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[Disarmo] Veleni di Quirra, il pm: «Generali e periti siano processati»



Lanusei, Fiordalisi ha ribadito la richiesta di rinviare a giudizio i venti 
indagati responsabili a vario titolo di aver consentito la convivenza tra 
attività militari potenzialmente pericolose, pastorizia e agricoltura senza le 
indispensabili cautele 

 LANUSEI «Signor giudice, non tolga ai pastori e ai lavoratori del poligono la 
possibilità di avere un processo e con esso una risposta di giustizia. Perché 
lì, al poligono, c’è una situazione insostenibile che richiede una risposta di 
giustizia. Per questo chiedo che gli indagati vengano tutti rinviati a 
giudizio. E chiedo anche che vengano trasmessi gli atti in Procura per il reato 
di cui all’articolo 373 (falsa perizia, ndr) per le dichiarazioni rese dal 
perito Giorgio Trenta due anni fa davanti alla commissione d’inchiesta del 
Senato».

Sette ore di scontro in aula. Dopo due anni di udienza preliminare, e uno di 
perizia disposta dal gup, la stretta finale sul caso Quirra arriva alle 18 di 
ieri. Arriva con le richieste conclusive del pm Domenico Fiordalisi, e dopo 
sette ore e mezzo di udienza sfiancante che è andata avanti tra botta e 
risposta tra accusa e perito, tra i mugugni del folto pubblico in aula, tra le 
riprese delle telecamere e i primi tuoni che dall’esterno preannunciavano la 
pioggia torrenziale, anche se per fortuna solo temporanea.

Chiuso l’incidente probatorio.Sono circa le 16 quando il gup Nicola Clivio, 
dopo aver ascoltato con attenzione la superperizia dell’esperto da lui 
incaricato, Mario Mariani, dichiara chiuso l’incidente probatorio che di fatto 
congela la perizia e la eleva al rango di prova in un eventuale processo, e 
spiazza tutti riaffidando la parola a Fiordalisi per la seconda e ultima 
tranche della discussione. Perché una prima tranche c’era già stata, prima 
della fase di incidente probatorio. Sarà che gioca in casa, sarà che è 
circondato dai suoi collaboratori più fidati e dal capo della squadra mobile di 
Nuoro, Fabrizio Mustaro, che con lui ha seguito l’inchiesta, ma l’ex 
procuratore capo di Lanusei, non si fa cogliere di sorpresa.

Il pm all’attacco. Sin dall’esordio dell’udienza di ieri, del resto, aveva 
sventolato alcuni fogli con 11 punti dei quali voleva chiedere conto al 
superperito Mariani. In parte, glieli pone anche, ma i colpi finali li riserva 
per la sua discussione. Due ore circa di ricostruzione dell’inchiesta, dove, 
come ci si aspettava, si concentra in gran parte nel tentativo di smontare, 
punto per punto, il lavoro dell’esperto incaricato dal gup. E nel farlo non 
lesina i toni decisi, il pm Fiordalisi. Ma come primo punto, la pubblica 
accusa, tiene a precisare un dato. «Nessuna precauzione». «Qui, signor giudice 
– spiega – stiamo discutendo non tanto della presenza o meno di qualche 
sostanza, quanto del dovere giuridico che i militari, ovvero i padroni di casa, 
avevano nell’apporre recinzioni, cartelli, avvisi che informassero tutti, e in 
particolare i pastori che facevano pascolare il loro bestiame, della situazione 
di pericolo potenziale. Nessuna di queste precauzioni, invece, è stata mai 
adottata. E così, col tempo, si è finito per consentire il pascolo di 15mila 
animali, in parte abusivi, la presenza di stalle, la presenza di pastori, che 
sono lavoratori come tutti gli altri, in un terreno dove erano esposti a un 
pericolo perché lì si conducevano attività militari, si facevano brillare le 
munizioni obsolete di tutta Italia, si interravano rifiuti di ogni genere 
vicino ai corsi di acqua che poi finivano nelle case». I metodi non corretti. 
Il procuratore, insomma, batte molto su questo punto e in buona sostanza, dopo 
aver contestato i metodi utilizzati da Mario Mariani, e averli qualificati più 
o meno alla stessa stregua di quelli utilizzati da alcuni degli attuali 
indagati, spiega anche che in ogni caso, per lui il reato non è legato tanto 
alla presenza o meno di sostanze nocive – che il perito non ha trovato – ma è 
legato al semplice rischio che queste siano presenti. La situazione di 
pericolo. Perché questo rischio configurava una situazione di pericolo, e 
questa situazione di pericolo avrebbe comportato che i militari avessero messo 
in atto diverse precauzioni. Tradotto nel linguaggio giuridico, per il 
procuratore, il nocciolo di tutto è l’articolo 437 del codice penale, ovvero la 
“rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro”.

A Fiordalisi, insomma, non stupisce che il perito Mariani non abbia trovato 
uranio, torio, o altre sostanze pericolose. In parte, spiega, perché secondo il 
procuratore ha utilizzato i metodi sbagliati per cercarle, in parte perché 
alcune di quelle sostanze, a distanza di tempo, sparivano per effetto dei 
fenomeni atmosferici. Oppure erano disperse dall’aria. «Valutazioni a bocce 
ferme». «Le valutazioni del perito – spiega poi Fiordalisi – sono state fatte a 
bocce ferme, cioè a poligono spento. Mentre invece ciò che per noi è rischioso 
è l’inalazione delle polveri che si sollevano dopo le esplosioni». E c’è un 
altro punto della superperizia che proprio a Fiordalisi non va giù, perché lo 
ritiene l’errore degli errori. «Nessun prelievo a Is Pibiris». «Mariani – dice 
– non ha fatto un solo prelievo nella zona del poligono chiamata Is Pibiris. Su 
questo la perizia ha glissato. Eppure in quell’area c’era una discarica di 
materiali pericolosi, e da lì partiva un’asta fluviale che arrivava alle case. 
Oggi il perito ci ha detto che in quella zona non ha fatto prelievi». Qualche 
ora prima, il superperito aveva spiegato perché. «Is Pibiris? – aveva risposto 
al pm – non ricordo, ma ero con un suo consulente, Farci, avrebbe potuto 
dirmelo. Tutti i campionamenti, del resto, sono stati fatti alla presenza di 
qualche consulente di parte. E questo lo voglio ribadire». Ma Fiordalisi, in 
sede di discussione, proprio su quel punto, riparte all’attacco. «A Is Pibiris 
– dice – la recinzione ce l’hanno messa solo adesso, avrebbero dovuto metterla 
prima. Perché lì, così come nella zona brillamenti e in altre, c’è sempre stata 
una situazione di pericolo che avrebbe dovuto far scattare una serie di doveri. 
È il principio del buon padre di famiglia, che il poligono non ha rispettato.

«I pastori danneggiati». «Non si può conciliare l’attività militare con la 
pastorizia – dice in conclusione il procuratore – il poligono non ha rispettato 
invece il principio di cautela. Per questo chiedo che gli indagati vengano 
tutti rinviati a giudizio. Esiste la prova che i pastori abbiano corso un 
concreto pericolo. Alcuni di loro sono anche morti. Per questo, signor giudice, 
le chiedo di non togliere anche a loro la possibilità di ottenere una risposta 
di giustizia ». 

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/06/19/news/veleni-di-quirra-il-
pm-a-giudizio-generali-ed-esperti-1.9451228