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Uragani, meteorologici ma soprattutto economici e finanziari Marco d'Eramo



Un articolo di Marco d'Eramo sul Manifesto che, entrando nel merito della profonda crisi non solo finanziaria ma anche politica negli USA, coglie nello sciopero dei lavoratori Boeing, lo spunto per parlare dell'aspetto che accomuna di due pretendenti la Casa Bianca: il militar-keynesismo. (in fondo l'articolo).

Perchè i lavoratori Boeing sono in sciopero? Perchè chiedono aumenti salariali e un inversione di rotta sulle delocalizzazioni a cui la direzione di Boeing ricorre sempre di piu. L'agitazione è la conseguenza del fallimento delle trattative fra il sindacato che li rappresenta e la direzione, trattative che avrebbero dovuto portare ad un nuovo accordo salariale. L'unione sindacale dei macchinisti e dei lavoratori aerospaziali rappresenta circa 25 mila lavoratori a Seattle, 1.500 nell'Oregon e circa 750, impegnati nel settore militare in Kansas.

Non è la prima volta che lavoratori del complesso militare/civile industriale entrano in sciopero. E non è la prima volta che i posti di lavoro sono usati come strumento per fare operazione di lobby. Ogni operazione in questo settore è un'operazione che ha una strategia ben definita.

Era il marzo 2008 quando la Boeing ricorre contro EADS presso la Corte dei conti contro l'attribuzione all'accoppiata EADS/Northrop Grumann del contratto per la fornitura di aerei di rifornimento per l'esercito. Secondo il gruppo statunitense ci sarebbero state delle irregolarità nella valutazione delle offerte dei due concorrenti. La scelta aveva sorpreso tutti anche perché la EADS è una società europea. La preferenza accordata alla cordata guidata dalla Northrop si basava sul fatto che l'aereo proposto era lo Airbus 330 di maggiori capacita' rispetto al concorrente Boeing 767. Insieme alla Northrop nel gruppo europeo spicca EADS (European Aeronautic Defence & Space Co) e l'italiana Finmeccanica che a Washington ha una megadirezione. Nel giugno 2008 il Government Accountability Office (GAO), la Corte dei conti statunitense, decide di accogliere la protesta di Boeing contro la US Air Force. Il valore totale del programma si aggira sui 35 miliardi di dollari nei prossimi 10-15 anni e si riferisce alla fornitura di una prima tranche di 179 tanker di nuova generazione, a cui sarebbero seguiti altri 2 contratti per un valore potenziale complessivo di 100 miliardi di dollari volti alla sostituzione in 3 fasi nei prossimi 30 anni di tutta l’attuale flotta composta da 530 KC-135E/R e 59 KC-10.

Finmeccanica appoggia la cordata Boeing in quanto Alenia Aeronavali ha tutto l' interesse che a vincere sia la società americana perchè nel 2002 aveva firmato un accordo per la fornitura di kit per la trasformazione dei 767 in aerocisterne per la forza aerea Usa. Cosa ne pensa Finmeccanica dello sciopero? Il giorno dopo Finmeccanica emette un comunicato: Sciopero Boeing non penalizza produzione Alenia. ''Vedremo l'evoluzione di questo sciopero. Ci adatteremo alle condizioni che si creeranno'' . Lo ha detto Giovanni Bertolone, amministratore delegato di Alenia Aeronautica, a margine del convegno sull'aerospazio di Venaria reale, a proposito dello sciopero avviato dai dipendenti del gigante americano che, se prolungato come nel passato, potrebbe creare problemi ai principali partner come Alenia, appunto, che collabora tra l'altro alla realizzazione del Boeing 787 Dreamliner. L'azienda comunque non prevede impatti sul calendario della produzione". Le ricadute si vedono in Ryanair che rinvia l’operatività di 11 nuove destinazioni in quanto lo sciopero sta comportando il ritardo delle consegne di due 737-800. I rinvii riguardano le nuove rotte da Edimburgo e, secondo un comunicato della low cost irlandese, la nuova data di partenza è stata fissata per il 5 novembre. I passeggeri che hanno acquistato i biglietti per i voli prima di questa data potranno chiederne il rimborso.

Marco D'Eramo però non ricorda ai lettori che la crisi prima di evidenziarsi negli stabilimenti Being è nata all'interno del Pentagono stesso. Il caso della chiusura temporanea del programma KC-X (il tanker appunto) in attesa della decisione che prenderà il nuovo Presidente è, come ha dichiarato Ralph D. Crosby Jr., direttore generale di EADS North America, "un grave fallimento del sistema di acquisizione della difesa". "Se gli interessi specifici di un contraente hanno prevalso sulla massima priorità (ovvero la necessità delle forze armate degli Stati Uniti), si tratta di un terribile precedente". Il Segretario Gates ha dichiarato che negli ultimi sette anni il processo è diventato estremamente complesso ed emotivo in gran parte a causa di errori del Dipartimento della Difesa. Questo è un fallimento della gestione del Pentagono. Dunque il Dipartimento della Difesa ha notificato al Congresso che si chiude l'attuale concorrenza fra le due concorrenti contraenti, Boeing e Northrop Grumman.

Boeing è stata abile a discutere dei nuovi posti di lavoro che verrebbero creati negli Stati Uniti se avesse vinto il contratto invece del suo concorrente. Ma davvero? Vogliamo fare i conti dei posti di lavoro persi per via della delocalizzazione e i profitti miliardari delle multinazionali accumulati grazie alle commesse e sovvenzioni statali? I lavotori in queste manovre vi entrano relativamente.

Allora diciamo le cose come stanno: è una manovra truccata con i suoi scandali e relativa corruzione. Uno scandalo che coinvolge il Pentagono prima di tutto. Qual'è la differenza fra Obama e McCain? Se vogliamo parlare di differenza dobbiamo guardare se c'è una differenza nell'approccio verso la crisi globale del mondo USA e alle soluzioni che propongono. Il militar-keynesismo non è più una soluzione della crisi.E' la crisi di un sistema votato al caos, specchio delle guerre iniziate dagli USA. Gli USA sono il complesso militare industriale? E la sua crisi è uguale a quella dell'URSS del 1989? Se aggiungiamo quanto accade nel sistema bancario si può dire che è complessivamente tutto il sistema che è in crisi?

Allora non strumentalizziamo le lotte dei lavoratori anche noi.

Orizzonti DI CRISI
Uragani, meteorologici ma soprattutto economici e finanziari, si abbattono sugli Usa e sulla campagna elettorale: a rischio bancarotta anche la Lehman Brothers 11/9,
Marco d'Eramo
INVIATO A NEW YORK

Che sfiga per i texani che l'uragano Ike li investa oggi e non dieci giorni fa quando era in corso la Convention repubblicana! Oggi saranno colpiti da un tornado più forte, dal fronte più ampio, in una zona più popolosa e con più raffinerie a rischio, di quanto è successo il primo settembre alla Louisiana con il ciclone Gustav. Ma allora - Convention oblige - il presidente George Bush si precipitò nel Sud per far dimenticare la disastrosa gestione dell'uragano Katrina nel 2004. Per Gustav, risoltosi in un flop, la protezione civile e i media furono mobilitati, solo perché i repubblicani potessero sfruttare la meteo. Oggi invece per Ike i texani sono traditi dal loro presidente (Bush è stato governatore del Texas prima di trasferirsi alla Casa bianca) che non dovendo più giustificare la propria assenza dalla Convention, non si è scomodato per questo tornado che ha già provocato l'evacuazione di 3.5 milioni di persone (accoglie 11 milioni di abitanti la zona minacciata da Ike, per caso nomignolo di un altro presidente repubblicano, Dwight D. Eisenhower). Ma non sono solo cicloni tropicali ad abbattersi sugli Stati uniti: un uragano si sta affacciando anche sulla finanza Usa. Il governo pensava di aver superato il peggio dopo il salvataggio dei due giganti dei mutui edilizi, Fannie Mae e Freddie Mac operato lunedì con la più grande nazionalizzazione della storia Usa. Ma cinque giorni dopo è a rischio bancarotta una delle quattro grandi banche d'investimento di Wall Street, Lehman Brothers. Lehman non riesce a trovare un compratore per tutti i debiti accumulati in anni d'investimenti e acquisti a credito. Col risultato che ora il rapporto tra l'esposizione e il capitale sociale è di un dollaro d'esposizione per 4,7 centesimi di capitale. Le voci sulla bancarotta di Lehman si sono moltiplicate dopo che si sono ritirati investitori stranieri che avrebbero dovuto rilevare la banca. Ieri le azioni Lehman si scambiavano a 3,8 dollari: nel novembre 2007 valevano ancora 67 dollari. Un anno fa il valore di mercato di Lehman era 38,4 miliardi di dollari, oggi è appena 2,9 miliardi. Si profila quindi un altro salvataggio colossale. Ma neanche questo assicurerebbe l'uscita dalla crisi finanziaria. Il prossimo gigante a rischio è Merril Lynch che oggi vale 29,7 miliardi di dollari, molto meno della metà dei 62,8 miliardi di dollari che valeva l'anno scorso. E ieri le azioni Merril Lynch sono scese di un altro 9%. In realtà non è un caso che queste banche precipitino dopo il salvataggio di Fannie e Fred, che ha penalizzato pesantemente gli azionisti di questi due colossi: e tra i maggiori azionisti ci sono proprio le banche. Il problema però è più generale e il suo nome è deleverage , la riduzione del proprio debito. Per ridurre il proprio debito le banche e gli istituti finanziari devono vendere assets , ma queste vendite fanno scendere il valore degli assets stessi aumentando il tasso d'indebitamento. Per la stessa ragione le banche sono più restie a concedere prestiti e mutui, e la spirale si avvita. Tutto ciò si ripercuote sul portafoglio dei singoli cittadini. E ad agosto i consumi sono scesi per la prima volta in 17 anni. Un dollaro più forte e un greggio meno costoso possono alleviare i timori d'inflazione, ma non sono in grado di rilanciare l'economia. Tanto più che si preannuncia una crisi ancora più devastante dei mutui subprime, la crisi delle carte di credito in sofferenza. In questo quadro s'inserisce lo sciopero appena cominciato nella più grande industria aeronautica del paese, la Boeing. È in quest'orizzonte che si muove la campagna elettorale, ormai nei suoi due mesi finali. I due candidati, Barack Obama e John McCain, sembrano non rendersi conto della gravità della situazione e propongono misure assai tradizionali, e per di più non proporzionate alla gravità della situazione. L'unica posizione che li accomuna è il militar-keynesismo. Giovedì dopo cena, nell'anniversario dell'11 settembre, si è tenuto un forum alla Columbia University di New York: per assistervi, gli studenti dovevano partecipare a una lotteria in cui sarebbero stati estratti i biglietti d'ingresso; 15.000 di loro sono rimasti fuori. Nel forum, gli organizzatori hanno posto le stesse domande prima a McCain e poi a Obama. La ricorrenza ha prodotto un clima bipartisan (i due sono arrivati persino a offrirsi l'un l'altro un posto di ministro nella propria amministrazione in caso di vittoria). Ma l'unica posizione politica di rilievo emersa è che ambedue vogliono procedere a un ampiamento delle forze armate, aumentare il numero dei soldati e pagare meglio i militari. La cortesia bipartisan è però solo una facciata temporanea. I democratici sembrano nel pallone dopo che su di loro si è abbattuto l'uragano Sarah (nel senso di Palin, la governatrice dell'Alaska scelta da McCain come candidata alla vicepresidenza). Da allora sembra in stato confusionale la campagna di Obama, che finora aveva proceduto come un orologio svizzero. La scelta del senatore del Delaware Joe Biden a candidato vicepresidente appare come un boomerang, non solo per l'impietoso confronto con la Palin quanto a età e appeal mediatico, ma anche per le gaffe che Biden commette un giorno sì e l'altro pure. La preoccupazione tra i democratici è dimostrata dal pranzo di lavoro che Obama ha avuto, prima del forum alla Columbia, con Bill Clinton nel suo ufficio a Manhattan. Per ridursi a mendicare l'aiuto di un Clinton, Obama deve valutare che la situazione è grave assai. L'impressione è che se i democratici non si affrettano a demolire la Palin, a scovarle qualche scheletro nell'armadio, per loro si mette male. Tanto per cominciare ieri le pubblicità tv di Obama hanno cambiato tono: in una si vede un McCain che promette di battersi contro le lobbies, coperto mano mano dalle foto dei responsabili della sua campagna elettorale, tutti lobbisti accreditati a Washington. Dal canto suo la Palin non fa nulla per rassicurare l'establishment e spinge la sua immagine di mamma-pitbull ai limiti dell'inquietante. Finora lo staff di McCain l'aveva sempre protetta da domande imbarazzanti. Ma nella sua prima intervista ci ha detto che pur di salvare l'integrità territoriale di Georgia e Ucraina, è pronta a scendere in guerra con la Russia. Se McCain è eletto e gli viene un coccolone, e ce la ritroviamo come presidente, sono guai.