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[Disarmo] Il “tour promozionale” della Cavour: la Difesa impiega la portaerei per vendere armi ai regimi più autoritari del mondo



http://www.disarmo.org/rete/a/39369.html

Rete Italiana per i Disarmo scrive al Presidente della Repubblica, Giorgio 
Napolitano, per chiedere se sia stato messo al corrente dell’iniziativa che 
prevede l’impiego di mezzi e personale delle Forze Armate a supporto di 
attività commerciali dell’industria militare e del settore privato. E invita il 
Parlamento ad esaminare con attenzione l’iniziativa promossa dal Ministero 
della Difesa per le rilevanti implicazioni sulla politica di difesa del nostro 
Paese.

La Rete Italiana per i Disarmo reputa “spregiudicata e inaccettabile” l’
iniziativa annunciata martedì scorso dal Ministro della Difesa, Mario Mauro, 
insieme ai vertici del Ministero della Difesa di impegnare per i prossimi 
cinque mesi il Gruppo Navale Cavour in una campagna promozionale dell’industria 
bellica italiana insieme ad altre attività commerciali, di tipo militare ed 
umanitarie<!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]-->. 

«Sotto lo slogan del recupero di competitività – commenta Francesco Vignarca, 
coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo – l’iniziativa promossa dal 
Ministero della Difesa in collaborazione con altri ministeri mescola una serie 
di attività che per loro natura hanno finalità e caratteristiche differenti e 
che è importante continuare a tenere separate. Promuovere la vendita di sistemi 
militari o sostenere iniziative di tipo commerciale abbinandole ad operazioni 
umanitarie non è infatti un compito che il nostro ordinamento attribuisce al 
Ministero della Difesa o alle Forze Amate».

Rete Italiana per i Disarmo invierà oggi una lettera aperta al Presidente 
della Repubblica, Giorgio Napolitano – che secondo la  Costituzione “ha il 
comando delle Forze armate” (Art. 87) – per chiedere se sia stato messo al 
corrente ed abbia dato il suo esplicito assenso all’iniziativa che prevede l’
impiego di mezzi e personale delle Forze Armate a supporto di attività 
commerciali dell’industria militare e del settore privato. Rete Disarmo invita 
inoltre il Parlamento ad esaminare con attenzione questa iniziativa soprattutto 
per le rilevanti implicazioni sulla politica di sicurezza e di difesa del 
nostro Paese.

«Pensare di rilanciare l’economia nazionale – nota Carlo Tombola, coordinatore 
scientifico dell’Osservatorio sulle Armi Leggere (OPAL) di Brescia – favorendo 
la vendita di sistemi d’armamento e usando mezzi militari per una fiera  
galleggiante del ‘made in Italy’ è un’operazione spregiudicata e preoccupante. 
Da un lato, infatti, si fa leva sulla necessità della ripresa economica per 
favorire non tanto la piccola-media impresa bensì quelle aziende del settore 
militare in cui lo Stato ha il controllo di maggioranza e beneficia di ritorni 
diretti. Dall’altro, si promuovono le attività di un settore come quello dell’
esportazione di armamenti che lo Stato, ai sensi della legislazione vigente, 
dovrebbe rigorosamente regolamentare invece che incoraggiare. In questo modo, 
come documentiamo da tempo, si utilizzano le esportazioni di armi per il 
rilancio dell’economia reale mentre se ne minimizzano le conseguenze, come se 
vendere armi fosse un’iniziativa equiparabile ad altre attività commerciali».

Particolarmente preoccupante, segnala la Rete Disarmo, è lo stato di tensione 
dell’intera zona mediorientale in cui il gruppo navale Cavour farà tappa e 
soprattutto il grave deficit di libertà democratiche a fronte di ingenti spese 
militari e di un livello basso di sviluppo umano di diversi dei paesi che 
saranno visitati. Ben 12 su 18 degli Stati ai cui governi si intende presentare 
il campionario di armamenti italiani sono definiti dall’Indice di democrazia 
dell’Economist come “Regimi autoritari” (Gibuti, Arabia Saudita, Emirati Arabi 
Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar, Oman, Madagascar, Angola, Congo, Nigeria e 
Algeria), una buona parte di essi presenta livelli di spese militari tra i più 
alti al mondo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Oman, 
Angola, Marocco e Algeria) mentre in 8 su 18 paesi il livello di sviluppo umano 
è tra i più bassi del mondo. (Si veda Tabella 1). Tra le tappe quella in 
Repubblica Democratica del Congo dove è in corso una sanguinosa guerra 
dimenticata da tutti per la quale dal 1996 ad oggi si contano circa 8 milioni 
di morti oltre a migrazioni bibliche di profughi, stupro sistematico come arma 
di guerra, bambini assoldati nelle milizie per uccidere e morire oppure 
costretti a lavorare a mani nude nelle miniere di coltan. “Orrori senza fine, 
che a stento trovano la via dei media internazionali ma si trovano 
incredibilmente sulla rotta del tour promozionale della Cavour e della sua 
Squadra Navale” sottolinea Pasquale Pugliese segretario del Movimento 
Nonviolento. 

«E non va dimenticato – sottolinea Giorgio Beretta, analista di Rete Disarmo – 
che i ministeri della Difesa a cui la Cavour esibirà il campionario bellico 
delle ditte di Finmeccanica[2] sono stati destinatari nell’ultimo quinquennio 
di quasi 5 miliardi di euro di armamenti cioè di circa il 30% di tutte le 
esportazioni italiane di sistemi militari. Per non parlare delle “armi comuni” 
esportate a questi paesi dalle aziende bresciane che superano gli 11 milioni di 
euro annui. E’ tempo che il Parlamento prenda in esame le Relazioni governative 
sulle esportazioni di armamenti: non lo sta facendo da oltre cinque anni quasi 
che il controllo sull’attività dell’esecutivo in questa materia sia facoltativo 
o insignificante per la nostra stessa sicurezza».

L’operazione, che prevede la partecipazione di organismi umanitari come Croce 
Rossa Italiana, Operazione Smile e Fondazione Francesca Rava, ha anche delle 
ripercussioni sulla funzione delle organizzazioni non governative e sui loro 
rapporti con le Forze Armate.

L’aiuto umanitario ricorda Rete Disarmo è regolamentato dal Codice di Condotta 
per il Movimento Internazionale della Croce Rossa e per le ONG, che stabilisce 
che l'aiuto non può essere utilizzato come strumento di politica estera dei 
governi. Con ciò si intende, quindi, che non può nemmeno essere impiegato per 
compiti  promozionali del “made in Italy” e men che meno dell'industria 
armiera. «La continua erosione – evidenzia Martina Pignatti, presidente di “Un 
ponte per…”  – dello spazio umanitario da parte di attori militari e 
commerciali mette in discussione non solo l’indipendenza, la neutralità e l’
imparzialità delle organizzazioni autenticamente umanitarie, ma la stessa 
possibilità che gli operatori umanitari continuino ad intervenire efficacemente 
e in relativa sicurezza nei contesti di crisi».

Secondo le informazioni diffuse dalla Marina Militare la gran parte dei costi 
relativi alla missione (tranne stipendi ed indennità di navigazione) saranno 
sostenuti dagli “sponsor” che utilizzeranno la portaerei Cavour come 
piattaforma economica e commerciale, pervertendone il compito statutario. Si 
tratta di 20 milioni di euro (7 pagati dalla Marina e i restanti 10 milioni per 
i carburanti e 3 milioni per le attività di supporto nei porti toccati dagli 
sponsor) che solo in parte non saranno a carico della collettività perché molte 
delle aziende che finanzieranno la missione appartengono alla holding pubblica 
Finmeccanica.

«Fin dalla sua progettazione – aggiunge don Renato Sacco, coordinatore 
nazionale di Pax Christi Italia – abbiamo posto all’attenzione pubblica la 
domanda sulla necessità di dotare la Marina Militare di una nave portaerei come 
il Cavour. Pur riconoscendo il suo potenziale impiego duale, cioè come 
portaerei e come “nave ospedale”, crediamo che ci si debba interrogare, oltre 
che sugli elevati costi di mantenimento, soprattutto sull'esigenza di una nave 
portaerei per una Repubblica come l'Italia che ripudia la guerra come mezzo di 
risoluzione delle controversie internazionali».

Non è nemmeno accettabile un’altra delle giustificazioni fornite dal Capo di 
Stato Maggiore della Marina Ammiraglio De Giorgio a riguardo di questa 
missione: il contrasto alla pirateria internazionale. Da una parte perché, 
analizzando la rotta della Squadra Navale, la permanenza nei mari segnalati a 
rischio pirateria dagli stessi decreti della Difesa è ridotta a pochi giorni 
(molto meno del tempo dedicato alla promozione del made in Italy armato nel 
Golfo Persico). Dall’altro perché è stata la stessa Marina Militare a 
dichiarare nei giorni scorsi come nel 2013 ci siano stati solo quattro 
attacchi, tutti con esito negativo rispetto ai 34 messi a segno lo scorso anno 
da gennaio a novembre: un calo del 90% negli episodi di pirateria.

Con questa operazione della Cavour – ricorda Rete Disarmo – prende consistenza 
una profonda trasformazione che è avvenuta durante le scorse legislature: la 
competenza in materia di autorizzazioni all’esportazione di sistemi militari è 
infatti stata attribuita all’Autorità nazionale per le Autorizzazioni di 
Materiali di Armamento (UAMA) collocata presso la Direzione Generale per la 
Promozione del Sistema Paese (DGSP) del Ministero degli Esteri che annovera tra 
i suoi compiti il “sostegno all’internazionalizzazione dell’industria dello 
spazio e della difesa”, quasi che satelliti meteorologici e sistemi militari 
siano prodotti equiparabili. 

«Crediamo che si debba porre estrema attenzione – conclude Francesco Vignarca, 
coordinatore di Rete Disarmo – al problema evidenziato anche da un recente 
documento del Comitato economico e sociale europeo<!--[if !supportFootnotes]-->
[3]<!--[endif]-->: la crisi economica infatti sta trasformando alcuni ministeri 
della Difesa in espliciti promotori delle esportazioni di armamenti. Una 
tendenza che, per sostenere la competitività delle industrie militari dei 
rispettivi paesi, rischia di mettere a repentaglio gli sforzi in ambito 
comunitario per definire una politica organica di sicurezza e di difesa 
comune».