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Re: L'analista Luttwak si confronta con la giuntasoru sulla base di Santo Stefano



Giuseppe Scano ha scritto:

la  nuova  del  24\5\2005
La Maddalena, gli americani al tavolo di Soru

scusate fate capire, ma un vostro quotidiano non aveva già detto in proposito?


"La base di La Maddalena serve ancora alla Sardegna", 15 maggio 2005

Intervista all'Ambasciatore Mel Sembler

La seguente intervista è apparsa sul quotidiano "L'Unione Sarda" del 15 maggio 2005
Intervista di Paolo Figus

L'ambasciatore: «La presenza navale Nato fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo»

"Ora c'è un grosso pericolo, si chiama terrorismo transnazionale"

Ha undici nipoti, e ne va molto fiero: 75 anni, nato nel Missouri, Mel Sembler da quattro anni è ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Nominato da George W. Bush dopo la prima elezione a presidente, col secondo mandato Sembler tra qualche mese lascerà l'Italia e tornerà nel suo Paese. Dice di essere rimasto affascinato dalla Sardegna e, in questa intervista, parla della base di Santo Stefano, dalle origini alla situazione attuale, dalle polemiche sull'inquinamento alle ricadute economiche. È nota, sotto questo punto di vista la posizione della Regione sarda, che ha ufficialmente chiesto il recupero di Santo Stefano e l'abbandono della base da parte degli americani. Posizione ribadita giovedì in un incontro a Roma tra il governatore Soru e l'ambasciatore. Identica la risposta: questa è una questione internazionale che va discussa tra i due Stati sovrani.

Ambasciatore Sembler, il comunismo è morto, il muro di Berlino caduto e anche la guerra fredda è finita da dieci anni: come mai in Sardegna esiste ancora la base di Santo Stefano?

«Prima di tutto è importante ricordare che si tratta di una base di supporto per le operazioni Nato, non solo italiane o americane. La guerra fredda potrà essere anche terminata, ma altre minacce relative alla stabilità della nostra alleanza e alla pace nel mondo, sono emerse in particolare dal terrorismo "transnazionale". La presenza navale della Nato nel bacino del Mediterraneo rimane vitale. L'operazione Nato in Sardegna è parte integrante della lotta al traffico delle armi di distruzione di massa, di persone e sostanze stupefacenti, così come nella guerra contro il terrorismo in supporto alla sicurezza nazionale nell'interesse sia dell'Italia che degli Stati Uniti. Bisogna inoltre considerare che venti anni fa la fine della Guerra Fredda e il sorgere del terrorismo transnazionale era impensabile. La nostra capacità di prevedere il futuro tra venti anni non è migliore di quella che era allora. La presenza navale della Nato nel Mediterraneo resterà molto probabilmente necessaria per affrontare quelle sfide che oggi sono altrettanto imprevedibili».

Quanti americani ci sono ora a La Maddalena?

«Poco meno di 1.500 militari, 100 dipendenti civili americani e circa mille familiari (coniugi e bambini) che sono residenti alla Maddalena. Il totale della "popolazione americana" è di circa 2.600 persone».

Facciamo un passo indietro: quando e perché è nata la base di La Maddalena?

«Un accordo è stato sottoscritto tra il Governo italiano e quello americano nel 1972, stabilendo un punto logistico di nave officina per la marina americana presso la base italiana a Santo Stefano. Non ci sono basi americane in Italia. La Marina Usa, i marinai e le loro famiglie sono ospiti delle basi italiane e delle comunità vicine. Siamo fieri di essere ospiti del Governo italiano a La Maddalena all'interno del nostro accordo Nato. Come abbiamo sempre fatto negli ultimi 33 anni, continueremo ad essere buoni amici e vicini adempiendo agli impegni presi con il Governo e la gente d'Italia, Sardegna e La Maddalena».

Al di là del buon vicinato, questa presenza a cosa serve, qual è la sua utilità, a cosa contribuisce?

«Alla sicurezza e difesa dell'area mediterranea, e a un più esteso impegno della Nato in materia di sicurezza, dal quale traggono vantaggio gli italiani e i sardi in particolare. Per quanto riguarda concretamente la Sardegna, la presenza navale Usa rappresenta per l'isola un impatto economico positivo di 35 milioni di euro all'anno. Il profitto deriva da contratti edili, contratti di servizi, impiego diretto, approvvigionamenti, locazioni, trasporti, acquisti e molto altro ancora. Ci sono 172 italiani che lavorano alla Maddalena direttamente per la Marina Usa. In più ci sono circa 190 italiani che lavorano per altri imprenditori che forniscono servizi legati alla presenza americana. La spendida ospitalità sarda e le bellezze naturali godute dai nostri marinai e dalle loro famiglie diventano anch'esse una efficace pubblicità per la vostra regione».

Quanti sottomarini ci sono a La Maddalena?

«Nessun sottomarino è assegnato permanentemente di stanza alla Maddalena. I sottomarini che sostano a La Maddalena fanno parte di operazioni di spiegamento dagli Stati Uniti della durata di circa sei mesi. Durante questi spiegamenti può essere che un sottomarino sosti a La Maddalena per una settimana o due prima di rientrare in porto negli Usa. Questo permette ai sottomarini l'approvvigionamento di cibo e permette all'equipaggio di apprezzare l'ospitalità dei sardi».

Il Senato italiano ha indagato sull'inquinamento radioattivo causato dai sottomarini nucleari Usa. I risultati?

«Siamo gratificati dal fatto che gli accertamenti del Senato concordino con i nostri: infatti il Senato non ha riscontrato alcuna incidenza nelle acque della Maddalena in seguito alla presenza della flotta Usa. Il nostro monitoraggio ha dimostrato costantemente che non vi è stata alcuna modifica dell'ambiente derivante dalla nostra presenza. I nostri risultati sono condivisi dal Governo Italiano e un confronto con le analisi condotte da esperti italiani dimostra che la presenza attuale di radioattività è la stessa di 35 anni fa prima dell'arrivo degli americani. I marinai americani e le loro famiglie sono parte integrante della comunità, e hanno lo stesso interesse dei cittadini italiani a mantenere buoni rapporti di vicinato e a preservare l'ambiente nel rispetto dell'intera comunità. La Marina Usa osserva gli stessi standard ambientali applicati nei porti americani».

Turismo, parco nazionale: è compatibile la presenza della Marina Usa con queste due componenti così importanti in quella zona?

«Non vedo incompatibilità. Le recenti audizione del Senato hanno confermato che la Marina americana è un buon ospite e un responsabile amministratore delle acque della Maddalena. I marinai e i loro familiari che lavorano a La Maddalena sono anche tra i migliori turisti in Sardegna. Infine, bisogna ricordare che l'area della base italiana a La Maddalena, in cui gli americani sono ospiti, era stata scelta dagli italiani. La Sardegna e tutta la zona intorno a La Maddalena sono posti bellissimi. La presenza americana non toglie nulla alle bellezze naturali e non è di alcun impedimento allo sviluppo turistico».

Ma la presenza militare americana impedisce il rilancio economico della Sardegna?

«No. Questo argomento non regge guardando alla realtà economica. Io provengo dallo stato della Florida che per molti versi è simile alla Sardegna, in modo particolare per le bellezze naturali. In Florida abbiamo basi militari, un poligono militare, e godiamo di una delle economie più solide degli Stati Uniti. Abbiamo una economia che favorisce il turista, l'investitore, le forze armate e l'ambiente. Infatti, gli abitanti della Florida avrebbero molto da obiettare se il governo americano proponesse la chiusura delle installazioni militari nel nostro stato, in quanto la loro chiusura danneggerebbe l'economia della Florida. La Sardegna gode di un fantastico ambiente naturale. I turisti desiderano visitarla. E chi investe vuole costruire strutture che attirino il turista. Ho parlato con alcuni imprenditori che hanno deciso di non investire in Sardegna, ma non dicono che la ragione sia la presenza militare, italiana o americana. Essi dicono molto chiaramente che la ragione sta nel fatto che il sistema legale e burocratico italiano e regionale non dà loro la fiducia di poter guadagnare denaro. Se non date ascolto alle persone che hanno soldi da investire, e non affrontate le questioni legali ed economiche concrete, la Sardegna non potrà godere di una reale crescita economica, indipendentemente dalla presenza militare».

Capitolo ospitalità. Che rapporti ci sono tra la gente del nord Sardegna, e in modo particolare La Maddalena, e gli americani? Esistono contrasti, momenti di frizione oppure ormai si può parlare di integrazione?

«Sento dire solo cose positive dalla Marina Usa, che apprezza molto l'ospitalità a La Maddalena, in Sardegna e in Italia da oltre 30 anni. Una intera generazione di americani e maddalenini hanno beneficiato di tante relazioni personali e professionali che si sono sviluppate tra le nostre comunità. Le famiglie americane e i marinai riferiscono di essere trattati come parte della comunità: i bambini americani e quelli italiani che giocano insieme nelle piazze, le relazioni di buon vicinato, i marinai che stringono amicizia con i residenti. Sentirsi parte della comunità significa anche il desiderio degli americani di contribuire alla "nostra" comunità. La Marina Usa apprezza le opportunità nelle quali è stata coinvolta: in primavera nella pulizia delle spiagge, nel restaurare una chiesa locale, nella visita agli anziani, nella partecipazione a eventi culturali come il carnevale e nell'incoraggiare gli italiani a partecipare agli eventi culturali americani come ad esempio il 4 luglio, il giorno del Ringraziamento e Halloween. Molti americani hanno imparato la lingua italiana e un gran numero si è stabilita nella Sardegna settentrionale definitivamente».

In Iraq purtroppo sta continuando una guerra sanguinosa, anche alcuni militari sardi sono caduti.

«La Sardegna, al di là della sua grande ospitalità, è una buona amica e alleata. Ricordiamo gli eroi, membri della Brigata Sassari e Carabinieri, che hanno perso la loro vita a Nassirya, e altri italiani, militari e civili, che si sono sacrificati nel tentativo di aiutare la popolazione dell'Iraq, dell'Afghanistan e di altri paesi nel mondo. La Brigata Sassari ha una bella e onorabile tradizione. Come nostri alleati condividiamo la fierezza dei sardi di questa Brigata che per oltre 90 anni hanno contribuito alla sicurezza e pace nel mondo. Il sacrificio dei suoi soldati per mantenere la pace in una terra problematica non sarà dimenticato».