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[Disarmo] con la resistenza umana a kobane contro la nuova barbarie totalitaria



Con la resistenza di Kobanê – Riconoscere l’autonomia democratica in Rojava e in tutto il Kurdistan!

 

Sabato 1 novembre - alle ore 15.00

Bastioni di Porta Venezia - Milano

 

Come sappiamo Kobane continua a resistere.
Kobane continua a onorare il popolo Kurdo e tutte le resistenze che sono in atto nel mondo contro i tiranni.
Tu sei la donna che combatte e allatta a Kobane
Tu sei il bambino/a che sofre a Kobane
Tu sei l'uomo che resiste a Kobane
Tu sei la vita che combatte a Kobane
Fai sentire la tua voce, anche tu sei Kobane.

Gli obiettori alle spese militari e nucleari parteciperanno. Perché ritengono che l'ISIS (o come diavolo va chiamato) costituisca un pericolo totalitario talmente grave contro l'umanità da risultare analogo a quello che a suo tempo rappresentò il nazifascismo.

Le analisi storiche ricordano che al riarmo di Hitler contribuirono gli imperialismi occidentali.

Ma quando il totalitarismo nazista scatenò la sua feroce guerra, con annessi stermini e gasamenti, e con possibilità concrete di edificare un nuovo schiavismo, sarebbe stata bella che i partigiani europei si fossero rifiutati di combatterlo con le truppe alleate adducendo il fatto che la sua ascesa era stata agevolata dai governanti anticomunisti di USA e Gran Bretagna! Ed ancor più bella sarebbe stata se qualcuno avesse avallato le proclamazioni "anticapitaliste" dei repubblichini!

Gli imperialismi sono stupidi: sollevano dei grossi massi che poi gli ricadono sui piedi.

Ma quando il masso comincia a rotolare, bisogna fermarlo prima che diventi una valanga che travolge tutto e tutti, e trasformi il mondo dal purgatorio che è in un inferno invivibile.

Kobane oggi è una Stalingrado in cui il mondo della civiltà (relativa) combatte il mondo della barbarie (assoluta).

Non bisogna essere per forza amiche ed amici della nonviolenza per comprendere l'essenza della situazione. E riconoscere che, per assenza di strategie preventive efficaci, quando la violenza è degenerata in un grumo marcio e purulento - che è esploso in modo incontenibile - non c'è più libertà di scelta, ma lo stato di necessità di una risposta che richiede anche, purtroppo, l'organizzazione armata.

Bisogna assumere un atteggiamento alieno da facili schematismi, ma pragmaticamente intelligente, rivolto a soluzioni che servono a ridurre il tasso di violenza nel medio-lungo periodo. Lo dimostra, tra gli altri, anche il comunicato che sotto riportiamo, relativo ad una mobilitazione bolognese, su cui invitiamo a meditare.

Sabato 1 novembre: Difendere Kobane per essere Kobane

Aderiamo all’invito che ci viene dal Rojava di costruire manifestazioni internazionali in difesa di Kobane e del laboratorio di autonomia, autogoverno, libertà ed uguaglianza.

Ancora una volta gli uomini e le donne del Rojava, mentre lottano per la vita, tengono aperto una spazio di trasformazione che va oltre loro stessi: l’invito a scendere in piazza in loro difesa è un invito a scendere in piazza per rompere l’assedio di Kobane portandola ovunque interrogandosi su cosa ciò voglia dire.

Se il fondamentalismo jihadista è un modo con cui il fascismo si dà nella contemporaneità cosa vuol dire combatterlo ovunque ed in tutte le sue forme?

Se i curdi difendono un progetto di autonomia, cosa vuol dire praticarla nelle città d’Europa?

Se la cittadinanza su cui si fondano i cantoni del Rojava è antisessista, antirazzista e aperta alle diverse confessioni religiose, cosa vuol dire costruire cittadinanze includenti ovvero piene di diritti nelle città d’Europa?

Pensiamo inoltre che il modo migliore per non essere complici dell’attacco al Rojava sia indicare chi vuole la fine di questo laboratorio, le potenze sunnite della regione (Turchia in testa), denunciare i silenzi della diplomazia internazionale (Europa in testa), ma anche di buona parte della sinistra istituzionale e non, ancora impantanata in vecchi schemi ideologici del novecento. Noi in questo siamo vicini al Rojava: non pensiamo (e da tanto!) che le pratiche di liberazione passino attraverso la conquista di uno Stato e riteniamo la Siria, la Russia o qualsiasi altra dittatura che si dice socialista semplicemente nemica.

Pensiamo, con i fratelli e le sorelle curde che resistono a Kobane, che non vi possa essere soluzione al conflitto che non passi attraverso il riconoscimento politico del laboratorio del Rojava e la cancellazione del PKK dalla lista delle organizzazioni terroristiche internazionali

Appuntamento a Bologna ore 16.00 – piazza XX Settembre.

Tpo – Làbas – Ya Basta Bologna