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La difesa europea secondo la Francia e l'Italia



Convegno organizzato dai Ds: materiali per la difesa, l'Europa compra troppo dagli Stati Uniti.

18 gennaio 2006

Roma, Italia - Nella ricerca e sviluppo l'Italia spende dieci volte meno della Francia.

"La tendenza alla riduzione dei bilanci della difesa; l’assenza di un mercato di dimensione europea; la competizione dei grandi gruppi americani". Sono i "Tre gravi ordini di problemi" che stanno davanti all’industria della difesa europea che il senatore Lorenzo Forcieri ha ricordato durante il convegno organizzato alla Residenza di Ripetta (Roma) dalla direzione nazionale dei Ds (Democratici di sinistra). E sono problemi di gran peso per un complesso industriale che, nei 26 paesi membri dell’Unione europea, conta più di 600 mila addetti diretti ed altrettanti nell’indotto ed ha un volume d’affari di 104 miliardi di Euro l’anno. "La tendenza alla riduzione dei bilanci della difesa, inaugurata in Europa dopo la caduta del muro di Berlino", ha aggiunto il senatore, ci ha obbligato "Ad essere più virtuosi ed a rendere il nostro mercato più efficiente e remunerativo" ed "A spendere in maniera più intelligente". Ciò "In attesa di poter invertire la tendenza quanto prima non appena potremo disporre di maggiori risorse". Che il futuro governo di centro-sinistra, ammesso che così vadano le prossime elezioni, si è impegnato a reperire, come ha ricordato nelle sue conclusioni il segretario dei Ds Piero Fassino. Nel frattempo, ha ancora ricordato Forcieri, bisogna fare i conti con "L’assenza di un mercato di dimensione europea" mentre quelli nazionali "Sono troppo limitati per sostenere le loro industrie ed i governi europei comprano spesso il loro materiale militare dalle industrie americane". Il "Volume complessivo del ’procurement’ di materiale americano in Europa è più importante di quello intra-europeo: il 30% delle acquisizioni europee sono made in Usa, a fronte dell’1% di materiale Ue acquistato dal DoD (il ministero della difesa statunitense)". Tutto male, allora? Non proprio, ad avviso dell’oratore, che ha rammentato come fatti importanti l’istituzione dell’Agenzia europa per la difesa che ha il compito di "Sostenere gli stati membri dell’Unione nei loro sforzi per migliorare le capacità di difesa europee nel campo della gestione delle crisi e per sostenere la politica europea di sicurezza". L’Agenzia è nata un anno fa, è composta dai ministri della difesa dei paesi dell’Ue, è diretta da Nick Witney (UK), ha avuto un bilancio di 20 milioni di Euro ed ora la Francia spinge perché il budget sia portato ad almeno 300 milioni, mentre Germania ed Inghilterra si oppongono. La si può considerare come ideale filiazione ed allargamento dell’accordo Occar del ’96 che legò Francia, Germania, Italia e Regno Unito ad una politica comune di approvvigionamento. Accordo però poco utilizzato. O anche dell’accordo-quadro del 2000, siglato da Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e Svezia noto come Loi (Lettera di intenti). Altro elemento positivo individuato da Forcieri, è il livello di integrazione che sta procedendo a livello europeo mentre di rilievo è anche la politica dell’italiana Finmeccanica e del suo "Processo di acquisizioni" che ha portato il gruppo a "Valere oggi tre volte rispetto a quanto valeva tre anni fa". Un tema questo, sottolineato anche negli interventi al convengo dal presidente ed ad dell’azienda, Pier Francesco Guarguaglini, e dal direttore generale, Giorgio Zappa. Il prossimo 1° luglio dovrebbe entrare in vigore, ha ricordato Forcieri, il codice europeo di condotta, un "Regime intergovernativo, volontario e non vincolante dal punto di vista giuridico, che dovrebbe facilitare l’apertura degli appalti della difesa alla competizione intra-europea". Chi non intende aderire, come forse farà la Spagna, dovrà farlo sapere entro il 30 aprile prossimo. Altri livelli di integrazione, raggiunti o in via di esserlo, sono, ad esempio, il caccia Eurofighter e le fregate "multimission" Fremm (su 27 esemplari, l’Italia ne avrà 10). Programmi che però vanno avanti a fatica per mancanza di soldi. "Cosa -ha detto Forcieri- che non ci auguriamo per il programma Ucav, cioé l’aereo senza pilota europeo denominato Neuron". L’avanzamento dei programmi ha necessità di finanziamenti soprattutto a livello di ricerca e sviluppo. E qui per l’Italia sono dolenti note. Per "L’assenza dell’attuale governo", ha detto il senatore Ds. Comunque, l’attuale risicato bilancio della difesa è assorbito per il 75% dalle spese per il personale. E "Per il 2006 la Difesa italiana può contare per R&S solo su 161 milioni di Euro per tutte e quattro le forze armate. La Francia dispone di un miliardo e mezzo di Euro. Siamo nell’ordine di dieci volte tanto". Per uscire da questa situazione, al convegno diessino sono state avanzate varie proposte, soprattutto a livello di coordinamento delle iniziative nazionali fino a prefigurare la nomina di un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla sicurezza nazionale.

La difesa europea secondo la Francia

La Francia, dopo il “no” alla Costituzione europea, s’interroga sul futuro della difesa comune, minimizza le conseguenze negative dell’esito del referendum ed esalta alcuni passi avanti

Un passo avanti italo-francese nella difesa comune europea

Il quotidiano francese Le Monde (16/11/2005) dà spazio alla notizia dell’accordo franco-italiano per la costruzione di fregate europee multimissione (Fremm), per un costo totale di 11 miliardi di euro. L’articolo, dal titolo “L’Europa della difesa conosce un nuovo avanzamento nel settore navale”, riporta le parole del ministro della Difesa francese, Michèle Alliot-Marie, che parla del “più grande programma navale mai realizzato in Europa”. Questo contratto, secondo il ministro, “è un contributo fondamentale della Francia e dell’Italia alla costruzione dell’Europa della difesa, poiché si tratta del primo contratto navale portato dall’organizzazione europea di cooperazione in materia di armamento – Occar – e il secondo più importante finanziariamente dopo il contratto per gli aerei da trasporto A400M”. L’accordo prevede la costruzione di 27 fregate, di cui 17 per la Francia.

Inversione di rotta italiana

Le Monde parla dell’ “inversione di rotta italiana”, ricordando che dopo l’incontro positivo tra Jacques Chirac e Silvio Berlusconi, il 4 ottobre a Parigi, e il relativo via libera al progetto, il contratto non era stato più siglato per il rifiuto da parte di Giulio Tremonti di convalidare il finanziamento. Da allora “Parigi aveva moltiplicato le dichiarazioni ottimiste sull’imminente firma italiana, ma questa tardava a venire, al punto che i sindacati del gruppo navale francese Dcn, inquieti per la situazione, avevano chiesto di incontrare Michèle Alliot-Marie”. Finalmente arriva la decisione italiana di destinare al progetto due miliardi di euro nel corso dei prossimi quindici anni.

Il futuro della difesa europea secondo la Francia

“Dove va la difesa europea?” si era chiesta Véronique Roger-Lacan[1] il 21 giugno 2005 dalle pagine di Le Monde. La convinzione espressa era che il “no” francese alla Costituzione europea non avrebbe avuto conseguenze sulla politica europea di sicurezza e difesa. “La Francia, la Germania e il Regno Unito - secondo Roger-Lacan - continueranno a guidarla nel quadro di consultazioni trilaterali. La questione che resterebbe in sospeso, secondo l’esperta, è quella del rapporto tra l’Unione europea e la Nato”: il “no” avrebbe espresso l’aspirazione alla riconquista di sovranità e una richiesta di indipendenza nei confronti degli Stati Uniti. Laurent Fabius aveva espresso la convinzione che fosse necessario “creare una forza armata europea”. “Ciò implicherebbe – proseguiva Roger-Lacan – di delegare all’Europa la giurisdizione sopra la difesa, una Carta Bianca della difesa europea, una strategia per la difesa territoriale”. Il voto contrario alla Costituzione avrebbe scarsi effetti sul patto di difesa europeo. “Il Trattato di Nizza offre una solida base istituzionale per poter andare avanti. La questione è piuttosto di natura politica. La Gran Bretagna – si chiede l’esperta - continuerà a giocare con un partner (l’Ue) che considera indebolito? Farà pressione per una maggiore integrazione euro-atlantica? La Germania continuerà a sostenere la difesa europea?”. L’ipotesi è che anche evitando un completo avvicinamento alla difesa comune, “Parigi continuerà a favorire l’autonomia strategica per l’Ue” mentre “Londra e Berlino continueranno a giocare il gioco trilaterale, malgrado l’opzione di rinforzare la partnership transatlantica”.

[1] Véronique Roger-Lacan è esperta di politica di sicurezza europea e membro della delegazione affari strategici del Ministero della difesa francese