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Uranio impoverito, la paura soffia nel vento



L’US ARMY NE HA APPENA ORDINATI PER 38 MILIONI DI DOLLARI. «MICROPARTICELLE VOLATE DALL’IRAQ A LONDRA»
Uranio impoverito, la paura soffia nel vento
Nuovi studi accusano il micidiale metallo contenuto nei proiettili

L'uranio impoverito continua a uccidere silenziosamente i reduci dalla ultime guerre americane e della Nato così come i civili nelle zone colpite, fa nascere mostri raccapriccianti come extraterrestri, sotto forma di pulviscolo bussa in Europa a esigere il suo prezzo di morte. Una nebulosa dove legioni di siti web e studiosi lunatici lanciano allarmi «ingiustificati» perché il Dipartimento di Stato, la Nato, l'Onu e l'Oms hanno prodotto i loro rapporti: non c'è pericolo, non esiste alcuna sindrome del Golfo, a malapena esiste l'uranio impoverito, usato in alcuni tipi di bombe, nei proiettili anticarro, nelle barre stabilizzatrici dei missili Tomahawk. Un metallo che cede la sua radioattività nel giro di miliardi di anni. «Quando tornai a Bassora - racconta Robert Fisk dell'Independent - trovai molta gente malata di cancro. Nascevano bambini senza braccia, senza naso, senza occhi. I neonati soffrivano di emorragie interne o sviluppavano grotteschi tumori». Il reportage dall'Iraq è del gennaio 2001, non ci sono sufficienti dati statistici dicono tutt’ora i ministeri della guerra, cinque anni dopo. E siccome la vita continua, L'UsArmy ha ordinato 4 mesi fa a un’azienda della West Virginia 38 milioni di dollari di munizioni all'uranio impoverito. Ma perché l'uranio impoverito? Perché nella civiltà del mercato la sua coppia di «E» mette ko tutte le obiezioni: economico&efficace. Tratto dalle barre usate come combustile nelle turbine nucleari perde durante l'estrazione una parte di radioattività, è un sottoprodotto, una materia poco costosa. Le sue proprietà fisiche conferiscono ai proiettili una straordinaria capacità di penetrazione: perfora la corazza di un tank come il burro. Due scienziati inglesi hanno rivelato che subito dopo un attacco nel Golfo la quantità di uranio nell'aria intorno a Londra era quadruplicata.
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