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R: Re: Rifugi antiatomici a Nova Gorica - perchè ?



Come da mio post, non volevo qui aprire un dibattito sulla secessione slovena, 
sulla quale ovviamente ci sarebbe tanto da dire e ridire, ma sulla curiosa 
affinità tra la presenza di bunker antiatomici a Nova Gorica e la vox populi in 
base alla quale in caso di (ipotetica) invasione del patto di Varsavia della 
(indifendibile) soglia di Gorizia, la Nato avrebbe fatto brillare delle mine 
atomiche piazzate a ridosso del comfine. Mine delle quali si è periodicamente 
sentito parlare, ma sulla presenza delle quali non ci sono a mia conoscenza 
notizie certe. Vero è che la militarizzazione estrema del confine orientale 
negli anni della guerra fredda, avrebbe teoricamente permesso di 
seminareordigni atomici sul territorio, senza sollevare problemi di sorta. La 
gente era completamente all'oscuro degli effetti della radioattività.
Ma sarebbe estremamente interessante trovare altre tracce concrete di tutto 
questo, che la presenza dei bunker antiatomici a Nova Gorica lascia supporre 
esistano. Alessandro

>----Messaggio originale----
>Da: glry at ngi.it
>Data: 21/08/2012 16.46
>A: <disarmo at peacelink.it>
>Cc: "andrea Martocchia"<andreamartocchia at alice.it>, "claudia Cernigoi"
<nuovaalabarda at yahoo.it>
>Ogg: Re: Rifugi antiatomici a Nova Gorica - perchè ?
>
>On 21 Aug 2012 at 13:07, compax at inwind.it wrote:
>
>" In uno dei rifugi di Renzo, poco prima dell'aggressione del 1991, la Croce
>rossa sistemo tutti i suoi materiali: lettini, coperte e strumenti vari.
>Durante l'attacco tutto il materiale fu trasportato nel bosco di Trnovo,
>dove allestirono un ospedale da campo per poter intervenire soprattutto in
>caso ci fossero militari jugoslavi feriti." 
>
>Aggressione? Quale aggressione? A me risulta che l'Esercito jugoslavo abbia 
svolto 
>all'epoca unicamente il suo compito: difendere il territorio della Jugoslavia 
contro una 
>secessione unilaterale, non concordata, e ben finanziata, armata e addestrata 
dall'estero 
>(Austria, Germania et al.). Come se il Piemonte dichiarasse unilateralmente 
la secessione 
>armata sovvenzionata, auspicata, addestrata e armata da Francia e Svizzera: 
nemmeno 
>Pertini avrebbe avuto dubbi su come opporsi, avrebbe ordinato all'E.I. di 
difendere il 
>territorio e i confini della Repubblica. Al riguardo la documentazione è 
abbondante e a 
>disposizione di chiunque voglia approfondire per non affermare baggianate di 
comodo (ma 
>Il Piccolo sappiamo per chi rema). Che le cose in Slovenia si siano risolte 
senza scontri di 
>rilievo è stato grazie al buon senso dell'Armata federale e di alcuni 
comandanti della 
>Guardia territoriale slovena che hanno lavorato per evitare uno scontro 
frontale tra 
>secessionisti e governativi. Ricordo infine che il Comandante dell'Armata 
federale in 
>Slovenia era, all'epoca, uno sloveno che ha lasciato la sua Slovenia via 
Rijeka (non ancora 
>Croazia ma Repubblica Federale di Croazia componente la Repubblica 
Socialista 
>Federativa di Jugoslavia) assieme alle truppe federali di cui era al comando. 
Un tanto per 
>chiarire i fatti. Quale 'AGGRESSIONE' quindi e quale 'ATTACCO'?. E, a 
proposito, la Croce 
>Rossa che ne sapeva che ci sarebbe stato un 'attacco' per premunirsi a 
sistemare 'tutto il 
>suo materiale' presso il rifugio 'di Renzo' per poi trasferirlo a Trnova? Chi 
l'aveva informata 
>dell'evolversi futuro degli eventi? Forse la Croce Rossa tedesca e austriaca? 
O quella della 
>Svizzera che pochi anni dopo mandava i suoi container di mjedicinali scaduti 
a marcire sui 
>moli della Puglia per scambiarli con quelli forniti da Austria e Germania 
pieni di armi 
>materiale e divise che raggiungevano il Kosovo e l'UCK? Anche questo è 
documentato. 
>Incredibile nel contesto l'ultima frase citata dal post di Alex 
<compax at inwind.it> :  
>"allestirono un ospedale da campo per poter intervenire soprattutto in caso 
ci fossero militari 
>jugoslavi feriti". Strano, no? L'ospedale lo mettono su gli sloveni per 
curare eventuali feriti 
>jugoslavi nel corso di una aggressione ... fatta da chi? Dai Marziani??? 
>Fossi io il cronista (sarà mica Mauro Manzin? nel caso sarebbe inutila 
chiedergli 
>informazioni meno faziose) farei alcune ulteriori domande al Renzo in oggetto 
e agli altri 
>'custodi di rifugi'. Magari mettendoli a confronto con la dirigenza slovena 
dell'epoca e con i 
>capi dei servizi sloveni, austriaci e tedeschi pre-1991. 
>
>Saluti... 
>
>Jure Ellero, Trieste 
>
>=============== 
>
>
>On 21 Aug 2012 at 13:07, compax at inwind.it wrote:
>
>[ Fai doppio clic qui per le opzioni di iscrizione ] 
>
>L'interessante articolo di "colore" non tiene conto dei Piani Nato di
>aggressione e difesa, che - secondo voci diffuse - avrebbero
>comportato anche barriere di mine atomiche in funzione antirussa, sul
>confine italo - jugoslavo presso la c.detta Soglia di Gorizia. Sulle
>quali non è mai stato possibile reperire notizie approfondite.
>Alessandro Capuzzo
>
>Viaggio dentro i bunker antiatomici
>Il Piccolo di Trieste - 01 agosto 2012 -   pagina 17
>
>di Jan Mozetic wNOVA GORICA Se a Nova Gorica si chiede dei rifugi
>antiatomici, la gente reagisce sbigottita, sorpresa. Eppure le viscere
>di Nova Gorica sono completamente bucate da molteplici bunker,
>testimoni di un passato definitivamente tramontato nella mente della
>maggior parte della gente. Precauzioni Dagli anni Sessanta in poi,
>nonostante la pesantezza del clima internazionale, la Jugoslavia ha
>mantenuto con i Paesi confinari un rapporto di buon vicinato, ma era
>sempre pronta in caso di attacco. È in questo contesto che va
>interpretato l'investimento massiccio per finanziare i rifuggi
>antiaerei. In Slovenia essi svolsero un piccolo ruolo durante la
>guerra di indipendenza che nel 1991 durò appena dieci giorni. Ben
>altra portata essi ebbero in Bosnia e in Serbia durante le guerre che
>fecero crollare la Jugoslavia. Pensati per difendere la popolazione da
>aggressioni esterne, trovarono il loro ruolo nella guerra civile e
>infine in quella del Kosovo. Nova Gorica essendo città di frontiera,
>quella che nei piani iniziali doveva essere addirittura un modello del
>socialismo da contrapporre all'occidente, ovviamente fu da subito
>dotata di rifugi antiaerei. In proporzione agli abitanti, Nova Gorica
>è la terza città slovena per numero di rifugi, circa sessanta, per
>una capienza variabile, ma che si aggira intorno ai duecento posti a
>rifugio. Fino al 1991, quando la Slovenia divenne indipendente, ogni
>costruzione (tranne le case private) doveva esserne munita. A tale
>proposito fu stanziato un fondo alimentato dal quattro per cento del
>costo totale della costruzione. Due tipi Ci sono due tipi di rifugi:
>quelli, più costosi, idonei in caso di attacco atomico, di
>contaminazione radioattiva; gli altri più semplici e meno costosi. I
>rifugi antiatomici dovevano avere una pressione più alta dell'aria. A
>ciò erano adibite delle attrezzature apposite in grado di filtrare
>l´aria con sabbia e carbone. Ancora oggi si continua a costruire i
>rifugi. In ogni edifico pubblico dedicato all'istruzione, alla
>sanità, all'esercito ubicato in aree di densità superiore ai 5000
>abitanti, sono obbligatori per legge, e ovviamente lo Stato pretende
>che quelli già esistenti che hanno le stesse caratteristiche, siano
>mantenuti in buono stato. A Nova Gorica Il Comune di Nova Gorica
>gestisce ancora sei rifugi pubblici, alcuni dei quali sono a Salcano e
>a Kromberk. La maggior parte dei rifugi ubicati sotto i palazzi sono
>invece abbandonati a se stessi. Qualcuno è utilizzato come magazzino.
>Teoricamente dovrebbero poter essere riconvertiti in rifugio entro un
>mese. Tra gli ultimi rifugi costruiti ci sono sono due che non sono
>sottoterra. Sono stati posti nel 1986 uno di fianco all'altro verso la
>fine di via Cankar. Già due anni dopo erano adibiti l'uno a
>supermarket l'altro a macelleria, perché sin dall'inizio il progetto
>prevedeva l'uso molteplice di questi spazi. Ancora oggi i luoghi sono
>tenuti perfettamente e nel giro di 15 minuti possono trasformarsi in
>due rifugi antiatomici. Durante i dieci giorni della guerra slovena, i
>rifugi sono stati utilizzati complessivamente tre volte. La prima per
>una esercitazione, le altre due per il rischio concreto dell'attacco.
>All'epoca tutto si svolse ordinatamente. La gente fu efficacemente
>avvertita, tutti sapevano cosa fare. Bogdan Zoratti lavora al Comune
>di Nova Gorica come consigliere per la sicurezza. Ha svolto il corso
>di sopravvivenza dentro il rifugio, racconta delle difficoltà a
>sopravvivere con tante persone dentro un ambiente isolato, senza la
>luce del sole. La sua esperienza si è protratta per soli due giorni.
>«Non oso pensare come resistere lì dentro un mese. Le persone
>perdono la testa, vanno in stato confusionale». Renzo Obidic, faceva
>parte della guardia civile ed era il diretto responsabile di due
>bunker. All'epoca ogni rifugio era sotto il controllo, la
>responsabilità di una persona. Ancora oggi molti di loro, pur non
>avendo più un incarico ufficiale, hanno le chiavi e spesso gestiscono
>direttamente le questioni che riguardano il loro rifugio. In uno dei
>rifugi di Renzo, poco prima dell'aggressione del 1991, la Croce rossa
>sistemo tutti i suoi materiali: lettini, coperte e strumenti vari.
>Durante l'attacco tutto il materiale fu trasportato nel bosco di
>Trnovo, dove allestirono un ospedale da campo per poter intervenire
>soprattutto in caso ci fossero militari jugoslavi feriti. Nel bosco
>infatti era più difficile scappare e i militari erano facilmente
>controllabili. Al momento dell'attacco la maggioranza delle persone
>corse nei rifugi. L'atmosfera però non era troppo tesa. I bambini si
>portavano i cagnolini, i gatti, i pesci rossi, il giocattolo
>preferito. Non c'erano scene di isteria. Anzi, per i vecchi era un
>bella opportunità perché così erano tutti riuniti, in un luogo
>oltretutto fresco (eravamo in piena estate), nel quale potevano
>chiacchierare tranquillamente. Anche dopo il cessato allarme alcuni
>vecchi rimasero sotto a giocare a briscola e chiacchierare. Renzo
>doveva premurarsi soprattutto che alcuni anziani con difficoltà nello
>spostarsi, raggiungessero comunque in tempo i rifugi. «Essendo vicini
>al confine - ricorda Renzo - gli aerei avrebbero avuto difficoltà nel
>manovrare senza sconfinare in Italia. ma lo stesso il rombo degli
>aerei, creò comunque terrore». L´oblio I ragazzi della
>Teritorialna obramba pattugliavano costantemente il territorio. Prima
>che ci fosse l'autostrada, la strada principale che collegava Nova
>Gorica con l'entroterra sloveno era quella che passa per Aisevica. Da
>lì i membri della Teritorialna obramba avevano preso i carri armati e
>li avevano sistemati vicino all´unica chiesa di Nova Gorica, vicino
>alla stazione di polizia all'ingesso ovest della città. Al contempo
>altri portavano, tra le altre cose, informazioni fresche alla persone
>su ciò che accadeva a Rozna Dolina, la zona più calda, dove gli
>spari giungevano più di frequente. Ora la maggior parte dei rifugi
>sono praticamente abbandonati. Forse non è bene dimenticarsene ma la
>cosa più importante è che non tornino mai ad essere utilizzati come
>rifugi antiatomici.
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