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[Disarmo] Collaborazione nucleare e militare tra Gran Bretagna e Francia




Il rilancio del nucleare inglese - con la collaborazione francese - esprime l'ambizione dei due Paesi a ritornare "grandi potenze"

Ieri - 21 ottobre - il governo inglese conservatore, appellandosi a capitali e tecnologia d'Oltre Manica, ha rilanciato l'impegno nucleare dando via libera a un consorzio franco-cinese che costruirà due reattori nel sito di Hinkley C.

Va detto che questa ripresa atomica vede anche i laburisti, pur con riserve, sostanzialmente favorevoli.

L'investimento è di 16 miliardi di sterline nel Sommerset ma ad EDF, Areva e ai cinesi (China National Nuclear Corporation e China General Nuclear Power Corporation) viene garantito un prezzo di favore.

Paul Dorfman dell'Energy Institute di University College London ha denunciato l'intesa - che durerà 35 anni - come un "sussidio che calcoliamo in circa un miliardo di sterline l'anno a favore di francesi e cinesi".

Quello di Hinkley C dovrebbe essere solo il primo di almeno otto siti nucleari che dovrebbero "ridurre i costi energetici e la dipendenza da comustibili fossili e vecchi impianti".

Se si guarda al retroterra militare del nucleare cosiddetto "civile", non dovrebbe stupire più di tanto che l'atomo inglese possa parlare anche francese, non foss'altro che per riequilibrare la potenza economica tedesca in Europa.

Per quanto riguarda il nucleare militare inglese, va ricordato - e ci aiuta a farlo Maria Carla Di Bella della rivista "Geopolitica" - che il documento di revisione della strategia di difesa e di sicurezza nazionale del 2010, firmato dal primo ministro Cameron, ha confermato "l’irrinunciabilità dell’arsenale nucleare nazionale ai fini della preservazione degli interessi vitali del paese". Il governo ha infatti affermato che, sebbene Londra continui a perseguire un progetto di disarmo globale di natura multilaterale, fino a quando si assisterà alla proliferazione orizzontale di armi di distruzione di massa e di sistemi missilistici balistici, la Gran Bretagna non rinuncerà a una postura di minima dissuasione nucleare. In un’epoca contraddistinta da incertezza l’arsenale britannico costituirebbe la garanzia ultima alla sopravvivenza del paese.

Il nucleare militare francese, contariamente a quanto è accaduto nella Gran Bretagna attraversata da forti movimenti di opposizione disarmisti, ha goduto di un solido consenso trasversale in tutte le forze politiche. Un consenso che si è sempre mantenuto, benchè sia stato messo in discussione dalla crisi economica internazionale, anche durante la presidenza Hollande e che pare reggere su quattro elementi: il mantenimento di una deterrenza nucleare "limitata ma efficace", la conservazione di un arsenale presentato come dissuasivo e non offensivo, l’europeizzazione delle capacità francesi e la promozione del disarmo globale.

La totalità dei libri bianchi della difesa pubblicati in Francia nel corso degli ultimi due decenni – l’ultimo è stato reso noto nell’aprile del 2013 – ha sottolineato come il mantenimento dell’autonomia strategica attraverso gli strumenti convenzionali e non convenzionali di cui lo Stato dispone va considerato essenziale per la sopravvivenza della nazione.

Oggi sia la Francia che la Gran Bretagna si oppongono alla de-nuclearizzazione dell’Alleanza Atlantica. Inoltre la crisi economica mondiale ha favorito l’approfondimento della cooperazione nel campo nucleare tra i due Paesi.

La collaborazione riduce i costi di produzione e di gestione, e massimizza i vantaggi politici attesi dai rispettivi arsenali nucleari sovrani ma interdipendenti. Al Summit anglo-francese per la cooperazione sulle questioni di sicurezza e difesa del 2010 Londra e Parigi hanno congiuntamente dichiarato che sino a quando gli ordigni nucleari esisteranno nel sistema, la NATO rimarrà un’alleanza nucleare. I due governi hanno inoltre assicurato che le capacità nazionali nucleari intendono contribuire alla sicurezza degli alleati e al mantenimento della pace internazionale. Attualmente, secondo la FAS, circa 225 testate strategiche costituirebbero l’arsenale nucleare britannico, mentre circa 300 formerebbero quello francese.

Nel citato summit del novembre 2010 Parigi e Londra hanno firmato un più generale accordo di cooperazione nel settore della difesa. Secondo il ricercatore dell'ISPI, Arturo Vivarelli, ciò starebbe ad indicare che Francia e Gran Bretagna avrebbero velleità di ritorno al rango di grandi potenze:

"Uscite ridimensionate e trasformate in potenze di secondo rango nell’area del Mediterraneo dopo la crisi di Suez del 1956, ora si apprestano a tornare a ricoprire il ruolo che la storia deve loro. Il mondo non è più quello della guerra fredda e quel periodo appare ai loro occhi un breve interludio geopolitico. La presenza e gli interessi di Stati Uniti e Unione Sovietica /Russia nell’area sono cambiati. I vincoli che allora imponevano non esistono più. Gli USA dell’ultimo quinquennio appaiono un egemone in ritirata strategica da un pieno coinvolgimento nella regione. I tentennamenti di Obama ancora in questi giorni (agosto 2013 - ndr) sembrano dimostrarlo ancora. Francia e Gran Bretagna mirano ad un ruolo di prime potenze dell’area mediterranea e si fanno promotori dell’intervento contro il regime siriano contando da una parte sul desiderio statunitense di colpire, seppur indirettamente, l’Iran, dall’altra sull’appoggio determinato dei paesi arabi sunniti, Arabia Saudita in primis".

Già in Libia abbiamo visto, da parte franco-inglese, un primo tentativo di ribaltamento degli esiti della crisi di Suez...

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/nucleare/2013/10/21/Cameron-nucleare-settore-vitale-assicura-lavoro_9495129.html

http://www.geopolitica-rivista.org/22540/leuropa-nucleare-quando-londra-e-parigi-vollero-dotarsi-della-bomba/

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/parigi-e-londra-cercano-di-ritornare-grandi-potenze