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CLUSTER BOMBS : IL BUSINESS A CUI LE GRANDI BANCHE NON RINUNCIANO



Le grandi banche del mondo non rinunciano al commercio (mortale) di cluster bombs, nel quale investono ancora qualcosa come 20 miliardi di dollari, sotto forma di prestiti alle compagnie che producono l’armamento. Ciò nonostante la crescente pressione internazionale per mettere al bando tale tipologia di ordigni. A riferirlo è, questa mattina, il Guardian, che cita un rapporto di 126 pagine redatto dai gruppi olandese e belga IKV Pax Christi e Netwerk Vlaanderen, che stigmatizzano l’operato dei board degli istituti coinvolti.

Le cluster bomb sono infatti armi sganciate normalmente da bombardieri e che, poco prima di toccare terra, si dividono in decine di più piccole bombe (chiamate, proprio per questo “a frammentazione”). Molte di queste, tuttavia, rimangono inesplose sul terreno, il che le rende così del tutto simili a mine antiuomo.

Ed è soprattutto per questo che in molti Paesi del mondo, da tempo, se ne chiede la messa al bando. L’istituto di credito che più di ogni altro ha approfittato delle “opportunità” d’investimento è HSBC: la banca inglese ha incassato complessivamente 657,3 milioni di sterline in commissioni in operazioni effettuate con il gruppo americano Textron, che produce le munizioni descrivendole come capaci di «lasciare un campo di battaglia pulito».

Ma sono coinvolte anche Goldman Sachs, Bank of America, JPMorgan e Barclays, considerate tra le peggiori banche su questo tema. Goldman, ad esempio, ha guadagnato 588,82 milioni di dollari fornendo i propri servizi bancari e prestando 250 milioni alla Textron e ad un’altra azienda produttrice di cluster bombs, la Alliant Techsystems. ( Fonte: valori.it)

Redazioneonline- Osservatorio Internazionale