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Guerra e armi: scienziati impotenti



Guerra e armi: scienziati impotenti
di fronte all'escalation politica
All rights reserved to legal owner.Come si rapportano oggi gli scienziati con lo sviluppo delle armi e che ruolo hanno avuto nella guerra fredda? Quali azioni hanno compiuto e compiono gli scienziati per ridurre la corsa agli armamenti? Questi gli interrogativi che ieri pomeriggio alla Fondazione di Piacenza e Vigevano hanno guidato l'interessante conferenza di Alessandro Pascolini, docente di fisica teorica e di scienze per la pace all'Università di Padova. L'incontro, organizzato dalla Scuola San Benedetto, è stato introdotto dal preside don Luciano Ravetti e dall'insegnante Luisa Follini. Il relatore ha preso come punto di avvio gli albori delle ricerche sulla bomba atomica, quando la relazione tra scienza e mondo militare assume una valenza completamente inedita. «Nella storia vi sono sempre stati collegamenti tra questi due ambiti, ma è solo con la bomba atomica che gli scienziati sono loro stessi a proporre un nuovo tipo di armi, costruendolo fino in fondo, senza limitarsi, come in passato, ad apportare migliorie». Il discorso di Pascolini ha continuamente intrecciato storia e scienza, soffermandosi sull'analisi del processo di fissione nucleare, alla base dell'elaborazione della bomba atomica, e sui fenomeni collegati. Data di riferimento è il 1939. Si capisce che l'esplosione atomica è in grado di generare un'energia di ben 200 milioni di volt e inizia la fase di progettazione di armi nucleari. Pascolini ha evidenziato come in Francia gli scienziati pensino subito a un'applicazione industriale; in Germania («saranno poi i primi a partire con un progetto finalizzato alle armi») e in Russia a un utilizzo per scopi militari. A Tokyo è un colonnello a interessarsi di questi studi. «Con l'eccezione del Giappone, vediamo che sono gli scienziati a suggerire usi per la fissione». Dopo l'invasione dell'Urss e della Francia da parte dell'esercito di Hitler, a proseguire in quella che si configura come una gara contro il tempo rimangono i tedeschi, gli inglesi, gli americani e i giapponesi. «Per gli scienziati occidentali era fondamentale arrivare alla bomba atomica prima dei nazisti. Doveva essere fatto ogni sforzo per salvare la democrazia e questo fu un grande incentivo per gli uomini di scienza, tenendo anche conto che molti di loro erano profughi tedeschi e italiani, fuggiti dai loro Paesi perché perseguitati e che avevano dunque motivazioni personali profonde». L'excursus ha poi preso in esame il periodo della guerra fredda, fino alla caduta dei regimi comunisti nel 1989. E la situazione di oggi? «É peggiorata rispetto ai primi anni '90, quando vi era maggior fiducia nei mezzi politici per risolvere i problemi. Anche in seguito agli attentati a New York, la tensione continua a crescere. Bush ha lanciato un programma per nuovi progetti di armi nucleari, capaci di penetrare spessi strati di cemento armato». E in Italia? «Il piano per la ricerca presentato lo scorso anno dal ministro Moratti insiste sul fatto che vada potenziata la ricerca militare, che nel caso dell'Italia è sulle armi convenzionali».
a. ans.