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[Disarmo] La nuova strategia di guerra della Nato



  RIUNITI A BRUXELLES I MINISTRI DELLA DIFESA
La nuova strategia di guerra della Nato

Manlio Dinucci


Una Pinotti raggiante di gioia, per la sua prima volta alla Nato (il sogno di 
una vita), ha partecipato alla riunione dei ministri della difesa svoltasi il 
26-27 febbraio al quartier generale di Bruxelles.
Primo punto all’ordine del giorno l’Ucraina, con la quale –  sottolineano i 
ministri nella loro dichiarazione – la Nato ha una «distintiva partnership» nel 
cui quadro continua ad «assisterla per la realizzazione delle riforme». 
Prioritaria «la cooperazione militare» (grimaldello con cui la Nato è penetrata 
in Ucraina). I ministri «lodano le forze armate ucraine per non essere 
intervenute nella crisi politica» (lasciando così mano libera ai gruppi armati) 
e ribadiscono che per «la sicurezza euro-atlantica» è fondamentale una «Ucraina 
stabile» (ossia stabilmente sotto la Nato).

I ministri hanno quindi trattato il tema centrale della Connected Forces 
Initiative, la quale prevede una intensificazione dell’addestramento e delle 
esercitazioni che, unitamente all’uso di tecnologie militari sempre più 
avanzate, permetterà alla Nato di mantenere un’alta «prontezza operativa ed 
efficacia nel combattimento». Per verificare la preparazione, si svolgerà nel 
2015 una delle maggiori esercitazioni Nato «dal vivo», con la partecipazione di 
forze terrestri, marittime e aeree di tutta l’Alleanza. La prima di una serie, 
che l’Italia si è offerta di ospitare.

Viene allo stesso tempo potenziata la «Forza di risposta della Nato» che, 
composta da unità terrestri, aeree e marittime fornite e rotazione dagli 
alleati, è pronta ad essere proiettata  in qualsiasi momento in qualsiasi 
teatro bellico. Nell’addestramento dei suoi 13mila uomini, svolge un ruolo 
chiave il nuovo quartier generale delle Forze per le operazioni speciali che, 
situato in Belgio, è comandato dal vice-ammiraglio statunitense Sean Pybus dei 
Navy SEALs.

La preparazione di queste forze rientra nel nuovo concetto strategico adottato 
dall’Alleanza, sulla scia del riorientamento strategico statunitense. Per 
spiegarlo meglio è intervenuto a Bruxelles il segretario alla difesa Chuck 
Hagel, che ha da poco annunciato un ridimensionamento delle forze terrestri Usa 
da 520mila e circa 450mila militari. Ma, mentre riduce le truppe, il Pentagono 
accresce le forze speciali da 66mila a 70mila, con uno stanziamento aggiuntivo 
di 26 miliardi di dollari per l’addestramento. Gli Usa, spiega Hagel, «non 
intendono  più essere coinvolti in grandi e prolungate operazioni di stabilità 
oltremare, sulla scala di quelle dell’Iraq e l’Afghanistan». È il nuovo modo di 
fare la guerra, condotta in modo coperto attraverso forze speciali infiltrate, 
droni armati, gruppi (anche esterni) finanziati e armati per destabilizzare il 
paese, che preparano il terreno all’attacco condotto da forze aeree e navali. 
La nuova strategia, messa a punto con la guerra di Libia, implica un maggiore 
coinvolgimento degli alleati.

In tale quadro il ministro Pinotti ha ricevuto l’onore di avere a Bruxelles un 
colloquio bilaterale col segretario Hagel che, si legge in un comunicato del 
Pentagono, «ha ringraziato la Pinotti per la sua leadership e per il forte 
contributo dell’Italia alla Nato, inclusa la missione Isaf». Hagel ha anche 
espresso il solenne «impegno di continuare a cercare modi per approfondire la 
relazione bilaterale con l’Italia». C’è da aspettarsi quindi ancora di più 
dalla «relazione bilaterale» con gli Usa, oltre agli F-35, al Muos di Niscemi, 
al potenziamento di Sigonella e delle altre basi Usa sul nostro territorio, all’
invio di forze italiane nei vari teatri bellici agli ordini di fatto del 
Pentagono. Soprattutto ora che ministro della difesa è Roberta Pinotti, la cui 
«leadeship» ha contribuito a far salire l’Italia al decimo posto tra i paesi 
con le più alte spese militari del mondo: 70 milioni di euro al giorno, secondo 
il Sipri, mentre si annunciano nuovi tagli alla spesa pubblica.