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Invito serata 20 a Trieste






20 dicembre 2006, ore 20.45

conferenza

LA GUERRA PERMANENTE E LE SUE BASI


AULA MAGNA DELLA SCUOLA SUPERIORE DI LINGUE MODERNE PER INTERPRETI E TRADUTTORI
via Filzi 14, Trieste

***

Vi invio alcuni recenti articoli sul tema introduttivi all'iniziativa...

<http://cuca2000.noblogs.org/post/2006/12/10/I-bambini-americani-giocano-alla-guerra-Cos-hanno-meno-paura-per-i-pap-al-fronte>Ibambini
americani giocano alla guerra Così hanno meno paura per i papà al fronte

Published on 12/10,2006

dal Gazzettino del 10/12/2006

Bambini americani sotto i 9 anni con l'elmo in testa marciano militarmente
all'interno della Base Usaf di Aviano. Crisi di vocazione tra i giovani a
stelle e strisce? Viste le continue perdite registrate nel teatro iracheno
il Pentagono attinge dalla... riserva? La realtà è meno drammatica di
quanto appaia al primo impatto. Gli alunni delle Scuole elementari
americane (correlate alla presenza in Pedemontana del 31esimo Fighter Wing)
partecipano ciclicamente da qualche mese a quello che viene chiamato "Mini
Deployment", cioè uno spiegamento simulato al fronte di guerra,
naturalmente in formato ridotto per età e statura dei "militi".

Lo spirito del programma è di esorcizzare nei minori la paura e il dramma
della guerra, che invece devono affrontate i genitori negli scenari di Iraq
e Afghanistan. Quotidianamente, giornali e tv relazionano di militari
feriti o caduti in combattimento, oltre che evidenziare le carneficine
terroristiche con vittime civili. I bimbi osservano e assorbono privi di
senso critico, maturando dubbi di fondo del tipo "mamma, papà, voi che un
domani andrete là... rischiate di morire? ...siete tra coloro che sparano
sui civili?". Proprio per fugare ogni perplessità, le autorità militari di
concerto con i dirigenti scolastici organizzano queste full immersion
all'interno dell'aeroporto "Pagliano e Gori". I bambini vengono accolti in
reparto, indossano gli elmetti in kevlar degli adulti (che, ovviamente,
vista la disparità dimensionale, li fa apparire goffi), i loro volti
vengono dipinti con patina per scarpe (come fanno i "Rambo" delle truppe
d'assalto) e si specifica loro quali sono i compiti delle unità operative
al fronte di guerra. Il baby camp si allarga pure alle esercitazioni Nbc. I
bambini americani cercano così di immedesimarsi nel ruolo ricoperto dai
loro genitori, pronti ad affrontare le minacce della Guerra Globale.


Dario Furlan


<http://cuca2000.noblogs.org/post/2006/11/30/Si-rafforza-il-legame-tra-Aviano-e-Vicenza>Si
rafforza il legame tra Aviano e Vicenza

Published on 11/30,2006

dal Gazzettino di Pordenone del 29/11/2006

AVIANO

Alla caserma Ederle l'ottavo Asos non disponeva di spazi sufficienti. Si
rafforza così il legame tra le due realtà militari
Il plotone di Vicenza si è trasferito alla Base



La Base Usaf di Aviano ha un nuovo inquilino: lZottavo Air support
operations squadron (Asos). La nuova unità proviene dalla caserma Ederle di
Vicenza (sede di reparti dellZesercito americano) e si compone di 40
uomini, 15 humvee (i "gipponi" blindati) e tre veicoli governativi. Con ciò
si rafforza il legame tra le due basi militari americane di Vicenza e
Aviano, con questZultima sempre più votata al ruolo "joint", cioè
interforze. Infatti il prossimo rafforzamento della 173sima Aerobrigata
americana di casa alla caserma Ederle (un raddoppio derivante dal travaso
dei battaglioni presenti in Germania) è correlato alla trasformazione da
distaccamento a "squadron" dellZottavo Asos, unità pluridecorata che a
Vicenza non godeva di spazi sufficienti. Di qui il trasferimento
allZaeroporto "Pagliano e Gori" di Aviano. La missione dellZottavo Asos
consiste nellZesercitare collegamento operativo diretto fra le truppe di
terra (in questo caso i paracadutisti della 173sima Aerobrigata) e i
cacciabombardieri in volo, specialmente nelle operazioni di supporto aereo
ravvicinato. Il cambiamento di sede è salutato con favore dagli alti
ufficiali, poiché consolida il rapporto addestrativo e operativo fra parà e
piloti, tanto sui poligoni pordenonesi (Dandolo) quanto sul teatro di
guerra. «Qui ad Aviano possiamo ora incontrarci con i piloti dei caccia per
scambiarci opinioni su come è andata la missione, cosa ha funzionato a
dovere e dove occorre apportare migliorie» - spiega sul Vigileer il
maggiore Richard Beavers, ufficiale dellZAsos.

Dario Furlan

<http://cuca2000.noblogs.org/post/2006/11/26/Aviano-senza-Base-si-inventa-cittadella-del-fotovoltaico>Aviano
senza Base si inventa «cittadella del fotovoltaico»

Published on 11/26,2006

dal Gazzettino del 26/11/2006

Conversione preventiva: questo il "segreto" che permetterebbe ad Aviano,
nel caso di chiusura della base americana, di riutilizzare l'area Usaf a
scopi civili. Il concetto è stato espresso nel libro "Dal militare al
civile - La conversione preventiva della base Usaf di Aviano", curato da
Andrea Licata e che raccoglie gli studi e i progetti portati avanti dal
Comitato Unitario Contro Aviano 2000 in questi ultimi anni.

Viene sfatata la leggenda che vuole la base americana come indispensabile
per l'economia avianese: dalle esperienze maturate in altri contesti e
raccolte nel libro, emerge che basi del tutto simili a quella di Aviano,
una volta dismesse e convertite a usi civili, hanno migliorato il tessuto
economico locale, offrendo (ad esempio) molti posti di lavoro in più
rispetto alla situazione militare. Ma nel libro, per la prima volta, si
affronta anche il tema spinoso dell'inquinamento da piombo provocato dalle
basi e dagli insediamenti militari: la stima (per difetto) fatta dal
Comitato parla di circa 5mila tonnellate di piombo depositate negli ultimi
anni solo nel poligono Cao Malnisio. Situazioni pericolose delle quali,
sottolineano i curatori del libro, nessuno si cura e invece dovrebbero
essere affrontate.

Danni ambientali, mutazioni delle strategie militari, il futuro della base
di Aviano che, in questi ultimi giorni, sembra essere molto legato al
destino della base di Vicenza, ma soprattutto i "fatti": il libro curato da
Licata lancia anche alcune proposte in vista di una possibile conversione
della base avianese. Idee che magari ricalcano le esperienze già vissute da
altre realtà che hanno dismesso le basi militari: dalla realizzazione di un
centro per le energie rinnovabili, al centro di produzione di energia
solare, dalla creazione di una "cittadella" del fotovoltaico, alla
possibilità di organizzare attività di studio e lavoro alternative, ma
anche iniziative culturali e attività di protezione civile.

«L'importante è fare il primo passo - hanno precisato i curatori Andrea
Licata, Stefano Del Cont Bernard e Giuseppe Rizzardo - Creare un movimento
di base, perché la conversione deve essere preventiva: Aviano può farcela
anche senza la base americana.

Simona Cigana


<http://cuca2000.noblogs.org/post/2006/11/25/Il-caro-prezzo-dell-economia-di-guerra>Il
caro prezzo dell'economia di guerra

Published on 11/25,2006

In vista della presentazione pubblica del volume "Dal Militare al civile -
la conversione preventiva della base USAF di Aviano - Ricerche e progetti"
pubblichiamo un intervento di uno degli autori del libro promosso dal
Comitato Unitario contro Aviano 2000. Si tratta della  prima pubblicazione
in Italia sul tema della conversione ad usi civili delle basi militari.
L'intervento che segue tratta i temi economici legati alla presenza della
base USAF di Aviano.

Quello che viene presentato venerdì pomeriggio alla biblioteca di Aviano, è
un testo che fa chiarezza sulla leggenda dei benefici economici della
locale base USAF, l'unico mito ad essa collegato che in parte permane,
eredità soprattutto degli anni passati: non si possono infatti riscontrare
analoghe credenze su altri presunti benefici dovuti alla militarizzazione
del territorio.

I documenti ufficiali citati nel volume sono chiari: la base USAF costa
centinaia di milioni di euro in tasse, come era in realtà evidente, ma è
stato taciuto parlando addirittura, incredibile ma vero, di "vantaggi". Le
migliaia di soldati del governo USA in Italia, ora si sa, vengono mantenuti
per circa il 40% con le tasse dei cittadini residenti in Italia, che pagano
loro vitto e alloggio potremmo sintetizzare con una battuta. E' così,
attraverso la "condivisione del peso", facendo pagare  costi enormi ai
paesi "ospitanti" (ossia occupati militarmente) che il governo USA può
mantenere le sue basi nel mondo. Senza questa pesante tassazione che dura
da decenni le basi all'estero non potrebbero operare con tale dispiego di
mezzi e potenza. I privilegi e gli sprechi sono molti: riguardano fra
l'altro l'uso dell'energia (gratis al 98%), del combustibile, dell'acqua,
con sgravi persino sull'acquisto dei beni personali, oltre ai costi
aggiuntivi accollati al Comune che poi si è rivalso sul governo. E' il
sistema di privilegi attraverso il quale la professione dei militari in
partenza per il fronte viene resa attraente per sostenere il progetto di
"guerra permanente".
Quando la base chiuderà, sempre con le tasse bisogna pagare le cosiddette
"migliorie" apportate dalla realizzazione di Aviano 2000 (progetto
anch'esso peraltro solo marginalmente pagato con fondi USA), un modo per
evitare i costi enormi previsti per le spese di bonifica, la vera incognita
della chiusura di una base militare, secondo le stesse preoccupanti fonti
militari.
Ma il consenso a queste politiche è in calo anche in Italia, che mantiene
ancora delle grandi strutture, che di difensivo non hanno nulla.
Con la chiusura della base a La Maddalena in seguito a proteste diffuse, la
forte opposizione in atto alla costruzione di una nuova base a Vicenza, la
nascita di nuovi comitati per la chiusura e il recupero ad usi civili di
queste strutture giustificare la presenza di basi di guerra è sempre più
difficile mentre imperversano le polemiche sulle basi CIA in Europa, sulla
prigione di Guantanamo e le migliaia di morti della guerra preventiva.
Le basi USA sul territorio italiano sono ormai dichiaratamente finalizzate
ai nuovi attacchi: si fanno persino i nomi dei prossimi obiettivi, forse
già programmati a tavolino? Il tutto appare come un progetto separato del
complesso militar industriale. Ma le ragioni principali che spingono un
numero crescente di cittadini ad opporsi alla basi come quella nucleare di
Aviano non sono solo gli sprechi. La principale opposizione alle attività
militari deriva dal loro carattere offensivo nei confronti dei civili: sono
civili i morti della guerra in Iraq (sarebbero più di mezzo milione secondo
una recente stima), civili le vittime delle malattie delle attività
militari ?
Pochi anni fa i generali USA dichiaravano La Maddalena una struttura
irrinunciabile e invece chiude. Quando chiuderà Aviano cosa succederà ai
posti di lavoro? All'estero la conversione ad usi civili ha riguardato 8000
siti in tutto il mondo dopo il 1989. Le cifre sono notevoli: dei 500 siti
militari in Renania Palatinato ad esempio (132000 lavoratori civili in una
sola regione della Germania) in pochi anni più di due terzi avevano già
trovato forme di riuso civile. Cosa è nato nelle ex basi all'estero? Un po'
di tutto: attività commerciali, aeroporti civili, centri per le energie
rinnovabili, università ed iniziative culturali. Non ci sono elementi per
pensare che ad Aviano una conversione preparata non possa portare ad
aumentare i posti di lavoro come successo altrove in zone anche molto più
svantaggiate. Abbiamo assistito in questi anni a speculazioni e
assistenzialismo per sostenere le attività militari ai danni dei civili, ma
sappiamo che questa strada è solo un vicolo cieco ed abbiamo molte buone
ragioni per avviare la conversione della base anche ad Aviano.


Andrea Licata










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