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[Diritti] ADL 170428 - Esami



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., centro socialista italiano all'estero, fondato nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a oltre 50 mila utenti – Zurigo, 28 aprile 2017

    

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IPSE DIXIT

 

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Esami di circoncisione - «Non pretendo esami di circoncisione a chi s’iscrive con 65 anni di ritardo alla Brigata Ebraica. Mi limito a chie­dergli di non piegare a suo uso e consumo la memoria.» – Gad Lerner

 

Legittimità - «Dietro le contestazioni squadristiche contro la Brigata Ebraica sta la contestazione alla legittimità dello Stato di Israele. Noi crediamo che il comportamento della destra israeliana sia sbagliato, ma non per questo contestiamo il diritto di essere a uno Stato che, oltre tutto, costituisce l'unica vera democrazia in Medio Oriente.» – Paolo Bagnoli

 

    

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione, da fonti di pubblico dominio o da E-mail ricevute. La nostra attività d'informazione politica, economica e culturale è svolta senza scopi di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico come pure un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 24).

    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

   

              

La Francia dopo il primo turno

 

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Jacques Attali e François Hollande due

grandi elettori di Emmanuel Macron

 

Tutto è cambiato

e tutto può cambiare

 

Quello che nel 2002 fu un incidente dovuto la frammentazione

della sinistra è oggi un dato strutturale, con il FN primo

partito francese. Ma così cambia la natura delle elezioni

presidenziali al primo turno.

 

di Felice Besostri

 

Il 7 maggio la Francia sceglierà tra Macron e Le Pen. Rispetto al 2002 il candidato del FN raddoppierà i voti, anzi di più perché la figlia parte già con uno score superiore al primo turno del misero 17,7% del padre al secondo turno delle presidenziali 2002.

    Tutto cambierà perché quello che nel 2002 fu un incidente dovuto la frammentazione della sinistra e del campo socialista con Jospin al 16,18% e Chevènement al 5,33 % (e un’estrema sinistra LCR e LO che con il PCF aveva il 13,34%), nel 2017 è un dato strutturale: il FN ap­pare essere il primo partito francese ed è cambiata la natura delle ele­zio­ni presidenziali al primo turno: buona parte dei cittadini elettori han­no votato, come se fosse un secondo turno, cioè voto utile di testa e non di cuore o di pancia per il candidato espressione dei suoi convincimenti politici.

    Per gli elettori non del FN si trattava di scegliere chi dovesse andare al secondo turno, anche se i sondaggi davano tutti vincenti contro la Le Pen, compreso Mélenchon. Tuttavia le elezioni di giugno per l’Assemblea Nazionale potrebbero portare ad una situazione confusa, perché Macron è espressione di un movimento e non di un partito, una specie di Renzi senza PD. Il suo risultato, 23,9% è paragonabile a quello dei centristi Alain Poher, 23,31%, nel 1969 o di Bayrou, suo sostenitore in questa elezione, con il 18,57% nel 2007.

    Le forze politiche organizzate restano tre, socialisti, gollisti e FN e questo avrà ancora un peso, sempre che specialmente a sinistra non si capisaca la lezione. Nelle presidenziali del 1969, le seconde ad elezione diretta si produsse un fenomeno analogo con il candidato socialista della SFIO Gaston Defferre al 5,01% (Hamon con il 6,35% ha fatto meglio). Non fu l’inizio della fine dell’area socialista, perché anche l’alternativa di sinistra Rocard era al 3,61% e spiccava ancora con Duclos un partito comunista al 21,27%, cioè a una percentuale superiore a quella di Mélenchon 2017 con il suo 19,62%. Rispetto a quell’anno l’unico elemento di continuità è quello dei trozkisti di Lutte Ovriere con lo 0,6% di Nathalie Arthaud oggi e lo 1,06% di Alain Krivine allora.

    Per le legislative bisogna fare un passo avanti per allargare gli accordi tra socialisti, ecologisti e radicali di sinistra con alleanze al primo turno e desistenze programmate al secondo turno. La prima difficoltà è che a differenza della Unione de la Gauche di Mitterrand l’interlocutore a sinistra non è un partito come il PCF, ma uno stato d’animo rappresentato da Mélenchon, che è allergico ai partiti come dimostrato dai suoi trascorsi socialisti in posizione eccentrica anche rispetto alla sinistra di Emmanuelli e il contributo decisivo alla dissoluzione al Front de la Gauche.

    Se l’asse tradizionale destra/sinistra è sostituito da altre contrapposizioni del tipo populisti/responsabili o europeisti/sovranisti, altrettanto generiche ed indeterminate, cioè se la sinistra non ha programmi credibili per un’altra politica economica o per un processo alternativo di integrazione europea, la sua crisi in Italia ed in Europa è destinata ad aggravarsi, chiunque vinca le primarie del PD ovvero se Pisapia diventasse una sorte di Mélenchon, ma più moderato.

           

    

MERCOLEDÌ 3 MAGGIO ORE 16.30

 

Il pericolo non dovrebbe essere il mio mestiere.

Il giornalismo tra censure, minacce e guerre

 

L’Ucraina di Rocchelli e Mironov

 

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Andrej Mironov (1954-2014) e Andy Rocchelli (1983-2014)

 

Al Palazzo della Triennale, viale E. Alemagna, 6

Parco del Castello sforzesco - Salone d’Onore

Mercoledì, 3 maggio 2017 - dalle ore 16.30

 

Ospiti:

Giuseppe Giulietti Presidente FNSI;

Rino Rocchelli e Elisa Signori genitori di Andy Rocchelli;

Alessandra Ballerini avvocato;

Anna Cataldi giornalista e scrittrice;

Nadia Azhghikina Federazione Europea dei Giornalisti;

Ahmet Insel giornalista turco;

Paolo Borrometi giornalista minacciato dalla mafia;

Michele Albanese giornalista minacciato dalla mafia;

Amalia De Simone giornalista minacciata dalla mafia;

Anna Del Freo Federazione Nazionale Stampa Italiana;

Gabriele Dossena Ordine Lombardo dei Giornalisti;

Paolo Perucchini Associazione Lombarda dei Giornalisti

 

Al termine del convegno si potrà visitare la mostra:

 

Dall’ultimo fronte.

L’Ucraina di Andy Rocchelli e Andrej Mironov.

    

  

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

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Le radici del coraggio

 

Sindacalisti contro la mafia da Portella della Ginestra a oggi. Un documentario del 2007 di Davide Orecchio e Carlo Ruggiero

                       

Vedi il film >>> vai al sito  (Durata: 47'11''. Produzione Edit.Coop).

   

     

Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

Primarie Pd, tutto ciò che c’è

da sapere per votare il 30 aprile

 

Il 30 aprile, giorno in cui gli elettori del Pd voteranno per scegliere il prossimo segretario del Partito democratico si avvicina. La campagna elettorale è nel vivo, e anche la macchina organizzativa è nel pieno della sua attività. Nonostante l’esperienza, organizzare una consultazione di così ampia portata non è semplice, e spesso i cittadini non conoscono le modalità di voto.

    Chi può votare - Possono partecipare alla consultazione tutti gli elettori del Pd, gli over 16 che si dichiarano sostenitori del Partito democratico, i cittadini Ue residenti in Italia e i cittadini non Ue con regolare permesso di soggiorno.

    Come votare - Per i cittadini italiani basta recarsi al proprio seggio (la mappa dei seggi a breve sarà disponibile qui), portando con se un documento d’identità valido, la tessera elettorale. Al momento del voto, per i non iscritti al Pd, verrà richiesto un contributo minimo di 2 euro. Nonostante non sia obbligatorio, è consigliabile effettuare la registrazione online sul sito www.primariepd2017.it.

    Per i cittadini italiani che intendono votare altrove rispetto al comu­ne di residenza è obbligatoria la registrazione online, che dev’essere effettuata entro le ore 18:00 di giovedì 27 aprile. Una volta effettuata va stampata la ricevuta dell’avvenuta registrazione online, da esibire al seggio. Successivamente tramite mail o sms verrà comunicato all’elettore il seggio dove potrà recarsi per esprimere il suo voto.

    Anche per i ragazzi/e dai 16 ai 18 anni la registrazione online è ob­bli­gato­ria, e le modalità sono identiche a quelle per i fuori sede. Iden­ti­ca procedura per i cittadini europei residenti in Italia e per i cittadini ex­traeuropei con regolare permesso di soggiorno. I cittadini ex­tra­eu­ro­pei dovranno esibire al seggio oltre alla ricevuta dell’avvenuta re­gi­stra­zio­ne online, un documento di riconoscimento, il permesso di sog­gior­no o la ricevuta di richiesta di rinnovo.

    Le modalità per i cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE sono ancora in via di definizione e saranno resi noti tra qualche giorno.

    Come si vota - L’elettrice/elettore esprime il suo voto tracciando un unico segno su una delle liste di candidati all’Assemblea nazionale. Le liste sono collegate ai candidati alla segreteria nazionale, dunque il voto per la lista andrà automaticamente al candidato ad essa collegato.

    I candidati - I candidati alla carica di Segretario nazionale del PD sono: Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

    Per tutte le informazioni il partito democratico ha messo a disposizione oltre al sito www.primariepd2017.it anche un numero verde 800-090-010 dove si possono chiedere tutte le informazioni relative alle modalità di voto, alla registrazione online degli elettori.

      

             

SPIGOLATURE 

 

Più facile a dirsi che a fare

 

di Renzo Balmelli 

 

SIPARIO. Come una gran dama un po' stanca dei tanti ruoli interpretati sulle scene della Comedie francaise la "gauche" si accomiata dai suoi elettori, ma non dalla storia, in attesa di tempi migliori. Esclusa dal ballottaggio per cedere il passo a volti nuovi e proposte inedite (ma lo saranno davvero?), rattrista vedere una delle figure più' significative della République sparire dietro le quinte mentre si abbassa il sipario su un periodo segnato dalla confusione e dall'incertezza. Immaginare la Francia senza la sinistra che abbiamo amato e che tanto ha dato al Paese in termini di uomini e d'idee, fa male al cuore. Le ragioni della "disfatta" morale sono molteplici e ora spetterà agli eredi di una grande tradizione culturale oltre che politica il compito non facile di ritrovare lo slancio perduto riportandosi all'insegnamento di Mitterrand, il federatore per eccellenza che tanto è mancato ai socialisti. Più facile a dirsi che a fare.

 

INCOGNITE. Emanuel Macron è in testa, ma non ha ancora vinto. Marine Le Pen è seconda, ma non ha ancora perso. L'astro nascente dietro il quale si intravvedono i contorni di una nuova Francia e di una nuova Europa, è "En Marche" verso l' Eliseo, come suggerisce il nome del suo movimento trasversale cresciuto dal nulla, e non dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie per superare l' ultimo gradino, che in francese si dice appunto "marche". Ma le sorprese, anzi i disastri irreparabili dell'ultima ora non sono da escludere, tanto più che dietro la capofila dell'estrema destra xenofoba ed eurofobica si agita una marea indistinta che della Le Pen condivide le visioni esasperate della società ed è pronta a vendere cara la pelle, magari a costo di alleanze contro natura. Anche perché presto bisognerà fare i conti con le legislative che si preannunciano cariche di incognite

 

FRONTE. "L' Europa ha tirato un sospiro di sollievo", si poteva leggere nei commenti apparsi dopo il primo turno delle presidenziali francesi. Ma fino a quando? Se Parigi può avvalersi del Fronte Repub­blicano, la creatura tutta francese che si ricompatta quando incombono le minacce eversive, ciò non significa che altrove tali pericoli siano scomparsi. Al solo pensiero che in Germania l'ultra destra di Frau Petry riesca a esprimere un dirigenza addirittura più radicale dell'originale, si capisce che occorre stare in guardia e non abbassare le difese. Gli applausi venuti anche dall'Italia per incoraggiare Madame Le Pen sono un indizio che deve fare riflettere in vista delle prossime, delicate scadenze elettorali che avranno quale Leitmotv lo scontro drammatico tra "sovranismo" e la scuola del pensiero europeo ed europeista tramandata dai padri fondatori, sulla quale già' incombe, come un monolitico macigno, l'azzardo della Brexit.

 

BOMBA. "C' ero prima io. No io!" Se non fosse preoccupante, sarebbe tutta da ridere l'infantile corsa ingaggiata da Trump e Putin per essere i primi a salire sul carro di Erdogan, vincitore seppure per un soffio del referendum costituzionale. Queste schermaglie diplomatiche a suon di comunicati la dicono lunga sugli schiacciasassi che pretendono di tenere in mano le sorti del mondo senza curarsi delle ricadute per tutta l'umanità. Uno scaglia la madre di tutte le bombe, l'altro insegue mire imperialiste, il terzo punta a vincere un nuovo referendum sulla pena di morte che dovrebbe essergli più favorevole. Viviamo un'epoca in cui fantocci di ogni risma si trastullano come se niente fosse con gli ordigni nucleari e in cui narcisismo, notizie false e inquietanti travisamenti della realtà stanno erodendo i pilastri sui quali è stata costruita la democrazia, col rischio di lasciarsi alle spalle cumuli di macerie. Ma per i signori del potere sembrano essere solo dettagli trascurabili della storia.

 

ABBANDONO. Ci risiamo. Nonostante le esternazioni del leader leghista che si ostina ad accreditarsi nelle vesti di salvatore della Patria e di nemico dell'Europa, Italia perde pezzi e "regala" parte delle sue forze migliori alle nazioni del Nord che sono ben liete di accoglierle. Per quanto non nuovo, il fenomeno migratorio dal Sud sta conoscendo una nuova impennata che non è soltanto il frutto di una libera scelta, ma anche della difficoltà di trovare sbocchi professionali a casa pro propria. A colpire è il fatto che la nuova emigrazione sia composta in gran parte di laureati molto apprezzati e preparati, per i quali lo Stato ha investito miliardi nella formazione. Non di rado l'abbandono coincide con una scelta di vita definitiva, a una fuga di cervelli che priva il Paese d'origine di accademici che ora investono il loro sapere altrove. Ma per lo meno grazie alla libera circolazione le risorse non vanno sprecate.

   

                    

ECONOMIA

 

Ritorna lo spettro del protezionismo

e della guerra commerciale?

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Mentre si aspetta ancora di conoscere come intende realizzare il suo annunciato piano di investimenti di mille miliardi di dollari per le infrastrutture, Trump ha dato inizio alla sua politica protezionista dell’ "America First "che rischia di sconvolgere l’intero sistema com­mer­ciale mondiale.

    Ha già firmato due decreti esecutivi per rivedere la politica com­mer­ciale finora attuata e osteggiare i partner responsabili degli enormi de­ficit. Come è noto, nel 2016 il deficit è stato di 500 miliardi di dollari.

    Preoccupante, in verità, è la parte relativa ai settori manifatturieri che ammonta a oltre 750 miliardi, di cui 347 nei confronti della Cina! E’ stato un trend decennale. Ovviamente ciò ha inciso non poco sui livelli occupazionali. Secondo l’Ufficio di statistica dal 2001 si sarebbero persi ben sei milioni di posti di lavoro nelle sole attività manifatturiere. 

     Secondo Trump il deficit con Cina, Giappone, Messico ed Europa è provocato dal fatto che questi Paesi hanno approfittato della di­spo­ni­bi­lità  degli Stati Uniti. Perciò propone nuovi dazi e tariffe.

    Le misure protezionistiche, combinate con la promozione delle pro­du­zioni nazionali e del consumo made in Usa, sono una que­stio­ne e­stre­mamente complessa. Una cosa è operare attraverso il sostegno agli investimenti, altra è l’imposizione di dazi verso il resto del mondo.

    Probabilmente una certa forma di protezionismo potrebbe temporaneamente essere accettabile per l’economia di un Paese in via di sviluppo. Ma gli Stati Uniti d’America e il dollaro, invece, a livello mondiale rappresentano l’economia e la moneta dominanti in grado di determinare ogni rapporto commerciale e monetario. Perciò i dazi potrebbero scatenare una guerra commerciale.

    Secondo Wilbur Ross, il nuovo segretario per il Commercio, saremmo "già in una guerra commerciale" e con un’immagine militaristica ha aggiunto: "Lo siamo stati per decenni. La sola differenza è che i nostri soldati stanno finalmente arrivando al bastione. Non abbiamo un deficit commerciale per caso".

    Intanto Trump ha stracciato i due trattati commerciali, quello con il Pacifico e quello con l’Unione europea, anziché cercare un condiviso modus operandi.

    E’ il caso di ricordare che il deficit commerciale americano ha origini lontane. Comincia nel 1975, quando la Cina era ancora un Paese agricolo del terzo mondo, con poche manifatture e senza export. Negli Usa allora c’era la spinta verso la progressiva finanziarizzazione dell’economia nel contesto del processo di globalizzazione. Invece di sviluppare le attività manifatturiere e le nuove tecnologie, nei settori dell’energia, ad esempio, si preferì importare petrolio dai grandi produttori, quali l’Arabia Saudita. 

    L’accordo di libero scambio del Nafta con il Messico e il Canada del 1994 fu promosso dalle grandi industrie e dalle banche americane che preferivano de localizzare le loro produzioni industriali nelle terribili maquilladoras messicane, città di confine dove si produceva a prezzi stracciati, sfruttando al massimo il lavoro quasi schiavistico e per niente sindacalizzato. Successivamente un processo simile è stato avviato anche con la Cina, che si è assunta l’impegno di acquistare i titoli di stato americani emessi per sostenere i deficit commerciali di Washington. Ancora oggi Pechino detiene oltre mille miliardi di dollari di Treasury bond.

    La storia insegna che, in un mondo globalizzato, la politica protezionistica provoca effetti negativi anche per il Paese che la inizia.

    Così avvenne dopo il crac borsistico del ’29, quando gli Usa approvarono la legge Smoot-Hawley Tariff  che impose misure e dazi protezionistici alle importazioni di prodotti esteri, accelerando la Grande Depressione.

    Di conseguenza dal 1929 al 1933 il commercio mondiale si ridusse di due terzi, da 5,3 a 1,8 miliardi di dollari.

    Le prospettive, quindi, sono piuttosto preoccupanti, per l’Europa e per l’Italia. L’Amministrazione di Washington sembra voglia già imporre dazi su alcuni prodotti europei, dagli scooter Vespa all’acqua minerale San Pellegrino e Perrier, fino ai formaggi più noti, ecc. 

    La Cina, essendo un colosso economico e politico, è in grado di trovare i necessari accomodamenti commerciali con gli Usa. Ma l’Europa, divisa e senza una vera politica economica unitaria, è purtroppo assai debole rispetto alle scelte e alle imposizioni americane. E rischia di pagare il conto più salato.

             

        

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Una breve Storia del Primo Maggio

 

di Nunzio dell'Erba

 

Da quando il congresso costitutivo della II Internazionale (Parigi, luglio 1889) scelse il 1° maggio come festa dei lavoratori, la letteratura storica si è arricchita anno dopo anno. Molto si è scritto in prosa e in versi su questa ricorrenza, che accompagna l’intera storia del movimento socialista e infonde un senso di dignità alla classe lavora­trice. La proposta di festeggiare la prima domenica di maggio fu avan­zata dal socialista belga Edouard Anseele nel congresso interna­zionale di Londra (novembre 1888). Ma la nascita ufficiale del 1° maggio fu stabilita dalla II Internazionale, che propose il carattere "festivo" come eccezionale momento di aggregazione dei lavoratori intorno a precise finalità di miglioramento delle loro condizioni materiali.

    Dal 1890 il 1° maggio divenne così un rituale periodico che unì la ri­vendicazione di specifici obiettivi politici e sindacali (le otto ore, la le­gislazione sociale, il suffragio universale) e significati simbolici di ca­rattere generale per il riscatto degli oppressi nel segno del la­vo­ro. In un numero unico intitolato "La festa del lavoro", diffuso il 1° mag­gio 1890, si indicarono come obiettivi primari la legislazione del la­voro, la riduzione della giornata lavorativa e la garanzia di un ade­guato salario. In un numero unico del 1891, firmato "I socialisti ope­rai", si proclamò quella ricorrenza come la più importante "festa cosmopolita".

    Con il passare degli anni, in particolare dopo la costituzione del Psi (agosto 1892), il 1° maggio assunse una risonanza che andò al di là delle intenzioni dei suoi promotori. Esso si ricollegò sempre a obiettivi come le otto ore o più tardi il suffragio universale, ma divenne il luogo simbolico in cui si riunivano il bisogno di ritrovarsi e la speranza di emancipazione. La pubblicistica (libri, opuscoli, numeri unici) e il largo spazio dedicato dai periodici socialisti puntavano su questa speranza di riscatto, presente in tutto il Paese senza alcuna distinzione territoriale.

    Forse per questo motivo la festa del lavoro cominciò a preoccupare le autorità governative, le quali il 1° maggio 1898 proibirono in varie città italiane quella ricorrenza con il pretesto che essa potesse tradursi in un’agitazione contro il carovita. Gli incidenti più gravi si ebbero a Milano, dove la repressione raggiunse il culmine con la morte di cento operai e più di cinquecento feriti. Contro le misure liberticide, rivolte ad impedire l’organizzazione sindacale, la mobilitazione dei socialisti fu particolarmente forte alla fine del XIX secolo per assumere un atteggiamento meno intransigente con il loro successo elettorale del giugno 1900. Dietro il grande successo del Psi, che triplicò la propria rappresentanza politica, si aprì in Italia una nuova fase politica, durante la quale il movimento socialista saprà imporre il 1° maggio come riferimento generale per tutto il Paese.

    Così nella cosiddetta "età giolittiana" la ricorrenza, anche per la lucida azione di Filippo Turati, non assunse più le sembianze di una sterile protesta, ma divenne ferma consapevolezza di una scelta riformista diretta ad elevare la coscienza operaia e a trasformare gradualmente i gangli vitali dello Stato. Con la nuova forza organizzativa dei sindacati, il leader milanese contrappose al rivoluzionarismo verbale e inconcludente un metodo riformista, che – seppure espresso in un linguaggio aulico – doveva operare una lenta erosione della "roccia" su cui poggiava "il dominio borghese" attraverso la riappropriazione di quanto il capitalismo sottraeva ai lavoratori "in termini di libertà e di benessere" (F. Turati, "I tre otto", "Critica Sociale", 1° maggio 1904).

    Questo diffuso senso di riscatto sociale riecheggiò nell’iconografia socialista, che ricorse alla simbologia floreale o solare per indicare il riscatto dei lavoratori. Accanto al sole e al filone ad esso riconducibile (luce, calore), simboli della società da costruire, comparve ben presto la fiaccola intesa come allegoria della conoscenza e della verità; ma anche il garofano come a significare il risveglio della natura e la speranza in un avvenire migliore. Nelle giornate del 1° maggio i temi centrali, prima della guerra di Libia, riguardarono la lotta per il suffragio universale e per la conquista delle otto ore per poi spostare i suoi obiettivi durante quell’evento ai temi dell’antimilitarismo. Già in quell’occasione si puntò a una difesa dei valori pacifisti, che sfociarono in un fermo neutralismo durante gli anni del Primo conflitto mondiale. Dal 1° maggio 1916, la cui festa non venne celebrata per il divieto delle autorità, a quello successivo fu un continuo susseguirsi di agitazioni e di manifestazioni contro la guerra. Lo scoppio della rivoluzione russa offrì il pretesto al governo di impedire la festa del 1° maggio 1918, su cui i socialisti si limitarono a pubblicare sull’"Avanti!" una raccolta di testimonianze. La celebrazione si normalizzò l’anno successivo con la diffusione di un manifesto della direzione del Psi, con il quale si reclamò la smobilitazione completa, l’amnistia generale e la piena libertà nell’uso dei diritti politici e sociali.

    Con l’avvento e il consolidarsi del regime fascista, si assistette a un tentativo di stravolgere il carattere progressista della festa e di manipolare dall’alto l’intrinseco significato allo scopo di costringere i lavoratori ad una obbedienza passiva verso le autorità. Il 1° maggio 1923 fu celebrato nell’illegalità, ma la repressione governativa non impedì che in alcune città esso fosse ricordato con l’astensione del lavoro. Nell’anno che trascorse a quello del 1925 la situazione politica precipitò nell’illegalità, denunciata alla Camera da Giacomo Matteotti e da altri socialisti riformisti. Il regime mussoliniano innestò nella celebrazione del 1° maggio elementi estranei ed antagonistici rispetto a quelli tradizionali del movimento socialista. E negli anni successivi, nonostante il divieto di celebrare il 1° maggio, l’opposizione al regime continuò nella clandestinità, sfidando i rigori del tribunale speciale.

    Dai rapporti inviati al Ministero dell’Interno dal 1927 al 1939, nella serie del 1° maggio, si colgono forme isolate e ricorrenti di dissenso, che dimostrano la solerzia con cui il regime operava per impedire ogni celebrazione. La festa del lavoro fu trasferita nei Paesi liberi ed assunse un significato di lotta per il ripristino delle istituzioni liberali. La situazione mutò negli anni della Repubblica, durante i quali il 1° maggio dei lavoratori divenne una libera manifestazione e un momento di aggregazione della classe lavoratrice.

   

Vai al sito www.avantionline.it/

    

          

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Libertà

e politiche sociali

 

di Danilo Di Matteo

 

Credo da sempre che occorra governare i fenomeni, più che illudersi di proibirli. Così la dichiarazione del sindaco di Milano Beppe Sala – che ha ammesso di aver provato da ragazzo lo "spinello" – squarcia il penoso velo di ipocrisia di solito associato ai discorsi sull’argomento.

    Proviamo per un istante, però, a guardare a esperienze e ambiti in apparenza distanti. L’attuazione di norme come quelle sull’interruzione volontaria di gravidanza o sulla fecondazione assistita è seriamente compromessa dall’obiezione di coscienza di numerosi operatori sanitari. E si teme che possa accadere lo stesso con la legge sul fine vita. Da qui un insegnamento assai semplice: urge far seguire ai provvedimenti legislativi politiche attive volte ad attuarli davvero.

    Rispettare il singolo, promuoverne dignità e libertà, non significa lasciarlo in balia degli eventi, abbandonarlo. La libertà e le politiche sociali andrebbero concepite insieme, e insieme dovrebbero procedere e crescere. Libertà e responsabilità, risorse individuali e comunitarie non sono fra loro in contraddizione: si tratta piuttosto di aspetti complementari e intimamente legati dello sviluppo delle capacità dei singoli e delle potenzialità dei gruppi.

    Così, ad esempio, la legalizzazione di sostanze psicoattive non può voler dire: "adesso cavatevela da soli". No: la persona va adeguata­mente informata, supportata, accompagnata. Solo grazie alla ricca trama di un tessuto sociale sviluppato si può far leva sulla sensibilità e sull’intelligenza dell’individuo. Sì al superamento delle politiche proibizioniste, dunque; ma sì anche a un nuovo Welfare. L’arte di arrangiarsi non può supplire all’assenza dell’intervento pubblico.

      

          

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Dall’intelligenza artificiale

all’intelligenza aumentata

 

Ma per ora basterebbe impiantare nei cervelli una monetina da un centesimo con cui fare semplicemente testa o croce. Questa operazione permetterebbe di accedere alle leggi del caso con effetti migliori rispetto all'uso attuale del ben dell'intelletto…

 

di Bonaventura Ferri

 

Basta fare un giro in internet, senza bisogno di consultare la stampa specializzata o leggere innovativi libri, non più futuristi, per capire quanto il mondo stia investendo ingenti capitali nell’intelligenza artificiale. Pare proprio che dai successi della ricerca in questo campo dipenderà il futuro dell’umanità e, osservando ciò che accade intorno a noi, la realtà sembra confermare questa tesi. Era il 1955 quando John McCarthy coniò il termine "intelligenza artificiale", dapprima si pensò di dover avere a riferimento la "vastità" dell’intelligenza naturale, poi ci si orientò anche verso "sistemi esperti", quindi, specializzati in uno specifico campo.

    Fece notizia nel 1997 una macchina chiamata "Deep Blue" che era in grado di giocare a scacchi in maniera davvero così abile da superare e sconfiggere persino il campione mondiale Kasparov. Oggi, nessuno si stupirebbe più per un computer in grado di vincere contro un concorrente reale ad un qualunque gioco; siamo circondati da automobili in grado di guidare da sole; aerei di linea in grado di decollare, volare ed atterrare guidati da una macchina. L’Uomo, nel campo dell’intelligenza artificiale, ha fatto davvero tanta strada in entrambi i binari di questa importante ricerca continua, da una parte il riprodurre una macchina in grado di pensare ed agire come un essere umano, dall’altra la creazione di una macchina in grado di pensare ed agire in maniera razionale.

    L’evoluzione nella creazione di macchine pensanti, svincolate dal mo­dello umano, porta oggi ad ipotizzare la "singolarità tecnologica", os­sia, il punto in cui l’Intelligenza Artificiale supera il modello umano. A questo punto, tra le paure di essere sopraffatti dalle macchine, si fa strada "l’Intelligenza Aumentata", cioè, detto semplicisticamente, la possibilità di realizzare dispositivi integrabili con l’intelligenza umana in grado di migliorarne le prestazioni. Già oggi nel libero commercio si possono acquistare caschi in grado di leggere i segnali della mente tra­du­cendoli in azioni trasmissibili a periferiche esterne; cuffie in grado di in­durre il cervello in una condizione di "iperplasticità" per migliorare le prestazioni fisiche e mentali di sportivi, musicisti e super-soldati.

    Seguendo questa strada non manca molto alla creazione di "chip" o altri dispositivi da poter impiantare direttamente nei cervelli per migliorarne le prestazioni a vantaggio dell’umanità; proprio a questo proposito mi sono soffermato ad analizzare i risultati delle scelte fatte dalla attuale classe dirigente, che determina in ogni ambito le sorti dei cittadini. In questa osservazione ho riscontrato, molte volte, il conseguirsi di scelte e decisioni dai risultati nefasti, una prosecuzione di disastri tale da sfidare le leggi del caso e vincere. Tornando agli ingenti investimenti nel campo della ricerca sull’intelligenza artificialmente aumentata, si potrebbero avere già ottimi risultati con un semplice dispositivo dal costo irrisorio. Basterebbe, infatti, impiantare una monetina da un centesimo con la quale determinare le scelte di interesse comune, facendo semplicemente testa o croce. Questa operazione permetterebbe di accedere alle leggi del caso che, già probabilisticamente, produrrebbero effetti migliori per tutti rispetto alle scelte che vengono attualmente determinate con l’intelligenza propria, con buona soddisfazione di quanti sono impegnati nella ricerca ed anche della collettività che, finalmente, ne avrebbe sicuri benefici.

      

     

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

Freschi di stampa, 1917-2017 (7)

   

Prosegue la serie di testi ispirati o ripresi dall'ADL nell’anno delle due rivoluzioni russe che hanno cambiato il mondo. La nostra redazione di allora poté "coprirle" entrambe con materiale di prima mano. Ciò grazie soprattutto ad Angelica Balabanoff, fautrice degli stretti legami svilup­pa­tisi tra i socialisti italiani e russi impegnati, insieme al PS sviz­zero, nella grande campagna di "guerra alla guerra". Campagna lan­ciata con la Conferenza di Zimmerwald. E culminata nella Rivoluzione d'Ottobre.

 

Grande impudenza di Mussolini,

"rivoluzionario guerraiuolo"

 

"L’opposizione socialista alla guerra prepara ed affretta la rivoluzione": Anche l’ADL del 21 aprile 1917 dedica un titolo a tutta pagina alla situazione bellica e ai fatti di Russia, ma questa settimana l’attenzione è rivolta contro Mussolini e i "rivoluzionari guerraiuoli" che reclamano una sorta di primazia sul regime change a San Pietroburgo, dove Lenin è giunto il 16 aprile 1917.

    Senza por tempo in mezzo, il leader bolscevico chiarisce la sua posizione con le Tesi d'Aprile, che vengono enunciate già all'indomani del suo arrivo, nel discorso tenuto al Palazzo di Tauride, sede del Soviet di San Pietroburgo, il 17 aprile del 1917. Le Tesi appariranno poi sulla Pravda tre giorni dopo con il titolo Sui compiti del prole­ta­riato nella rivoluzione attuale. Il programma leninista mira al rove­sciamento del governo borghese e a un ordine nuovo che conferisca tutto il potere ai consigli operai (soviet) e ponga fine, anche unilate­ral­mente, alle ostilità sul fronte russo.

    Nell'ondata di grande entusiasmo popolare e di grandi speranze di pace che la Rivoluzione di Febbraio aveva suscitato in tutta Europa, anche Mussolini e gli altri interventisti ex socialisti, che pure erano divenuti nemici giurati di ogni pacifismo zimmerwaldiano, si videro indotti a schierarsi sul caso russo. E seguirono due tattiche. In primo luogo accentuarono le figure retoriche dell'eroismo maschile irridendo l'ideologia effeminata dei pacifisti, caduti ormai preda delle virago internazionaliste, e in particolare di Angelica Balabanoff, presentata dagli ex compagni come gran corruttrice dell'italica virtù.

    In secondo luogo rivendicarono gli eventi rivoluzionari russi, quasi che questi discendessero dall'interventismo italiano. A queste nuove formule della propaganda di guerra reagisce, dunque, l'ADL del 21 aprile 1917 sia nel ripercorrere il calvario delle donne socialiste esuli per causa di tirannia bellicista, sia respingendo i volgari attacchi a Angelica Balabanoff (a pagina 2), sia soprattutto contrastando le rivendicazioni del futuro duce sulla Rivoluzione russa di Febbraio.

 

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Mussolini l'attacca volgarmente, Lenin ne teme l'intelligenza acutissima: Angelica Balabanoff (Černigov 1878, Roma 1965).   

 

Parte importante della stessa frazione bolscevica e la quasi totalità della galassia socialista russa guarda con perplessità alla linea di radicalizzazione rivoluzionaria prospettata dall'esule al suo rientro in patria. Lo stesso dicasi per il vasto panorama politico internazionalista e zimmerwaldiano negli altri paesi, panorama di cui L'ADL è parte, e in cui prevalgono posizioni socialiste-rivoluzionarie e anti-bolsceviche.

    Ma nel nuovo governo russo – il cui maggiore esponente social-rivoluzionario è il ministro di Giustizia e futuro premier Aleksandr Kerenskij – non vengono assunte misure cautelative contro le velleità incendiarie del leninismo, ispirate e in parte anche finanziate dal patto di ferro con il Kaiser di Berlino.

    Kerenskij – che nutre sentimenti filo-francesi e si sente combattuto tra l'etica dell'onore nazionale nei riguardi degli Alleati e l'acuta esigenza popolare di pace – non farà arrestare Lenin anche a causa dell'antica amicizia che lega lui e la sua famiglia agli Uljanov, appartenenti anch'essi alla piccola aristocrazia della città di Simbirsk, come si chiamava allora l’odierna Uljanovsk.

    Rovesciato infine dalla Rivoluzione d'Ottobre, Kerenskij, esule a sua volta a New York, racconterà di non avere mai voluto spiccare un ordine di arresto nei confronti di Lenin perché a trattenerlo era stata sua madre, dalla quale quotidianamente si recava l'anziana madre del capo bolscevico a implorare per l'incolumità personale di Vladimir Ilič, unico figlio rimastole dopo che Aleksandr era stato impiccato dal regime zarista all'età di 21 anni.

 

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San Pietroburgo, 17/4/1917, Palazzo di

Tauride: Lenin espone le Tesi d'aprile

 

"I volgari inganni e le losche speculazioni dei traditori del socialismo, frantumati dalla analisi della verità", recita il catenaccio al titolo di prima pagina, che rinvia all’editoriale di Francesco Misiano intitolato "Il colmo dell'impudenza":

    «Il grandioso episodio della rivoluzione russa ha dato nuovo modo ai rivoluzionari guerraiuoli, delle radiose giornate di maggio, di dimostrare come nel campo del "girellismo politico", e della più sfacciata impudenza essi non abbiano competitori.

    Si affannano ora ad affermare (...) che gli avvenimenti russi furono da essi previsti, da essi determinati, che questi avvenimenti sono il frutto della loro azione guerrafondaia, che senza l'intervento dell'Italia in guerra essi, avvenimenti rivoluzionari, non si sarebbero verificati, che, in una parola, la "rivoluzione" è nata dalla guerra, e che quindi era bene entrare in guerra, se dalla guerra nasce la rivoluzione. (...) Vediamo un po' quali sono i fattori-causa della rivoluzione russa. Li raccogliamo in tre riassuntivi principali:

    1. Carestia, fame, dolori e sventure conseguenti alla guerra.

    2. Tradizione rivoluzionaria mirante a rovesciare un sistema di governo anacronistico.

    3. Atteggiamento di opposizione alla guerra da parte del Partito socialista rivoluzionario russo.

     (...) Non occorre ricordare quanti dei suoi [del Partito socialista rivoluzionario, Ndr] fossero stati, durante la guerra, succhiati dalle prigioni, o eliminati con l'esilio, o con sistemi più rapidi, quelli del patibolo. È notorio che, anche più del nostro Partito italiano, il Partito socialista russo, è rimasto tenace assertore del socialismo, che è contro le guerre, e contro i massacri fra popoli, fra proletari, e come per questo suo reciso atteggiamento abbia affrontato ogni sacrificio di libertà e di sangue. (...) Un Partito socialista che in un qualunque paese belligerante d'Europa si ponesse – come in Francia, come in Germania, – a collaborare per la guerra con la borghesia, viene a svolgere una funzione che, nei riguardi della rivoluzione, è perfettamente in completa opposizione (...).

    Ecco perché noi che fummo contro la guerra, che la guerra la subimmo, crediamo che (...) non potranno dire i Mussolini ed i Bissolati, che consigliano al popolo l'astinenza ed il sacrificio di fronte alla fame ed alla morte, in nome della "santità" della guerra, di essere essi i provocatori volenterosi della rivoluzione (...) Che i cialtroni dell'interventismo rivoluzionario italico dicano pure che ad essi va il merito della rivoluzione russa: la verità è ben altra» (ADL 21.4.1917).

 

Nelle pagine successive continua la rassegna internazionale e di seguito uno stralcio dal discorso del compagno Hoffmann al Reichstag tedesco: "Il militarismo tedesco e il dispotismo tedesco sono responsabili della guerra. Soltanto quando saranno eliminati questi, il popolo respirerà. / Voi deputati di destra, con la vostra politica screditate la Germania. / Voi avete piani annessionistici, pazzi e delittuosi" (ADL 21.4.1917).

7. continua

        

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mon­diale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

Allegato Rimosso
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