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Pace in guerra. la metamorfosi di Giano



In attesa del risultato del risultato del referendum.............
(art. 11 l'Italia ripudia la guerra)

"Mentre la guerra si privatizza, la sicurezza interna ai paesi che partecipano a qualsiasi titolo a conflitti esterni, si militarizza Dal soldato-operaio del primo conflitto mondiale all'«operatore» di un esercito che tende ad assomigliare a un'impresa delocalizzata. Un'anticipazione dalla rivista - Conflitti globali - ". (Alessandro Dal Lago)
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Giugno-2006/art60.html

La recensione di Alessandro Dal lago della rivista Conflitti globali offre un ottimo spunto di riflessione per capire la trasformazione del concetto di guerra e insieme, quello del soldato. Per quanto mi riguarda l'ho già comprata, ma, in attesa di leggermela, metto giù alcune riflessioni L'unico appunto che mi sentirei di fare (ma non sono una studiosa) è quello di aver interpretato alcuni concetti in maniera troppo univoca, credo invece, che questi non siano definibili con precisione. Ne individuo alcune differenze:

Le stesse analisi che descrivono i modelli di difesa e sicurezza preventiva si articolano a seconda delle funzioni che a loro volta spesso si sovrappongono, l'unica certezza evidente dell' "impresa militare"(come nell'articolo), sta nella riconfigurazione della catena organizzativa che fa ampio ricorso ad una esternalizzazione dei servizi. Questa integrazione fra civile e militare è tanto più ampia se si considera che l'idea di "sicurezza" ha prodotto una enfatizzazione della tecnologia come rassicuratrice della pace, e diventata priorità essenziale in un mondo pieno di paure (più o meno indotte). "Una volta metabolizzata, la guerra resta tale anche se si traveste da civilità. E questa è l'estrema metamorfosi della guerra, divenire una variante della vita quotidiana" (A. Dal Lago).

Lo studio delle emozioni e del pensiero umano è oggetto di varie discipline scientifico-umanistiche, ma qual'è il punto di svolta che è stato concepito da alcuni studiosi dell'arte militare e che ha come riferimento il soldato? Riporto da alcuni studi: - La scelta che il soldato sia "pensante" non può essere concepita senza riconoscere una mutazione del suo ruolo da strumento ad attore, da semplice causa a causa intelligente, cioè causa dotata di mente e perciò in grado di produrre cose buone e belle, quindi non qualcosa che è mossa, anche essastessa, da una causa e che produce solo effetti "casuali senza ordine e disegno" - (quest'ultima frase è di B. Russell nella Cosmogonia di Platone). Dietro questa svolta nell'eccezione soldato, si è individuata la Combat Motivation separando i termini che la compongono. Da una parte vi è "il fattore dinamico del comportamento umano che attiva e dirige un organismo verso una meta" (da U. Galimberti) e dall'altra il fenomeno derivato dalla condizione di guerra, non come una caratteristica dell'individuo che la giustifica".

Il soldato americano viene orientato più al risultato che al modo di perseguirlo, diviene una macchina pronta ad essere integrata nella macchina. "La realtà impone, quindi, di definire il sodato come uno strumento "combat ready", addestrato ed equipaggiato pensando all'impiego per cui nasce". (L. Aspin: in "New Bbriefing", Office of the Assistant Secretary of Defense).

Come è possibile che in America si possano spendere (in tre anni e solo per alcuni progetti) contro le "automobili-suicidio" (IED) o i cosiddetti sistemi esplosivi improvvisati (kamikaze) tanto quanto si è speso per il progetto Manhattan (equivalente considerando il deprezzamento della valuta)? Forse perchè si cerca di creare un effetto pari (non uguale) a quello che Hiroshima e Nagasaki ebbero ai tempi nella strategia, nella psicologia umana e nella concezione del mondo rispetto al ruolo della scienza.

Se guardiamo un attimo nel bilancio di previsione del Pentagono per l'anno fiscale del 2007 in cui sono previsti circa 427,6 miliardi di dollari (+6,94%) compreso il supplemento di una cinquantina di miliardi per le operazioni in Iraq e Afghanistan, vediamo che di questi quasi 110,8 miliardi vanno al personale (aumento delle retribuzioni, sanità, ecc.), ma 459 milioni di dollari serviranno a rafforzare l'organico della guardia di frontiera con l'assunzione di 1500 agenti, 130 per il sistema di sorveglianza elettronica e il rafforzamento delle barriere contro l'immigrazione clandestina al confine col Messico e i rimanenti per la sorveglianza di porti, aeroporti, ecc. La rivoluzione negli affari militari è anche questa: civile e militare si integrano lasciando a questi il ruolo di intervento per quelle operazioni passibili di specializzazione. (E qui l'unica risposta intelligente a queste aberrazioni può essere data da uno dei tanti scandali: nel 2005 Donald Rumsfeld fu sottoposto a interrogatorio perchè si ostinò nell'acquisto per 30 miliardi di dollari di nuovi aerei cisterna. Il Pentagono li giudicò non necessari. Ma quanti uomini seduti nel governo americano hanno interessi nelle aziende direttamente e indirettamente coinvolte negli affari di guerra?).

Partire dal concetto di RMA (Revolution in Military Affairs) per osservare come diverse siano le sue interpretazioni, allora non è allora sbagliato. Volendone offrire una estrema sintesi la RMA si può far coincidere con l'espressione NCW (Network Centric Warfare) ma anche qui vi sono differenze non solo semantiche, ma anche di contenuto, con la NEC (Network Enabled Capability) sua versione inglese (diversa da quella italiana, francese, ecc). Da questo punto di vista la tecnologia digitale sta riportando l'esercito di terra all'epoca delle guerre napoleoniche. Se Napoleone dirigeva le sue truppe dall'alto grazie alla dimensione ridotta del campo di battaglia, il periodo che ha caratterizzato dal "potere aereo" ne ha permesso una visione spaziale e decentrata in cui i generali operavano lontani dal campo, la guerra in rete dovrebbe riportare i generali in battaglia attraverso i sistemi elettronici ridando ad ogni gerarchia la situazione delle unità.

Questo per dire che alla RMA si può dare solo una definizione di base del tipo "sistema dei sistemi" le cui caratteristiche principali possono essere fatte rientrare in tre categorie generali: intelligence, comando e controllo ed ingaggio di precisione. Il System of Sysem sarebbe una sorta di web integrato di sistemi e tecnologie che simultaneamente può "guardare", colpire e comunicare. In realtà per la RMA dovrebbe vigere la stessa cautela come quando ci si appresta a definire il concetto di "guerra asimmetrica". In generale si definisce guerra asimmetrica (dal 2001) quella situazione caratterizzata da una diffusa minaccia terroristica diretta contro il mondo occidentale e il suo sistema di valori, con forme di attacco che sono in antitesi con il modo usuale di combattere in occidente (che ha enfatizzato la tecnologia).

Nella rivista Conflitti globali se ne parla, si percorrono gli schemi di comportamento e le figure che hanno preso forma prima nel mondo greco, poi nella stagione di Roma, in quella medioevale e infine nell'età moderna.

Democrazia e battaglia si configuravano come due realtà strettamente correlate (partecipazione diretta e allargata). Caratteristica fondamentale era l'esistenza di similarità di fondo e il confronto sul campo di entità/stati. Lo scopo finale era il cosiddetto "end state", l'annientamento della capacità di combattere dell'avversario. Asimmetria non è ad esempio, in riferimento alle due guerre mondiali, l'attacco per "infiltrazione" o la "guerra lampo". In un conflitto asimmetrico cambia l'interpretazione del fenomeno guerra e tale diversità investe sia i mezzi impiegati, sia i fini strategici e addirittura la percezione delle proprie e altrui vulnerabilità.

E' asimmetrica la strategia, non la minaccia. Una strategia asimmetrica è quella che si propone di attaccare vulnerabilità non riconosciute come tali dall'aggredito, mezzi e concetti operativi divengono radicalmente diversi e le azioni asimmetriche sono quelle che una delle due parti può concepire e compiere, mentra l'altra non può o non vuole. Vi è una impossibilità di arrivare ad una conclusione chiara secondo i canoni della "battaglia decisiva". Una manifestazione di guerra asimmetrica è quella delle campagne di espansione coloniale del XIX secolo e primi decenni del XX : gli eserciti impostavano una strategia di logoramento che imponeva un tipo di guerra "economica". L'attacco alle Torri Gemelle ha riproposto il ricorso alla forza come nella tradizione culturale dell'occidente: la vera condizione di asimmetria si è verificata nel passaggio dalla guerra vera e propria al "dopoguerra", mentre il ricorso all' "Information Technology" rimane essenziale per accelerare il ritmo delle operazioni convenzionali e sostenere quelle non convenzionali.

Ciò che si è visto in Iraq è sicuramente uno scenario che vede la robotica "invadere" il campo delle operazioni militari, ma il programma Future Combat System [anche qui nelle diverse versioni tedesche, olandesi, italiane (vedi il lavoro della "Signo Motus" elaborato col "S.Anna" di Pisa)] statunitense prevede che i sistemi autonomi sia aerei che terrestri siano intregrati e usati per ampliare le capacità di combattimento.

Finisco con uno dei concetti base che muovono la guerra: - Oggi come ieri il problema essenziale è di ordine psicologico e tecnico insieme -. Da questo punto di vista sarebbe molto più interessante capire il ruolo delle donne soldato (cosa che purtroppo nella rivista si è poco sviluppato).