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sull'ampliamento dela base alam maddalena e sulle nuove esercitazioni militari e sui pescatori a sant antiioco sul piede di guerra



dalla nuova  del 29\9\2005  cronaca olbia   gallura

Amici della terra e Gruppo intervento giuridico
«Manca la valutazione d'impatto ambientale»

LA MADDALENA. «Le notizie sulle dimensioni reali del progetto di ampliamento della base Usa a Santo Stefano confermano quanto sostenuto dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'intervento Giuridico e dall'onorevole Monica Frassoni. È semplicemente scandaloso - spiega Stefano Deliperi, responsabile del gruppo Amici della terra - che una base militare non in disponibilità delle Forze armate nazionali e situata in un parco nazionale, venga ampliata senza che si conoscano i termini della sua installazione, risalente a un accordo del 1972 mai ratificato dal Parlamento italiano. Tale ampliamento non è stato sottoposto ai procedimenti di valutazione di impatto e incidenza ambientale, in contrasto con la normativa comunitaria». Si ignora, inoltre, se siano state conseguite le necessarie autorizzazioni riguardo la normativa di tutela paesaggistica. Nei mesi scorsi era pervenuta risposta da parte della Commissione europea all'interrogazione parlamentare di Monica Frassoni, in relazione al primo lotto dei lavori di ampliamento e la realizzazione di alloggi in varie zone della Maddalena. La Commissione ha confermato che i lavori sarebbero dovuti essere preceduti dalla valutazione di incidenza ambientale. Per questo le associazioni Amici della Terra e Gruppo d'intervento Giuridico hanno inoltrato una serie di esposti alle pubbliche amministrazioni, agli organi comunitari e alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania. (a.n.)


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«Arsenale, ecco la truffa Usa»
Sanna: «Il piano per l'ampliamento è nato 3 anni fa»



LA MADDALENA. Le recenti rivelazioni sul previsto ampliamento della base Usa alla Maddalena continuano ad avere un effetto dirompente sull'opinione pubblica sarda. Ma il piano infrastrutturale non è sorto come un fungo nello spazio di una notte. E' da oltre tre anni che la Marina Militare statunitense ha ufficializzato le proprie esigenze di "consolidamento" nell'arcipelago. A sostenerlo è Salvatore Sanna, ex componente del Comipa. Nel giugno del 2003 ne era arrivata comunicazione al sindaco della Maddalena: scriveva, per conto del Pentagono, il commodoro E.J.Gardiner, allora comandante della Us Naval Support Activity. «L'attuale dispersione geografica delle nostre strutture - scriveva il commodoro - e la conseguente distanza tra esse, la visibilità di alcune, poste al centro dell'abitato, concorrono a complicare le nostre attività di controllo, oltre che le normali funzioni operative». Sanna aggiunge che l'ufficiale in questo notava l'obbligo di adeguamento alle nuove disposizioni antiterrorismo, alla necessità di alleggerire l'impatto dei loro veicoli sul traffico cittadino nel centro dell'abitato, e clamorosamente giustificava l'operazione di consolidamento con «il nostro impegno, di grande rilievo, a limitare la possibilità di rischio per la popolazione». «Gardiner - sostiene Sanna - avanzò a questo punto le richieste della Us Navy, addirittura, quali formali osservazioni al Puc, che in quel momento viveva la sua fase di pubblicità prima della definitiva approvazione: 10 ettari contigui di terreno privato, non costiero e lontano dal centro abitato, da impegnare per «una base di supporto logistico» nell'isola madre dell'arcipelago. Nel materiale di supporto alle richieste, il Comando statunitense prevedeva, invece, almeno 15 ettari in un'unica soluzione o in due aree contigue. Avendo particolare bisogno di caserme i documenti informalmente diffusi dalla Nsa davano notizia che: "Il Ministero difesa italiano ha offerto Arsenale west, Faravelli e le baracche Sauro per il consolidamento". La Navy oppose all'offerta delle obiezioni riferite a problemi di sicurezza». «Oggi sappiamo - riprende Sanna - che le obiezioni erano strumentali a un disegno di captatio benevolentiae della giunta comunale in carica, che doveva dare il consenso al progetto truffaldino su S.Stefano. Solo un anno prima, infatti, il Comando Navale Usa in Europa aveva richiesto l'intera area dell'Arsenale, e oggi pianifica senza remore sul southwestern Arsenale (Molo Carbone, Cala Camiciotto, ed eliporto) e sulle ex caserme Sauro e Faravelli, oltre che sulle aree di Moneta-Vaticano, e su tutto il comprensorio militare di Santo Stefano, tunnel compreso.

Andrea Nieddu



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 sempre  dale prime pagine della nuova

La poderosa flotta della Nato fa già rotta verso Teulada

Spiegamento di forze imponente Alle manovre partecipano 37 navi e più di 8mila uomini

MAURO LISSIA


CAGLIARI. Le sagome scure dei sottomarini a propulsione atomica stanno per apparire fra le onde del mare di Capo Teulada: oggi si apre ufficialmente Destined Glory, una delle più realistiche e rumorose esercitazioni di guerra che avvengono ogni anno nel mondo. E' uno sbarco simulato, con cannonate e fuoco d'artiglieria: i soldati dei dieci paesi alleati dovranno conquistare i territori del poligono di Teulada, superando le batterie difensive dei 'nemici'. Lo spiegamento di forze è imponente: al porto commerciale di Cagliari sono già ormeggiate due unità sommergibili italiane e un cacciatorpediniere. Ma per questa mattina è previsto l'arrivo a scaglioni di trentasette navi con 8.500 uomini al comando del viceammiraglio John Stufflebeem della marina statunitense. Secondo le scarne informazioni fornite dalle autorità militari, soltanto alcune unità chiederanno ormeggio alle banchine del porto, la maggior parte navigherà direttamente fino alle acque di Teulada per partecipare all'esercitazione di guerra. L'abbandono simultaneo di Cagliari da parte delle compagnie turistiche Tt Lines e Grimaldi ha lasciato comunque liberi spazi importanti nello scalo cagliaritano, dove è previsto l'arrivo per i prossimi giorni della Garibaldi. L'operazione Destined Glory si concluderà secondo il programma diffuso nei giorni scorsi il 14 ottobre: due settimane di battaglie simulate con cariche esplosive ridotte ma con mezzi e strategie di combattimento estremamente fedeli alla realtà. I paesi coinvolti sono dieci - Belgio, Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti - e lo scopo dichiarato dal comando è di «migliorare la capacità Nato di condurre operazioni multinazionali anfibie e navali di proiezione di forza e risposta a situazioni di crisi, mediante il miglioramento dell'interoperabilità». E' confermata la presenza della seconda flotta statunitense con i sottomarini a propulsione nucleare, gli stessi che da decenni seminano paura e polemiche nell'arcipelago di La Maddalena. Destined Glory 2005 parte mentre il governo regionale guidato da Renato Soru è impegnato in un negoziato intenso con la Difesa nazionale per realizzare una progressiva dismissione delle basi militari nell'isola e subito dopo la chiusura dell'accordo per i risarcimenti ai pescatori del Sulcis, da sempre penalizzati dall'uso periodico delle acque di Teulada per i giochi di guerra. Il prefetto di Cagliari Efisio Orrù ha smentito di recente che il porto di Cagliari sia stato inserito fra gli scali appoggio per unità sommergibili nucleari, ma le associazioni anti-militariste continuano a denunciare il rischio che le unità atomiche arrivino.


Sant'Antioco. Sono stati esclusi dagli indennizzi

Pescatori sul piede di guerra








SANT'ANTIOCO. C'è grande fermento tra i pescatori per lo stato delle trattative sugli indennizzi militari per le attività di pesca. I rappresentanti della marineria di Sant'Antioco hanno chiesto al presidente Soru un incontro per fare il punto e chiedere sostegno per riaprire il tavolo di trattative con la Difesa. Nei giorni scorsi è stato chiuso con vantaggi solo per i residenti di Teulada e Sant'Anna Arresi, un accordo con quelle marinerie. L'intesa però non è sufficiente a dare risposte a tutti i pescatori che lavorano nel Golfo di Palmas. Per il Governo è stato certamente meglio chiudere un accordo con cinquanta persone piuttosto che trattare un'intesa complessiva con 450 pescatori. «Credo che sia chiaro ormai a tutti - sottolinea Mimmo Siddu, segretario territoriale della Flai Cgil - che intese parziali portano a soluzioni parziali. C'è in discussione un'intesa complessiva sulle questioni relative alle servitù militari in Sardegna: che qualcuno non si sogni di chiudere la discussione senza tenere conto di pescatori che lavorano in quei mari da tempo immemorabile e hanno diritto a vedere compensati i loro disagi insieme ai mancati guadagni». Intanto i militari vanno avanti e il 3 ottobre partirà l'esercitazione che per giorni trasformerà il Golfo di Palmas in un'area di guerra. I pescatori, in mancanza di risposte precise, difficilmente lasceranno fare hanche perché hanno esaurito tutta la pazienza.
Carlo Floris



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