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ADITAL- Referendum Brasile



Amici Italiani.
Vi mando il mio commento 'a caldo' dopo aver visto che il 2 SI ha perso.
Ancora mi brucia dentro questa sconfitta. Purtroppo s'é verificato quello
che si sospettava. Abiamo perso un'opportunitá d'oro per far avanzare la
pace nel mondo.
Nonostante tutto vi ringrazio per aver sostenuto la possibilitá di mettere
un freno alla corsa alle armi. Vi manderemo ancora alcuni testi di commento
nei prossimi giorni che aiutino a capire quello che é mancato al nostro
lavoro. É indispensabile per continuare a rivedere e indovinare i passi da
fare. I differenti punti di vista sono una ricchezza.
Un saluto carissimo a voi.
Ermanno.



UNA SCONFITTA SENZA ATTENUANTI, CON SPERANZA

Il risultato del referendum non lascia dubbi. Ha vinto, e con ampio
vantaggio, la cultura della paura e della ricerca individuale di soluzioni
contro la violenza, con il 64% dei voti. La cultura della pace, la società
e lo Stato ne escono sconfitti. Quelli che hanno appoggiato il '2 SÌ' sono
stati, di fatto, una minoranza, anche tra quelli che avrebbero dovuto
difenderlo per tradizione o per dovere: le ONGs, i Movimenti Sociali e
Popolari, le Chiese (lottano per la vita?), Sindacati e Partiti di
Centro-Sinistra. Lo stesso governo poco ha fatto in favore del 2.
Per spiegare questa sconfitta non serve analizzare i grandi mezzi e ricorsi
a disposizione della destra. Questa sconfitta rivela tutta la fragilità
della nostra gente e della nostra organizzazione. Questa è la cruda verità.
Molti sono rimasti seduti vedendo il referendum passare: da quelli che
continuano a credere che le buone idee, in se stesse, sempre finiscono per
vincere (santa ingenuità, ancora!), a quelli che ritengono che questo
referendum non meritava investimento di tempo e energia per il fatto che
c'erano punti della vita nazionale ben più importanti da essere decisi
attraverso un referendum, quali la macro-economia, le politiche pubbliche,
o il non pagamento del debito estero, ecc. Questa gente per l'esigenza (e
la necessitá) di un buon pranzo 'ottimo e abbondante' ha rinunciato alla
colazione.
E' triste vedere come ci sono persone che ancora non percepiscono che più
dell'80% della popolazione brasiliana è distante da qualsiasi tipo di
organizzazione sociale che permetta un avanzo nella coscientizzazione,
nell'organizzazione, cioè, nella possibilità di crescere come persone umane
e come cittadini. Sono questi che formano la massa facile da manovrare che
in qualunque momento (e in qualsiasi elezione) possono seguire la proposte
più forti e convincenti, siano queste giuste o sbagliate. Molti educatori
hanno dimenticato che Paulo Freire parla di processo educativo che può e
deve cominciare sempre che esista l'opportunità di raggiungere più gente
possibile per aiutarli a diventari cittadini con pieni diritti. La cultura
della pace, (chiaro!), non si limita a un referendum, ma può fare di questo
l'inizio di una inclusione. Si sono forse dimenticati questi educatori che
la violenza è la maggior preoccupazione del popolo brasiliano dopo la
disoccupazione?
E' doveroso constatare come abbiamo ancora serie difficoltà per
organizzarci intorno a iniziative comuni e di ambito nazionale. Questa
settimana si realizza a Brasilia, l'Assemblea Popolare: 'Mutirão' (lavoro
d'insieme) per un Nuovo Brasile. Circa 10 mila persone parteciperanno
dell'evento. La speranza è che la sconfitta nel referendum e la
comprensione di ciò che significa, ci aiutino a pensare in passi e
iniziative concrete per azioni comuni e di peso in mobilizzazioni sociali
e, allo stesso tempo, in lavori di approssimazione alle masse popolari che
hanno difficoltà nell'immettersi sul cammino della partecipazione. Questo
può e deve essere fatto, senza sperare che - prima - cambi la
macro-economia o si sconfigga l'Impero del Nord!
E cosa fare con i nostri deboli strumenti di comunicazione, sempre a
rischio di chiudere le proprie attività? Dobbiamo analizzare seriamente la
mancanza di canali per comunicare, non abbiamo mezzi per mantenere un
contatto con le masse, mentre 'gli altri' controllano il 90% dei
mass-media! Il peggio é che non ci si può aspettare da questo governo, che
offre milioni ai mass-media di destra (gli stessi che poi lo pugnalano alla
schiena!), un sostegno alla democratizzazione dei mezzi di comunicazione: é
meglio giocare alla lotteria e aspettare seduti. Per questo ADITAL,
all'inizio di luglio, quando il Superiore Tribunale Elettorale fissó la
data del referendum per il 23 di ottobre, ha tentato due inizitive:
iniziare subito la campagna con un sitio speciale e promuovere un incontro
di entitá, riviste e págine web per montare una strategia comune in favore
del 2 SI. Bisognava cominciare subito! Purtroppo non ci siamo riusciti.

Nonostante tutto la sconfitta del referendum deve essere un momento per
riflettere sui passi da fare. La società civile deve continuare il suo
cammino: abbiamo già sofferto altre sconfitte e non ci siamo fermati per
questo. La dinamica della storia deve essere più forte che le nostre
amarezze. La storia non finisce qui. Si tratta di capire e di convincersi
che le grandi vittorie, i grandi cambiamenti nel paese non sono forse
facili e a breve termine come desidereremmo. La storia di un paese non
cambia per decreto.
Ricordo la famosa frase di João Pedro Stédile, leader del Movimento dei
Senza Terra: "Siamo in un tempo in cui dobbiamo piantare alberi, non
insalata". Dobbiamo saper approfittare tutti i tipi di verdura che
incontriamo, sapendo però che i grandi cambiamenti della società hanno
bisogno di radici più profonde e ampie. La nuova cultura di pace poteva
anche contare con l'insalata del referendum, ma la pace come frutto della
giustizia sociale, della distribuzione più equa del reddito, della
democratizzazione dei mezzi di comunicazione, ecc., sarà un frutto di lunga
gittata e esige oggi la continuità, il perfezionamento e l'aumento del
lavoro sociale e politico.   

Ermanno Allegri
Direttore di ADITAL