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IMPERIALISMO E GLOBALIZZAZIONE : a cura del centro di cultura e documentazione popolare



Un interessante articolo 
sebastiano


pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 08-07-13 - n. 461

Le bugie dell'Impero: Non credere a una sola parola di quello che dicono

blackagendareport | mltoday.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione
Popolare

19/06/2013

I governanti vorrebbero farci credere che il mondo, a ogni momento che
passa, sta diventando più complesso e pericoloso, costringendo gli Stati
Uniti ad abbandonare le precedenti (e in larga parte fittizie) norme di
legalità nazionale e internazionale, per preservare la civiltà.

In verità, stanno disperatamente cercando di mantenere il dominio globale
del capitale finanziario statunitense ed europeo e l'ordine mondiale
razzista da cui è scaturito.

Le contraddizioni di secoli sono maturate, travolgendo la capacità
dell'"Occidente" di contenere le forze emergenti. Si prospetta quindi una
guerra incessante e incondizionata: incessante nel senso che si tratta della
battaglia finale e disperata per respingere la fine dell'imperialismo,
incondizionata in quanto gli imperialisti non conoscono confini giuridici o
morali all'uso della forza militare, il loro unico vantaggio rimasto. Per
occultare queste semplici verità, gli Stati Uniti e i loro servizi di
propaganda inventano contro-realtà, scenari apocalittici imminenti, colmi di
esseri malvagi ed eserciti delle tenebre, più di quanti JRR Tolkien ne possa
mai immaginare.

In effetti, si lascia libera l'immaginazione, per timore che le menti delle
persone che vagano nel regno della verità inciampino in una presa di
coscienza del proprio interesse personale, che è molto diverso da quello dei
destini di Wall Street o del Progetto per un Nuovo Secolo Americano
(aggiornato nella versione "umanitaria" di Obama).

E' una guerra dove troneggiano rappresentazioni deformate.

Saddam "deve andarsene", e così se ne è andato, insieme a un altro milione
di iracheni. Gheddafi "deve andarsene", e ben presto anche lui è finito
("Siamo venuti, abbiamo visto, è morto", ha commentato Hillary), insieme a
decine di migliaia di neri libici destinati allo sterminio.

"Assad deve andarsene". Assad non ha ancora lasciato: è necessario che gli
USA e i loro alleati aumentino il flusso di armi per gli eserciti jihadisti,
i cui motti tradotti approssimativamente suonano come "dopo tocca agli
infedeli occidentali". Il governo filosovietico dell'Afghanistan è stato il
primo della lista USA ad "andarsene", rovesciato dalla rete internazionale
jihadista, creata come joint venture tra americani, sauditi e pakistani
all'inizio degli anni Ottanta: una rete la cui esistenza ora richiede che
diritto costituzionale sia liquidato in territorio statunitense.

Naturalmente, al fine di facilitare tutte queste uscite di governi di Stati
sovrani, il diritto internazionale, come lo abbiamo conosciuto, "deve
andarsene". Viene sostituito dalla dottrina dell'intervento militare
"umanitario" o della "responsabilità di proteggere" (R2P), una riedizione
della "responsabilità dell'uomo bianco", progettata per annullare i diritti
degli stati minori alla sovranità nazionale, per il capriccio della
superpotenza.

L'intero continente africano è caduto sotto l'ombrello R2P (senza mai essere
completamente uscito dalla sfera coloniale: ma è proprio questo il punto).
La Somalia ha raggiunto un breve periodo di pace nel 2006, sotto il regime
delle Corti Islamiche, ampiamente radicate, che aveva sconfitto una schiera
di signori della guerra sostenuti dagli Stati Uniti.

Washington ha colpito di nuovo nel corso dello stesso anno attraverso
l'Etiopia, suo stato clientelare. Gli americani hanno invocato sia il nemico
islamista, sia la "responsabilità di proteggere" per giustificare
un'invasione che ha fatto precipitare la Somalia in quella che gli
osservatori delle Nazioni Unite definiscono "la peggiore crisi umanitaria in
Africa, peggiore del Darfur". Alla fine, gli Stati Uniti hanno arruolato
anche l'Unione Africana, in quanto autorità nominale nella missione della
CIA sulla Somalia, militarizzando l'intero Corno d'Africa.

Legati statunitensi hanno avviato il massacro fratricida in Ruanda nel 1994,
un incendio che è servito come pretesto all'invasione ruandese e ugandese
della ricca Repubblica democratica del Congo e la perdita di sei milioni di
vite: il tutto sotto la protezione, il finanziamento e la guida dei governi
statunitensi susseguitisi, in una finta espiazione per il molto più piccolo
"genocidio" in Ruanda.

Il presidente Obama ha inviato Forze Speciali in servizio permanente nella
regione alla ricerca di un altro personaggio caricaturale, Joseph Kony, il
cui unico difetto è il suo cristianesimo rabbioso ma la cui presenza
strategica nella mischia giustifica lo stazionamento dei Berretti Verdi in
Congo, Uganda, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan.

Con l'esorcismo ai danni di Muammar Gheddafi in Libia, gli jihadisti in
tutta l'Africa del nord fino alla Nigeria settentrionale si sono
rivitalizzati, dando il via libera alla rinascita coloniale francese e
all'ulteriore espansione di AFRICOM, il Comando USA Africa.

Solo cinque anni dopo la sua nascita ufficiale, AFRICOM regna sovrana nel
continente, con legami con i militari di tutti gli stati africani, tranne
l'Eritrea e lo Zimbabwe. (Prima o poi anche loro "devono andare").

La nuova era del diritto euro-americano regna sull'Africa nella forma della
Corte penale internazionale. Le attenzioni della Corte sono riservate per
gli africani, il cui presunto deficit di civiltà monopolizza le risorse del
sistema giudiziario globale. Anche questo è R2P.

Tornando alla riluttante Siria, gli jihadisti, nel loro impiego di
dimostrare che Assad deve davvero andare, inviano agli americani campioni di
sangue prelevati da presunte vittime di armi chimiche. Obama annuncia che ha
intenzione di fare quello che effettivamente avrebbe dovuto fare da tempo:
inviare armi ai "ribelli".

Il Washington Post, dimenticando il suo dovere di seguire le veline
dell'amministrazione, documenta che la decisione di trasferire armi agli
jihadisti era stata fatta due settimane prima che la "prova" arrivasse. Le
menzogne diventano confuse e sono rapidamente sostituite da nuove storie.

Solo le menzogne fanno apparire queste situazioni complesse: falsità per
coprire i plurimi genocidi USA ai danni dell'Africa, per tessere una tela di
preoccupazione umanitaria, quando la semplice verità è che gli americani e
gli europei hanno stabilito il dominio militare sul continente per i loro
avidi scopi.

Le bugie che hanno tentato di camuffare un susseguirsi di aggressioni
sfrontate contro un inoffensivo governo laico arabo al fine di rimuovere
eventuali ostacoli alla dominazione USA del Nord Africa e del Vicino
Oriente. Inganni a corollario della menzogna centrale nell'offensiva globale
degli Stati Uniti dal 9/11: che gli Stati Uniti siano impegnati in una
guerra globale contro gli jihadisti armati.

In realtà, gli jihadisti sono contractor assoldati dagli americani nel mondo
arabo, mondo in cui gli Stati Uniti sono ampiamente invisi. Washington è
stato il padrino dello jihadismo internazionale, almeno dai primi anni
Ottanta in Afghanistan, e ora lo è, ancora una volta e piuttosto
apertamente, in Siria come in Libia, almeno per il momento.

La semplice verità è che gli Stati Uniti sono in guerra per perpetuare
l'egemonia sul pianeta, per la conservazione del sistema imperiale e dei
suoi dominatori. In una tale guerra, ognuno e ovunque è un potenziale
nemico, compresa la popolazione a casa.

Ecco perché Bradley Manning e Julian Assange e, ora, Edward Snowden sono
considerati così pericolosi, perché minano il consenso popolare verso le
politiche menzognere del governo.

L'amministrazione ha inviato i suoi agenti a Capitol Hill e tutte le testate
pseudo-giornalistiche di regime per spiegare come l'intercettazione del
traffico cellulare e Internet ha impedito "più di 50 potenziali eventi
terroristici dall'11/9", tra cui almeno 10 "minacce con base in patria", per
bocca del Generale Keith Alexander della National Security Agency. I
dettagli sono, naturalmente, segreti.

Tuttavia, ciò che sappiamo circa lo spionaggio interno al "terrore" è
sufficiente per respingere l'intero presupposto per le vaste imprese
algoritmiche della NSA. La minaccia "terrorista" reale sul suolo americano è
chiaramente relativamente lieve. Altrimenti, perché mai l'FBI si sarebbe
applicata alla fabbricazione di jihadisti nostrani, inscenando elaborate
coperture per uomini neri senzatetto a Miami, che non riuscirebbero a
mettere insieme il biglietto dell'autobus per Chicago, tanto meno una bomba
alla Sears Tower?

Perché devono attrarre e intrappolare degli emarginati, senza capacità e
alcuna inclinazione per la guerra clandestina, in piani per attacchi
dinamitardi a sinagoghe e per abbattere aerei militari, a Newburgh e New
York? Perché questo flusso costante di invenzioni terrorizzanti da parte del
governo, se la realtà è così copiosa?

Se l'FBI, con l'assistenza della NSA, sta scoprendo un numero significativo
di terroristi veri, non stiamo forse assistendo ad un numero corrispondente
di arresti "perp walk"? [prassi della polizia Usa di eseguire un arresto in
un luogo pubblico e dopo un po' di tempo per dare l'opportunità ai media di
ritrarre foto e video dell'evento, ndr]. Certo che si. L'unica conclusione
logica è che il terrorismo è una minaccia interna pressoché trascurabile,
del tutto inidonea a giustificare lo spionaggio della NSA praticamente su
ogni americano.

Quindi, cosa stanno cercando? Schemi, modelli di pensiero e di comportamento
che combinati rivelano l'esistenza di coorti di persone che potrebbero, come
gruppo, o come rete vivente, creare problemi allo Stato in futuro. Persone
che non necessariamente si conoscono tra loro, ma i cui modelli di vita le
rendono potenzialmente problematiche per i governanti, tendenzialmente in
qualche futura crisi.

Una propensione al dissenso, per esempio. La dimensione di queste coorti
sospette, di questi gruppi che rispondono a modelli simili, possono essere
grandi o piccoli, a seconda dei criteri immessi dal programmatore. Quindi, a
quale tipo di americani sono interessati i programmatori?

Chiedetelo a Edward Snowden. Lui è l'unico a parlare.

http://blackagendareport.com/content/



-----Messaggio originale-----
Da: disarmo-request at peacelink.it [mailto:disarmo-request at peacelink.it] Per
conto di glry at ngi.it
Inviato: mercoledì 10 luglio 2013 23:53
A: disarmo at peacelink.it
Oggetto: Re: R: Muos: il Tar respinge la richiesta della Difesa, i lavori
restano bloccati. Rosario Crocetta: "Grande vittoria"

Un buon articolo, non c'è che dire. Soprattutto per le informazioni che
porta, mentre la visione d'insieme che distilla Giulietto non per questo ci
obbliga a condividere.
 
Nota a margine: vediamo di smetterla tutti/e con commenti sarcastici
allusivi superflui, che suonano come rivalsa a chissacchè critica ricevuta,
e ormai ampiamente dichiarata superata. Se lo vogliamo. Tutti. Chè a
suscitar polemiche intasalista siamo capaci tutti, pure i più scemi. Da
parte mia mantengo il dentino avvelenato e pronto. 

Jure

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On 10 Jul 2013 at 12:19, Sebastiano Cosenza wrote:

> Mi permetto inoltrare un articolo di Giulietto Chiesa,    a conferma 
> che la  trattazione  del  decadente Impero nordamericano  non è una
>  turba mentale di  qualche aderente alla lista,   come qualcuno 
> sostiene .



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10/07/2013