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R: Re: R: gli F35 non vanno bene neanche se ce li regalano



Temo che il tuo pessimismo sull'Europa abbia molte ragioni fondate e che si manifesterà presto nella realtà dei fatti che finisce per stracciare ogni illusione. Ma esiste sempre la possibilità, che ho sperimentato varie volte nel mio percorso di vita (1968, 1987, 1982...), di una "primavera popolare" che apra a dei cambiamenti effettivi. Una ventata di "Occupy" delle piazze può succedere anche in Italia quando meno ce lo aspettiamo (ho appena sentito in TV persino un "calmieratore" come Pisapia intravederla all'orizzonte!).

Anche per questo credo che nei movimenti alternativi in Italia è bene aprire subito un dibattito sull'euro non lasciando la questione solo alla nuova destra (quella che credo subentrerà al fallimento di Beppe Brillo e dei suoi seguaci troppo succubi verso il mito del plebiscitarismo telematico).
 
Propongo schematicamente il dilemma nel seguente modo.
 
Situazione A - Se l'euro serve come strumento della speculazione internazionale (nell'interesse del settore finanza, specie quello con basi in Germania) allora va abbandonato.
Il percorso "ordinato" che andrebbe studiato in questo senso dovrebbe limitare quanto più possibile gli inevitabili contraccolpi e danni economici nell'immediato.
 
Situazione B - Se invece inseriamo l'euro all'interno di una Unione Europea che colpisce ed abbatte la suddetta speculazione con regole che disconoscano i derivati e recuperino una sovranità monetaria pubblica, nonché il controllo sulla circolazione di capitali e l'adozione di un fisco ragionevolmente equo, allora è bene "riadattarlo" dentro un percorso di integrazione politica democratica a livello europeo.
 
Nessun approccio ideologico. Prima - è la mia convinzione - va seriamente sperimentata la praticabilità dell'ipotesi B, che dipende dai rapporti di forza a livello europeo ed anche dalla capacità dei movimenti di uscire dall'ottica ultra-specialistica per costruire la convergenza su ciò che interessa il destino dell'intera comunità civile e sociale di cui si fa parte.
Se la pratica dimostra che non c'è spazio per mancanza di sponde politiche e non ci sono le forze sufficienti, allora occorrerà ripiegare sull'ipotesi A: un si salvi chi può a livello nazionale, evitando di fare la fine degli "ultimi giapponesi dell'euro" e di questa Europa delle banche e delle multinazionali.
 
Nessuno comunque pensi di potere sottarsi al tema, che ha già surrettiziamente determinato le ultime elezioni (in fondo la gente si è pronunciata contro il "montismo" che applicava la politica dell'eurotecnocrazia) e che diventerà esplicitamente manifesto nelle prossime, che potrebbero caderci addosso prima di quanto non si pensi.
Mettiamo che il progetto TAV in Valle di Susa sia giustamente ritirato. Benissimo. Attivisti del territorio libero tutti felici e contenti.
Nel frattempo che a Susa e a Bussoleno la gente brinderà (ed insieme con essa altrove solo le ristrette fasce di "disobbedienti" nei loro centri sociali) ovunque in Italia le piccole attività economiche continueranno a chiudere, la disoccupazione a crescere, la gente comune ad impoverirsi, i giovani a perdere ogni speranza.
Non passa giorno che la cronaca non ci parli dell'operaio che si impicca, dell'artigiano che si dà fuoco, del pensionato che si butta dalla finestra (con la novità che oggi fa anche autodafé mentre salta).
Qualcuno ha qualcosa di serio da dire a una disperazione sociale che monta e monta e che, senza un punto di riferimento credibile e costruttivo, finirà nell'antiparlamentarismo nazionalistico strumentalizzato dal vero "capo" che ben presto si affaccerà all'orizzonte a promettere salvezza al gregge impaurito?
 
Morale della favola: anche il pacifismo, comunque declinato, nelle versioni moderate e nelle versioni dure dell'antimilitarismo, ha il dovere di fare i conti con la oggettiva centralità della crisi e deve smetterla di gingillarsi con i suoi percorsi autistici, con le analisi sballate (es. lo schema libico riproposto per la Siria quando abbiamo una guerra regionale per procura), con impegni presi senza alcun rapporto su ciò che potrebbe effettivamente far pendere la bilancia generale sui propri valori e sui propri obiettivi fondamentali.
 
Alfonso Navarra - Fermiamo chi scherza col fuoco atomico c/o Campagna OSM-DPN

----Messaggio originale----
Da: glry at ngi.it
Data: 30-giu-2013 17.51
A: <disarmo at peacelink.it>
Ogg: Re: R: gli F35 non vanno bene neanche se ce li regalano

Scusa non ho capito. Cos'è che vogliamo estendere al'Europa? La nostra sovranità
limitata? Siamo forse stati capaci di realizzare i dettami della nostra Costituzione? Cosìè
che dovremmo esportare in Europa? Quello che non siamo stati capaci di rendere effettivo
nel nostro Paese, un 'esercito di popolo' per pura difesa nazionale? Ma se abbiamo
privatizzato e 'professionalizzato' le forze armate e pure la protezione civile!!! Altro che
Costituzione! Non abbiamo nemmeno l'indipendenza in politica interna e finanziaria, figurati
sognarcela in politica estera e di difesa! A livello continentale poi, con dentro GB, Francia,
Germania in lotta (guerra) tra loro, come sempre nei secoli, per l'egemonia continentale...
Non riusciamo a deviare il Rubicone e poichè non ci riusciamo dovremmo porci come
obiettivo di deviare il Danubio? (E perchè no il Gange o la Via Lattea?) E affidarci al nostro
Parlamento di venduti al Bildelberg di Bonino, Letta, Napolitano? Bah. Non credo alle favole
da un bel po'. E se il pacfismo non pone obiettivi e metodi praticabili e realistici esso diviene
illudente, fuorviante e consapevolmente fallimentare, come un giochino innocente per
bambini idioti, e alfine complementare al sistema di terrore e oppressione mondiale
mediante il quale l'Occidente sopravvive. La realtà ci dice che Tornado, F-35 e tutto il resto
non li stiamo fabbricando per giocare. 

Jure



On 29 Jun 2013 at 10:16, alfonsonavarra at virgilio.it wrote:

perfettamente daccordo
tutti i sistmi e le piattaforme d'arma che contraddicono l'esigenza della "difesa difensiva",
l'unica compatibile con il nostro costituzionale "ripudio della guerra"
(che ora dobbiamo estendere all'Europa: è in corso la discussione sul modello di dfesa
europeo ed a ottobre le Camere se ne occupano)


----Messaggio originale----
Da: rossana123 at libero.it
Data: 29-giu-2013 8.06
A: <disarmo at peacelink.it>
Ogg: R: gli F35 non vanno bene neanche se ce li regalano

anche i Tornado, ma sono dcenni che li abbiamo.

    ----Messaggio originale----
    Da: alfonsonavarra at virgilio.it
    Data: 28/06/2013 19.10
    A: <semprecontrolaguerra at googlegroups.com>, <fermiamo-il-fuoco-
    atomico at googlegroups.com>, <forum at miritalia.org>, <MIR-
    Riconciliazione at yahoogroups.com>
    Cc: <no-nucleare-piemonte at googlegroups.com>, <cercalarotta-
    mi at googlegroups.com>, <comitatoticinese at googlegroups.com>,
    <disarmo at peacelink.it>
    Ogg: gli F35 non vanno bene neanche se ce li regalano

oggetto: gli F35 non vanno bene nemmeno se ce li regalano: sono
integrati nel sistema nucleare e quindi incostituzionali!

    Cittadine e cittadini eletti al Senato della Repubblica,
    state per votare, dopo i vostri colleghi della Camera (che, per la verità, ci pare
    abbiano deciso di non decidere), sugli F35 ed in particolare, per quello che abbiamo
    capito dalla stampa, vi pronunciate su una mozione, primo firmatario Felice Casson,
    che chiede di sospendere immediatamente il programma del loro onerosissimo
    acquisto.
    Ma noi non vogliamo parlarvi di soldi, che pure è argomento che deve interessare
    (soprattutto quando la crisi li fa scarseggiare), bensì di più importanti questioni di
    principio.
    Gli F35 - è l'invito che vi rivolgiamo - non dovremmo accettarli neanche se ce li
    regalassero e funzionassero senza problemi!
    Il punto centrale è il seguente: vi sono sistemi d'arma che fanno irrimediabilmente a
    pugni con la nostra Carta costituzionale e gli F35 rientrano sicuramente tra questi.
    Abbiamo tutti capito che questi cacciabombardieri, per i quali saranno aggiornate le
    atomiche B61 di Aviano e Ghedi (vedi quanto riportato nel file allegato), entreranno a
    fare parte della cd "condivisione nucleare" NATO e quindi - aggiungiamo noi - saranno
    preparati per il "first strike" ma soprattutto per il "first use".
    Conoscete la differenza tra questi due concetti di tecnica militare attinenti alle dottrine
    ufficiali di impiego delle armi atomiche? Molti di voi, afflitti incolpevolmente dalla
    stessa disinformazione in cui viene tenuta la gente comune, probabilmente no.
    Ma vi assicuriamo che la realtà a cui si riferiscono non è niente affatto rassicurante e
    meno che mai ragionevole.
    Ragion di più per incamminarsi verso un modello di "difesa difensiva" separato da
    ogni organizzazione militare internazionale concepita, di fatto, in termini offensivi.
    Ci sembra che la "mozione Casson" (chiamamola così per comodità) dia spazio a
    questa prospettiva quando propone, in alternativa agli F35, "una visione strategica
    della politica di difesa" a livello europeo, e di destinare, in Italia, "le somme
    risparmiate a investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal
    rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro e la sicurezza dei lavoratori".
    L'"obbligo di difesa della Patria", a nostro avviso, può essere garantito da un "sistema"
    che:
    - si limiti alla difesa dei confini nazionali (in attesa di una integrazione europea che
    adotti il "ripudio della guerra");
    - comprenda una significativa componente non armata e nonviolenta;
    - rifiuti le armi nucleari, ma anche tutti i sistemi di armi concepiti per attacchi in
    profondità "out of area" (come si dice nel gergo NATO);
    - sia complementare con una politica estera non militarmente interventista ma ispirata
    alla sicurezza comune, al disarmo (a partire da quello euromediterraneo), alla
    cooperazione tra i popoli per il benessere ed i diritti umani.
    Gli obiettori di coscienza alle spese nucleari e militari, insieme alle organizzazioni
    nonviolente "storiche" e a moltissimi gruppi pacifisti, lavorano e riflettono ormai da
    decenni su queste scelte di difesa alternativa: hanno contribuito a concretizzarle con
    le leggi e la pratica del servizio civile; e con le esperienze di gruppi di resistenza
    nonviolenti, ambasciate di pace e corpi civili di pace.
    Il nostro Paese ha impegnato e continua ad impegnare soldati combattenti qua e la, in
    teatri di guerra, fingendo che stiano lì per accompagnare bambine e bambini a scuola.
    Riteniamo sia il caso di togliere le tende (specialmente dall´Afghanistan) per non
    gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Cominciamo a costruirci, in collaborazione, se
    possibile, con la UE e con l´ONU, una funzione di Grande Arbitro: l´Italia dovrebbe
    essere vista in tutte le zone "calde" come un attore terzo, una "potenza di pace",
    considerata neutrale da tutti gli attori contendenti in modo da poter favorire mediazioni
    e riconciliazioni.
    La nostra voce è bene che sia almeno ascoltata in audizioni parlamentari, così come
    normalmente fate con gli esponenti del complesso militare industriale.
    Milano 28 giugno 2013
    Alfonso Navarra - portavoce "Fermiamo chi
    scherza col fuoco atomico", della Campagna di
    obiezione di coscienza alle spese militari per la
    difesa popolare nonviolenta ( www.osmdpn.it)
    Il telefono dell'ufficio della Campagna OSM-DPN - sede in via Mario Pichi 1 -
    20149 Milano -è lo 02-5810.1226 (chiamare i pomeriggi, escluso sabato e
    domenica, dalle 15.00 alle 19.00).
   
    Rispondono Massimo Aliprandini e Beppe Marazzi

   
   





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