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Guerra continua



Fermare l'aggressione contro la Libia! 
 (petizione on-line)

Fermare l'aggressione!
La nostra guerra di Libia continua, nella piena illegalità con cui è cominciata.
L'abbiamo fatta sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni 
Unite 
che viola la Carta delle Nazioni Unite, perché la Libia non stava affatto minacciando la 
pace 
e la sicurezza internazionale.
L'abbiamo fatta sulla base di un'ondata di informazioni false che non sono state mai 
verificate: non c'erano i 10 mila morti, non c'erano le fosse comuni; non ci sono mai 
stati 
bombardamenti su manifestazioni civili.
Migliaia di missioni di bombardamento della Nato, cui noi partecipiamo, hanno già 
prodotto 
centinaia di morti di civili. Noi uccidiamo e non proteggiamo.
Siamo intervenuti in una guerra civile sostenendo una parte contro l'altra senza nemmeno 
sapere chi sono quelli che diciamo di sostenere.
E finanziamo la rivolta con decine di milioni di euro. Tutto questo non è nemmeno scritto 
nella risoluzione dell'Onu.
Senza nessuna legittimità noi puntiamo all'uccisione del capo di uno Stato sovrano. E 
questo assassinio, già eseguito contro uno dei suoi figli, viene pubblicamente auspicato 
e 
conclamato dai capi delle potenze occidentali di cui siamo alleati. Stiamo assistendo 
inerti a 
un ritorno alla barbarie.
La vergogna di questo atteggiamento infame deve essere distribuita equamente tra tutte le 
forze politiche italiane. Solo rare voci si levano a protestare. Il pacifismo è inerte e 
tace 
anch'esso.
Ma noi non possiamo accettare in silenzio tutto ciò. Non è in nostro nome che si uccide, 
violando ancora una volta la nostra Costituzione.
Noi non abbiamo voce, ma vogliamo parlare a chi è ancora in grado di ascoltare. 
Questa aggressione deve finire.

Primi firmatari:

 Angelo Del Boca
 Giulietto Chiesa
 Massimo Fini
 Maurizio Pallante
 Fernando Rossi
 Roberto Savio
 Luigi Sertorio
 Nicola Tranfaglia
 Francesco Badalini
 Marino Badiale
 Monia Benini
 Pier Paolo Dal Monte
 Ermes Drigo


FERMARE L'AGGRESSIONE! 

firma petizione <http://www.petizioni24.com/fermare_laggressione_contro_la_libia>


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1. L´Italia apripista della nuova conquista coloniale della Libia - Manlio Dinucci - Il 
Manifesto 
del 11/06/2011

2. Bombe tricolori su Tripoli - Manlio Dinucci - Il Manifesto del 09/06/2011

3. La NATO sta liberando l'Africa dagli africani - di Glen Ford - 
www.blackagendareport.com 
13/06/2011

4. La cultura della difesa - Manlio Dinucci - Il Manifesto del 08/06/2011


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L´Italia apripista della nuova conquista coloniale della Libia

di Manlio Dinucci

su Il Manifesto del 11/06/2011

Con orgoglio il ministro degli esteri Frattini ha copresieduto il 9 giugno ad Abu Dhabi 
la 
terza riunione del Gruppo di contatto sulla Libia, insieme al governo emiratino. L´Italia 
dunque, come dice il presidente Napolitano, fa «la sua parte perché avanzi nel mondo la 
causa della pace, dei diritti umani, della democrazia». Gli Emirati arabi uniti - 
monarchia 
assoluta in cui non esiste rappresentanza democratica - hanno appena inviato truppe in 
Bahrain per schiacciare nel sangue la richiesta popolare di democrazia e stanno 
preparando, con la compagnia militare privata Xe Services (già Blackwater), un esercito 
segreto di mercenari da impiegare anche in altri paesi del Medio Oriente e Nordafrica. Su 
questa solida base democratica si sta preparando la «fase post-conflitto» in Libia.

Mentre la Nato demolisce sistematicamente le basi materiali dello stato libico, 
scaricando 
migliaia di bombe su Tripoli e altre località, il Gruppo di contatto puntella con milioni 
di 
dollari ed euro il Cnt di Bengasi. Questo, rappresentando una parte minoritaria della 
popolazione, non riesce a guadagnare terreno anche se la Nato addestra e arma le sue 
truppe e gli spiana la strada con i bombardamenti. Ad Abu Dhabi è stato deciso di 
adottare 
il «modello italiano» nella fornitura di «aiuti» al Cnt. L´Italia, che ha fatto da 
«apripista», 
fornirà al Cnt fondi per 300-400 milioni di euro in cash e in linea di credito e altri 
150 milioni 
in carburante. I fondi saranno «garantiti dai beni congelati in Italia e dal petrolio 
estratto e 
lavorato in futuro dal nuovo governo libico». In tal modo i principali paesi del Gruppo 
di 
contatto (Stati uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, monarchie del Golfo) pongono 
una pesante ipoteca sul futuro della Libia. Messo al potere un governo ossequiente, 
avrebbero nelle mani l´economia del paese, gestendo i fondi sovrani libici scongelati e 
controllando la produzione ed esportazione di petrolio.

Intanto, come garanzia per il futuro, Washington ha messo la gestione delle finanze e del 
petrolio del Cnt nelle mani di un suo uomo di fiducia, Ali A. Tarhouni, docente 
all´università 
di Washington. I risultati si sono visti subito: il primo contratto per l´esportazione di 
petrolio 
libico, 1,2 milioni di barili, il Cnt lo ha concluso con una compagnia statunitense, la 
Tesoro. 
E, mentre Tarhouni annuncia che il Cnt produrrà presto 100mila barili di petrolio al 
giorno, il 
Dipartimento di stato annuncia «il sostegno americano per ulteriori vendite di petrolio 
da 
parte del Cnt». Il governo italiano, che ha fatto da apripista, non vuole però restare 
indietro. 
Sostiene quindi il Cnt anche con «assistenza umanitaria e cooperazione allo sviluppo» per 
l´ammontare di milioni di euro. Uno dei progetti più significativi, gestito dall´Istituto 
agronomico dell´oltremare, prevede il «miglioramento della palma da dattero dell´oasi 
di al 
Jufra». L´Italia può essere fiera: mentre sgancia sulla Libia bombe da una tonnellata a 
uranio impoverito, rende più dolci i datteri libici. 

(il manifesto, 10 giugno 2011)

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Bombe tricolori su Tripoli

di Manlio Dinucci

su Il Manifesto del 09/06/2011

Tra le bombe che piovono sui due milioni e mezzo di abitanti dell´area urbana di Tripoli, 
ora 
anche in pieno giorno, vi sono sicuramente quelle italiane. Si tratta di una «operazione 
aerea combinata» cui partecipano cacciabombardieri di più paesi, comunica il Comando 
della forza congiunta alleata a Napoli. In poco più di due mesi la Nato ha compiuto oltre 
10mila operazioni aeree sulla Libia, di cui circa 4mila con bombe e missili, 
effettuate per la 
maggior parte da cacciabombardieri di Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada, e da aerei 
Usa Predator/Reaper telecomandati. L´aeronautica italiana non rivela quante bombe e 
missili ha lanciato (secondo una stima, oltre 200 in un mese), ma comunica di che tipo 
sono.

Nel documento «Unified Protector: le capacità di attacco dell´AM» (6 giugno), specifica 
che 
sono bombe a guida laser e Gps della statunitense Raytheon, dei tipi Gbu-16 Paveway II da 
circa mezza tonnellata e Gbu-24 Paveway III da una tonnellata: quest´ultima, sganciata a 
bassa quota a oltre 15 km dall´obiettivo, è «una bomba di precisione usata per 
distruggere i 
più resistenti bunker sotterranei». Anche la bomba Gbu-32 Jdam della 
statunitense McDonnell Douglas, a guida inerziale e Gps, lanciata a circa 25 km 
dall´obiettivo, viene usata contro «target rinforzati». Ciò significa che queste bombe 
hanno 
sicuramente testate penetranti a uranio impoverito e tungsteno per distruggere edifici 
rinforzati. Gli aerei italiani usano anche missili da crociera a lungo raggio Storm 
Shadow, 
fabbricati dalla Mbda di cui fa parte Finmeccanica, la cui carica esplosiva è 
«ottimizzata per 
neutralizzare strutture corazzate e sotterranee», e missili Agm-88 Harm della Raytheon 
per 
«la soppressione dei radar nemici». 

Queste bombe e missili di ultima generazione - impiegati nella guerra contro la Libia, 
cui il 
governo Berlusconi fa partecipare l´Italia - non avrebbero potuto essere usati se nel 
2007 il 
governo Prodi non avesse deciso di ammodernare i cacciabombardieri Tornado (con una 
spesa di oltre 50 milioni di euro), facendo tesoro dell´esperienza dei Tornado nella 
guerra 
contro la Jugoslavia, cui il governo D´Alema aveva fatto partecipare l´Italia. E´ grazie 
a questo impegno bipartisan che l´Aeronautica può oggi dichiarare di aver acquisito il 
«potere aerospaziale». Ciò significa - si spiega nel documento - avere assoluta libertà 
di 
manovra al di fuori delle limitazioni imposte dalla geografia del globo, dare massimo 
risalto 
alla mobilità (raggiungere sempre più in fretta lontani teatri operativi) e all´autonomia 
nel 
sostenere operazioni che possono protrarsi nel tempo. «Operazioni che hanno come 
imperativo quello di conseguire gli obiettivi posti dall´autorità politica al più basso 
costo 
possibile in termini di vite umane e risorse». Pensando ovviamente alle proprie vite e 
risorse, non a quelle che la guerra distrugge in Libia. Anche se, mentre anche gli aerei 
italiani lanciano su Tripoli bombe da una tonnellata a uranio impoverito, la Nato 
assicura 
che, in base alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell´Onu, «scopo dell´operazione 
Protettore unificato è proteggere i civili e le aree con popolazione civile da attacco o 
minaccia di attacco».

(il manifesto, 9 giugno 2011)

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La NATO sta liberando l'Africa dagli africani!

di Glen Ford

su www.blackagendareport.com del 13/06/2011

Traduzione di l'Ernesto online


A giudizio degli Stati Uniti e dell'Europa, sembrerebbe che gli africani non hanno 
diritto di 
parola e di voto su quanto succede in Africa. Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha 
fatto 
un secondo viaggio in Libia, a nome dell'Unione Africana, alla ricerca di un esito 
diplomatico alla guerra della NATO contro il governo di Muammar Gheddafi. Esattamente 
come nella precedente missione per il mantenimento della pace dell'Unione Africana, 
all'inizio di aprile, il colonnello Gheddafi ha accettato il piano di pace. E anche prima 
che i 
cosiddetti ribelli e i loro capi statunitensi ed europei si rifiutassero di prendere in 
considerazione il cessate il fuoco. Come è risultato ovvio fin dall'inizio di questa 
"farsa" 
umanitaria, i Grandi Padri Bianchi dell'Europa e la "mascotte di Wall Street" degli Stati 
Uniti, 
come hanno chiamato Obama, avranno soddisfazione solo con il cambiamento di regime in 
Libia. E al diavolo tutto ciò che pensano gli africani!

Presto gli euro-statunitensi non mancheranno di dimostrare lo stesso disprezzo per i loro 
attuali alleati nordafricani, che stanno a Bengasi, che hanno la pretesa di dirigere la 
"rivoluzione" contro Gheddafi. Ma questi ribelli hanno perso la loro credibilità nello 
stesso 
momento in cui hanno deciso di trasformarsi in truppe terrestri per l'invasione 
neocoloniale 
del Nord Africa. I rivoluzionari lottano contro il Potere. La banda di Bengasi altro non 
rappresenta che dei "peones" dell'imperialismo, che non hanno alcuna credibilità come 
rivoluzionari. E' una guerra imperialista, scatenata con obiettivi imperiali. I ribelli 
preferiscono trasformarsi in mascotte dell'imperialismo che aspettano come miserabili 
piccoli "Gunga Dins" (portatori d'acqua dei britannici in una cintura dello stesso nome, 
ndt) 
che i britannici e i francesi arrivino con elicotteri da combattimento per bruciare e 
assassinare i loro compatrioti.

La NATO impartisce ordini ai suoi accoliti libici come se fossero bambini. La NATO "ha 
emesso recentemente istruzioni" perché i ribelli non si spingano più in là di certi punti 
nel 
deserto, affinché non entrino nei campi della morte che i ricchi padri bianchi - più 
Obama - 
preparano per incenerire i soldati del governo libico. Naturalmente i ribelli faranno 
esattamente quello che gli si dirà, dal momento che questa non è una rivoluzione. Ma 
piuttosto la Libia è la linea avanzata della controrivoluzione europea e statunitense. La 
catena di comando parte da Parigi, Londra e Washington. Bengasi si è trasformata 
nell'avamposto coloniale che era quando comandavano gli italiani. Solo ora, nel XXI 
Secolo, tutti insieme, europei e statunitensi, arrivano per soggiogare dei libici, che 
sorridono 
e si spellano le mani per applaudire i colonizzatori che tornano a salvare l'Africa dagli 
africani.

E per questo ha perfettamente senso che una proposta di pace del presidente del 
Sudafrica, 
il paese più potente e ricco dell'Africa Nera, che opera per conto dell'organizzazione 
che 
comprende tutte le nazioni del continente, conti meno che niente nel contesto imperiale 
attuale. L'Occidente invita il presidente sudafricano ad aiutarli a mettere in riga i 
paesi 
africani più turbolenti, ma Zuma e l'Unione Africana non sono autorizzati a interferire 
nelle 
guerre imperialiste nel continente. E' una "cosa da bianchi".

Quando arriveranno gli elicotteri occidentali (previsione che si è puntualmente avverata, 
ndt), saranno acclamati dai ribelli di Bengasi come se avessero ottenuto qualcosa. I 
"Gunga 
Dins" dovranno studiare attentamente questi elicotteri e il loro tremendo potere 
distruttore. 
Perché un giorno potrebbero rivolgersi contro di loro. USA ed Europa non hanno la minima 
intenzione di permettere che i libici governino la Libia. In fin dei conti: perché 
gli occidentali 
dovrebbero trasferire tutto questo petrolio a un pugno di burattini locali che non sono 
neanche in grado di fare la guerra da soli?


(http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=21098)

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La cultura della difesa

di Manlio Dinucci

su Il Manifesto del 08/06/2011


Chi ha detto che il sistema d´istruzione non si rinnova? C´è una nuova materia, dalle 
materne ai corsi post lauream, di cui sono già avviate le sperimentazioni. A Pisa, per 
iniziativa del Comune, 1.500 bambine e bambini delle scuole dell´infanzia, primarie e 
medie 
sono stati condotti il 27 aprile nella caserma della Brigata Folgore, dove per il secondo 
anno 
si è svolta la «Giornata della solidarietà». Che impressione hanno avuto i bambini? Che 
la 
caserma è un luogo bellissimo, dove tante persone simpatiche ti fanno fare tanti giochi, 
dai 
percorsi a ostacoli alle gare di orientamento, dove dal cielo scendono supereroi alati 
che 
volteggiano lasciandosi dietro scie di fumo tricolore e, quando atterrano, schiacciano 
con gli 
scarponi i palloncini gialli al centro del bersaglio. E insieme alla bandiera della 
Folgore (due 
ali bianche che lanciano un fulmine giallo-oro), ne portano un´altra con scritto 
«Nicola». Il 
nome del maggiore Ciardelli - spiegano agli alunni - ucciso il 27 aprile 2006 a Nassirya 
in 
Iraq, dove in missione di pace aiutava i bambini. L´associazione Nicola Ciardelli, 
aiutata da 
Regione e Croce Rossa, aprirà a Firenze, vicino all´ospedale Meyer, la «Casa dei bambini 
di Nicola» per curare le piccole vittime delle guerre. Analoghe iniziative in altre 
scuole 
primarie e medie. In quelle del Trentino è stato diffuso un calendario Nato/Isaf, con in 
copertina un blindato italiano in Afghanistan, armato di mitragliatrice, e foto di 
soldati italiani 
che, in assetto di guerra, regalano ai bambini afghani palloni bianchi con scritto 
«Isaf», che 
li curano amorevolmente, che vengono accolti nei villaggi da bambini festanti. 

Nelle scuole superiori si usano altri metodi educativi. A Castrovillari (Cs), militari in 
cattedra 
e diffusione di opuscoli in cui si spiega che «entrare nell'esercito 
significa «valorizzare se 
stessi». A Rovigo, lezione di tattica militare e combattimento con armi ad aria 
compressa. 
Una migliore preparazione i ragazzi la possono avere con il corso «Allénati per la vita», 
promosso dai ministeri dell´istruzione e della difesa, valido come credito formativo: 
vengono addestrati al combattimento con armi ad aria compressa e a percorsi ginnico-
militari (arrampicata, nuoto, orientamento). E, compiuti i 18 anni, possono partecipare 
ai 
corsi di formazione «Vivi le Forze Armate. Militare per tre settimane», per «condividere 
i 
valori che promanano dalle Forze Armate». 

A livello universitario, il top è il corso di «peacekeeping» tenuto, con il Centro 
militare di 
studi strategici, dalla Scuola Superiore Sant´Anna di Pisa, che ha celebrato con una 
conferenza dell´Associazione Allievi i «dieci anni di impegno politico e militare» 
dell´Italia in 
Afghanistan. E mentre l´Italia partecipa alla guerra in Libia (la quinta in due decenni) 
arriva 
in Senato - dopo essere passata alla Camera grazie a un´intesa multipartisan (Pd, Idv, 
Pdl, Lega) - la legge per «la promozione e diffusione della cultura della difesa 
attraverso la 
pace e la solidarietà» in particolare nelle «scuole di ogni ordine e grado». Ha dunque 
ragione il presidente Napolitano: l´Italia, oggi fermo presidio della pace, si è lasciata 
alle 
spalle gli anni bui del bellicismo fascista. Oggi la cultura della guerra con libro e 
moschetto 
è divenuta «cultura della difesa attraverso la pace e la solidarietà».

(il manifesto, 7 giugno 2011)


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---------------- fine

  
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Sito nazionale Comunisti Uniti: 
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