[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

[Diritti] Presidio contro le deportazioni. Manda una cartolina alle Poste!



Presidio contro le deportazioni. Manda una cartolina alle Poste!

Sabato 18 febbraio

ore 10,30 – 12,30

presidio all’ufficio postale di corso Giulio Cesare 7

Manda una cartolina a poste italiane!
Gli esseri umani non sono pacchi postali!
Mistral Air, la compagnia aerea di Poste Italiane, non trasporta lettere,
pacchi e cartoline… ma deporta rifugiati e migranti in paesi dove non
vogliono tornare.
Fuggono guerre, miseria, persecuzioni, dittature. C’è chi non vuole
sottostare ad un matrimonio forzato e chi non intende fare il soldato. C’è
anche chi, semplicemente, vuole andare in Europa, perché desidera un’altra
vita.
Tutti si trovano di fronte frontiere chiuse, filo spinato, polizia ed
esercito.

A migliaia muoiono durante il viaggio. Annegati in mare, soffocati nei
tir, travolti da un treno in una galleria ferroviaria. Ammazzati, tutti,
dagli Stati, dalle frontiere, dalle leggi che impediscono a chi nasce in
un paese povero di viaggiare liberamente.
Li chiamano clandestini, perché non hanno le carte in regola, perché non
hanno il permesso di soggiorno. Pochi sanno che è quasi impossibile
emigrare legalmente in Italia.

La legge stabilisce che puoi avere il permesso di soggiorno solo se hai un
lavoro, una casa, se hai imparato bene l’italiano. Vieta però di entrare
in Italia per cercare un’occupazione. Se vuoi entrare ed avere le carte in
regola, devi avere in tasca il contratto di lavoro. Un racconto di
fantapolitica? No l’Italia di oggi.
Ovviamente nessuno assume qualcuno senza averlo visto prima, nessuno
prende un operaio tunisino che parla solo arabo, nessuno da lavoro ad una
badante ucraina che non si è mai mossa dal suo paese.

L’operaio tunisino, la badante ucraina, il muratore nigeriano, l’idraulico
moldavo entrano tutti clandestinamente nel nostro paese, tutti lavorano in
nero. Tutti sperano che il padrone, prima o poi, li regolarizzi, facendo
un finto contratto nel loro paese.
Chi ce la fa ad avere il contratto e, quindi, il permesso, se perde il
lavoro, dopo poco perde anche il permesso e torna clandestino.

I clandestini, uomini e donne, rischiano la reclusione in un CIE,
rischiano di essere espulsi. Magari con un charter della Mistral Air, la
compagnia area di Poste Italiane.

In questi anni di guerre feroci moltissimi uomini, donne e bambini hanno
perso tutto: casa, lavoro, la possibilità stessa di sopravvivere.

I profughi di guerre, cui spesso l’Italia ha partecipato con bombardieri,
droni, truppe ed elicotteri da combattimento, cercano di raggiungere
l’Europa del nord, per tentare di riprendere il filo delle loro vite
interrotte, spezzate, violate.
Trovano di fronte a loro muri sempre più alti, centri di accoglienza dove
ONG, associazioni, cooperative sono ben pagate per cercare di sopire con
minestre e coperte il desiderio di continuare un viaggio interrotto dalla
polizia italiana.

Molti non ci stanno e provano a passare le frontiere. Molti migranti si
organizzano con antirazzisti e solidali per sfuggire ai trafficanti e ai
controlli lungo le frontiere. È successo a Chiasso, è successo a
Ventimiglia, dove spesso la parola è passata ai manganelli, ai gas, alle
botte. Allo Stato.
Molti uomini e donne in viaggio sono stati rastrellati e caricati su un
volo diretto al Sud. Come nel gioco dell’oca: se perdi torni alla casella
di partenza.

Il voli dei deportati avevano spesso il colore giallo e azzurro della
Mistral Air.

Il nuovo ministro dell’Interno Minniti ha deciso che in ogni regione ci
debba essere un CIE. Oggi in Italia ce ne sono quattro: gli altri 9 sono
stati chiusi dopo anni di rivolte, fughe, pestaggi e distruzioni. Ogni
volta che venivano distrutti, li ricostruivano, finché, per qualche anno,
solo nei quattro rimasti hanno continuato a rifare le sezioni demolite e
bruciate.
Oggi il ministro vuole riaprire, con un nuovo nome e con tanti militari in
più, queste prigioni per senza documenti in attesa di espulsione.

Nel frattempo sta visitando i paesi di partenza e quelli di passaggio
perché, in cambio di soldi e armi, blocchino le partenze ed accettino gli
espulsi. Violenze, stupri, omicidi sono il pane quotidiano peri migranti
che finiscono nelle prigioni libiche. La Libia di oggi è un inferno, come
l’Iraq, la Siria, l’Afganistan.

La nozione di “diritti umani” si declina in modo diverso a seconda dei
tempi e dei luoghi. I nuovi CIE, gli accordi per blocchi e respingimenti,
i morti lungo la strada sono l’emblema del nostro paese.

Chi vive a Torino spesso ha una storia di emigrazione alle spalle. Tanti
hanno sentito le storie di emigrazione di padri e madri, fatte di
discriminazione e razzismo.
Discriminazione e razzismo sconfitti dalla lotta comune per la casa, il
salario i trasporti.

Oggi chi comanda e chi si fa ricco sulle nostre vite vorrebbe che
facessimo la guerra ad altri poveracci, ai profughi e agli immigrati, ai
clandestini. Noi sappiamo però che chi comanda e chi sfrutta vuole la
guerra tra poveri per poter meglio sfruttare, per poter meglio comandare.

Non diventiamo complici dei padroni e del governanti.
Gli esseri umani non sono pacchi postali.
Diciamolo forte a Poste Italiane!

federazione anarchica torinese
corso palermo 46 – riunioni ogni giovedì alle 21

www.anarresinfo.noblogs.org