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Re: disarmo nucleare





La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 28 ottobre 2008



Un filo di speranza



Giorgio Nebbia <nebbia at quipo.it>



Nel gran parlare di crisi economiche e politiche, interne e internazionali, è passata quasi sotto silenzio una intervista rilasciata da Barack Obama, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ad una associazione che sostiene l'eliminazione delle armi atomiche. Obama ha dichiarato che, se sarà eletto, intende compiere passi concreti verso il disarmo nucleare, aderendo ad un invito formulato da varie personalità, americane e russe, nei mesi scorsi.



Tutto è cominciato nel giugno 2006 con la pubblicazione del rapporto del diplomatico svedese Hans Blix, una autorità nel campo del disarmo e dell'energia atomica, intitolato: "Le armi del terrore", seguito, dopo pochi mesi da un appello per l'abbandono delle armi atomiche, lanciato proprio a Roma, nel novembre 2006, dai premi Nobel per la pace. Subito dopo, il 4 gennaio 2007, sul "Wall Street Journal", il prestigioso quotidiano economico americano, è apparso un articolo che sostiene la necessità di procedere al più presto al disarmo nucleare totale mondiale. L'articolo, firmato non da ecologisti o pacifisti, ma da Henry Kissinger e altri esponenti statunitensi, sia democratici sia repubblicani, fu seguito, il 31 gennaio 2007, sullo stesso giornale, da un altro intervento a sostegno del disarmo nucleare firmato da Michail Gorbaciov, ex segretario generale dell'ex-Unione sovietica; tutte persone che hanno coperto posizioni di alta responsabilità nel fare, dei rispettivi paesi, le due più grandi potenze militari nucleari e che denunciano adesso i pericoli di tale scelta. Il 3 giugno 2007 sul "Times" di Londra è stato pubblicato un simile appello firmato da rappresentanti laburisti e conservatori del Regno Unito, altra potenza nucleare. Ancora sul "Wall Street Journal" il 15 gennaio 2008, Kissinger e gli altri hanno ripetuto il loro appello a cui si è ispirato anche un appello "per un mondo senza armi nucleari" firmato da Massimo D'Alema, Gianfranco Fini e altri, pubblicato dal "Corriere della sera" il 24 luglio 2008. Il 24 ottobre 2008, pochi giorni fa, dopo la dichiarazione di Obama, è apparso un altro appello al disarmo nucleare del segretario generale Nazioni Unite Ban Ki-Moon.



L'impegno di Obama, in campagna elettorale, è particolarmente importante perché indica che, se fosse eletto presidente degli Stati Uniti, determinerebbe una svolta storica nei rapporti internazionali, verso minori tensioni mondiali. Un filo di speranza per un futuro meno violento. Il pensiero corre al 1963 quando il presidente degli Stati Uniti Kennedy si accordò col "nemico" sovietico Krusciov per far cessare le esplosioni sperimentali nell'atmosfera delle bombe nucleari, i "tests" che, negli anni precedenti, avevano sparso grandissime quantità di elementi radioattivi nell'intero pianeta. Purtroppo in questi ultimi decenni il governo americano si è sempre opposto, nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a qualsiasi iniziativa per il disarmo nucleare che pure è indicato, nell'"articolo sei", come uno degli obiettivi del Trattato di non proliferazione delle bombe nucleari del 1975.



Se le cinque potenze nucleari "ufficiali" (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) decidessero davvero di distruggere le loro bombe atomiche, si toglierebbe di mezzo una delle giustificazioni avanzate dagli altri paesi (Israele, India, Pakistan) che si sono aggregati di prepotenza al club nucleare mondiale, e dei tanti altri che vorrebbero dotarsi di armi nucleari sulla base del principio che, se alcuni le hanno, anche chiunque altro ha il diritto di procurarsene.



Un secondo aspetto importante è quello economico. Se si smettesse di costruire e tenere in efficienza le bombe esistenti si risparmierebbero somme di denaro così grandi da sterminare la fame, la sete e le malattie in molti paesi poveri del mondo; nello stesso tempo lo smantellamento, in condizioni di sicurezza, delle circa trentamila bombe nucleari esistenti assicurerebbe per decenni lavoro a milioni di persone, fisici, chimici, ingegneri, nelle Università e in nuove industrie.



Il terzo importante aspetto riguarda i benefici del disarmo nucleare sull'ambiente. Gli effetti negativi della costruzione, del ricambio dell'"esplosivo" nucleare (trizio, plutonio), della manutenzione e dell'aggiornamento degli arsenali atomici sono molto elevati. Esistono, coperti dal segreto, in ciascun paese nucleare, degli speciali reattori che procedono al trattamento dell'uranio per ottenere uranio-235 della qualità adatta per bombe, per la separazione dall'uranio irraggiato del plutonio anch'esso della qualità adatta per le bombe, con produzione di scorie radioattive in quantità maggiore e di tipo diverso da quelle dei reattori nucleari commerciali. Altri reattori producono l'esplosivo per le bombe termonucleari a base di trizio che deve essere ricaricato ogni pochi anni. Tutte queste operazioni provocano inquinamento radioattivo e chimico. Con la differenza che i fumi dei camini di una centrale si vedono, mentre gli inquinamenti delle attività militari nucleari non si vedono perché sono coperte e nascoste dal segreto.



Altri effetti ambientali e pericoli si hanno nel trasporto e nel deposito delle bombe nucleari nelle varie basi sparse nel mondo; ci sono circa novanta bombe nelle basi segrete di Aviano nel Friuli e di Ghedi in Lombardia e un rapporto delle autorità americane ha denunciato la poca sicurezza dei depositi di bombe nucleari in Europa. Da parte americana di recente un bombardiere è stato caricato per errore con armi nucleari anziché convenzionali; per errore sono state spedite a Taiwan testate nucleari che avrebbero dovuto essere inviate altrove. E queste sono le poche cose di cui si è avuta notizia; di quanto avviene in altri paesi nucleari si sa ancora meno. Tutti questi costi e pericoli anche ambientali sarebbero evitati dal disarmo che ormai tante voci autorevoli chiedono nelle varie parti del mondo.




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