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Re: [Disarmo] Uno scenario da Europa anni ‘30 - S. Amin



Grazie Jure di questo saggio di Samir Amin;uno degli ultimi Marxiani,che come è già successo per"LA PRIMAVERA ARABA"argomenta la subaltertà di questa sinistra:(si può solo deplorare che la"sinistra"Europea,anche quella radicale,abbia smesso di capire cosa sia l'imperialismo.
SALUTI ANTIIMPERIALISTI luigi

----- Original Message ----- From: "Jure Ellero LT" <glry at ngi.it>
To: <disarmo at peacelink.it>
Sent: Friday, June 27, 2014 11:20 PM
Subject: [Disarmo] Uno scenario da Europa anni ‘30 - S. Amin


Le elezioni europee del Maggio 2014: una nuova tappa verso l’implosione
del progetto europeo

di Samir Amin


1. La costruzione europea è stata concepita e messa in campo fin
dall’inizio per garantire la tenuta di un regime di liberalismo
economico assoluto. Il trattato di Maastricht (1992) rinforzava
ulteriormente questa scelta fondamentale ed impediva qualsiasi altra
prospettiva alternativa. Infatti Giscard d‘Estaign diceva: “ il
socialismo è ormai illegale”. Questa costruzione è quindi per sua natura
antidemocratica ed annulla il potere dei parlamenti nazionali eletti, le
cui decisioni devono essere conformi alle direttive del potere
sovrannazionale definito dalla pseudo-costituzione europea. Il “deficit
di democrazia” delle istituzioni di Bruxelles, attraverso le quali opera
la dittatura neoliberale, è stato e continua ad essere coscientemente
voluto. I fondatori del progetto europeo, Jean Monnet e gli altri, non
amavano la democrazia elettorale e si ponevano come obiettivo di ridurne
il “pericolo”, quello di impegnare una nazione al di fuori del sentiero
tracciato dalla dittatura della proprietà e del capitale. Con la
formazione di quello che io chiamo il capitalismo dei monopoli
generalizzati, finanziari e mondializzati, a partire dal 1975, l’Unione
Europea è diventata lo strumento del potere economico assoluto di questi
monopoli, creando le condizioni che gli permettendo di completarne
l’efficacia, con l’esercizio parallelo del loro potere politico assoluto.
Il contrasto destra conservatrice/sinistra progressista, che costituiva
l’essenza della democrazia elettorale matura è, di fatto, annullato a
beneficio di una ideologia di pseudo “consenso”. Questo consenso si fa
forte del riconoscimento da parte dell’opinione pubblica europea del
fatto che le libertà individuali ed i diritti dell’uomo sono garantiti,
almeno nella maggiorità degli stati europei, ad eccezione di quelli
dell’Europa orientale, meglio che altrove nel mondo. Questo è vero
grazie ai popoli coinvolti. Ciò nonostante la doppia dittatura economica
e politica dei monopoli generalizzati annulla la portata di queste
libertà, private della loro capacità di condurre un progetto di società
che trasgredirebbe i limiti imposti dalla logica esclusiva
dell’accumulazione del capitale.
Del resto l’unità europea è stata propagandata asserendo che avrebbe
dato vita ad una potenza economica uguale a quella degli Stati Uniti e
da essa autonoma. Invece la Costituzione europea associava l’adesione di
un Paese all’UE a quella alla Nato, come alleato subalterno agli Stati
Uniti. Il nuovo progetto di integrazione economica atlantica dovrebbe
fugare tutti i dubbi residui: il mercato europeo sarà alle dipendenze
del più forte: gli Stati Uniti. Altro che indipendenza dell’Europa!

2. Ma il regime economico liberale assoluto, imposto dalla Costituzione
europea, non è attuabile. La sua unica ragion d’essere è quella di
permettere la concentrazione crescente della ricchezza e del potere, a
beneficio dell’oligarchia e dei suoi beneficiari, a prezzo di
un’austerità permanentemente imposta alle classi subalterne, alla
regressione delle conquiste sociali, ed al proseguo della stagnazione
economica. La spirale infernale dell’austerità produce in tutta Europa
la crescita permanente di deficit e debito (e non la loro riduzione,
come sostiene la teoria economica convenzionale, che non ha alcun
fondamento scientifico). Le eccezioni (come Germania) non esisterebbero
se gli altri paesi non fossero loro a subirne gli effetti. L’argomento
avanzato – “bisogna fare come la Germania” – non è ammissibile: per sua
stessa natura il modello non può essere generalizzato. In ogni caso il
potere assoluto esercitato dai monopoli e dall’oligarchia dei loro
servitori non permette di metterlo in questione. Questo potere assoluto
è determinato a difendere fino alla fine e con tutti i mezzi i propri
privilegi e quelli delle oligarchie, le sole beneficiarie della
concentrazione senza limite della ricchezza.

3. Le elezioni europee del maggio 2014 rendono evidente il rigetto della
maggioranza dei cittadini di “questa Europa” (ma non sono
necessariamente coscienti del fatto che possa esistere “un’altra
Europa”). Con più della metà d’astensionismo del corpo elettorale (più
del 70% d’astensione nell’Est europeo), il 20% dei voti in favore dei
partiti di estrema destra che si dichiarano “anti-europeisti” (le così
dette liste “euroscettiche” in testa in Gran Bretagna e in Francia), il
6% in favore dei partiti della sinistra radicale critici di Bruxelles,
si rende obbligatoria questa conclusione. Certo, per converso, la
maggioranza di quelli che hanno partecipato al voto fanno sempre
riferimento a un progetto europeo, per le ragioni che abbiamo prima
esposto (“l’Europa garante delle libertà e dei diritti”) o perché
pensano ancora, ingenuamente, che un’”Altra Europa” (dei popoli, dei
lavoratori, delle nazioni) sia possibile. Ma la costruzione europea –
ben strutturata e solida – è stata concepita per escludere ogni sua
possibile riforma. Il voto di protesta alle formazioni di estrema destra
porta in sé pericoli che non possono essere sottovalutati. Come tutti i
movimenti fascisti del passato, questi non muovono mai una critica
contro il potere esorbitante dei monopoli. La loro retorica sulla
“difesa della nazione” è ingannevole: l’obiettivo perseguito è, oltre
all’esercizio del potere nei differenti paesi dell’Unione, lo
scivolamento dell’UE dal suo governo di natura social-liberale ad uno
gestito dalle forze di destra radicale. Il dibattito sull’origine vera
dell’arretramento sociale (causato dal potere dei monopoli) viene
stravolto in favore di altri temi (in particolare quello
dell’immigrazione). Ma se si è verificato questo successo preoccupante
dell’estrema destra “anti-europea”, è per colpa della sinistra radicale
(a sinistra dei partiti socialdemocratici). Per la sua mancanza di
audacia nella critica all’Unione europea, per l’ambiguità delle sue
proposte, che alimentano l’illusione di “riforme possibili”, questa
sinistra radicale non è riuscita a far sentire la propria voce.

4. Nel capitolo intitolato “L’implosione programmata del sistema
europeo” (in 1. L’implosion du capitalisme contemporain, 2012)
tratteggio le linee generali della destrutturazione programmata
dell’Unione Europea. Si avrà quindi una piccola Europa tedesca (la
Germania, ingrandita con le sue semicolonie dell’Europa orientale, che
arriva forse fino all’Ucraina), la Scandinavia e i Paesi Bassi attaccati
a questa nuova zona marco/euro; la Francia, avendo deciso la sua
adesione “vichysta” all’Europa tedesca (è la scelta delle forze
dominanti a Parigi), ma forse tentata più avanti da un nuovo “gollismo”;
la Gran Bretagna che prende le sue distanze e afferma ancora e prima di
tutto il suo atlantismo diretto da Washington; la Russia isolata;
l’Italia e la Spagna esitanti tra la sottomissione a Berlino e il
riavvicinamento a Londra. Avevo descritto uno scenario da Europa degli
anni ‘30. Ci stiamo arrivando.


di Samir Amin, traduzione dal francese a cura di Lorenzo Battisti

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