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Gli USA e le armi



Ieri, 17 dicembre, il presidente Usa Barack Obama ha invitato il suo staff di 
gabinetto a elaborare una serie di proposte politiche, che potrebbero limitare 
la circolazione di armi d'assalto nel Paese. La supervisione delle proposte 
sarà affidata al vicepresidente uscente Joe Biden. L'invito di Obama segue la 
tragica sparatoria di Newton, costata la vita a 20 bambini e sette adulti. 
Commentando la tragedia dello scorso venerdì, Obama ha annunciato che il Paese 
cambierà il suo approccio al tema delle armi: non subito, però. Il presidente 
ha infatti dichiarato che si attiverà "nelle prossime settimane", per prevenire 
il ripetersi di stragi come quella della scuola di Newton. Obama saprà emanare 
una nuova legislazione sugli armamenti? A questa semplice domanda, il portavoce 
Jay Carney ha risposto: "Vi pregherei di far riferimento a quanto dichiarato 
dal presidente nelle scorse ore". Forse Obama intende mettere la spinosa 
questione delle armi automatiche al centro del suo discorso inaugurale. 
Tuttavia, il riferimento alle "prossime settimane" non sembra preannunciare 
alcuna misura concreta a contrasto della diffusione di armi automatiche nel 
Paese. Certo, per la politica federale è difficile agire ora, a ridosso della 
pausa natalizia e in concomitanza con le difficili trattative di bilancio in 
corso a Washington. Oramai, però, la reazione del Paese alla questione degli 
armamenti è divenuta un quadro prevedibile. Ogni tragedia innesca promesse di 
una legislazione che limiti e regolamenti la diffusione delle armi. La National 
rifle association, però, è assai più lesta del Congresso, e ad ogni occasione 
riesce ad opporgli un'insormontabile potere ostativo. A sconfortare non è 
soltanto l'assenza di una precisa tabella di marcia, ma soprattutto la totale 
mancanza di proposte legislative concrete, che consentano di arginare un 
fenomeno dilagante e sempre più pericoloso per la sicurezza interna degli Stati 
Uniti.
http://www.washingtonpost.com/politics/obama-asks-cabinet-members-for-
proposals-to-curb-gun-violence/2012/12/17/ac4a8dae-4869-11e2-ad54-
580638ede391_print.html

Rimborso di 688 milioni di dollari al Pakistan

Il Pentagono ha comunicato al Congresso che rimborserà 688 milioni di dollari 
al Pakistan, a copertura delle spese di stazionamento dei 140000 militari 
pakistani schierati al confine con l'Afghanistan. L'annuncio punta a 
normalizzare i rapporti fra Washington e Islamabad, dopo due anni di crisi 
diplomatica e reciproche rappresaglie politiche. Il primo propositore del 
rimborso al Pakistan è il senatore democratico John Kerry, probabile successore 
di Hillary Clinton alla guida del dipartimento di Stato Usa. Kerry, presidente 
del comitato Relazioni estere del Senato, si è spesso recato in Pakistan in 
qualità d'inviato ufficiale. Gli Stati Uniti forniscono già al Pakistan 2 
miliardi di dollari l'anno in assistenza alla sicurezza; la metà dei fondi va a 
rimborso delle operazioni antiterroristiche condotte dalle forze armate 
pakistane. Eppure, il Congresso statunitense ha accolto la richiesta dei nuovi 
stanziamenti senza battere ciglio: segnale, questo, che le relazioni bilaterali 
fra Usa e Pakistan sarebbero in fase di parziale riassesto. Lo scorso luglio, 
Islamabad ha riaperto i canali di rifornimento delle truppe Nato attraverso il 
Paese, dopo le scuse ufficiali dell'amministrazione Obama per un raid aereo 
errato, che aveva provocato la morte di 24 soldati pakistani nel novembre 2011. 
La nomina di John Kerry a segretario di Stato potrebbe costituire un ulteriore 
segnale di riavvicinamento fra i due Paese. A Kerry spetterebbe un compito 
assai arduo: quello di sostituire il Pakistan agli Usa come mediatore delle 
trattative fra governo afghano e talebani. Nonostante gli sviluppi degli ultimi 
mesi, le relazioni fra Washington e Islamabad restano infatti assai tese. Il 
generale statunitense Michael D. Barbero ha dichiarato che nella lotta al 
terrorismo "i partner pakistani possono e devono fare di più", citando il 
continuo flusso di fertilizzanti chimici pakistani verso l'Afghanistan, dove 
vengono utilizzati per la fabbricazione di ordigni esplosivi.
http://www.nytimes.com/2012/12/18/world/asia/pentagon-to-reimburse-pakistan-
688-million.html