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Disarmo: i negoziati di Ginevra arrancano



12 aprile 2012

 

Dopo quindici anni di stallo, le recenti speranze di un rilancio della Conferenza sul disarmo (CD) si sono rivelate vane. Alcuni osservatori ritengono che il futuro dei negoziati sia a rischio.

 

La Conferenza sul disarmo di Ginevra è l’unico forum multilaterale in cui è possibile negoziare una riduzione degli armamenti. Ma da anni i colloqui si trovano in una situazione di stallo. Una situazione, osservano alcuni esperti, che fa comodo a molti stati e in particolare alle grandi potenze nucleari.

 

Nei corridoi del palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, quando il primo incontro del 2012 fra i rappresentanti di 65 nazioni si avviava alla conclusione, sono riecheggiate di nuovo le espressioni «profondo disappunto» e «frustrante fallimento ».

 

Il mese scorso, mentre da più parti si invocava la necessità di mettersi finalmente al lavoro, il Pakistan ha nuovamente posto il suo veto sul programma dei lavori.

 

L’ambasciatore pakistano Zamir Akram ha fatto notare che i particolari problemi di sicurezza del suo paese, aggravatisi negli ultimi anni, pongono sfide «di natura esistenziale», per cui non ci può essere «spazio per ambiguità». «Nei colloqui negoziali, il Pakistan difenderà sempre i propri interessi securitari. Così facendo, non agisce diversamente dagli altri Stati», ha aggiunto.

 

Il Pakistan si rifiuta fin dal 2009 di partecipare a colloqui in vista di un trattato per la riduzione dei materiali fissili (Fissile Material Cut-off Treaty, FMCT), almeno finché i colloqui non saranno collegati a un obiettivo di disarmo e non metteranno in discussione le disuguaglianze delle riserve esistenti. L’India possiede riserve di materiale fissile superiori a quelle del Pakistan.

 

Le altre questioni centrali al vaglio della Conferenza sul disarmo sono il divieto di usare armi atomiche in Stati che non dispongono di arsenali nucleari e la prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio. La richiesta di collegare tra di loro tutte le questioni ha finito per rendere ancora più difficoltosi i colloqui.

 

«Inaccettabile»

 

Rivolgendosi ai partecipanti al vertice sulla sicurezza nucleare a Seul, in Corea del sud, il 27 marzo scorso, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha affermato che l’attuale situazione di stallo nella Conferenza sul disarmo è «inaccettabile» e ha invitato gli stati membri a iniziare in tempi brevi negoziati sul materiale fissile.

 

Il principale forum per il disarmo nucleare non ha prodotto alcun risultato sostanziale dal 1996, anno in cui fu elaborato il trattato sulla messa la bando dei test nucleari.

 

«La rilevanza della Conferenza sul disarmo è posta in questione. Se la situazione di stallo non sarà superata nel corso del 2012 , la comunità internazionale dovrà trovare altre strade», ha detto Ban.

 

L’anno scorso Austria, Messico e Norvegia hanno cercato di creare gruppi di lavoro sulle singole questioni. I gruppi dovrebbero riferire direttamente all’Assemblea generale dell’ONU. L’iniziativa potrebbe trovare un riscontro quando in settembre a New York si discuterà di disarmo.

 

«Di cosa stiamo parlando? La Conferenza sul disarmo ha sede a Ginevra. Concentrarsi sulle questioni sostanziali e discuterle altrove? Se prima dell’autunno non succede nulla, il rischio è reale», conferma l’ambasciatore svizzero Alexandre Fasel a swissinfo.ch. «Ma sottrarre le questioni centrali alla Conferenza sul disarmo non significa necessariamente lasciare Ginevra».

 

Stati divisi

 

Tra i 65 stati membri le opinioni sono divergenti: da un lato c'è chi crede ancora nella possibilità di uscire da questa impasse e dall'altro chi ha perso la pazienza e considera ormai obsoleta la Conferenza.

 

Fasel dice di condividere le frustrazioni dei diplomatici, ma continua a sostenere che la Conferenza rimane un’istituzione importante. A suo avviso la Conferenza riflette semplicemente i problemi con cui è confrontata attualmente la comunità internazionale: «corrisponde alla realtà intergovernativa, determinata dagli stati membri».

 

Gli attivisti che lottano per il disarmo globale sono però convinti che il forum multilaterale sia ormai irrilevante. «Bisogna riconoscere i risultati ottenuti. Ha negoziato trattati importanti, ma dopo 15 anni questa non è più una ragione sufficiente per la sua sopravvivenza», afferma Beatrice Fihn, capo progetto della ONG Reaching Critical Will.

 

Fihn ricorda che sono in corso molte discussioni importanti, tra cui i colloqui relativi al trattato sul commercio di armi convenzionali all’Assemblea generale dell’ONU, iniziative al di fuori del sistema ONU contro le bombe a grappolo e le mine, negoziati bilaterali tra Stati uniti e Russia e colloqui tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, «ma niente di multilaterale nella Conferenza sul disarmo».

 

«La Conferenza ha lavorato bene durante la Guerra fredda, quando c’erano due blocchi, ma oggi il mondo è completamente diverso. La Conferenza sul disarmo non è più adatta alle attuali dinamiche di potere», dice Fihn. «È assolutamente inadeguata a occuparsi di questioni regionali che hanno un impatto internazionale, come i conflitti nel sud-est asiatico, fra India e Pakistan, nel Medio Oriente e nella penisola coreana».

 

Situazione kafkiana

 

Vari osservatori ritengono che gli stati che dispongono di armi nucleari e il gruppo dei piccoli stati (G21) trovino tutto sommato confortevole l’attuale situazione e preferiscano non abbandonare la regola del consenso. Non c’è né la volontà di impegnarsi a fondo, né tantomeno di accettare un disarmo nucleare voluto da altri stati.

 

Se il Pakistan sta bloccando gli attuali colloqui, osserva Beatrice Fihn, i 15 anni di stallo della Conferenza non si possono certo imputare a un solo stato. «Nessuno propone una soluzione alternativa, perché sa che sarebbe bloccata dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Per cambiare la regola del consenso occorre il consenso di tutti gli stati membri, per cui la regola non sarà mai modificata. È una situazione kafkiana».

 

Gli attivisti ritengono che la situazione potrebbe cambiare solo se ci fossero avvicendamenti importanti alla testa delle grandi potenze nucleari. Ma le possibilità sono poche: «Credo che la Conferenza rimarrà paralizzata. Molti paesi stanno riducendo le delegazioni e concentrano le risorse altrove. Non possono permettersi di mantenere un gran numero di diplomatici a Ginevra», ritiene Fihn.

 

Alla fine, un cambiamento potrebbe venire solo da una nuova attitudine nei confronti della dottrina nucleare, afferma dal canto suo Alexandre Fasel. «Quando le potenze nucleari cominceranno a dire pubblicamente quello che si dice in segreto nei circoli militari, e cioè che le armi nucleari da un punto di vista militare non hanno alcun senso, allora la situazione di stallo potrà essere superata. Al momento non è possibile».

 

Simon Bradley, swissinfo.ch

(con la collaborazione di Mohamed Cherif)

Traduzione dall’inglese e adattamento: Andrea Tognina