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[Disarmo] I: Ripartire con l'energia di pace




----Messaggio originale----
Da: agostinelli.mario at gmail.com
Data: 27-mag-2014 22.41
Ripartire con un'energia di pace

Care/i, chi ha provato a vivere le elezioni sostenendo dall'inizio la lista Tsipras e la scommessa di ricomposizione della sinistra attraverso il programma di "un'altra Europa", sente l'esito positivo come un inizio, una occasione da giocare senza tornare a compiere gli errori di sempre. La scommessa continua, anche se potrebbe essere soffocata dall'affanno con cui gli apparati cercano di riappropriarsi del raggiungimento faticoso del quorum. Abbiamo invece spalancati grandi orizzonti, che possiamo esplorare con una modestia e un realismo che spesso non abbiamo fatti nostri. Non è questo il momento di valutazioni meditate, che tuttavia avranno senso se saranno partecipate e riconsegnate alle esperienze che si sono raccolte in una campagna tanto coraggiosa quanto oscurata nell'opinione pubblica. Vi allego un articolo che "il Manifesto" non ha avuto il tempo di pubblicare, ma che riguarda un impegno che ha raccolto molti di noi attorno ai beni comuni e al tema del diritto ad una energia di pace.  Un caro saluto. Mario Agostinelli


Mario Agostinelli
e-mail: agostinelli.mario at gmail.com
tel/fax: +390331866746
blog: www.marioagostinelli.it

 

PS da parte di Alfonso Navarra: ricordatevi di organizzare le presentazioni di ESIGETE! di Stéphane Hessel.

Luigi Mosca, lo scienziato di Modane "esperto" di materia ed energia oscure, è disponibile ad andare in giro con noi nei mesi di giugno-luglio

IL CLIMA DELL’EUROPA: RINNOVABILI SENZA IL NUCLEARE

Mario Agostinelli, Alfonso Navarra MANIFESTO Maggio 2014

 

A Brescia l’8 Maggio si è svolto un interessante incontro pubblico, per evidenziare  come “Un’Altra Europa con Tsipras” intenda dar corpo ad una diversa politica energetica per l’Europa. In questa fase della campagna elettorale sembra impraticabile riconquistare il merito della discussione, dato che l’azione irresponsabile e gregaria dei media ha allestito una partita finta tra chi nei fatti manterrà l’UE così come è (o non è!) e chi l’Europa non la vuole affatto, accantonando così ogni ipotesi di costruzione del cambiamento. Per la verità, attraverso la lente dell’energia interpretata come bene comune si potrebbero traguardare molte delle delusioni di un modello europeo consegnato al mercato, alla espansione della Nato, alla rinuncia della salvaguardia del pianeta. A Brescia abbiamo provato a ragionare con realismo e con quel tanto di utopia concreta che la situazione drammatica oggi richiede.  Quando parliamo di un programma energetico per l'Europa lo facciamo battendo i pugni sul tavolo, ma pensandoci "europei", non italiani. L'Europa per noi è innanzitutto una comunità politica che deve offrire una opportunità alla pace globale: non a caso prende avvio in seguito al ripudio di una storia secolare di guerre sul proprio territorio - perfino la primitiva Comunità del Carbone e dell’Acciaio e i 5 centri di ricerca Euratom per il nucleare nascevano per superare in una dimensione pubblica continentale l’eventualità di nuove contese per il controllo delle risorse strategiche - e deve ora caratterizzarsi, meritando il Nobel ricevuto nel 2012, per un impegno coerente alla promozione della pace, anche all'esterno di essa.

Per questo il confronto di Brescia è partito dalla valenza strategica e geopolitica dell'energia come fattore di cooperazione. Sappiamo bene che il modello fossile e nucleare è collegato alla guerra, mentre al contrario il modello rinnovabile è connesso ad una società solidale e governata democraticamente.

Le donne e gli uomini in carne ed ossa non sono astratte monadi in interazione (e competizione) ma singolarità concrete, frutto di "campi sociali" che vivono in prossimità ristrette e allargate (il villaggio globale), inserite nella base dei rapporti di produzione e dei cicli ecosistemici, anche essi locali e globali.

L'energia perciò è risposta a bisogni umani, allo sviluppo sociale e a esigenze naturali, non equazione per l'equilibrio di sistemi economici: non è per noi questione solo di "efficienza termodinamica" o di "economicità dei costi" o di "emissioni climalteranti" o di "indipendenza geopolitica". E' tutte queste cose, ma messe insieme per realizzare, allo stesso tempo ed allo stesso modo: 1) pace e sicurezza; 2) tutela e valorizzazione dei beni comuni e pubblici; 3) occupazione, reddito, lavoro dignitoso e giustizia sociale; 4) potenziamento e diritti delle persone, partecipazione e democrazia locale ed internazionale.

Esiste, in sostanza, un conflitto radicale tra l'energia intesa come prodotto di proprietà di una combinazione tra Stati, imprese multinazionali, strutture militari e, invece, il diritto all'energia dei cittadini, gestito come bene comune.

Queste premesse possono sembrare metodologiche, ma servono a chiarire le discriminanti che, in campo energetico, ma non solo, contrassegnano la nostra visione di "Un’Altra Europa" come alternativa alla UE presente.

Questa UE considera - lo dicono i documenti ufficiali NATO - l'energia un "interesse vitale strategico" e per garantire quantità e qualità dei flussi di approvvigionamento energetico è predisposta perfino a fare la guerra nell'ambito del "blocco occidentale" a leadership americana. La crisi ucraina sta dettando i termini di una svolta: la dipendenza da petrolio e gas russo (ed anche nordafricano) deve essere sostituita, dalla fornitura di shale gas americano, per la quale va messa a punto l'infrastruttura adeguata. Il nucleare, in questo contesto, non va ridimensionato, ma conservato e addirittura foraggiato con specifici incentivi e lo attesta l’impegno che Francia, Inghilterra e Polonia rilanciano attraverso i loro accordi in ambito industriale e militare. Altro che il 100% di rinnovabili auspicato dall’europeissimo Hermann Sheer!

L'altra Europa, nella transizione ad un nuovo modello energetico, non può rinunciare a lavorare tutti insieme, europei, americani, russi, cinesi, arabi e quanti altri, "comune umanità", alla conversione energetica che ci eviterà la catastrofe climatica: l'ultimo rapporto dell'IPCC ci fa intuire che, se salta il tetto dei 2° C di aumento della temperatura, i costi della “riparazione” supereranno quelli di qualsiasi programma di prevenzione e adattamento. In altri termini, l’abbandono dei fossili, il decentramento energetico e la riduzione dei consumi costituiscono il nerbo di una politica economica che affronti la crisi con la rivalorizzazione del lavoro, senza ripararsi dietro l’imbroglio del fiscal compact avallato dai governi delle larghe intese. Il nuovo modello rinnovabile, distribuito sul territorio e nel quale si fa un uso efficiente ed intelligente dell'energia è la base della "rivoluzione" anche culturale che può impegnare in autonomia le menti e le braccia delle nuove generazioni.

Nello spirito dei referendum che hanno vinto in Italia nel 2011, ed il cui significato ha da essere esteso a livello europeo, abbiamo bisogno di una infrastruttura pubblica e di una politica su scala continentale, di eccellenti aziende nazionali e di municipalizzate pubbliche, orientate alla partecipazione e sciolte dai vincoli di borsa e dalle strategie imposte dalle corporation della vecchia economia.

Questa UE vuole invece un mercato unico, dominato da pochissimi grandi player privati. L'altra Europa farà il contrario: darà ascolto all'opinione pubblica che, per quanto manipolata, resta tuttavia favorevole ad una gestione dell'energia come "bene comune", risorsa prevalentemente territoriale, governata democraticamente, estranea al sistema militare di offesa, rispondente ad obiettivi climatici non più procrastinabili. Si può, si deve.