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Marcia della pace del 1° gennaio a Trieste -



Pace, in tutte le terre!

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace il 1° 
gennaio 2008, vogliamo far crescere uno spirito di pace e di convivenza 
nella nostra città e in questo nostro mondo, oggi così diviso e segnato da 
guerre, ingiustizie, povertà e violenze. La caduta delle ultime barriere tra 
Italia e Slovenia richiama una politica che fermi per sempre la guerra e il 
terrorismo. La pace non è impossibile, tante guerre possono essere 
pacificate. Siamo convinti che essa dipenda anche dall'atteggiamento 
personale di ognuno. Per questo dobbiamo impegnarci a compiere ogni giorno 
dei gesti necessari alla convivenza, capaci di ricomporre i rapporti umani 
laddove siano lacerati, senza cedere al pessimismo e allo scoraggiamento.

Il 1° gennaio 2008 la Comunità di Sant'Egidio, il Comitato Pace Convivenza e 
Solidarietà "Danilo Dolci", la Tavola della Pace, l'Azione Cattolica 
Diocesana e il Movimento dei Focolari promuovono una marcia che partirà dal 
Colle di San Giusto (ore 16.00) fino a Piazza Sant'Antonio, per rafforzare 
la volontà di pace e ricordare tutte le terre che soffrono per la guerra e 
il terrorismo.
Nel 2008 ricorre il 40° anniversario della prima Giornata Mondiale della 
Pace, provvidenziale intuizione di Papa Paolo VI. Benedetto XVI scrive nel 
messaggio per la prossima giornata, "Famiglia umana, comunità di pace": 
"Tutti i popoli della terra sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di 
solidarietà e di collaborazione, quali s'addicono a membri dell'unica 
famiglia umana". Il Papa ricorda inoltre che "Sessant'anni orsono 
l'Organizzazione delle Nazioni Unite rendeva pubblica in modo solenne la 
Dichiarazione universale dei diritti umani. Con quel documento la famiglia 
umana reagiva agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, riconoscendo la 
propria unità basata sulla pari dignità di tutti le persone, ponendo al 
centro della convivenza il rispetto dei diritti fondamentali dei singoli e 
dei popoli: fu quello un passo decisivo nel difficile e impegnativo cammino 
verso la concordia e la pace".

Un passo ulteriore in questo senso è stata l'approvazione della Moratoria 
Universale delle esecuzioni capitali, da parte della terza commissione delle 
Nazioni Unite a seguito dell'impegno delle principali associazioni 
abolizioniste. Seguita nei giorni scorsi dalla ratifica da parte 
dell'Assemblea Generale delle N.U. E' un passo di pace contro ogni forma di 
violenza.
Il Santo Padre auspica tra l'altro "concreti accordi in vista di un'efficace 
smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari". Affermazione 
che assume forte significato nel Golfo di Trieste, dove insistono ben due 
porti che sono scalo di naviglio militare nucleare, Trieste e Capodistria. 
Quest'anno ricorrono anche il ventesimo anniversario della Marcia in città e 
il decimo dalla morte di Danilo Dolci, pacifista di queste terre, di padre 
italiano e madre slovena, tre volte candidato al Nobel per la Pace.
La Marcia intende ribadire quanto stabilito dall'art. 11 della Costituzione 
e quanto espresso dal nuovo Statuto regionale: "Il Friuli Venezia Giulia 
persegue una politica di pace e di dialogo con tutti i popoli; promuove la 
cooperazione internazionale, ripudia la guerra come strumento di offesa alla 
libertà degli altri popoli, e come mezzo di risoluzione delle controversie 
internazionali, sostiene i processi di moratoria delle Armi di Distruzione 
di Massa". E sostiene di conseguenza l'approvazione di una nuova Legge per 
le politiche di Pace, di prossima discussione da parte del Consiglio 
regionale.

A chi crede che lo scontro tra le civiltà sia inevitabile diciamo: 
liberatevi da questo pessimismo opprimente, che alimenta un mondo di muri e 
di nemici dove diventa impossibile vivere sicuri. In questo spirito a 
Trieste e in tante città del mondo, il 1° gennaio 2008, donne e uomini di 
buona volontà, laici e credenti di tutte le religioni, sono invitati a 
manifestare che la pace è possibile. La guerra non è inevitabile ed è contro 
la ragione. La guerra è la madre di tutte le povertà.