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RE: [Disarmo] Non c’è crisi per le missioni



___Purtroppo il Presidente della Repubblica afferma e nessuno lo smentisce, che le 
missioni all'estero non possono essere ridotte, né come spese, né come numero, a cuor 
leggero. Credo che non sia una richiesta " a cuor leggero" quella che ricorda che " 
L'Italia ripudia la guerra" ( art. 11 della Costituzione); mi sembra, inoltre, che il 
Presidente non abbia accennato alle spese per gli F-35: anche queste spese non possono 
essere ridotte a cuor leggero? E le fregate che si vogliono comperare? E i terreni che si 
danno agli USA? Niscemi o Dal Molin, ad esempio? Sono tutti compiti che ci spettano e su 
cui i cittadini non hanno diritto di esprimere un loro parere ed essere ascoltati?
No, signor Presidente: credo che su questi argomenti dovremmo essere ascoltati e credo 
che sarebbe compito Suo il provvedere a far emergere la volontà popolare.
Paolo Bertagnolli

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> Date: Tue, 5 Nov 2013 14:49:47 +0100 
> From: rossana123 at libero.it 
> To: disarmo at peacelink.it 
> Subject: [Disarmo] Non c’è crisi per le missioni 
>  
>  
> Manlio Dinucci 
>  
>  
>  
> Mentre le vie di Roma sono percorse da cortei che chiedono investimenti  
> pubblici per il lavoro, la casa, i servizi sociali, nelle stanze di  
> Palazzo Montecitorio si sta varando il decreto-legge che stanzia altro  
> denaro pubblico per le missioni militari internazionali. Denaro che va  
> ad aggiungersi a quello per le forze armate e gli armamenti, ponendo  
> l’Italia (documenta il Sipri) al decimo posto mondiale con una spesa  
> militare reale di 26 miliardi di euro nel 2012, equivalente a 70  
> milioni al giorno. 
>  
> Su cosa si stia decidendo a Palazzo Montecitorio c’è assoluto silenzio  
> mediatico. Peccato. Altrimenti i cittadini italiani in crescenti  
> difficoltà economiche avrebbero perlomeno la soddisfazione di sapere  
> che, solo per il trimestre ottobre-dicembre 2013, vengono stanziati 125  
> milioni di euro per la missione militare in Afghanistan,  oltre 40 per  
> quella in Libano, 24 per quelle nei Balcani, 15 per il «contrasto alla  
> pirateria» nell’Oceano Indiano (più la spesa, ancora segreta, per la  
> nuova base militare italiana a Gibuti). 
>  
> Si spendono in soli tre mesi 5 milioni per partecipare alla missione  
> Nato nel Mediterraneo (cui si aggiunge la spesa, ancora da  
> quantificare, per quella Mare Nostrum), altri 5 per mantenere personale  
> militare italiano a Tampa in Florida (sede del Comando centrale Usa),  
> in Bahrain, Qatar ed Emirati arabi uniti. Oltre 5 milioni in tre mesi  
> vengono stanziati per i militari e gli agenti di polizia che in Libia  
> aiutano a «fronteggiare l’immigrazione clandestina» e a mantenere e  
> usare «le unità navali cedute dal governo italiano a quello libico».  
> Altro denaro pubblico viene sborsato per inviare militari in Sudan, Sud  
> Sudan, Mali, Niger, Congo e altri paesi, pagando alte indennità di  
> missione incrementate del 30% se il personale non usufruisce di cibo e  
> alloggio gratuiti. 
>  
> Alle spese per le missioni militari si aggiungono quelle per il  
> «sostegno ai processi di ricostruzione» e il «consolidamento dei  
> processi di pace e stabilizzazione»: 23,6 milioni di euro in tre mesi,  
> ai quali il ministro degli esteri può aggiungere con proprio decreto  
> altre risorse. Già la Bonino ha annunciato che a dicembre saranno  
> disponibii altri 10 milioni per gli «aiuti umanitari». Come lo  
> «sminamento umanitario» in paesi che prima la Nato (Italia compresa) ha  
> attaccato anche con bombe a grappolo che lasciano sul terreno ordigni  
> inesplosi, o in paesi al cui interno la Nato ha fomentato la guerra.  
> Come gli interventi di «stabilizzazione dei paesi in situazione di  
> conflitto o post-conflitto», tipo la Libia che, demolita dalla Nato con  
> la guerra, si trova in una caotica situazione di post-conflitto. Tra  
> gli «aiuti umanitari» figurano anche gli interventi «a tutela degli  
> interessi italiani nei paesi di conflitto e post-conflitto», tipo  
> quelli dell’Eni in Libia. 
>  
> Per coprire tali spese si attinge anche ai «fondi di riserva e  
> speciali» del Ministero dell’economia e delle finanze, che così  
> mancheranno quando si dovranno affrontare situazioni di emergenza  
> sociale in Italia. Il ministro dell’economia è inoltre «autorizzato ad  
> apportare le occorrenti variazioni di bilancio», cioè ad accrescere i  
> fondi per le missioni militari. 
>  
> Con l’autorevole sostegno del Presidente della repubblica Napolitano,  
> che il 4 Novembre ha ammonito «Ci si guardi dal discutere con  
> leggerezza di una riduzione dell'impegno dell'Italia sul piano  
> militare», i deputati Pd difendono a spada tratta il decreto-legge,  
> seguiti da quelli PdL. 
>  
> L’opposizione (Sel e M5S) si limita in genere a emendamenti che non  
> intaccano la sostanza e a criticare «il fatto che il contributo  
> italiano alla sicurezza internazionale sia di natura esclusivamente  
> militare». Ignorando che, con il suo «contributo militare», l’Italia  
> non rafforza ma mina la sicurezza internazionale, e che quello «civile»  
> è spesso il grimaldello dell’intervento militare. 
>  
>  
>  
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