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Raggi di calore disperderanno le folle



l Dipartimento della Difesa USA ha presentato finalmente ai media l'arma non-letale del futuro: il phaser di cui si parla da anni potrebbe entrare a far parte dell'equipaggiamento dei militari nel 2010

Moody Air Force Base (USA) - Un catafalco eretto sopra un massiccio Humvee sostiene un'antenna che punta minacciosa verso una folla che brulica, si spintona. Basta un attimo, e la calca si disperde repentina come in un battito d'ali.

Già. L'Humvee ha indirizzato verso la folla di volontari, inferocita per contratto, un raggio di calore generato dall'Active Denial System (ADS), una sorta di phaser di trekkiana memoria, capace di colpire il target inquadrato da una telecamera a infrarossi anche a cinquecento metri di distanza. È questa la prima dimostrazione offerta ai media di una tecnologia di cui si discute da anni, sviluppata dal Joint Non-Lethal Weapon Program del Pentagono, una tecnologia che funge da arma non letale.

Una sensazione di calore improvvisa, dolorosa e terrorizzante come se i vestiti, anche i più pesanti, cominciassero ad incendiarsi. Un intenso calore però che non lascia alcun segno: il raggio elettromagnetico ad una frequenza di 95 GHz penetra solamente attraverso gli strati più superficiali dell'epidermide, per meno di mezzo millimetro. Quanto basta a colpire le terminazioni nervose facendo percepire la sensazione del contatto con un corpo a temperatura di cinquanta gradi. Nessuna conseguenza, assicurano i militari, se non il deflusso di una folla spaventata.

"È una tecnologia rivoluzionaria", ha dichiarato Theodore Barna, del Dipartimento della Difesa USA: "Ci aspettiamo che possa aggiungersi agli equipaggiamenti dei militari, entro il 2010". Sarà utile per disperdere le folle nelle manifestazioni che volgono alla violenza, oppure presso i checkpoint in zone a rischio guerriglia, servirà a confinare delle aree delimitandole con fasci di raggi, ma potrà costituire una risorsa preziosa anche in situazioni di guerra, in Iraq o in Afghanistan, prevedono le autorità militari.

L'arma è stata testata su oltre diecimila volontari nel giro di dodici anni, e durante gli ultimi cinque anni non si sono riscontrati danni o lesioni degni di attenzione. Le preoccupazioni, riguardo alle quali l'osservatorio The Sunshine Project si interrogava già nel 2005, sembrano essere state fugate almeno per quanto riguarda le possibili conseguenze per gli occhi: si è verificato, mediante test su animali, che i riflessi inducono a distogliere lo sguardo prima che l'irraggiamento possa provocare danni. Wired News, fra gli altri, lo scorso anno avanzava il dubbio che l'arma potesse favorire l'insorgere di cancro, ma non si hanno conferme in merito agli effetti a lungo termine dell'esposizione ai raggi.

Un altro ordine di preoccupazioni è rappresentato dai potenziali modi di armeggiare con l'ADS. Se infatti l'Active Denial System è considerato, almeno nell'immediatezza, non letale, un uso improprio potrebbe trasformarlo in un'arma offensiva a tutti gli effetti, tutt'altro che umana. In spazi angusti in cui la fuga è poco praticabile, o nel caso in cui fosse utilizzato a distanze ravvicinate, puntato contro persone impossibilitate a muoversi, l'ADS potrebbe rivelarsi fatale per il target.

Il Pentagono ha investito sessanta milioni di dollari per la progettazione avanzata del dispositivo. La tecnologia è stata sviluppata in collaborazione con Raytheon, che con il suo Silent Guardian, un ADS su scala ridotta, spera di poter accogliere una domanda che, in una società dominata dal rischio, sembra farsi sempre più pressante.

Gaia Bottà

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