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chi ha ragione la Ue o il governo



dalla nuova del 22\09\2005

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Il governo risponde sulla Maddalena
Alla Camera il raddoppio della base americana



ROMA. Il "caso La Maddalena" irrompe in Parlamento. Il ministro Giovanardi ha risposto a un'interrogazione della deputata di Rc Elettra Deiana, dicendo che «le notizie di un ampliamento della base della Us Navy sono prive di fondamento». Risposta che ha incendiato il clima. Presentata anche un'interrogazione al presidente del Consiglio Berlusconi e al ministro della Difesa Martino, dal capogruppo dei Ds in Commissione Difesa del Senato, Gianni Nieddu.


MANNIRONI a pagina 2


I piani segreti della Us Navy incendiano il clima politico
Interrogazione del senatore ds Gianni Nieddu al presidente Berlusconi e al ministro Martino

PIERO MANNIRONI




ROMA. Il "caso La Maddalena" incendia il clima politico. I progetti di trasformazione e di potenziamento della base della Us Navy sono infatti filtrati dalla robusta diga del riserbo costruita dal comando della Sesta Flotta, rivelando i veri piani della Marina Usa. Dunque, non la ristrutturazione dell'esistente, concessa dal ministro della Difesa Antonio Martino, ma la creazione di una struttura profondamente diversa da quella attuale. Una struttura in grado di ospitare e assistere, pare, fino a otto sommergibili a propulsione nucleare e naviglio di superficie come incrociatori e cacciatorpedinire. La prima offensiva politica sul piano Usa (che doveva restare segreto ancora per un mese, cioè fino alla sua presentazione al governo italiano) è arrivata con un'interrogazione della deputata di Rifondazione, Elettra Deiana. Ieri, poi, è stata la volta della "bordata" del senatore diessino Gianni Nieddu, capogruppo dei Ds in Commissione Difesa. E' un'imbarazzante richiesta di spiegazioni, quella del parlamentare che cita passaggi specifici del piano di potenziamento. Imbarazzante perchè dimostra che, quello presentato due anni fa dagli americani, era solo un "pezzo" dell'intervento. Come dire: non si era detto tutto. Per la verità, si potrebbe anche dire che molto è stato nascosto. E questo oggi pone un problema politico delicatissimo. Se infatti è vero che il governo italiano non era stato informato del programma di riclassificazione della base, appare diplomaticamente non molto corretta la procedura della Marina Usa che prima predispone un progetto complesso e solo dopo lo presenta al governo che lo ospita. Dando quasi l'impressione che si cerchi una sorta di ratifica politica di una decisione già presa. Tutto questo, dunque, prima di discutere sulla fattibilità dell'operazione. Il problema è ugualmente delicato anche nel caso il governo italiano fosse a conoscenza dei piani della Us Navy nell'arcipelago maddalenino. Perché questo dimostrerebbe che si è tenuto il progetto accuratamente nascosto, in un clima politico effervescente, proprio mentre il presidente della Regione Soru chiede un "divorzio consensuale" tra la Sardegna e la marina statunitense e chiede l'apertura di un tavolo di confronto con il governo per alleggerire la Sardegna dal peso asfissiante delle servitù militari. In sostanza, Gianni Nieddu chiede a Berlusconi e a Martino che prima si faccia chiarezza sul "pasticciaccio" e poi che il governo agisca per frenare i desideri espansionisti in Sardegna del potente alleato. «E' in via di esecuzione nell'isola di Santo Stefano il progetto della Us Navy, Milcon P-995 di "Migliorie infrastrutturali"» premette Nieddu. Che subito continua: «Il governo nelle sedi parlamentari ha sempre dichiarato che da questo progetto non sarebbero conseguiti potenziamenti della presenza militare statunitense alla Maddalena e a Santo Stefano sia in termini di ampliamento dell'area attualmente in uso, sia in termini di incremento di personale. Il documento Regional Shore Infrastructure Plan, completato il 20 luglio 2005 dal Comando navale statunitense in Europa, prevede l'ampliamento dell'area di infrastrutturazione all'intero comprensorio militare di Santo Stefano, per il comando Nsa (Naval support activity), caserme, lavori pubblici e altro». E non basta. Nieddu infatti sottolinea che la Us Navy vorrebbe inglobare anche l'area sud-ovest dell'Arsenale (area operativa di Marisardegna: Molo Carbone, eliporto, Cala Camiciotto ovest) e le ex caserme Sauro e Faravelli per realizzare impianti di stoccaggio, caserme, servizi sportivi e ricreativi, e i servizi medici e dentistici. «Lo stesso documento (Rsip) - continua Nieddu - afferma che lo stato maggiore generale italiano (Italian defense general staff) nel marzo 2003 aveva offerto alla US Navy le aree dell'Arsenale (Western portion), le due caserme Sauro e Faravelli e addirittura le strutture di Guardia Vecchia. Dice anche che il ministero della Difesa italiano (ModI) metterà a disposizione della Us Navy l'intero comprensorio di Santo Stefano, compreso il tunnel del Deposito munizioni di Guardia del Moro». I conti sono presto fatti: è previsto un incremento del 68% delle aree per le nuove infrastrutture e una spesa di quasi 200 milioni di dollari, parte dei quali già impegnati nel bilancio Usa 2005. «Gran parte del potenziamento - dice il senatore ds - si riferisce ad aree per caserme che decuplicano, incrementandosi così del 1000%». Nieddu poi solleva un altro delicatissimo problema: «Le aree delle caserme Sauro e Faravelli e le loro dipendenze, l'area sud-ovest dell'Arsenale (Area operativa di Marisardegna: molo Carbone, eliporto e cala Camiciotto ovest), nonché quelle di Moneta-Vaticano, sono considerate dal Comune della Maddalena complementari alla residua area dell'Arsenale, attualmente impegnata in una progettazione di riconversione industriale, a cura dell'Agenzia Industrie Difesa, e quindi indisponibili per utilizzi non coerenti con il progetto industriale». Insomma, se gli americani otterranno quelle aree, difficilmente il resto dell'Arsenale potrà essere destinato alla riconversione. E poi il nocciolo di tutto, la Core mission, cioè l'obiettivo di fondo del piano Usa: Reinforce Santo Stefano. Nieddu lo sintetizza così: «Intervento finalizzato a potenziare complessivamente la capacità operativa della base nucleare di Santo Stefano». Poi, la lunga serie di domande al governo: 1) se il presidente del Consiglio e il ministro della Difesa siano a conoscenza della pianificazione Rsip del Dipartimento della Difesa statunitense sul territorio della Maddalena e di Santo Stefano; 2) se è vero che il ministero della Difesa e lo Stato Maggiore Generale abbiano e messo a disposizione le nuove e vaste aree per i progetti di consolidamento-accorpamento della base della Us Navy; 3) se il governo non valuti che il Piano di infrastrutturazione sia un potenziamento logistico e operativo della base statunitense; 4) quale compatibilità ci sarebbe tra i progetti di riconversione industriale affidati all'Agenzia Italiana Difesa e la messa a disposizione dell'Us Navy della porzione sud-ovest dell'Arsenale; 5) se il governo ritiene di aderire alle indicazioni del Comune della Maddalena sull'indisponibilità delle aree dell'Arsenale ovest, delle aree e dei manufatti delle ex caserme Sauro e Faravelli a un utilizzo non coerente con la riqualificazione industriale dell'ex Arsenale militare di La Maddalena-Moneta. Nieddu pone infine un interrogativo: quali siano oggi le condizioni di applicazione nella base del Memorandum d'Intesa sulle installazioni-infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia, stipulato a Roma il 2 febbraio 1995, e i suoi annessi A e B e quale è lo stato dell'iter autorizzativo preventivo previsto dai commi 4 e 5 del punto IX dell'Annesso A, sul piano di potenziamento delle installazioni di Santo Stefano e La Maddalena-Moneta-Arsenale».




Notizie prive di fondamento»
Alla Camera Giovanardi risponde a Elettra Deiana di Rc
L'imprecisione del ministro: «E' una base italiana»





ROMA. L'antipasto era arrivato nel primo pomeriggio, con la risposta del ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi all'interrogazione della deputata di Rifondazione Elettra Deiana. Esordio infelice, quello di Giovnardi che ha definito «l'isola di Santo Stefano una base italiana, una parte della quale sotto il comando nazionale italiano, e concessa alla Marina degli Stati Uniti quale area di supporto navale sulla base di accordi sottoscritti nell'ambito della storica alleanza fra i due Paesi». Con un eufemismo, questa potrebbe essere definita una rassicurante imprecisione. Sì, perché un'area di Santo Stefano, come è scritto nel memorandum d'intesa del 2 febbraio 1995, è «concesso in uso alle forze statunitensi in Italia». Giovanardi ha poi liquidato il problema dicendo che «non di tratta di ampliamento, ma di "riqualificazione"». E ancora: «Le notizie secondo cui l'ampliamento della base risulta andare oltre i 48 mila metri cubi, sono assolutamente prive di fondamento. Governo e Difesa hanno già chiarito sia le motivazioni della riqualificazione della base sia il carattere di urgenza e la reale portata dei valori».
Scontata l'insoddisfazione di Elettra Deiana.
E in serata è arrivato il durissimo commento del capogruppo dei Ds in Commissione Difesa, Gianni Nieddu, che proprio ieri aveva presentato un'altra interrogazione sull'ampliamento della base. «Come conferma la risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi - ha detto Nieddu - il governo è del tutto reticente sulla vicenda. E' chiaro che elude una questione che tuttavia abbiamo posto con dovizia di particolari incontrovertibili. Quello che è certo è che permane da parte dell'esecutivo un atteggiamento di scarsa chiarezza in merito ai lavori in corso alla Maddalena. Le migliorie infrastrutturali stanno diventando il vero e proprio potenziamento della base americana». «Rimane poi il fatto del grave atteggiamento del ministro della Difesa Martino - ha concluso il parlamentare della Quercia - che rifiuta di avere rapporti operativi in materia di servitù militari con il presidente della Regione Renato Soru, quando è proprio la Regione ad avere competenze specifiche sull'utilizzo del territorio». Critiche sono arrivate anche dal Coordinamento regionale dell'Italia dei Valori: «La notizia dell'ampliamento della base della Maddalena contraddice l'intesa sottoscritta nel '99 dall'ex presidente della Regione Palomba e dell'allora premier D'Alema, che impegnava il governo a ridurre le servitù militari nell'isola. Non bisogna abbassare la guardia: occorre costringere il governo a pronunciarsi sulla volontà di attuare quell'accordo». (p.m.)




dalla nuova del 23\09\2005
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Procedura d'infrazione della Ue
Raddoppio base Usa: l'Italia viola le norme

LA MADDALENA. Per il ministro Giovanardi nei lavori di ristrutturazione della base Usa a Santo Stefano tutto è in regola. Ma così non è: l'Unione europea ha infatti aperto un procedimento di infrazione contro l'Italia per violazione delle norme comunitarie. Il commissario all'Ambiente Dimas: «Obbligatoria la procedura di valutazione di incidenza ambientale».

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Lo Stato italiano è sul banco degli imputati
Per il commissario all'Ambiente dell'Ue Dimas violate le norme comunitarie
Ritenuta obbligatoria la procedura di valutazione di incidenza ambientale

PIERO MANNIRONI

LA MADDALENA. Per il commissario europeo all'Ambiente, il greco Stavros Dimas, l'ampliamento della base della Us Navy alla Maddalena è fuori dalle regole comunitarie. In estrema sintesi: i lavori vengono portati avanti in una condizione di illegittimità e lo Stato italiano è adesso sul banco degli imputati dall'Unione europea che pretende spiegazioni. Il procedimento d'infrazione è aperto. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha dimostrato l'altro ieri di avere la memoria corta. Rispondendo all'interrogazione della deputata di Rifondazione Elettra Deiana, ha infatti detto che «tutto è in regola» e che «i lavori hanno avuto valutazioni condivise anche dalla sovrintendenza di Sassari, che ha espresso parere favorevole, mentre l'Ente Parco della Maddalena non ha rappresentato alcuna eccezione». Ma Giovanardi, al quale spetta l'ingrato compito di rappresentare il governo, ha dimenticato che da Bruxelles è arrivato un segnale politicamente fortissimo. L'ok del ministro della Difesa Antonio Martino al progetto di "ristrutturazione" della base Usa è stato valutato dall'Unione Europea come un atto che viola la direttiva 92/43 Cee. Ha spiegato infatti il commissario all'Ambiente Dimas: «Il progetto potrebbe avere ripercussioni sul Sic (sito di interesse comunitario) "Arcipelago della Maddalena" (ITB010008)». Sulla base di questo assunto, per Dimas prima dell'inizio dei lavori «era vincolante quanto meno una valutazione di incidenza ambientale». Per dire la verità, anche Margot Walstroem, che rivestiva l'incarico di commissaria per l'Ambiente a Bruxelles prima di Dimas, si era pronunciata in questo senso, rispondendo all'interrogazione presentata dall'europarlamentare verde Monica Frassoni. Dall'Ue era partita subito la richiesta di informazioni allo Stato italiano, per valutare il perché della scelta di consentire i lavori a Santo Stefano, ignorando le regole comunitarie. E qui è importante sottolineare una sottigliezza giuridica. L'Ue ritiene infatti che doveva essere applicata la procedura di Valutazione di impatto ambientale, essendo Santo Stefano all'interno di un Sic, cioè di un'area di straordinario pregio ambientale e paesaggistico. Ma nella norma comunitaria non si fa esplicito riferimento alle strutture militari tra le tipologie di intervento per le quali è obbligatoria la Via. La procedura più "leggera", semplificata, della valutazione di incidenza non pone invece limiti neppure impliciti. La conclusione è dunque questa: all'interno un Sic i lavori di una certa portata devono sempre passare attraverso la griglia della valutazione di incidenza. Ecco quindi scattare l'articolo 226 del trattato dell'Unione Europea che ha messo l'Italia sotto accusa. Il paradosso politico è che sul problema esiste una maggiore sensibilità da parte di Bruxelles che da parte di Roma. Come se non bastasse, poi, sta camminando un secondo "processo", aperto in seguito a un esposto presentato all'inizio dell'anno dagli ecologisti del "Gruppo d'Intervento giuridico-Amici della Terra". C'è insomma un secondo fascicolo sul tavolo del Commissario Dimas. Resta infine da capire la posizione della Soprintendenza di Sassari e dall'Ente Parco, citate da Giovanardi l'altro ieri a Montecitorio. E cioè che tutto è in regola e nulla osta ai lavori nella base. Come conciliare, quindi, questo atteggiamento, quanto meno "morbido", con la procedura d'infrazione aperta dall'Unione Europea sull base della violazione di precise direttive comunitarie, che si trasformano in leggi di attuazione negli stati membri? E' da ricordare che questo fronte si è aperto per il primo progetto americano, quello detto di «ristrutturazione». Cosa accadrà ora che è saltata fuori un scomoda verità per la Us Navy? E cioè che quel progetto che ha sollevato un vespaio di polemiche alla fine altro non era altro che il primo capitolo di un processo di potenziamento e di riqualificazione della base tenuto rigorosamente coperto. E dai cantieri "blindati" della Pinzarotti a Santo Stefano filtra la notizia che si starebbero effettuando gli scavi per rinnovare e potenziare una condotta per l'aprovvigionamento idrico della base. Il problema è questo: i lavori sono fuori dall'area militare e comunque dentro il Sic. Sono infatti sui terreni della famiglia dell'ex sindaco della Maddalena Pasqualino Serra che, negli anni scorsi, hanno ingaggiato una lunga battaglia giudiziaria con il ministero della Difesa per gli espropri dei terreni sui quali è stata poi costruita la base della Us Navy. La prima considerazione è che qui la procedura di Via non è neppure da mettere in discussione. Di più: mancherebbe l'autorizzazione regionale sul controllo dei vincoli idrogeologici. E su questo punto sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il presidente della Regione Renato Soru. Per concludere: si sapeva che è sempre esistita una certa elasticità nella definizione dei confini tra l'area data in concessione agli Usa e quella cosiddetta Nato. Perché quel confine è sempre stato, nella sostanza, solo virtuale. Eppure recentemente sarebbe accaduto qualcosa di strano: ci sarebbe stato infatti lo spostamento di un cancello che separa le due aree e, come conseguenza, una palazzina ufficialmente della Nato sarebbe così finita sotto il controllo dello zio Sam.






Anche l'Italia dei Valori chiede chiarezza



ROMA. Sulle servitù militari e più precisamente sul possibile ampliamento alla Maddalena e sull'attuazione dell'Intesa Stato-Regione è stata presentata una interrogazione dei senatori dell'Italia dei valori Aniello Formisano e Massimo Donadi. «Non siamo soddisfatti delle risposte del governo sulla Maddalena - è detto in una nota - e non è chiaro che cosa significhi riqualificazione, e se questa consista anche in un ampliamento. Ma soprattutto riteniamo che occorra ampliare la questione per costringere il governo a esporre le sue opinioni sulla mancata attuazione, a sei anni dalla firma, dell'Intesa Istituzionale D'Alema-Palomba del 1999, che all'articolo 7 prevedeva l'impegno del governo italiano alla riduzione del carico delle servitù militari. Un impegno assunto perchè la regione maggiormente gravata da servitù militari è proprio la Sardegna che è tributaria di circa 24.000 ettari del proprio territorio, cioè più di tutte le altre regioni italiane messe insieme». Anche la possibilità di ampliamento delle servitù militari nell'Isola, infatti, «discende direttamente dal mancato rispetto di quell'accordo e per questa ragione, d'accordo con il Coordinamento regionale, i senatori di Italia dei Valori Aniello Formisano e Massimo Donadi hanno presentato uninterrogazione al ministro della Difesa centrata, oltre che sulla richiesta di approfondimenti in merito alla notizia di ampliamento alla Maddalena, anche sugli intendimenti del governo e sui tempi in ordine all'attuazione dell'Intesa». L'altro ieri, sull'onda della notizia dell'ampliamento della base Usa alla Maddalena, era stato il coordinamento regionale dell'Italia dei valori a sollevare il problema, denunciando soprattutto il mancato rispetto dell'intesa D'Alema-Palomba firmata nel 1999.