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Finmeccanica, la procura indaga sulla controllata ElsagDatamat



Dopo Fastweb e TI Sparkle, anche Finmeccanica entra nel mirino dei magistrati, che ipotizzano una frode a carosello effettuata dalla ex Datamat nel biennio 2003-2004, prima del passaggio di proprietà a Finmeccanica. La società avrebbe evaso il fisco per decine di migliaia di euro.

Anche Finmeccanica finisce sotto la lente della procura di Milano per presunte frodi carosello. Lo rivela questa mattina Milano Finanza, secondo cui oggetto delle indagini sarebbe la controllata ElsagDatamat, acquistata dal gruppo guidato da Pierfrancesco Guarguaglini nel 2005. Il presunto reato rimonterebbe, come nel caso di TI Sparkle, alla precedente amministrazione, e in particolare al biennio 2003-2004. I magistrati ipotizzano una frode carosello relativa alla compravendita di licenze software, anche in questo caso fittizie, per le opere d’arte.

Secondo le indagini della Procura, tra i vari passaggi si sarebbe realizzata, sfruttando le regole nazionali sul pagamento dell’Iva, un’evasione fiscale di decine di milioni di euro. Nei giorni scorsi la guardia di finanza ha effettuato una verifica fiscale nel quartier generale della società, a Genova. Finmeccanica era già stata sfiorata dall’inchiesta su Fastweb e TI Sparkle a causa delle intercettazioni effettuate sul telefono di Gennaro Mockbel, il quale avrebbe voluto coinvolgere il gruppo controllato dal Tesoro. Anche questa volta Finmeccanica smentisce e si prepara a rivalersi sulla passata gestione.

Finmeccanica ti ascolta
di Vittorio Malagutti e Valentina Petrini
Il colosso pubblico punta al monopolio dei sistemi di intercettazione. Ed è già entrato nelle sale ascolto di molte procure. Nonostante i rapporti con Mokbel

Spiccioli. Niente più che spiccioli. Meno di un milione di euro in tutto, che per un gigante come Finmeccanica, un colosso da 18 miliardi di ricavi all'anno, sono davvero poca cosa. Ma l'affare Digint, l'acquisto di una quota del 49 per cento nella piccola azienda di security informatica con base alle porte di Milano, illumina una vicenda imbarazzante per il grande gruppo pubblico. Perché incrociando documenti e numeri, tutti di fonte ufficiale, si scopre che nel giugno 2007 Finmeccanica si è messa in società con una banda di affaristi finiti in galera per riciclaggio di denaro sporco. E che, stando alle imbarazzate precisazioni di questi giorni, i rapporti non si sarebbero interrotti prima dell'ottobre 2008. Fino a quella data, la quota di controllo di Digint, intestata alla holding lussemburghese Financial Lincoln, faceva capo ai prestanome di Gennaro Mokbel, in carcere dal 23 febbraio scorso. Ma quei soci sono stati infine estromessi, recita un comunicato ufficiale del 26 febbraio, e la Financial Lincoln adesso è proprietà di Nicola Mugnato, direttore generale della stessa Digint.

Resta da capire che cosa sia successo esattamente tra il 2007 e il 2008. E perché una società del calibro di Finmeccanica abbia fatto da spalla a soggetti come Mokbel. Con un interrogativo supplementare: perché mai il gruppo pubblico a caccia di software per proteggersi da attacchi informatici e intercettazioni illegali non abbia potuto fare a meno di comprare proprio quella piccola azienda milanese, a suo tempo fondata (con il nome di Ikon) da Fabio Ghioni, che ha patteggiato una condanna a tre anni e sei mesi per lo scandalo dei dossieraggi illeciti della vecchia gestione di Telecom Italia. Insomma, da una parte Finmeccanica produce e vende, tra molto altro, anche tecnologie per la protezione di dati sensibili trasmessi via telefono o via Internet. Dall'altra decide di rilevare una quota (neppure di maggioranza) della piccola Digint, perché i suoi software, spiegano adesso fonti vicine alla multinazionale "sono unici". A parte l'incrocio pericoloso con Mokbel e compagni, una circostanza su cui proseguono le indagini della procura di Roma, la situazione risulta ancora più imbarazzante se si considera che i manager di Guarguaglini non fanno mistero di essere pronti a offrire al governo un nuovo sistema studiato ad hoc per le intercettazioni telefoniche. Ovviamente quelle legali, ordinate dai magistrati per esigenze d'indagine. Argomento delicato, delicatissimo. Da tempo al centro di polemiche per presunti abusi e sprechi da parte delle procure. Per questo, sin dai tempi dell'esecutivo guidato da Romano Prodi, era stato avviato un progetto per mettere un po' d'ordine in questo settore, da sempre affidato all'iniziativa del singolo magistrato inquirente. Nel senso che sono i pm a scegliere le aziende a cui affidare l'attività di intercettazione. L'obbiettivo dichiarato della riforma era invece quello di contenere i costi puntando su un unico apparato, un'unica tecnologia, a disposizione dei singoli tribunali, per immagazzinare e gestire i dati raccolti sulla rete telefonica. Finmeccanica si è mossa per tempo, offrendo fin da subito la sua disponibilità a studiare una soluzione ad hoc. Se n'è discusso a lungo, con tanto di riunioni tecniche al ministero della Giustizia. E l'inevitabile contorno di polemiche su un'azienda di Stato, e quindi molto vicina al mondo politico, che mira a prendere il controllo del business delle intercettazioni. "Ma a noi la gestione diretta non interessa", spiegano adesso fonti di Finmeccanica. Il nostro ruolo, se mai ci sarà, dovrebbe limitarsi a quello di fornitore di tecnologie. Belle parole. Progetti. Discussioni. Solo che tutto è fin qui rimasto sulla carta. Non se n'è fatto niente. Anzi no, qualcosa è si è mosso, perché il ministero della Giustizia ha cominciato a pagare con il contagocce. È successo che un nuovo regolamento, varato nel 2006 con il governo Prodi, ha tolto alle intercettazioni il privilegio di essere trattate come 'spese obbligatorie', e quindi saldato in tempi brevi a piè di lista qualunque fosse il loro importo. Risultato: da tre anni ormai lo Stato paga quando vuole. E quando può. All'inizio del 2009 il debito dell'amministrazione pubblica superava di gran lunga i 400 milioni. Poi, dopo un lungo tira e molla, il ministro Angelino Alfano ha allargato i cordoni della borsa e una parte dell'arretrato è stata coperta. Gli operatori del settore, però, soffrono ancora. Aziende come Rcs, Sio, Area, per citare le tre più attive, hanno subito contraccolpi pesanti in bilancio. E così pure le altre ditte, a volte piccole e piccolissime, che si spartiscono la torta degli incarichi affidati dalle procure sparse nella Penisola. Con la concorrenza ormai allo stremo, Finmeccanica avrebbe la strada spianata per entrare in forze nel settore. Di più: molti imprenditori arrivano a pensare che l'obiettivo finale del governo sia quello di metterli con le spalle al muro per costringerli a dare forfait consegnandosi al gruppo di Stato a prezzi di saldo. Un gigante come Finmeccanica, dalle risorse pressoché illimitate, non ha problemi ha gestire periodi anche lunghi di tensioni finanziaria.

Solo ipotesi, per il momento. I giochi sono ancora quanto mai aperti. Anche se, a ben guardare, i manager di Guarguaglini sono già scesi in campo. Solo che si muovono dietro le quinte. Infatti, almeno una dozzina di procure, da Catanzaro a Padova, da Caltagirone a Novara si sono affidate per le loro intercettazioni a macchinari prodotti dalla Selex Communications, la società del gruppo Finmeccanica che costruisce apparati di comunicazioni per usi civili e militari. Gli appalti però sono stati vinti da piccoli operatori come la padovana Cnt, controllata da Bruno Contin, e la Trs di Torino, che fa capo alla famiglia Avagnina. Tocca a queste aziende gestire materialmente le intercettazioni, ma il rapporto con l'azienda pubblica finisce per essere tanto stretto che Cnt comunica alla Procura di Caltagirone che "la fatturazione del noleggio delle intercettazioni verrà direttamente prodotta da Selex Communications". Gruppo Finmeccanica, naturalmente. Non mancano altre sorprese. Nel documento d'offerta della Trs per la Procura di Catanzaro, snodo chiave per molte indagini sulla criminalità organizzata, si legge per esempio che le apparecchiature "offrono le comunicazioni remote sicure solo come requisito opzionale". Niente paura. Trs ha ottenuto il punteggio più basso per le specifiche di sicurezza. Ma ha vinto comunque la gara.
(18 marzo 2010)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/finmeccanica-ti-ascolta/2123341/10