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Atomo per la pace o atomo per la guerra?



7° SUMMIT MONDIALE DEI PREMI NOBEL PER LA PACE
L’energia atomica, la sua influenza sui rapporti di forza tra i paesi e le prospettive del mondo con l’impiego delle energie alternative: sarà questo il tema affrontato nel VII Summit Mondiale dei Nobel per la Pace. Il Summit discuterà inoltre la stesura di una “Carta per un mondo non violento”. Un documento fondamentale per un pianeta senza conflitti, che i Premi Nobel per la Pace promuoveranno in tutte le più importanti istituzioni internazionali.
http://www.nobelforpeace-summits.org./summit.html


Intervento del Sottosegretario agli Affari Esteri, On. Vittorio Craxi

La diffusione delle armi di distruzione di massa rappresenta una grave minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, aggravata dal rischio che i gruppi terroristici si impossessino di tali ordigni. Contrastare la proliferazione, anche di fronte al venir meno dei tradizionali criteri di deterrenza, è diventata una priorità internazionale, che risponde ugualmente ad una sempre maggiore sensibilità della nostra opinione pubblica. Il nostro governo è impegnato attivamente su più fronti: in seno alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al G8, e sul piano bilaterale con i nostri principali partners. Vorrei innanzitutto riferirmi all’azione condotta dall’Italia nell’Unione Europea, in particolare durante il nostro semestre di Presidenza, nella seconda metà del 2003, in cui, con l’adozione di una Strategia Europea di non proliferazione, da noi fortemente voluta, sono state consolidate le basi di una coerente politica europea che ha fatto dell’Unione un protagonista di primo piano in tale settore. La Strategia Europea è ispirata al rafforzamento del sistema internazionale di non proliferazione; alla promozione della universalità degli accordi internazionali ed alla garanzia dell’applicazione e del rispetto delle loro regole; all’esigenza di consolidare e sviluppare la collaborazione con gli Stati Uniti e gli altri principali partners. Tra gli accordi internazionali, la Strategia menziona in particolare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), le Convenzioni contro le Armi Chimiche (CWC) e le Armi Biologiche (BWC), il Codice di Condotta sui missili balistici (HCOC) ed il Trattato sulla proibizione degli esperimenti nucleari per il quale l’Unione Europea sollecita la rapida entrata in vigore. L’UE non può ignorare i rischi che possono derivare per gli Stati Membri, i popoli e gli interessi europei dalla proliferazione delle AdM. Gli Stati dell’Unione e le Istituzioni dell’UE riconoscono di avere una responsabilità collettiva nell’affrontare tali rischi e nel contribuire alla lotta contro la proliferazione. Misure preventive sul piano diplomatico e politico ed il ricorso alle organizzazioni internazionali formano la prima linea di difesa contro la proliferazione. In caso di fallimento di tali misure, può essere considerato il ricorso a mezzi coercitivi nel quadro del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. L’approccio sancito nella Strategia è guidato dalla convinzione che il multilateralismo rappresenti lo strumento più idoneo per raggiungere gli obiettivi prefissati e che la cooperazione internazionale rimanga il quadro di riferimento obbligato. La non proliferazione si conferma come il banco di prova del multilateralismo efficace. Nell’ottica europea, il sistema creato dai Trattati multilaterali costituisce le fondamenta di tutti gli sforzi nel settore della non proliferazione: affinché tale sistema rimanga credibile è necessario, comunque, renderlo più efficace. A tale scopo, una enfasi particolare e’ posta sul pieno rispetto (compliance) degli obblighi contemplati dai Trattati, attraverso l’uso dei meccanismi di verifica esistenti ed eventualmente la creazione di nuovi strumenti. In questo quadro, il ruolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve essere rafforzato e favorita la ricerca di collaborazioni con le NU e le altre organizzazioni internazionali. Ad ogni modo, il rafforzamento del ruolo del CdS è considerato in una ottica di complementarità, al rafforzamento politico, finanziario e tecnico delle agenzie incaricate delle verifiche. Nello stesso tempo, l’Unione Europea intende rivolgere la propria attenzione alle cause che determinano instabilità ed insicurezza, confermando l’impegno nella risoluzione dei conflitti politici, nell’assistenza allo sviluppo, nella riduzione della povertà e nella tutela dei diritti umani. La promozione di un clima di stabilità a livello regionale ed internazionale è un requisito per il successo della lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa. Sul piano operativo, la Strategia indica una serie di misure concrete da adottare per il futuro. In particolare, il sostegno finanziario a progetti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’ulteriore sviluppo dei regimi di controllo alle esportazioni, l’introduzione di sanzioni contro il traffico di materiali relativi alle armi di distruzione di massa e di regole più stringenti per il controllo del transito e dei trasferimenti di materiali sensibili. In tale quadro, l’Unione esprime il proprio sostegno alle iniziative dirette all’identificazione ed all’interdizione dei traffici illeciti, in particolare la Proliferation Security Iniziative (PSI), lanciata dagli Stati Uniti, alla quale l’Italia partecipa fin dall’inizio. Per quanto riguarda nello specifico la non proliferazione nucleare, riteniamo che il Trattato di non proliferazione nucleare sia la pietra angolare del sistema di non proliferazione. Esso ha infatti svolto una funzione essenziale: nei 35 anni dalla sua entrata in vigore il TNP ha contribuito in modo decisivo alla pace ed alla sicurezza internazionale. Grazie al TNP i paesi militarmente nucleari non sono aumentati come si temeva, mentre si è ridotto negli anni il numero di quelli intenzionati a dotarsi dell’arma atomica. L’adesione al TNP è oggi diventata quasi universale, ne rimangono fuori soltanto l’India, il Pakistan, Israele e la Corea del Nord che ha dichiarato di essersi ritirata dal Trattato. L’Italia ha aderito al TNP nel 1975, al termine di un vasto dibattito. Da allora, tale scelta ha ispirato costantemente la nostra politica estera, con il pieno consenso di tutti i governi che si sono succeduti e di tutte le forze politiche. Va tuttavia rilevato che il sistema internazionale di non proliferazione nucleare è sottoposto ad una continua pressione, che potrebbe causare rischi importanti di erosione. Le ragioni sono molteplici, in particolare: il mancato rispetto degli obblighi internazionali; la diffusione della tecnologia nucleare– che consente di perseguire capacità militari camuffandole sotto le sembianza di iniziative civili; un vasto mercato nero di materiali nucleari. La Conferenza di riesame del TNP, del maggio 2005, non si è conclusa in maniera soddisfacente, malgrado i nostri sforzi. A New York avevamo sostenuto la necessità di compiere passi in avanti nel rafforzamento delle tre componenti del trattato: non proliferazione, disarmo ed usi pacifici dell’energia nucleare. Ci eravamo fatti promotori di una Posizione Comune dell’UE basata su un approccio equilibrato a salvaguardia della integrità del trattato. Avevamo sostenuto la necessità del rispetto degli obblighi di non proliferazione e di controlli e salvaguardie sempre più efficaci. Inoltre, insieme alla priorità attribuita al rispetto degli obblighi di non proliferazione nucleare, abbiamo sostenuto l’aspettativa che vengano ridotti in maniera verificabile gli arsenali esistenti, ricordando al tempo stesso l’impegno di cui i paesi del G8 si sono fatti promotori di una cooperazione internazionale per la eliminazione di armamenti di distruzione di massa e dei relativi materiali, attraverso la Global Partnership, alla quale l’Italia fornisce un contributo significativo. Sul piano del diritto agli usi civili dell’energia nucleare, abbiamo sostenuto la ricerca di un ragionevole equilibrio tra il suo esercizio e la necessità di controlli e salvaguardie sempre più efficaci. In altre parole, la linea di demarcazione deve essere rappresentata dal rispetto degli obblighi di non proliferazione. Anche il Vertice delle Nazioni Unite, nel settembre 2005, è terminato senza l’adozione di conclusioni di sostanza nel campo del disarmo e della non proliferazione. Nonostante la comprensibile delusione per l’esito di entrambi gli eventi, nei quali avevamo riposto numerose aspettative, non vanno disconosciuti gli aspetti positivi che sono comunque emersi. Il ruolo centrale del TNP non è stato mai messo in causa, al contrario tutti hanno confermato l’importanza del Trattato di non proliferazione e l’esigenza di salvaguardarlo. Inoltre, il dibattito che si è aperto sul TNP nel 2005, ha evidenziato non pochi elementi incoraggianti: in primo luogo citerei il ruolo di primo piano avuto dall’Unione Europea, in particolare nel corso della Conferenza di Riesame. Non va poi trascurato che nella discussione, peraltro assai ampia, sono stati introdotti numerosi argomenti centrali, soprattutto a cura dell’UE, che, se sviluppati, potranno contribuire la rafforzamento del sistema di non proliferazione. Tra questi: una interpretazione più restrittiva della facoltà di recedere dal TNP, ai sensi dell’art. IX, la cooperazione internazionale nella eliminazione delle armi di distruzione di massa (l’Italia aveva predisposto un apposito documento fatto proprio dall’UE), la necessità di nuove regole che disciplinino il ciclo del combustibile nucleare e l’accesso a tali capacità, nel rispetto dei principi di non proliferazione e del diritto all’energia nucleare civile. Su tale argomento va segnalato il rapporto del gruppo di esperti creato dal direttore Generale dell’AIEA, El Baradei, sui possibili approcci multilaterali allo sviluppo del ciclo del combustibile, che, tra l’altro, postula la creazione di consorzi internazionali dedicati alla fornitura di tali servizi. Si tratta di una materia che sta avendo significative elaborazioni in ambito G8 ed AIEA. Tra le ragioni della mancata intesa in seno alla Comunità internazionale su come procedere contro proliferazione delle armi di distruzione di massa vi è senza dubbio la forte divergenza tra coloro che sostengono la assoluta priorità delle non proliferazione e coloro che invece lamentano la mancanza di passi in avanti nel disarmo nucleare. Si tratta di un circolo vizioso che occorre rompere. La minaccia posta dalle armi di sterminio richiede che si passi all’azione. Per parte nostra, riteniamo che si debba ripartire cercando di coagulare il più vasto consenso su misure pratiche, non controverse e suscettibili di ricevere vasto consenso, in grado di rilanciare l’agenda di disarmo e non proliferazione. A questo scopo abbiamo condotto numerose consultazioni con i nostri principali partners e ci siamo attivati all’interno dei principali fori multilaterali. Il nostro obiettivo è innanzitutto di continuare a valorizzare il ruolo dell’Unione Europea, attraverso la piena attuazione delle Strategia di non proliferazione. Vorrei citare due linee d’azione, che stiamo perseguendo con impegno: il rafforzamento dell’azione di verifica svolta dalla Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), attraverso l’applicazione generalizzata dei Protocolli Aggiuntivi e la ripresa dei lavori di sostanza in seno alla Conferenza del Disarmo di Ginevra, mediante l’avvio di un negoziato per la conclusione di un accordo che limiti la produzione di materiale fissile destinato alle armi nucleari (“Fissile Material cut-off Treaty” FMCT). Già da tempo l’Italia, così come l’UE ed il G8, è impegnata a favore del Protocollo Aggiuntivo: occorre continuare la campagna per la sua diffusione. L’FMCT, per parte sua, limitando la possibilità di accumulare nuovo materiale fissile destinato alla produzione di bombe, pone inevitabilmente le basi per la riduzione in prospettiva degli armamenti nucleari. Ci siamo fatti interpreti in seno alla Conferenza del Disarmo di Ginevra dell’esigenza di avviare rapidamente un tale negoziato e ci stiamo adoperando attivamente per fare del FMCT una priorità dell’azione dell’Unione Europea. La prospettiva di una cooperazione nel campo nucleare civile con l’India, aperta dalla “Dichiarazione Bush-Singh” del luglio 2005, trarrebbe senza dubbio vantaggio dall’adozione di un FMCT così come l’intero regime di non proliferazione nucleare. Anche su nostro impulso, il Vertice G8 di San Pietroburgo del luglio scorso ha sottolineato l’importanza del Protocollo Aggiuntivo e dell’avvio del negoziato per l’FMCT. Si tratta di due strumenti intorno ai quali esiste un largo consenso nella comunità internazionale: sarebbe un grosso successo riuscire a fare dei passi in avanti sia nell’applicazione del primo sia nell’adozione del secondo. L’Italia è inoltre impegnata a sostenere la ricerca di una soluzione negoziata alla questione nucleare iraniana. Il TNP riconosce il diritto a sviluppare l’energia nucleare a scopi pacifici; l’esercizio di tale diritto deve però essere sottoposto al rispetto dei criteri di non proliferazione, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle tecnologie sensibili del ciclo del combustibile. Il CdS, con la Risoluzione 1696 del 31 luglio scorso, ha richiesto all’Iran di sospendere le attività di arricchimento dell’uranio e di riprocessamento del combustibile esaurito, inclusa la ricerca e lo sviluppo. Il Direttore Generale dell’AIEA dovrà fare rapporto entro il 31 agosto su tale circostanza. Auspichiamo vivamente che l’Iran vi dia piena e completa attuazione.