata sul leaderismo, tenuta in piedi dal maggioritario, ingessata in due coalizioni, nutrita dallo strapotere della tv. Nessuno di questi pilastri ha resistito allo tsunami della crisi.» – Antonio Polito

 

Pure l'Italia - «Pure l'Italia ha conosciuto una stagione così: poco più di centomila elettori esprimevano il loro parlamentare. In questo modo abbiamo avuto appunto la stabilità e l'alternanza per due intere legislature (quasi un miracolo per l'Italia): dal 1996 al 2001 ha governato il centrosinistra, sia pure con tre premier; dal 2001 al 2006 ha governato il centrodestra, con Berlusconi. Questa legge porta il nome dell'attuale presidente della Repubblica. Un dettaglio non secondario. Sergio Mattarella deve la propria statura anche al fatto di aver dato al Paese norme che non riflettevano l'interesse della propria parte, ma la volontà popolare.» – Aldo Cazzullo

 

Presto l'Italia - «Presto l'Italia potrebbe registrare lo smantellamento di uno dei pochi risultati rivendicati dal governo precedente. Vedersi bocciare, dopo le riforme costituzionali, anche la legge sul mercato del lavoro, presentata come un fiore all'occhiello, sarebbe la disfatta. La previsione è che la Corte costituzionale sia intenzionata ad ammettere il referendum della Cgil e farlo votare in primavera. Ma il Pd vorrebbe scongiurarlo. "Se si vota prima del referendum, il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile", ha dichiarato ufficialmente Poletti… Ma interrompere la legislatura per timore di un altro responso popolare sa di autogol.» – Massimo Franco

 

Tre motivi - «Poletti ha fatto una dichiarazione che non ha molto senso. Per tre motivi. Il primo: mentre il premier Gentiloni giustamente e correttamente alla Camera e al Senato, e secondo la Costituzione, non ha posto un limite di tempo al governo, un ministro lo stesso giorno in cui riceve anch'egli la fiducia, dichiara quanto durerà il governo. Il secondo punto è che – come dimostra l'alto numero di elettori per il referendum sulle riforme costituzionali – c'è nel paese una richiesta di partecipazione molto forte. Dietro quei referendum promossi dalla Cgil ci sono milioni di firme di lavoratori, ai quali non si può rispondere in quel modo. In terzo luogo, perché il ministro del Lavoro dovrebbe misurarsi col merito dei quesiti referendari.» Guglielmo Epifani

 

       

EDITORIALE

 

Medico, cura te stesso

 

di Andrea Ermano

 

Tutto questo dev'essere cominciato in un evo precedente all'epoca del "Circolo mediatico giudiziario". Ma di lì in poi, per molti anni, le due grandi fazioni, quella mediatica e quella giudiziaria, hanno alacremente marciato divise per colpire unite: "Come i ladri di Pisa, che litigavano di giorno e la notte andavano a rubare insieme", disse una volta Marco Pannella.

    Se c'era ad esempio bisogno di dispositivi che assicurassero il "potere di candidatura" nelle mani dei capi, o se c'era bisogno di napalmizzare gli ultimi cespugli in cui si sarebbero altrimenti potuti nascondere i dissidenti residui, ci pensavano loro, le due fazioni, fingendo di baruffarsi di giorno... 

    Dopodiché, il "Circolo mediatico giudiziario" – ben bilanciato, un tempo, su due poteri, il potere di "esecrazione" e il potere di "consacrazione", ­– sta attraversando una sua crisi, inevitabile a causa dei poli mediatici indeboliti, ma anche a causa di popoli stanchi e stufi.

 

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Il presidente Mattarella con

Marco Pannella (1930-2016)

 

Il problema non sta tanto o soltanto nel fatto che nessuno controlla i poteri forti, per cui questi tendono all'arbitrarietà, com'è del resto na­tu­rale giacché ogni potere contiene in sé un tale appetito che "dopo 'l pa­sto ha più fame che pria". Il problema sta anche e soprattutto nel "combinato disposto" degli appetiti e delle arbitrarietà, in quanto e per quanto esso genera – non il Grande Vecchio – ma una dinamica di caos e di nulla. Perciò, non ha torto Zygmunt Bauman quando descrive il nostro mondo come "un aereo senza pilota".

    E quanto ai teorici del "pilota automatico", essi fraintendono questa nostra crisi, che consiste nel esserci messi in mano a uno pseudo pilota automatico, semmai, le cui decisioni non sono più veramente "decisioni", perché esse scaturiscono da un'entità anonima e impersonale: il "libero" mercato.

    Qui la dinamica generale degli appetiti e delle arbitrarietà si traduce in una spinta alla verticalizzazione delle ricchezze. E lungo questa traiettoria c'era ovviamente da aspettarselo, che ogni rigidità venga irrisa e rimossa: potrebbe turbare il flusso dei trasferimenti di plusvalore dal basso in alto.

    Così, è nato il culto di una governabilità paradossale, molto diversa rispetto a quella dei socialisti d'antan, una governabilità destinata per altro a collassare nell'ingovernabilità più totale, in quanto viaggia a diecimila chilometri sopra le nostre teste.

    Così, "la società non esiste, esistono solo gli individui", e allora sono state osteggiate e irrise le forme di mediazione e associazione, giudicate tutte economicamente irrazionali, dal club delle bocce, all'oratorio parrocchiale, dalla sezione di partito o di sindacato su fino alle assemblee parlamentari, alle sovranità statali e financo alle unioni interstatuali.

    Il movimento generale delle società liquide tende a un controllo maneggevole delle medesime sotto l'egida della razionalità di mercato: Vendi! Compra! Compra-compra! Vendi-vendi! Preferibilmente, con i soldi altrui (cioè degli ignari risparmiatori).

 

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Ma, giunti sin qui, sulla via della liquefazione, è logico passare ad aggredire anche i fondamenti delle società – gli usi, i costumi e persino le costituzioni –, affinché il trasferimento della ricchezza possa procedere senza più freni o impedimenti sovrani di cui i poteri forti non sanno che farsene.

    Ovviamente, è del tutto ingenuo, ma "utilmente idiota", rivendicare una rinazionalizzazione delle sovranità, perché ogni spinta populista non fa che agevolare l'indebolimento delle formazioni statali e sociali. I populismi da un lato tendono a impedire agli stati nazionali cessioni di sovranità verso istanze di scala superiore (e cioè, in ultima analisi, dissipano la sovranità che dicono di voler preservare), dall'altro spingono le società verso virulenti quanto insolubili conflitti intestini (e cioè producono il contrario di quella sicurezza che dicono di voler promuovere).

    I meccanismi e le dinamiche della ricchezza, ma anche i meccanismi e le dinamiche delle emergenze planetarie, sono posizionati completamente al di fuori della portata dei populismi.

    Nemmeno le nazioni o le religioni o l'ONU, né l'economia mondiale o la grande finanza speculativa, ma neppure il movimento operaio internazionale (che rimane la più grande rete organizzativa oggi esistente al mondo, anche se i media poco se ne occupano): nessuna soggettività, locale o globale, ha la forza di governare da sé il deserto che avanza.

    E allora?

    Allora: medico, cura te stesso.

    Nessun programma dirigistico o tecnocratico, nessun Apprendista stregone, nessuna Maga Magò e men che meno un'involuzione populista potrà mai mettere in campo l'energia necessaria a questa "cura". Solo l'umanità, nel suo più vasto insieme, avrebbe la forza necessaria per affrontare i propri mali.

    Perciò, la "Questione sociale globale", tema caro alla nostra testata, trae la propria ragionevolezza e comprensibilità da una commisurazione di scala, ben più che da utopie sette-ottocentesche.

    Ma che cos'è oggi l'umanità?

    Ci sono avvisaglie di soggettività umana, intesa in  senso forte, nella presa di coscienza rispetto ai grandi e piccoli problemi connessi ai bisogni di base, alla pari dignità, ai rischi ambientali e geopolitici. Moltissimi ormai vedono bene come le dimensioni globali e locali siano effettivamente interdipendenti. E molti cercano di vivere in coerenza con questa consapevolezza.

    Ma alle avvisaglie di umanità si oppongono contro-spinte regressive e spesso sanguinarie: le speculazioni e le guerre intorno alle risorse, i terrorismi che vorrebbero negare pari diritti a seconda del genere e dell'appartenenza etnica o sociale, l'imperterrita corsa all'inquinamento ambientale e ad armamenti letali d'ogni tipo.

    Fermiamoci qui. La lista sarebbe troppo lunga.

    E però: medico, cura te stesso.

    Ora, la "cura" consisterebbe nel superamento della logica del più forte, detta oggi "libero mercato", verso la logica di un consenso democratico vastissimo: che nasca dal convincimento, dalla forza della ragione. Perché solo un consenso vastissimo può articolarsi finalmente come capacità dell'umanità in quanto umanità di "decidere" intorno ai problemi che la minacciano, e la cui causa è… essa stessa: cioè noi tutti, sia pure in modi e misure diversi.

    Questa è, né più né meno, la prospettiva di una pacifica rivoluzione sociale e democratica globale che interpella ciascuno di noi nella direzione del consenso, ben lontana da ogni giacobinismo.

    E in questo spirito pacificamente rivoluzionario desideriamo formulare i più fervidi auguri di buone festività e di un felice 2017 alle nostre lettrici, ai nostri lettori e a tutte le persone di buona volontà.

 

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Vincent van Gogh, Vaso con garofani, roselline

e bottiglia di vino, Parigi, 1886 (Olio su tela)

       

 

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione, da fonti di pubblico dominio o da E-mail ricevute. La nostra attività d'informazione politica, economica e culturale è svolta senza scopi di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico come pure un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 24).

    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

  

Verso l’udienza in Consulta

 

Un popolo “archepensevole”

(in senso orwelliano)

 

di Felice Besostri

 

Fosse vera solo la metà di quanto si denuncia, le "riforme epocali" sconfitte il 4 dicembre dal popolo italiano, irrimediabilmente "archepensevole" in senso orwelliano, erano un pannicello caldo. 

    Ma nel nuovo governo ci sono tre figure che sono state determinanti per l'approvazione del combinato disposto “Italicum-Revisione costituzionale”.

    C’è la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, che non completò la fase referente in Prima Commissione.

    Non manca la ex Vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, che contro il Regolamento ammise l'emendamento “Super Canguro Esposito”.

    Spicca e sfavilla Maria Elena Boschi, l'Evita Peron del renzismo, che come sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio è anche referente dell'Avvocatura dello Stato e quindi in grado di dare istruzioni in vista della decisiva udienza della Consulta del 24 gennaio.

 

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L'on. Boschi, sottosegretaria

alla presidenza del Consiglio

 

A quell’udienza il gruppo degli avvocati anti-Italicum, da me coordinato, è riuscito a far rimettere cinque ordinanze di incostituzionalità, che complessivamente abbracciano dieci dei quattordici motivi denunciati nei ricorsi.

    I cinque Tribunali sui ventidue aditi risultano ben distribuiti nelle cinque circoscrizioni europee: due nel Nord-Ovest (Torino e Genova), uno nel Nord Est (Trieste), uno al Centro (Perugia) e uno nelle Isole (Messina).

    Piccolo particolare: gli oggetti delle ordinanze corrispondono a vizi da noi previamente denunciati tutti nelle pubbliche audizioni tenutesi presso le Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato.

   

    

SPIGOLATURE 

 

Il 2017 e quelli che vorrebbero

ammainare il blu stellato dell'UE

 

di Renzo Balmelli 

 

SIMBOLO. Nel bene, come ci auguriamo, o nel male, come temiamo, l'Europa sarà l'indubbia protagonista dei maggiori snodi politici del 2017. Senza scomodare la sfera di cristallo, basta la cabala, con quel 17 che i superstiziosi doc temono peggio del 13, a fare presagire un anno burrascoso per le sorti della Comunità. Sullo sfondo si stagliano i molto poco romantici amorosi sensi tra Putin, Trump, Le Pen e Salvini, in gara per l'Oscar dei cinguettii più deflagranti. E non c'è motivo per essere tranquilli. Anzi. Difatti, sebbene possa sembrare un paradosso, dalla fine della guerra il Vecchio Continente non ha mai avuto così tanti nemici interni come ora, in un periodo di pace. Solo la memoria corta impedisce di valutare pienamente l'assurdità di una situazione a così alto livello di criticità che tende a riportarci al passato. Nei prossimi mesi capiremo quanto il sogno dei Padri fondatori riuscirà a tenere a bada il livore demagogico di chi vorrebbe ammainare il blu stellato dell'UE, un simbolo dorato che a sessant'anni dai Trattati di Roma resta la migliore garanzia per risparmiare alla popolazione europea le immani tragedie del secolo breve.

 

CEROTTO. Per l'Italia uscita frastornata dall'infelice battaglia referendaria e alla ricerca di un futuro dai contorni meno incerti, la solidarietà dell'Unione Europea sarà un sostegno prezioso per riprendere la navigazione in un clima più sereno. Ma sono in tanti a remare contro. Dal suo quasi e indecoroso Aventino, l'opposizione non perde una sola occasione per piantare solo bandierine negative sulla carta del continente con lo scopo deliberato di delegittimare l'esecutivo di Gentiloni, mentre Roma prova a riannodare la sintonia con Bruxelles incrinata durante la campagna per il voto del 4 dicembre. Tra l'altro, durante le consultazioni post-renziane è parso di avvertire l'eco lontana della Dc in cui era pratica corrente la formula del governo fotocopia inteso come un mantra rituale per non perdere privilegi e vitalizi. Nel segno della discontinuità imitare quei metodi sarebbe un passo falso che probabilmente non verrebbe capito dagli alleati europei. Dal Paese che ha tenuto a battesimo la Costituzione dell'Europa nel l957 e si prepara a presiedere il solenne anniversario, è lecito attendersi qualcosa di più di un incarico inteso come un banale cerotto, dando l'impressione, così facendo, che lo Scudo crociato, in un modo o nell'altro, sia sempre presente, nell'ombra, ma non troppo.

 

AMNESIA. Forse ci siamo distratti nell'ammirare la giacca rosso-shocking della ministra. Oppure riflettevamo sulle battute di pessimo gusto rivolte alla signora Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, a proposito del suo pullover bianco. Ma, come si diceva, presi nel vortice della battaglia per un SI o per un NO abbondantemente infarcita di pettegolezzi e gossip, siamo stati colti da un improvviso attacco di amnesia. E ci siamo dimenticati che là fuori, a non poi così tanti chilometri da casa nostra, è in corso, senza un attimo di tregua, il genocidio di Aleppo. Durante la sbornia referendaria abbiamo perso di vista quanto accade ogni giorno, ogni ora in una regione che da anni non conosce un solo istante di pace. Dove la vita non ha più valore e dove l'Isis, lungi dall'essere sconfitta, è la pedina fuori controllo di un gioco al massacro da mettere sul conto della follia umana e della smania di potere. Come ha osservato il Corriere della Sera la storia con i suoi risvolti più crudeli non si è fermata e mentre l'Italia palpitava per il referendum, altrove, in una dimensione spettrale, il calvario dei profughi continuava a mietere vittime innocenti. Riflettiamoci. 

 

VERGOGNA. Nella lotta all'evasione fiscale, che origina scompensi e madornali ingiustizie sociali, sono state fatte promesse a iosa. Ma erano tutte da marinaio. Le strategie di contrasto che sulla carta sembravano dare risultati incoraggianti in realtà nella stragrande maggioranza dei casi sono rimaste lettera morta. Senza il contributo di organizzazioni come Oxfam che si battono per l'aiuto umanitario ed i progetti di sviluppo, le notizie provenienti dal mondo sommerso e impenetrabile della fuga di capitali finirebbero in ultima pagina, vittime dell'assuefazione. Si constata invece che lo scandalo dei peggiori paradisi fiscali ( 15 sono quelli recensiti, tra cui quattro europei, Paesi Bassi, Svizzera, Lussemburgo, Irlanda) prosegue indisturbato. Con esiti spaventosi: le truffe ai danni del fisco privano ogni anno i paesi più poveri di oltre 100 miliardi di dollari. Mille e passa miliardi dal 2012 a oggi. Lungo è l'elenco delle multinazionali che sottraggono risorse agli Stati generando disuguaglianze incolmabili e negando a centinaia di milioni di bimbi il diritto all'istruzione e all'assistenza sanitaria. Nella loro aridità queste cifre sono un durissimo, implacabile "j'accuse" per le rapine a scopo di lucro commesse ai danni degli anelli più deboli della società senza che gli autori di quello che si configura come un crimine contro l'umanità abbiano almeno la decenza di arrossire dalla vergogna.

 

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

«Il Governo affronti

i problemi, non le date»

 

Il segretario generale Camusso commenta l'ipotesi di slittamento

dei referendum sul lavoro proposti dalla Cgil. "Se l’11 gennaio - spiega - la Corte Costituzionale autorizza i tre quesiti, su una

cosa sono tranquilla: prima o poi bisognerà votarli"

 

“Se la politica discute solo di calendario mi pare che venga meno al proprio ruolo, che invece è quello di affrontare i problemi e dare risposte. Occorre parlare meno di calendario e più delle ragioni politiche”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, commentando il possibile slittamento dei referendum su Jobs Act, voucher e appalti, ipotizzato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Se l’11 gennaio la Corte Costituzionale autorizza i tre quesiti, su una cosa sono tranquilla: prima o poi bisognerà votarli. Non è rinviando che si risolve il problema. Proviamo a essere rispettosi del percorso istituzionale, a non fare pressioni”.

    Il segretario generale Cgil sottolinea che “il Paese ha chiesto una discontinuità, e il lavoro è uno dei temi fondamentali della discontinuità. Noi abbiamo presentato una proposta di legge, la Carta dei diritti universali del lavoro, e referendum a sostegno, perché pensiamo che in questo Paese occorra tornare ad avere qualità nel lavoro”. Camusso rimarca la necessità di “un riordino compiuto di tutta la materia del diritto del lavoro. Quello che non si può pensare è che si facciano furberie a livello dell'ultima legge di bilancio e dei decreti correttivi del Jobs Act, ovvero dichiarare un'ora prima che si utilizza il voucher. Quello non è un modo per regolarli: le furberie non si possono fare”.

    Tornando sui tre referendum, Camusso ha ricordato che “per parlare di qualità del lavoro bisogna parlare dei diritti dei lavoratori. Abbiamo presentato una proposta di legge con quattro milioni di firme e tre quesiti esattamente per questo”, ribadendo che “da questo non si può ‘scappare’ facendo il giochino delle date”. In conclusione, il leader sindacale ha messo in evidenza come “una politica che a lungo ha scommesso sul non voto ai referendum e sulla diminuzione dei votanti ha avuto una brutta sorpresa il 4 dicembre. Ma il punto centrale non è questo, bisognerebbe discutere della sostanza: si vuole oppure no restituire ai lavoratori italiani alcuni significativi diritti?».

 

I tre quesiti proposti dalla Cgil

   

      

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Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

IL DEBUTTO EUROPEO

DI PAOLO GENTILONI

 

"È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consi­glio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.

 

“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.

    “Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.

    Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.

    L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.

    Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.

    Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.

    Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.

    “I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.

    “Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi – per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

 

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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

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Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

Prodi spara a zero sull’Ue:

“Così com’è non serve a nulla”

 

L’ex Presidente della Commissione europea vede uno svuotamento delle istituzioni comunitarie a favore del potere degli stati

 

di  Francesco Gerace / @FrancescoGerace

 

Il Professore torna a parlare di Europa e lo fa in modo molto polemico nel corso di un’intervista esclusiva a San Marino Rtv, che andrà in onda questa sera. Per l’ex premier, nonché ex Presidente della Commissione europea, l’Europa “non conta più nulla, la Commissione, che rappresenta l’aspetto collegiale dell’Europa unita, non esiste più, perché gli stati hanno ripreso il potere non capendo che la Storia avrebbe fatto il suo cammino“. Una posizione molto dura quella di Romano Prodi che non vede più questa Europa come quella del progetto originario.

    Un affondo che coinvolge anche la leadership tedesca, infatti per Romano Prodi “la Germania per i suoi meriti, è il paese più forte d’Europa però la leadership è un’altra cosa: è rendersi conto dei problemi degli altri, dei problemi collettivi e questo i tedeschi non lo sanno fare”. Un attacco duro, ma che coglie il punto di questa crisi che ormai da molti anni sta colpendo l’Europa e le istituzioni europee. Un attacco fatto da un’europeista convinto che lamenta i passi indietro fatti dall’Unione e che chiede ulteriori passi in avanti e non un ritorno al passato.

    Infatti in un altro passaggio dell’intervista sostiene: “L’Italia – continua il Professore – ha la necessità di recuperare la sua identità, e una coesione con l’Europa. Nel mondo globalizzato di oggi l’idea di un’Italia sola è una cosa terribile“. Un lucida analisi di come in questo mondo globalizzato e sempre più connesso i singoli stati possano fare poco rispetto ai grandi competitori internazionali.

    Ma lo sguardo dell’ex premier va oltre l’Europa infatti Prodi parla anche di Russia e Cina: “Siamo in un mondo multipolare e le sanzioni hanno rafforzato Putin perché si è colpita ‘Madre Russia’. Putin è cambiato radicalmente con la guerra in Iraq”, mentre sui rapporti con la Cina sostiene: “La Cina ci rimette in gioco, con la possibilità di rilanciare il Mediterraneo come centro dei commerci. Stanno spostandosi dall’esportazione ai consumi, si deve fare in fretta con la Cina, stanno diventando un impero. La Cina è qualitativamente diversa dagli Stati Uniti, che sono pieni di risorse all’interno: il paese asiatico ha il 20% della popolazione mondiale e il 7% delle terre coltivate, ha bisogno di comprare energia, materie prime e cibo”.

 

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FONDAZIONE NENNI

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La sinistra raccontata da Tamburrano

 

Si è svolta oggi al Senato della Repubblica la presentazione del volume di Giuseppe Tamburrano "La sinistra italiana 1892-1992" (Bibliotheka edizioni, 2016). Riportiamo qui di seguito alcuni stralci della Prefazione.

 

di Giorgio Benvenuto

 

Giuseppe Tamburrano, il più autorevole storico del socialismo, eccellente biografo di Pietro Nenni, ha scritto “La Sinistra Italiana: 1892 1992” un libro interessante, documentato, rigoroso, sulla storia della sinistra italiana. L’ho letto, l’ho riletto. Mi è molto piaciuto. É un contributo importante per dare un giudizio sereno sul ruolo della sinistra, del PSI e dei partiti laici nella storia della democrazia italiana.

    Giuseppe Tamburrano ha un obiettivo: raccontare la storia della sinistra, del socialismo. Documentare l’impegno secolare del popolo di sinistra per la libertà, per la giustizia, per la solidarietà.

    In un mondo dominato dalla Finanza e dal Mercato, in un mondo dove le differenze sono sempre più insopportabili Giuseppe Tamburrano vuole con il suo libro fornire un autorevole, documentato, approfondito contributo alla conoscenza e alla comprensione della storia dei partiti della sinistra ed in particolare del Partito Socialista. É preciso. É convincente. È, a volte, ironico. È rispettoso con tutto e con tutti. C’è a volte una nota di amara melanconia. Ma non è rassegnato. Non si arrende. Non rinuncia alle sue idee: è convinto che conoscere l’epopea del socialismo può servire a ricostruire la passione e la militanza politica.

 

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Tamburrano insieme alla moglie Gianna Granati

 

    Il mondo del lavoro si è sentito tradito perché i vecchi partiti di sinistra si sono sempre di più preoccupati di compiacere il “mercato” sacrificando pezzi di welfare e rinviando sine die le conquiste sociali.

    Il libro “La sinistra italiana” non è scritto solo per gli esperti, per gli studiosi, per gli storici. È per tutti (…).

    Nella terza parte del libro Giuseppe Tamburrano racconta con rigore, con passione, con uno stile sobrio gli avvenimenti che lo hanno visto come partecipe e come spettatore. Sono pagine di grande spessore narrativo. È un affresco nel quale sono riconoscibili i personaggi di quegli anni: Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Ugo La Malfa, Giuseppe Saragat, Pio XII, Giovanni XXIII e via via Amintore Fanfani, Aldo Moro, Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Luciano Lama, Giacomo Mancini, Giacomo Brodolini, Riccardo Lombardi, Enrico Berlinguer, Giovanni Paolo II, Francesco De Martino, Bettino Craxi, Giorgio Napolitano. È un giacimento di idee, di considerazioni, di giudizi; molti dimenticati, alcuni inediti, tutti appassionanti.

    Il racconto di Giuseppe Tamburrano procede spedito. Con chiarezza. Senza fronzoli. È privo di retorica. Non sottovaluta gli errori e soprattutto indica le occasioni perse. Sono lucide, sincere, coraggiose le osservazioni, le puntualizzazioni evocate nella “Storia della sinistra”. Non c’è nessuna professione di anticomunismo; c’è l’orgoglio di non essere anti, ma di essere socialista.

    Il compromesso storico, il terrorismo, il governo Craxi, la fine della prima repubblica, la lunga stagione di Berlusconi, della Lega, di Prodi vengono vissuti come momenti decisivi per rafforzare l’unità della sinistra. La caduta del muro di Berlino è l’ultima occasione persa dal Psi e dal Pci. La globalizzazione e la finanziarizzazione mandano in soffitta i valori fondamentali della sinistra.

    Lo scontro tra Psi e Pci ha messo fuori gioco la sinistra. Precisi, obiettivi, amari i giudizi contenuti nella rievocazione di Tamburrano. Per rafforzarli è interessante riprendere alcune riflessioni dei protagonisti di allora.

    Nelle sue memorie Piero Fassino, ultimo segretario dei Ds (democratici di sinistra) commenta così la differenza di visione tra Bettino Craxi ed Enrico Berlinguer nella vicenda dell’accordo del 1984 sulla revisione della Scala mobile: «Craxi… coglie un punto di verità: l’Italia degli anni ’80 ha un gran bisogno di innovazione… il nostro è un paese ingessato, con una struttura produttiva cresciuta al riparo di ombrelli protezionistici, un’organizzazione sociale statica e rigida, un sistema politico e istituzionale consociativo e privo di alternanze… La sfida di Craxi coglie i comunisti impreparati e mette a nudo il loro ritardo a misurarsi con la modernità. Craxi interpreta le domande di dinamicità di una società che cambia e chiede alla politica di stare al passo. Il Pci invece vede nei cambiamenti un’insidia anziché una opportunità e si arrocca in un atteggiamento difensivo che ne ridurrà influenza e credibilità politica. Mi ha sempre colpito l’inspiegabile contraddizione per cui la sinistra nasce da un’intuizione di Marx – il movimento è il motore della storia – ma poi guarda spesso con timore e ostilità a tutto ciò che si muove… Come poi si vedrà sarebbe stato più saggio, per lui e per noi, dedicare meno energie a combatterci reciprocamente, perché quella “guerra civile” a sinistra porterà alla distruzione della sinistra, travolgendo non solo il vinto ma anche il vincitore».

    È interessante una riflessione sull’argomento di Claudia Mancina: «La battaglia sulla scala mobile come fu subito chiaro, non aveva a oggetto i punti di contingenza, ma qualcosa di molto più importante. Craxi voleva dimostrare che si poteva governare senza il preventivo accordo con l’opposizione. Quindi era un tentativo di superare la democrazia consociativa alla quale, comprensibilmente, il Pci era attaccatissimo, per affermare un modello di democrazia governante… erano a confronto due concezioni della democrazia. L’una assembleare e fondata sulla cosiddetta centralità del Parlamento; l’altra fondata sulla responsabilità degli esecutivi (neoparlamentare, la chiamano i politologi). La prima era propria della peculiarità italiana, parte dell’anomalia di un sistema politico caratterizzato dalla mancanza di alternanza. La seconda – al di là della declinazione aggressiva datale da Craxi – era propria dei sistemi parlamentari più avanzati».

    La sinistra accettò lo scontro come un evento ineluttabile, quasi con lo stesso atteggiamento fatalistico con cui si metabolizza un terremoto o una inondazione. Eppure, sbaglierebbe chi pensasse che il referendum fu l’atto finale dell’incomunicabilità tra due monoliti. Perché monolitico non era il Pci e monolitico non era il Psi. I canali di comunicazione esistevano, alacremente lavorarono i cosiddetti “pontieri” ma venne deciso dai leader (e su questo terreno appare ormai confermata la responsabilità di Berlinguer) che con quei canali di comunicazione bisognava regolarsi come fanno gli eserciti in ritirata quando per rallentare la marcia del nemico fanno saltare i ponti. Il referendum divenne inevitabile per volontà umana non per prescrizione divina. A una soluzione si andò vicinissimi. Lo ha spesso raccontato negli ultimi trent’anni Emanuele Macaluso che all’epoca ricopriva all’interno del Partito Comunista un ruolo strategico: direttore dell’organo del partito, “l’Unità”, quasi una sorta di vestale della “linea”. Ebbene, Macaluso ha ricordato come Giorgio Napolitano e Rino Formica, capigruppo alla Camera di Pci e Psi, una intesa per rimettere insieme i cocci della “guerra a sinistra” evitando il referendum, l’avessero trovata ma Berlinguer decise di andare avanti consegnando alla fine della direzione del 5 giugno a Gerardo Chiaromonte, capo del gruppo al Senato, un semplicissimo mandato: annunciare al termine del dibattito (i comunisti abbandonarono l’aula e non parteciparono al voto) la raccolta di firme per la convocazione della consultazione popolare. Anche le urne, un anno dopo, dimostrarono che in campo non si erano schierati due monoliti. La lettura dei dati elettorali, infatti, dimostra che per la prima volta nella storia della Prima Repubblica, l’elettorato dei due partiti di sinistra, almeno in parte, aveva “tradito” le indicazioni delle segreterie annunciando quella “fluidità” che sarebbe diventata il segno distintivo delle urne della Seconda Repubblica. Un “tradimento” che nel Psi aprì una sorta di crisi personale tra Bettino Craxi e Rino Formica colpevole, a parere del leader, di non essersi speso a sufficienza, soprattutto al Sud, per la vittoria del “no” alla cancellazione del decreto di San Valentino. D’altro canto, che Formica apprezzasse poco l’idea di una guerra senza quartiere al Pci e alla Cgil (relativamente alla componente comunista) lo sapevano tutti, anche Craxi, anzi, soprattutto Craxi.

    Oggi sembrano quasi sfuggire le ragioni di un voto che avrebbe potuto essere tranquillamente evitato.

       

                    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

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L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

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