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Nei 100 anni di Agusta vince l'orgoglio



Una festa privata per 15.000 persone non è uno scherzo. Mica tutti possono vantare una cerchia di amici così ampia. Eppure domenica 23 settembre 2007 A Cascina Costa invece erano questi i numeri dei partecipanti all’open day per i dipendenti, organizzato in occasione dei cent’anni della Agusta Elicotteri, ora AgustaWestland.

E, considerato che i dipendenti Agusta sono circa 3mila nelle sedi di Cascina Costa (2000 di loro sono solo lì), Vergiate, Somma Lombardo e Sesto Calende, non è difficile dire che si sono presentati pressocchè tutti all’appello, con tanto di famiglia e amici concessi, a patto di una registrazione stretta con documento al seguito, alle ristrettezze imposte dai sistemi di sicurezza dell’azienda: 5 per i dipendenti “ufficiali” e 1 per i lavoratori a contratto. Un altro punto da segnare: difficilmente le iniziative aziendali hanno un successo così clamoroso. Tornare in fabbrica alla domenica e far vedere ai figli ciò che si produce è segno di orgoglio per ciò che si fa, per il gruppo a cui si appartiene.

Un gruppo che li ha ripagati per un giorno con una festa che non ha escluso nessuno: buffet per tutti (in 15mila!!!) gelato e bottigliette acqua (del centenario, con etichetta realizzata per l’occasione) a disposizione per tutta la giornata e cappellino rosso alla registrazione, provvidenziale in un giorno come quello così assolato e protagonista di tutte le esibizioni in volo alla fine delle quali sventolavano in migliaia i berretti come segno di saluto ai piloti.

E anticipata da un’ulteriore festa, sabato sera, presso lo stabilimento di Somma dedicata ai dipendenti under 35 (tra i quali c’erano anche quelli delle sedi più lontane come Anagni, Frosinone, Brindisi) e con protagonisti Michael Schumacher – in qualità di cliente, evidentemente, visto che è atterrato con il suo elicottero privato… - i Tiro Mancino e Ale e Franz.

Che l’AgustaWestland abbia festeggiato una data così importante in grande, era prevedibile (e proviamo a non domandarci quanto un tale sforzo è costato, perché le feste di compleanno importanti sono feste di compleanno e non si sta a spulciare...): quello che più deve far pensare, però, è la risposta degli invitati.

"Invitati" che nel concreto sono operai, dirigenti, tecnici, ex dipendenti, volontari dell'associazione del museo, lavoratori a contratto: lavoratori evidentemente non imbarazzati del fatto che producano anche elicotteri da guerra e non solo di sorveglianza o civili. Ma che invece provano il giusto orgoglio - tanto da portarci la famiglia, a vedere quel che fanno - di essere parte di una società che è famosa nel mondo per le sue innovazioni tecnologiche.


E che quando vedono lo straordinario A129 Mangusta (l’elicottero da guerra – tremendamente da guerra, a vedersi - che però pare una libellula, per l’aspetto e per le evoluzioni “impossibili” che compie) in evoluzioni straordinarie come raramente ne esegue, fanno prevalere lo stupore e l’ammirazione rispetto alla la paura di ciò che quell’aereo rappresenta.

Quella di domenica, perciò, è stata la rappresentazione dell’identità di gruppo di chi in quella azienda lavora, sapendo di fare cose famose in tutto il mondo. Per un giorno, ha prevalso l'orgoglio sull'imbarazzo che crea il fatto che quella società produca mezzi di trasporto fatti anche per la guerra: cosa che ha lasciato ai margini della nostra memoria una grande società nata a Varese e nota in tutto il mondo.