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[Disarmo] cosa abbiamo di più importante da fare



L'articolo di Dinucci sul riarmo "atomico" USA, sotto riportato, ricorda ai più - ammesso che ne fossero consci in passato - che l'attività nucleare è ancora economicamente consistente.

Seppur ridimensionata rispetto agli anni '80 del Secolo scorso - quelli di Ronald Reagan per intenderci - nella quale assorbiva 1/5 delle risorse della "difesa", continua a rappresentare il "nocciolo duro" delle concentrazione di soldi, intelligenze, affari, relazioni tra chi dispone delle leve fondamentali della dinamica sociale: il nocciolo duro del potere.

Non solo negli USA, purtroppo, perché l'ammodernamento ed il potenziamento degli arsenali atomici coinvolge tutte le Potenze nucleari. E se c'è qualcuna che sembra volere mollare un po' (la Gran Bretagna), subito si fa avanti l'altra per sostenerla ed impedire che ci ripensi (la Francia): non avvenisse mai che si facesse strada in qualche posto l'idea che si può benissimo vivere e sopravvivere senza il riparo dell'"ombrello nucleare"!

La deterrenza nucleare è, nel concetto strategico ufficiale della NATO, la "suprema garanzia di sicurezza".

La "sicurezza" di cui si parla è quella fondata sulla "dissuasione", mediante il dispiegamento della massima capacità organizzata di distruzione, dei comportamenti ostili.

E' il tipo di concezione che ci ha guidato in epoca storica ma che, in epoca atomica, ci assicura invece l'estinzione come specie: " o l'umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l'umanità" (Albert Einsten).

La "dissuasione", nelle condizioni concrete della competizione atomica, è infatti prevenzione di un "primo colpo" avversario sviluppando la propria capacità di sferrare il primo colpo: quella che ho chiamato la logica del "chi spara per primo vince".

Forse bisogna sperare - come ci invita a fare la cinica saggezza di un premio Nobel della fisica nelle sue confidenze private - che l'incidente di una guerra "locale" con "solo" 1 miliardo di morti rappresenti la doccia gelata che ci indurrà a cambiare strada.

O forse bisogna rassegnarsi ad essere finalmente un po' meno astuti ed un po' più intelligenti. Magari - mentre ci si affanna sull'art. 18 in Italia - destinare un po' di pensieri ed energie a quello che - obiettivamente - è il principale pericolo che corre l'umanità.

Bisogna darsi da fare, dal basso, dall'alto, da Est e da Ovest, da Nord e da Sud, per ESIGERE ed OTTENERE il disarmo nucleare totale. La Conferenza di Vienna di dicembre (l'Iniziativa umanitaria degli Stati non nucleari) potrebbe essere una buona occasione.

Cosa abbiamo di più importante da fare? Pensiamo ai nostri figli, quelli che abbiamo, quelli che hanno i nostri amici, quelli che avremo, quelli che avranno i nostri figli. Come li proteggeremo quando saranno partiti i missili che abbiamo permesso ci tenessero in ostaggio? Li salverà intonare preghiere ad Allah o a Gesù Cristo o a Budhha o a qualche altro diavolo di divinità?

Per almeno sei volte, ci ricorda Luigi Mosca, ex direttore del Laboratorio di Modane, in una storia normale di falsi allarmi nucleari abbiamo scampato per un pelo l'Olocausto globale: la Fortuna ci assisterà sempre con tale benevolenza e noi potremo continuare a danzare sull'orlo dell'abisso sperando di non incappare in un errore di valutazione e/o dei computer?

Sarà contento il Padreterno, comunque si chiami, quando avremo mandato in malora nel giro di un pomeriggio quello che lui ci ha messo 3 miliardi di anni per creare (riferendosi alla Vita sulla Terra)?

Cito Esigete! di Stèphane Hessel e Albert Jacquard:

La parola conclusiva potrebbe essere tratta dall’opera teatrale Les mains sales («Le mani sporche») di Jean-Paul Sartre. Alla fine, l’eroe viene ucciso per una sordida storia di gelosia. Lui, che era pronto a dare la propria vita per difendere una grande causa, muore dicendo «C’est trop con!» («È troppo stupido!»).

 

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/24/42438-usa-il-riarmo-nucleare-del-premio-nobel-per-la-pace/

 

24/09/2014 14:55 | POLITICA - INTERNAZIONALE | Fonte: il manifesto | Autore: Manlio Dinucci

Usa, il riarmo nucleare del Premio Nobel per la pace

Cinque anni fa, nell’ottobre 2009, il presidente Barack Obama fu insignito del Premio Nobel per la Pace in base alla «sua visione di un mondo libero dalle armi nucleari, e al lavoro da lui svolto in tal senso, che ha potentemente stimolato il disarmo». Motivazione che appare ancora più grottesca alla luce di quanto documenta oggi un ampio servizio del New York Times : «L’amministrazione Obama sta investendo decine di miliardi di dollari nella modernizzazione e ricostruzione dell’arsenale nucleare e degli impianti nucleari statunitensi».

A tale scopo è stato appena realizzato a Kansas City un nuovo enorme impianto, più grande del Pentagono, dove migliaia di addetti, dotati di futuristiche tecnologie, «modernizzano» le armi nucleari, testandole con avanzati sistemi che non richiedono esplosioni sotterranee. L’impianto di Kansas City fa parte di un «complesso nazionale in espansione per la fabbricazione di testate nucleari», composto da otto maggiori impianti e laboratori con un personale di oltre 40mila specialisti. A Los Alamos (New Mexico) è iniziata la costruzione di un nuovo grande impianto per la produzione di plutonio per le testate nucleari, a Oak Ridge (Tennessee) se ne sta realizzando un altro per produrre uranio arricchito ad uso militare. I lavori sono stati però rallentati dal fatto che il costo del progetto di Los Alamos è lievitato in dieci anni da 660 milioni a 5,8 miliardi di dollari, quello di Oak Ridge da 6,5 a 19 miliardi.

L’amministrazione Obama ha presentato complessivamente 57 progetti di upgrade di impianti nucleari militari, 21 dei quali sono stati approvati dall’Ufficio governativo di contabilità, mentre 36 sono in attesa di approvazione. Il costo stimato è allo stato attuale di 355 miliardi di dollari in dieci anni. Ma è solo la punta dell’iceberg. Al costo degli impianti si aggiunge quello dei nuovi vettori nucleari.

Il piano presentato dall’amministrazione Obama al Pentagono prevede la costruzione di 12 nuovi sottomarini da attacco nucleare (ciascuno in grado di lanciare, con 24 missili balistici, fino a 200 testate nucleari su altrettanti obiettivi), altri 100 bombardieri strategici (ciascuno armato di circa 20 missili o bombe nucleari) e 400 missili balistici intercontinentali con base a terra (ciascuno con una testata nucleare di grande potenza, ma sempre armabile di testate multiple indipendenti).

Viene così avviato dall’amministrazione Obama un nuovo programma di armamento nucleare che, secondo un recente studio del Monterey Institute, verrà a costare (al valore attuale del dollaro) circa 1000 miliardi di dollari, culminando come spesa nel periodo 2024–2029. Essa si inserisce nella spesa militare generale degli Stati uniti, composta dal bilancio del Pentagono (640 miliardi di dollari nel 2013), cui si aggiungono altre voci di carattere militare (la spesa per le armi nucleari, ad esempio, è iscritta nel bilancio del Dipartimento dell’Energia), portando il totale a quasi 1000 miliardi di dollari annui, corrispondenti nel bilancio federale a circa un dollaro su quattro speso a scopo militare.

L’accelerazione della corsa agli armamenti nucleari, impressa dall’amministrazione Obama, vanifica di fatto i limitati passi sulla via del disarmo stabiliti col nuovo trattato Start, firmato a Praga da Stati uniti e Russia nel 2010 (v. il manifesto del 1° aprile 2010). Sia la Russia che la Cina accelereranno il potenziamento delle loro forze nucleari, attuando contromisure per neutralizzare lo «scudo anti-missili» che gli Usa stanno realizzando per acquisire la capacità di lanciare un first strike nucleare e non essere colpiti dalla rappresaglia.

Viene coinvolta direttamente nel processo di «ammodernamento» delle forze nucleari Usa anche l’Italia: le 70–90 bombe nucleari statunitensi B-61, stoccate ad Aviano e Ghedi-Torre, vengono trasformate da bombe a caduta libera in bombe «intelligenti» a guida di precisione, ciascuna con una potenza di 50 kiloton (circa il quadruplo della bomba di Hiroshima), particolarmente adatte ai nuovi caccia Usa F-35 che l’Italia si è impegnata ad acquistare. Ma di tutto questo, nei talk show, non si parla.