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[Diritti] In marmo



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., centro socialista italiano all'estero, fondato nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a oltre 50mila utenti Zurigo, 14 settembre 2017

    

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IPSE DIXIT

 

In marmo di Carrara - «Lo avrai / camerata Kesselring / il monumento che pretendi da noi italiani...». – Piero Calamandrei

 

 

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Martedì 25 luglio 2017 presso il Palazzo di Giustizia

di Firenze è stata inaugurata da Valdo Spini, presidente

della Fondazione Rosselli, una lapide in onore di Piero

Calamandrei (foto sopra, particolare), realizzata su

iniziativa dell'ANPI Carrara e della FIAP.

 

    

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione, da fonti di pubblico dominio o da E-mail ricevute. La nostra attività d'informazione politica, economica e culturale è svolta senza scopi di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico come pure un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 24).

    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

   

     

 SPIGOLATURE 

 

Marcia su Roma 2.0

Il grottesco e il ridicolo

 

di Renzo Balmelli 

 

OLTRAGGIO. Con largo anticipo sui tempi, nel romanzo "La ragazza di Bube" Carlo Cassola paventava la rinascita del fascismo sotto le mentite spoglie dell'Uomo qualunque. Mentre i segni della guerra erano ancora ferite aperte, il protagonista esortava i compagni di lotta a "tenere gli occhi addosso" a chi meditava tremende rivincite. Quasi settant'anni dopo i qualunquisti hanno cambiato nome, ma comunque si chiamino, populisti, sovranisti suprematisti, o più semplicemente xenofobi, sono sempre una mina vagante carica di minacce. Ora, ricadendo nel grottesco, preannunciano addirittura una nuova Marcia su Roma per il 28 ottobre, giorno rievocativo dell'oceanica adunata del 1922, che suona come un violento oltraggio alla Storia ed ai valori democratici nati dalla Resistenza. Difficile dire che seguito avranno e quali reazioni incontreranno nel Paese, ma nel loro modo di agire, come la storia insegna, il "pericolo" e il "ridicolo" costituiscono una mescolanza insidiosa, tipicamente "nera".

 

SFIDA. S'ode a destra uno squillo di tromba. Ma è un suono gracchiante, cacofonico. Ignorarlo sarebbe tuttavia come spianare la strada alle teste calde e la loro fissazione sul passato che si ostina a non passare. Agire prima che sia troppo tardi è il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo per contrastare l'allarmante fenomeno. Se ne parlerà anche alla conferenza " Il fascismo ieri e oggi" proposta dal Comitato XXV Aprile di Zurigo, a conferma di come l'argomento sia sentito e fonte di preoccupazione. Nel solco delle elezioni tedesche l'autunno sarà un importante banco di prova per capire quanto l'Unione Europea sia attrezzata per fronteggiare il fanatismo revanscista che in Germania si presenta con forti connotazioni estremiste. La sfida che viene dagli ambienti ultra nazionalisti é di quelle che non è esagerato definire epocali nel momento in cui a dettare l'agenda politica del futuro in un senso o nell'altro sarà appunto la mobilitazione e la capacità condivisa di respingere senza indugi tutto quanto mette a repentaglio la libertà e la convivenza civile.

 

CALVARIO. Potrebbe essere il titolo di un racconto dell'orrore. Invece c'è ben poco di romanzesco sul calvario dei migranti minorenni di cui parla il documentato rapporto dell'UNICEF intitolato "Viaggi strazianti". Poiché di strazio e di null'altro è fatta la sorte di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi lasciati alla mercé di trafficanti senza scrupoli che per ogni traversata, oltre a incassare dai mille a 5 mila euro a testa, espongono i derelitti del mare a sevizie indicibili, obbligandoli a viaggiare chiusi a chiave per evitare che possano fuggire. Arrivati a destinazione indebitati e privi di mezzi, questi schiavi della follia umana non di rado si trovano confrontati alla dura realtà di un clima sempre più ostile, in cui predomina, oltre alla logica dello scarica barile tra nazione e nazione, la difficoltà di concepire una gestione comune dell'accoglienza, spesso al centro di rivoltanti speculazioni elettorali.

 

STUPRO. Che tristezza assistere alla squallida sceneggiata di chi tenta di incassare consensi dopo l'ondata di stupri commessi dal branco inferocito venuto da ogni parte, ma anche da coloro che per la loro funzione dovrebbero osservare un comportamento irreprensibile. La suddivisione in razze e nazionalità per condannare con varie sfumature un delitto infame contro la dignità delle donne, un crimine che per la sua ferocia non consente nessun cedimento, rivela una mentalità meschina e non fa che aggiungere orrore all'orrore. Lo stupro non ha colore e chi ne è vittima non di rado oltre alla bestiale prevaricazione fisica e morale si trova anche a dover subire le beffe del vile attacco all'integrità femminile. In quest'ottica ha sollevato enorme scalpore l'intenzione della Casa Bianca di rivedere le leggi sullo stupro e le violenze sessuali nelle università. Con questa incredibile mossa cade un altro tassello del lavoro di Barack Obama che aveva emesso la direttiva per rispondere con maggiore efficacia all'impatto della devastazione. Ed è proprio in questi gesti, crudeli e senza cuore, che si misura l'abissale differenza tra l'attuale Presidente e il suo predecessore. Con conseguenze destinate a lasciare il segno.

 

ICONA. Quarto stato e Quarto capitalismo sono concetti tanto antitetici quanto difficilmente conciliabili ai giorni nostri. Se il famoso quadro di Pelizza de Volpedo ancora oggi agli occhi dei visitatori rimane il quadro simbolo del ventesimo secolo e icona forte e inesorabile dei lavoratori, sull'altro fronte mal si capisce dove vada a parare questa nuova versione piuttosto confusa del capitalismo nel contesto di un sistema produttivo che solleva parecchie perplessità. L'opera dell'artista è una allegoria delle battaglie politiche e sociali per l'affermazione e l'ascesa del movimento operaio nella vita delle nazioni. La sua forza evocativa è più che mai attuale mentre il mondo del lavoro, a dispetto dei vaghi proclami insiti nel Quarto capitalismo, pare incapace di garantire il pieno impiego e creare condizioni adatte per riassorbire la disoccupazione. Di tutti gli "ismi" il capitalismo con le sue camaleontiche manifestazioni è stato il solo ad avere attraversato gli tsunami della storia senza perdere i suoi privilegi. Gli si contrappone, per fortuna dell'umanità, l'immagine della folla di uomini e donne che insieme marciano per i propri diritti: un messaggio di speranza che il dipinto di Pelizza de Volpedo fissa per sempre nel cuore e nell'animo del popolo, oggi come ieri.

 

   

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

 

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

 

   

Freschi di stampa, 1917-2017 (16)

 

Hanno addentato

un nome

 

In prima pagina, sull'ADL del 7 luglio 1917, si legge che «hanno addentato un nome: Grimm. E lo hanno lacerato». Trasparente il riferimento al tentativo che il parlamentare socialista a Berna, Robert Grimm, ha intrapreso (d'intesa con il ministro degli esteri svizzero Hoffmann) affinché il Governo Provvisorio del principe L'vov stipuli una "pace separata" con il kaiser Guglielmo II.

    Grimm arriva a San Pietroburgo in maggio, sul treno speciale degli esuli russi sul quale viaggia anche Angelica Balabanoff. La via della "pace separata", che egli imbocca con convinzione, sembrerebbe, di fatto e di diritto, una strada obbligata per la nuova repubblica russa. La deposizione di Nicola II è avvenuta sotto l'impetuosa spinta contro la guerra. Di lì passa la vena legittimatoria del Governo Provvisorio. E di lì può riemergere, ed effettivamente riemergerà, la rabbia popolare.

    Ma la "pace separata" rappresenta un soccorso strategico a favore delle "potenze centrali". La Germania e l'Austria-Ungheria rappresentano, però, agli occhi del mondo progressista le nazioni maggiormente responsabili della conflagrazione bellica. Né depone a loro favore l'apparire puri residuati di un ancien régime autocratico-imperiale, nemico di ogni libertà politica oltre che, ovviamente, del movimento operaio internazionale.

    Non a caso, sullo stesso ADL del 7 luglio 1917 appare questo appello anti-tedesco: «Leggiamo sui quotidiani che Carlo Liebknecht sia ammalato, e che abbia tentato diverse volte di suicidarsi in prigione». Queste le miserrime condizioni, dunque, in cui versa il nostro compagno nella Germania guglielmina: «Cresce per lui il nostro affetto e la nostra ammirazione. Cresce per i suoi carnefici, per i tiranni di Berlino, per gli Scheidemann traditori, il nostro odio. Che non maturi anche in Germania lo sdegno popolare fino a tal punto da sommergere il mondo turpe dell'imperialismo e della guerra?» (ADL 7.7.1917).

    L'"odio" protestato in queste righe al vetriolo, attribuibili alla responsabilità del direttore Misiano, ha un contenuto complesso. Esso scaturisce dalle profonde lacerazioni all'interno del movimento operaio. Il citato "traditore" Scheidemann sta qui per gli esponenti socialdemocratici (in Germania, Francia, Italia, Russia e Inghilterra) schieratisi dalla parte dei rispettivi governi nazionali e, quindi, corresponsabili dell'incarcerazione di militanti pacifisti come Liebknecht.

 

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Il trafiletto su Karl Liebknecht in

seconda dell’ADL del 7 luglio 1917

 

Qui inizia la "guerra civile a sinistra", tra socialisti e comunisti, che segnerà tutto il secolo breve, con fasi alternanti di scontri frontali e alleanze frontiste. Di lì a pochi mesi, Francesco Mesiano e Karl Liebknecht, armi alla mano, combatteranno fianco a fianco nella rivolta spartachista d'inizio 1919. Misiano, finirà in carcere fino all'estradizione. Liebknecht sarà ammazzato, insieme a Rosa Luxemburg, dalle squadre speciali della neonata Repubblica di Weimar, della cui nascita Scheidemann è uno dei principali protagonisti.

    Ma il barbaro assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht accade appunto dopo la sconfitta austro-tedesca e dopo la deposizione di Guglielmo II. Nulla c'entra con lo Scheidemann del 1917. Il quale, pur avendo (tiepidamente) avallato nel 1914 i crediti di guerra, si batte però a favore di una "pace d'intesa" senza cessioni e annessioni: «Ciò che è francese, deve rimanere francese, ciò che è belga, belga, ciò che è tedesco, tedesco», afferma l'esponente socialdemocratico. Non è questa la stessa richiesta degli internazionalisti zimmerwaldiani?

    Il "traditore" Scheidemann viene accusato di "alto tradimento" dalle destre della "Vaterlandspartei", che ne chiede addirittura la condanna a morte.

    Tutto ha il suo peso sulla bilancia della Storia: pesa il trattamento carcerario riservato al transfuga della SPD Liebknecht, ma pesa anche lo scatenamento nazional-sgangherato contro Scheidemann. Soprattutto pesano i segni ormai evidenti di debolezza austro-tedesca circa l'esito del grande conflitto dopo l'entrata in guerra degli USA. Senza dire dell'aspettativa generale di vedere replicata, dopo San Pietroburgo, la "caduta degli dei" anche sui palchi di Vienna e di Berlino. In effetti, la "caduta degli dei" verrà, nell'autunno del 1918, con la sconfitta dell'Asse e i rivolgimenti democratici di Germania e Austria-Ungheria.

    In questo contesto, il braccio filo-francese della bilancia accumula un notevole vantaggio meccanico rispetto al braccio filo-tedesco. Non deve dunque stupire che parte dei movimenti liberaldemocratici e socialdemocratici veda come fumo negli occhi una "pace separata" tra Russia e Germania, a tutto favore di quest'ultima. Per i pacifisti sarebbe difficile sostenere all'improvviso che, se una pace è possibile, essa debba assumere non i tratti idealizzati di una cessazione di tutte le inimicizie tra i popoli "senza cessioni e senza sanzioni".

    Per gli strateghi dell'Intesa i russi debbono continuare a tenere occupate le forze dell'Asse, in attesa che gli USA abbiano finito di "traghettare" il loro poderoso esercito su questo lato dell'Atlantico.

    A nessuno passa per la testa che Pietroburgo partorirà una seconda rivoluzione, "the big one", quella capace di terremotare l'assetto geopolitico planetario. Nessuno ci pensa. Tanto più che, al momento, i dirigenti bolscevichi si trovano in galera come Trockij, o sono costretti alla macchia e all'esilio come Stalin e Lenin.

    Ma che cosa fa e pensa, in questa situazione, la Dottoressa Angelica?

    Sul di lei «in Italia il clamore dei giornali è quotidianamente assordante», riferisce l'ADL del 7 luglio 1917: «Che fa in Russia? Che pensa di fare a Stoccolma? Che tranelli prepara la terribile donna contro l'Intesa? Che cova nell'anima? Perché il Partito Socialista Italiano, alla cui Direzione appartiene, non se ne libera?» (ADL 7.7.1917).

 

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L’inizio del trafiletto su Grimm e Balabanoff

in prima pagina dell’ADL del 7 luglio 1917

 

Le "affannose domande" della borghesia italiana, come le chiama Misiano, palesano il desiderio di addentare "un altro nome", dopo quello di Robert Grimm. È il nome di Angelica Balabanoff. Si teme che la Angelica, ben più sottile e consapevole delle dinamiche storico-politiche, riprenda a Stoccolma il filo delle trattative per la "pace separata", giungendo al traguardo laddove gli svizzeri hanno sbarellato.

 

(16. continua)

 

Prosegue la serie di testi ispirati o ripresi dall'ADL nell'anno delle due rivoluzioni russe che hanno cambiato il mondo. La nostra redazione di allora poté "coprirle" entrambe con materiale di prima mano. Ciò grazie soprattutto ad Angelica Balabanoff, fautrice degli stretti legami svilup­pa­tisi tra i socialisti italiani e russi impegnati, insieme al PS sviz­zero, nella grande campagna di "guerra alla guerra". Campagna lan­ciata con la Conferenza di Zimmerwald. E culminata nella Rivoluzione d'Ottobre.

  

     

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Giornate del lavoro,

la Cgil riparte da Lecce

 

"Il futuro del lavoro dopo l'era della disintermediazione", questo il tema della kermesse che si svolgerà a Lecce dal 15 al 17 settembre. Quarta edizione della manifestazione nazionale. Ospiti prestigiosi, dibattiti e incontri. Baseotto: "Uno spazio di confronto aperto, dove

il nostro protagonismo sindacale interloquisce con voci, pensieri

e culture diverse".

 

di Nica Ruggiero

 

"La stagione della disintermediazione che ha dominato questi anni ha fallito, lo diciamo noi ma è un dato oggettivo, esce sconfitta dall'esperienza concreta. Con le Giornate del lavoro proponiamo com'è nostra tradizione uno spazio di dibattito tra i soggetti della rappresentanza, il futuro passa da una ripresa del confronto per affrontare assieme i ritardi del Paese e trovare soluzioni per il lavoro e lo sviluppo". Presenta così, il segretario confederale Nino Baseotto, la quarta edizione della manifestazione nazionale promossa a Lecce dalla Cgil dal 15 al 17 settembre (qui il programma).

    Stamattina (12 settembre) conferenza stampa di presentazione nella cornice del Castello Svevo di Bari, con la partecipazione dei segretari generali della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e della Camera del lavoro di Lecce, Valentina Fragassi. Nutrito il programma della tre giorni, incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, che si alterneranno a momenti di cultura, spettacolo e intrattenimento. La kermesse sarà conclusa domenica 17 settembre dall'intervista di Ferruccio De Bortoli al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

    Lecce ospita per il secondo anno consecutivo le Giornate del lavoro, "e questo è chiaramente un motivo di orgoglio per il nostro territorio – afferma Valentina Fragassi -. Una manifestazione che si svolge in una fase delicata. Il Salento è un territorio che rappresenta in piccolo tutte le contraddizioni di un Paese, che ha il suo 'petrolio', come si è detto più volte, nell'immenso patrimonio di beni culturali, paesaggistici e ambientali, e che dimostra di non essere ancora in grado di preservare e mettere a valore". Per il segretario della Camera del lavoro salentina "la Cgil vuole essere parte di un cambiamento che si rende urgente. Siamo disponibili a dare il nostro contributo, partendo dal nostro territorio e dalla nostra città, perché si creino le condizioni per trarre valore economico e nuova e buona occupazione, attraverso le direttrici dell'innovazione, dell'ambiente e della legalità, nel lavoro e nelle istituzioni".

     "Per noi è una grande opportunità per lanciare dalla Puglia proposte che riguardano il Mezzogiorno, per rilanciare il tema del lavoro come centrale per uscire dalla crisi e dare risposte soprattutto ai giovani – spiega Pino Gesmundo -. All'interno delle Giornate si siamo ritagliati degli spazi su temi specifici: dalla nostra piattaforma programmatica all'uso dei fondi strutturali nella nostra regione, un'opportunità che il territorio deve saper cogliere. Parleremo di caporalato, di politiche giovanili con la Cgil Lecce. La Puglia sarà al centro del dibattito politico sindacale e di questo non possiamo che essere felici e ringraziare la Cgil nazionale. Vogliamo stimolare la politica e le istituzioni a un cambio di rotta rispetto alle misure e alle attenzioni da dedicare al tema del lavoro e dello sviluppo, in Puglia, nel Mezzogiorno, per l'intero Paese".

 

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La segretaria generale della CGIL, Rosanna

Camusso, con il ministro del lavoro Poletti

 

Un'attenzione al Mezzogiorno ribadita dal segretario confederale Baseotto. "La scelta di Lecce e della Puglia è un segnale in questo senso, rafforzato quest'anno dalla riunione del massimo organismo dirigente della Cgil, l'assemblea generale che il 14 e 15 si riunisce a Lecce proprio sul Mezzogiorno. Siamo in una fase del Paese in cui – lo continuiamo a dire – la chiave per affrontare la crisi e agganciare la crescita si trova anche nello sdoganare dal silenzio in cui è stato messo dalla politica il tema dello sviluppo del Sud. Questo appuntamento arriva in una fase dove gli effetti della crisi sono ancora pesantissimi, in cui migliaia di posti di lavoro sono a rischio e in cui gli ammortizzatori sociali sono insufficienti, mentre si intravedono piccoli segnali di ripresa".

    Le Giornate del lavoro vogliono essere per la Cgil "come da nostra tradizione, uno spazio di confronto aperto, dove il nostro protagonismo sindacale interloquisce con voci, pensieri e culture diverse, utile a rinvigorire il tessuto democratico che è fatto di dialogo", sottolinea Baseotto. "Abbiamo presenze ancor più importanti e significative: due ministri, Orlando e Poletti; importanti esponenti parlamentari; quattro presidenti di Commissione parlamentare, Boccia, Bindi, Epifani e Damiano; due presidenti di Regione, Emiliano e Rossi; due sindaci di grandi città come Roma e Bari. E ancora il presidente di Confindustria, tanti giornalisti, docenti universitari, lavoratori. Ma le Giornate saranno anche momento di appuntamenti culturali e artistici, cito su tutti la presenza di Roberto Vecchioni. E poi rassegne di film, mostre, un momento per noi importante qual è il ricordo di un grande dirigente della Cgil come Bruno Trentin, a dieci anni dalla sua scomparsa, con una mostra e la proiezione di film. E con le conclusioni di Susanna Camusso domenica sera sul palco di Piazza Sant'Oronzo. Un impegno organizzativo e politico – ha concluso Baseotto – importante, che richiamerà a Lecce oltre 600 dirigenti della nostra organizzazione, e per il quale fondamentale è il lavoro della nostra struttura, di tantissimi volontari che saranno impegnati nella tre giorni per la riuscita delle iniziative, della Camera del lavoro di Lecce e della Cgil Puglia. A tutti va il nostro grazie".

   

     

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

PROGETTO

AMBIZIOSO

 

Il discorso di Juncker al Parlamento europeo

 

di Edoardo Gianelli

 

"Candidature dirette alla guida dell'Unione europea, voto a maggioranza qualificata, controllo investimenti esteri, coordinamento lotta al terrorismo, ministro delle finanze unico. Finalmente un progetto ambizioso quello di Juncker. Sulla scia di proposte che avanziamo da tempo". Così in un post su Facebook il segretario del PSI, Riccardo Nencini, commentando quanto ha detto Jean Claude Junker, presidente della Commissione Europea, durante il discorso sullo Stato dell'Unione al Parlamento Europeo riunito a Strasburgo. Junker ha presentato le priorità per l'anno prossimo e ha delineato la sua personale visione di come potrebbe evolvere l'Unione europea fino al 2025. Il Presidente ha presentato anche una tabella di marcia per un'Unione più unita, più forte e più democratica. Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato oggi: "L'Europa ha di nuovo i venti a favore. Se non ne approfittiamo però, non andremo da nessuna parte. Dobbiamo fissare la rotta per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma da quelle che non abbiamo fatto. Il momento e' propizio per costruire un'Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025."

    In concomitanza con il discorso del Presidente Juncker al Parlamento europeo, la Commissione europea ha adottato azioni concrete riguardanti gli scambi commerciali, il controllo degli investimenti, la cibersicurezza, il settore industriale, i dati e la democrazia, trasformando subito le parole in atti. Ecco alcuni degli elementi chiave evocati dal Presidente nel suo discorso. "Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l'economia europea si sta finalmente riprendendo. Così come la nostra fiducia. I leader dell'UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l'Europa nell'Unione. Insieme stiamo riportando l'unione nell'Unione." "Mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta. Dobbiamo terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava."

    Juncker ha parlato anche di commercio e di industria: "Partner di tutto il mondo cominciano a mettersi in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali. Oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l'Australia e la Nuova Zelanda." E poi: "Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono fortemente turbato quando i consumatori sono consapevolmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l'industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta." "La nuova strategia di politica industriale presentata oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell'innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione"

    Un discorso in cui ha toccato anche i temi delle lotta contro i cambiamenti climatici ("Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l'umanità") e di cibersicurezza ("Per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Per aiutarci a difenderci, la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un'agenzia europea per la cibersicurezza")

    Tema centrale ovviamente quello dei migranti. "L'Europa – ha detto il presidente della Commissione – è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni." "Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo." "Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all'Italia per il suo nobile e indefesso operato. L'Italia sta salvando l'onore dell'Europa nel Mediterraneo." "Grazie a Jean Claude Juncker – ha commentato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni – per le sue parole sull'immigrazione e per l'alto profilo europeista del suo discorso sullo stato dell'Ue".

    Non poteva mancare un massaggio sul terrorismo. Ha rilanciato l'idea di una 'Cia europea' per la lotta al terrorismo. "Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progressi reali, ma ci mancano ancora i mezzi per agire rapidamente in caso di minacce terroristiche transfrontaliere. Ecco perché chiedo un'Unità europea di intelligence", ha affermato. Secondo il presidente della Commissione, questa unità dovrà assicurare che "i dati sui terroristi e i combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia".

    Infine la politica estera con la necessità di rendere le decisioni del continente più veloci. "Voglio – ha detto – che la nostra Unione diventi un attore globale più forte" ma per fare questo è necessario "prendere decisioni di politica estera più rapidamente". Per fare questo, Juncker propone di passare dalla regola dell'unanimità al voto a maggioranza qualificata nelle decisioni sulla politica estera. "Il Trattato lo prevede già, se tutti gli Stati membri sono d'accordo", ha spiegato il presidente della Commissione. Juncker ha anche indicato che entro il 2025 serve una "Unione europea della difesa pienamente funzionante".

 

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Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Postmodernità e ritorno

 

Qualcosa di serio è accaduto in questi anni all'intelletto nazionale, semmai ce ne fosse uno in Italia al giorno d'oggi...

 

di Celestino Spada

 

Qualcosa di serio è accaduto in questi anni all'intelletto nazionale, semmai ce ne fosse uno in Italia al giorno d'oggi. E lo si coglie nel modo in cui viene percepito e si reagisce allo stato presente della città di Roma e dei suoi abitanti, a stento e di rado chiamati/considerati cittadini: da loro stessi, prima ancora che da televisioni, radio e giornali. Lo si può cogliere sulla grande rete e nei social network, così intensamente animati da chi ci vive: i quali tutti, da anni, offrono conferma di quanto fosse fondata l'osservazione maturata a suo tempo da Carlo Levi oltre Eboli, nei paesi e nelle campagne dove la civiltà (si diceva) non era ancora arrivata: "Tutto diventa sentimento di impotenza o spirito di rivendicazione: e impotenza e rivendicazione non hanno mai creato nulla di vivo".

    C'è una relazione, un nesso, una qualche giuntura, fra lo stato presente della città di Roma e del pensiero locale e nazionale e l'avvento della post-modernità come pensiero e come azione, quale la abbiamo vista concepita e praticata in Italia negli ultimi decenni? Nel pensiero debole e pop, nel situazionismo della sociologia e della semiologia della società dello spettacolo e nel primato della politica che noi italiani abbiamo saputo così bene, tutti insieme, tener fermo nella nostra vita quotidiana pubblica e privata?

    Siamo in grado di rispondere, e prima ancora di porre a noi stessi domande come queste? E poi a cercare, e trovare, risposte che a loro volta motivino e promuovano, con coerenza e continuità, attitudini mentali e pratiche di vita adeguate ai conseguenti cambiamenti? Questionando e litigando a questi fini fra noi? A casa, per strada, nel privato e nel pubblico (anche in Tv)?

    Che fatica per le attuali generazioni, volentieri lasciata (si può capire) alle prossime. Tutto sommato, a pensarci bene, non è stato difficile né faticoso per noi italiani diventare così post-moderni. Molti si sono pure divertiti, come tengono a dire a se stessi e a far sapere agli altri. Sarebbe molto più penoso e difficile finire di esserlo. Ma per diventare che cosa?

      

          

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Lo sciopero dei docenti:

riflessioni di una studentessa

 

di Giulia Clarizia

 

Negli ultimi giorni, lo sciopero indetto dai docenti universitari e dai ricercatori ha scatenato il panico tra gli studenti. I professori potrebbero non presentarsi ad un appello previsto nella sessione di esami autunnale.

    Nei gruppi sui social è il caos. Pur essendo garantito il servizio minimo, ovvero la possibilità di fare l'esame in occasione del secondo appello, laddove previsto, o di un appello straordinario, gli studenti denunciano un disagio.

    Qualche settimane fa giravano delle fantomatiche liste di professori aderenti, sulle quali è fatto più o meno fatto affidamento. Tali liste si sono rivelate incomplete, come era prevedibile. Tra chi ha maturato la decisione di scioperare successivamente, e chi ha voluto mantenere l'incertezza, alcuni studenti si sono ritrovati in aula ad attendere invano l'esame. E se entrando, erano accompagnati dall'ansia, uscendo hanno incontrato una nuova amica: la "rabbia".

     "Non è giusto", si dice. Non è giusto che siano gli studenti a subire il disagio di una situazione di cui non hanno colpa. Ed è verissimo. Detto ciò, questa è la natura dello sciopero. Si crea un disservizio per attirare l'attenzione del governo su una situazione ritenuta ingiusta affinché vengano presi i dovuti provvedimenti.

    Erano quarant'anni che i docenti universitari non prendevano una simile decisione, portata avanti oggi in nome della dignità della categoria.

    Aldilà del tradizionale scontro studente/professore, quello che emerge è una generale confusione. Gli studenti, cioè coloro che sono colpiti direttamente dallo sciopero, non stanno capendo cosa vi è alla base.

    Quello che si sente dire, è che ai docenti universitari non è stato tolto il blocco degli stipendi stabilito nel 2013 dal ministro Tremonti in un contesto di crisi ed austerity. Più precisamente, i docenti universitari chiedono che:

     "1) le classi e gli scatti stipendiali dei Professori e dei Ricercatori Universitari e dei Ricercatori degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1° gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1° gennaio 2016;

    2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015."

    La realtà però è che la stragrande maggioranza degli studenti, non avendo mai lavorato (o meglio, non avendo mai visto un contratto di lavoro neanche in cartolina), non ha idea di cosa voglia dire tutto ciò.

    La sensazione generale è che sia mancata una complicità nei confronti dello studente. Non nel volergli creare disagio. È una sciocca e vuota lamentela dire che questo sciopero viene portato avanti per fare un torto a loro. Quello che sembra mancare però, e lo si dice con la consapevolezza di generalizzare una situazione che andrebbe analizzata caso per caso, università per università, è la volontà di far comprendere agli studenti quello che sta accadendo, così che essi possano valutare la situazione con gli strumenti appropriati e magari anche dare appoggio con i propri mezzi. Volendo, quel che è mancato è anche una disponibilità autocritica dei docenti a sottolineare con onestà le proprie responsabilità in questo processo di lenta dequalificazione dell'alta istruzione, a partire dai motivi che rendono la carriera universitaria (e quindi il rinnovamento del corpo docente) lunga e sostanzialmente impraticabile, una situazione che è certo figlia delle scelte di governo ma che non è che non abbia trovato sponde nei diretti interessati "figli" (e anche padri) di in un sistema che è stato sempre segnato da pulsioni "baronali".

    Non essendoci stato spiegato, abbiamo cercato di capirlo da soli.

    Correva l'anno 2013. Non ci si poteva permettere lussi come lo scatto di stipendio per anzianità, ovvero una sorta di premio sullo stipendio a cui si ha diritto quando si lavora per più anni consecutivi per lo stesso datore di lavoro. A seconda del contratto collettivo nazionale di una determinata categoria, i lavoratori avevano diritto ogni due o tre anni ad una maggiorazione dello stipendio per un massimo di dieci scatti.

    Considerando che le parole "maggiorazione dello stipendio" ormai sono rare alle nostre orecchie e potrebbero scatenare la nostra immaginazione, è bene sottolineare che si parla in media di una maggiorazione di circa venti euro al mese.

    Nel 2015, finalmente, docenti scolastici, medici, personale degli enti di ricerca e della pubblica amministrazione hanno avuto il riconoscimento degli anni del blocco. Mancavano tuttavia nella lista proprio i docenti universitari. Ed è proprio questo che i 5444 docenti e ricercatori firmatari della lettera che ha indetto lo sciopero hanno richiesto, dopo mesi di tentativi di dialogo con chi di dovere.

    Nonostante la ministra Valeria Fedeli abbia mostrato nei mesi scorsi buone intenzioni per la soluzione del problema, ad oggi sembra ancora lontana. Nella lettera si distingue tra riconoscimento del lavoro a fine economico e riconoscimento a fine giuridico. È una distinzione importante. Quello economico è facilmente intuibile, si chiede di recuperare economicamente quello che non si ha avuto.

    Il riconoscimento a fine giuridico permette invece di avere riconosciuti gli anni di servizio al fine dell'avanzamento di carriera e progredire nelle fasce stipendiali.

 

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Aldilà di questo casus belli, è evidente che non si è ancora usciti dall'ottica in cui l'istruzione e la cultura sono l'ultima ruota del carro. A subirne le conseguenze maggiori, come al solito, sono i giovani. Intraprendere oggi la carriera accademica è un salto nel vuoto. Chi vuole provare a scalare il cursus honorum al cui vertice si trova la cattedra di ruolo, sa che avrà davanti a sé anni e anni di precariato, moli di lavoro non adeguate alla retribuzione e la necessità di avere le spalle protette da qualcuno, come denunciava qualche mese fa in una lettera aperta Massimo Piermattei, ex ricercatore in Storia dell'Integrazione europea.

    Che non ci si sorprenda della fuga dei cervelli se tanti studenti che entrano in contatto con università straniere grazie ai programmi Erasmus ricevono addirittura proposte spontanee di dottorati ben retribuiti.

    Alla speranza di avere oggi docenti più soddisfatti, aggiungiamo quella di poter arrivare in condizioni dignitose ad essere i docenti di domani.

      

               

LETTERATURA

 

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La scrittrice Melania Mazzucco

 

"Io sono con te. Storia di Brigitte"

 

Incontro con la scrittrice Melania Mazzucco

 

Presentazione del libro "Io sono con te.

Storia di Brigitte" (Einaudi 2016)

 

Due donne s'incontrano per mesi, imparano a conoscersi, a capirsi, a fidarsi l'una dell'altra. Una si chiama Brigitte, arriva dal Congo, ha perso tutto e comincia a raccontare; l'altra si chiama Melania, l'ascolta a lungo e poi quella storia decide di scriverla.

 

Politecnico federale di Zurigo, edificio centrale,

Rämistrasse 101, Aula HG D 3.2

Mercoledì 11 ottobre 2017, 18.15-19.30

 

Enti organizzatori:

ETH Zürich, Cattedra De Sanctis,

Cattedra di letteratura italiana UZH (T. Crivelli)

       

     

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mon­diale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

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