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[Disarmo] R: Spesa militare, furto colossale - da Contropiano e S. Rizzo



il mondo militare ha sempre fatto i fatti propri. Ma scusate non ricordate 
l'editto di di Franceschiello "Facite ammuina" della Real Marina, 1841? E i 
funzionari e militari della NATO cosa credete che facciano?


>----Messaggio originale----
>Da: glry at ngi.it
>Data: 26/01/2015 20.47
>A: <disarmo at peacelink.it>, <comitatononato at googlegroups.com>
>Ogg: [Disarmo] Spesa militare, furto colossale - da Contropiano e S. Rizzo
>
>Furti colossali. E associazione a delinquere per fini privati. Qualcuno 
>potrebbe pure intravedervi l'alto tradimento.
>Almeno il ministro che ha trafugato una nave di armamenti dalla 
>polveriera della Maddalena da portare a Bengasi può avanzare la ragion 
>di Nato. Questi invece si fanno esplicitamente gli affari loro, a spese, 
>e guerre, nostre.
>
>J. Ellero
>
>
>--------
>
>
>Alessandro Avvisato
>
>su http://contropiano.org/politica/item/28746-spesa-militare-furto-colossale
>
>
>Siamo costantemente polemici verso i giornali mainstream. Non per 
>partito preso, ma per l'evidente, insopportabile, continuativa, 
>entusiasta funzione di “costruttori del falso”. Ovvero di quel blob 
>chiamato informazione utile soltanto a impedire all'”opinione pubblica” 
>di formarsi un'opinione seria su quel che accade. E magari muoversi per 
>cambiare le cose.
>
>Così, speriamo di non soprendere eccessivamente i nostri lettori se per 
>una volta diciamo grazie a un giornalista di successo, proiettato 
>nell'empirea dei fabbricanti della neolingua per aver scritto il 
>bestseller La casta.
>
>Per una volta infatti Sergio Rizzo, firma di prestigio del Corriere 
>della Sera, ha smesso di occuparsi di falsi ciechi, falsi invalidi, 
>lavoratori pubblici nella pausa bar, piccoli parassiti della spesa 
>pubblica... insomma la piccola umanità di chi vive senza fatica alle 
>spalle del prossimo, raccattando briciole di benessere prodotto da altri.
>
>Questa volta è andato a ficcare il suo raffinatissimo naso da segugio 
>nei bilanci militari. E ha scoperto cose che non riuscivamo ad 
>immaginare neamche spingendo ai limiti della fantascienza la nostra più 
>fervida fantasia.
>
>Pensavamo infatti che i vertici militari, proprio in virtù del loro 
>essere fidelizzati al comando e alle direttive della Nato anziché a 
>quelle del Palamento italiano, fossero un tantino meno affette dalle 
>tare peggiori della classe dirigente di questo paese. Non che li 
>pensassimo davvero “poveri ma onesti”, cioè gente che vive soltanto del 
>proprio (non indifferente) stipendio. Ma, insomma, che esistessero dei 
>limiti alle ruberie allo spreco. Ripetiamo: più per controllo dall'alto 
>(la Nato, i servizi statunitensi, ecc) che per virtù propria. Del resto 
>molte storie avevano incrinato parecchio quell'immagine mitologica. Per 
>esempio, il caso delle mazzette pagate da sottufficiali (nell'esercito 
>profesionale il “soldato semplice” non esiste più) ad alti ufficiali pur 
>di essere inseriti nelle liste dei partecipanti alle “missioni di pace” 
>all'estero, dove lo stipendio base poteva essere moltiplicato per tre o 
>quattro volte.
>
>Sbagliavamo alla grande. E ci viene da pensare con autentica compassione 
>a quei disgraziati reazionari che, ogni volta che c'è uno scandalo, 
>vorrebbero le Forze Armate pronte a sostituire quei ladri di politici 
>(sembra l'Alemanno imitato da Guzzanti, "chiamo esercito?"). Per loro, 
>articoli come questo, dovrebbero valere come una dimostrazione 
>scientifica dell'inesistenza di qualsiasi dio. Per questo, 
>probabilmente, si rifiuteranno di leggerlo.
>
>Cosa c'è di notevole? Andiamo in ordine inverso rispetto all'esposizione 
>di Rizzo, sempre ingolosito dai dettagli (non è una critica: il “bravo 
>giornalista” deve essere così, perché conosce il suo pubblico), perché a 
>noi preme di più il dato strutturale, l'archiettura dei poteri, la 
>logica del comando sulle classi subordinate.
>
>a) Il Parlamento italiano non ha mai avuto alcun potere di controllo 
>sulle forze armate di questo paese; neanche dal punto di vista delle 
>decisioni di spesa. La sorpresa, su questo punto, è davvero minima. 
>L'avevamo sempre pensato, ma – appunto – attribuendo questa situazione 
>al perfido imperialismo Usa (che è certamente perfido, anche dal punto 
>di vista della spesa, ma non è l'unico colpevole di questa storia). 
>Invece no: non c'è controllo e basta. Gli stati maggiori compilano 
>l'elenco delle spese da effettuare e il parlamento approva. Il governo, 
>quando va bene, media.
>
>b) La logica degli acquisti di armamenti non ha nulla a che fare con la 
>“difesa della patria”, e men che meno con l'efficienza della stessa. I 
>vari corpi (esercito, marina, aeronautica, carabinieri) concorrono tra 
>loro per avere l'ultimo modello di certi sistemi d'arma, un po' come i 
>figli degli industriali di una certa città che devono far vedere di 
>avere l'auto (o la moto, o la droga, ecc) più fica del momento. Non lo 
>diciamo noi, ma un'indagine della Commissione Difesa: «L’assenza di un 
>organismo di controllo sulla qualità degli investimenti ne circoscrive 
>le valutazioni all’interno di un circuito chiuso rappresentato dai 
>vertici industriali e dai vertici militari. L’autoreferenzialità è 
>accentuata dal fenomeno ricorrente costituito dalla presenza di figure 
>apicali del mondo militare che vanno ad assumere posizioni di rilievo al 
>vertice delle industrie della difesa». Traduzione minima: i generali e 
>gli ammiragli che più hanno deciso di spendere finiscono la loro 
>gloriosa carriera nei consigli d'amministrazione delle aziende da cui 
>hanno costretto lo Stato a comprare sistemi d'arma. Non sappiamo perché, 
>ma questo “sistema circolatorio” - dal ruolo pubblico a quello privato e 
>viceversa – ci suona per alcuni versi molto statunitense (do you 
>remember Dick Cheney, John Paulson, Condoleeza Rice, e altri mille come 
>loro?), per un altro molto “italiano”. Anzi: “capitale”
>
>c) Fulminante l'esempio dei cacciabombardieri (il sistema d'arma più 
>costoso, per un paese come il nostro). L'Italia “deve” comprare gli F35 
>americani (Napolitano aveva presieduto da par suo un apposito “consiglio 
>superiore della difesa” in cui aveva sentenziato che il Parlamento non 
>ci diveva mettere bocca) e contemporanemente partecipare al “progetto 
>europeo” degli Eurofighter. Un doppione? Per la logica sì, per il 
>bilancio no. I primi vengono pagati con il budget del ministero della 
>Difesa, i secondi con quelli del ministero dello Sviluppo.
>
>d) Per ultimo ci sono naturalmente anche le banche, che in queste 
>vicende non possono mai mancare. Nemmeno Sergio Rizzo è riuscito a sapre 
>chi fosse il genio contabile che aveva previsto di spendere 1,6 miliardi 
>per “interessi sul mutuo” acceso per il rinnovo della flotta della 
>Marina Militare. Va da sé che lo Stato, quando decide di spendere in 
>armamenti, non fa mutui con banche private. Vi immaginate che possa 
>essere accesa un'ipoteca su una squadra di cacciatorpediniere? Poi la 
>banca, eventualmente, cosa ci fa? Le mette all'asta? Però è interessante 
>come dimostrazione del genio italico.
>
>Chiudiamo invitandovi a riflettere bene sulle cifre di questo giro. 
>Miliardi, percentuali non indifferenti di Pil, buttati letteralmente 
>nelle tasche di banchieri, costruttori 'armamenti, generali e ammiragli, 
>più qualche politico che deve mettere le firme necessarie senza far 
>domande (sennò ti sparano, visto che sono armati?). Il ministro Pinotti, 
>diaciamo così, non ci fa una gran figura. Del resto, non basta essere 
>donne per avere un'altra visione della politica.
>
>“Sprechi” di dimensioni tali da cancellare in un solo colpo – una sola 
>firma – venti anni di pause caffè indebitamente prolungate da tutti i 
>dipendenti pubblici di mezza Europa...
>
>
>
>  *****
>
>
>Il mutuo per navi da guerra con gli interessi al 30 per cento
>
>Per la flotta soldi in bilancio ci sono, ma per l’acquisto si era 
>immaginato un finanziamento. L’impegno per i caccia F-35 e quello per 
>gli Eurofighter
>
>di Sergio Rizzo
>
>A chi strepita quando si paventano tagli agli armamenti suggeriamo di 
>andare a vedere che cosa è successo alle 8,30 di martedì 20 gennaio alla 
>commissione Difesa della Camera. Dove si è accertato che quasi un terzo 
>del costo previsto per il rinnovo della flotta della Marina militare 
>sarebbe servito a coprire gli interessi sui mutui per finanziare il 
>tutto: 1,6 miliardi su 5,4. Ossia il 29,7 per cento. Lo 0,1 per cento 
>del pil, e solo per ripagare il costo del denaro necessario a comprare 
>sei pattugliatori e una nave d’altura dalla Fincantieri. Spesa inutile, 
>dato che i soldi in bilancio ci sono. E ancora più inutile se è vero che 
>l’ipotesi del finanziamento bancario era già improvvisamente svanita in 
>commissione Bilancio quando qualcuno aveva avanzato la fatidica domanda: 
>«Quale banca?». Ragion per cui si stabilisce in Parlamento che tutti 
>quei soldi non si spenderanno per gli interessi ma semmai per altri 
>investimenti. E pazienza se qualcuno mastica amaro.
>
>Dice tutto, questa vicenda, su quanto grasso ci sia in certe commesse 
>militari. Ne sa qualcosa pure l’ex commissario alla spending review 
>Carlo Cottarelli, secondo cui le nostre spese per la Difesa sono di 3,2 
>miliardi superiori al «benchmark», ovvero il punto di riferimento ideale 
>europeo. Il che consentirebbe, diceva la sua proposta, di risparmiare 
>almeno due miliardi e mezzo entro il 2016. Ipotesi che non aveva certo 
>aumentato la popolarità di Cottarelli presso generali e ammiragli. E 
>forse non solo.
>Ma la storia del programma navale che abbiamo appena raccontato spiega 
>pure l’origine dei contrasti crescenti fra le alte sfere militari, la 
>burocrazia del ministero e un pezzo del Parlamento. Con riflessi non 
>trascurabili dentro lo stesso Pd, che esprime il ministro della Difesa. 
>Due anni fa, durante il governo Monti, passa una legge che prescrive per 
>la prima volta il parere vincolante del Parlamento sui programmi 
>militari. Relatore è l’attuale capogruppo del Pd in commissione Difesa, 
>Gian Piero Scanu, che non si dev’essere fatto molti amici negli Stati 
>maggiori. Ed è qui che si rompe il giocattolo. Come dimostra il caso del 
>programma navale.
>
>Non per questo le lobby militari si danno per vinte. Ma almeno adesso 
>c’è l’obbligo di far vedere tutte le carte. Prima di quella norma 
>deputati e senatori si dovevano accontentare di dare una sbirciatina al 
>dépliant di un carro armato senza conoscerne la reale utilità, né il 
>reale valore rispetto ai costi. E dicevano sempre sì. Il loro parere era 
>semplicemente consultivo e il ministero, cioè i vertici militari, 
>potevano benissimo non tenerne conto. Nel corso degli anni si sono così 
>accumulati ben 86 programmi di armamenti: talvolta dettati soltanto da 
>una sconsiderata logica di concorrenza fra le varie Forze armate, senza 
>serie valutazioni economiche.
>
>L’indagine conoscitiva di 1.024 pagine sfornata a maggio scorso della 
>commissione Difesa della Camera dice che si tratta di una partita 
>giocata tutta dentro gli apparati, in perfetta sintonia con gli 
>interessi delle industrie. Con il ruolo della politica ridotto a quello 
>di semplice spettatore. Per dirne una, mentre manteniamo l’impegno a 
>comprare 90 caccia F35 dall’americana Lockheed Martin continuiamo a 
>partecipare al programma del caccia europeo Eurofighter, anche se con 
>fondi non della Difesa, ma del ministero dello Sviluppo. Ecco che cosa 
>c’è scritto nell’indagine: «L’assenza di un organismo di controllo sulla 
>qualità degli investimenti ne circoscrive le valutazioni all’interno di 
>un circuito chiuso rappresentato dai vertici industriali e dai vertici 
>militari. L’autoreferenzialità è accentuata dal fenomeno ricorrente 
>costituito dalla presenza di figure apicali del mondo militare che vanno 
>ad assumere posizioni di rilievo al vertice delle industrie della 
>difesa». Più chiaro di così?
>
>Da questo si capisce perché quella legge che impone il parere vincolante 
>del Parlamento sia tanto indigesta. E lo è ancora di più per un altro 
>principio che viene affermato lì dentro: quello secondo cui le spese 
>militari dovranno essere ripartite al 50% per il personale e al 25% 
>rispettivamente per l’esercizio e gli armamenti. Quote che oggi sono 
>ancora ben lontane dall’essere rispettate. Se si considera l’ammontare 
>totale degli stanziamenti, nel 2014 sono stati destinati ai sistemi 
>d’arma 5 miliardi e 650 milioni, cioè 2,1 miliardi più dei 3,5 che 
>rappresenterebbero il 25% del bilancio della Difesa. E senza garanzie, 
>stando all’indagine parlamentare, su qualità, costo e soprattutto logica 
>degli investimenti. Le sovrapposizioni fra le varie Forze armate, per 
>esempio. Che a dispetto dei propositi non ci sia nessuna voglia di 
>razionalizzazione, si capisce da piccoli ma significativi dettagli.
>
>Basta dare un’occhiata al sito internet del ministero della Difesa, che 
>espone un monumentale organigramma degli uffici di diretta 
>collaborazione del ministro Roberta Pinotti, la quale nel precedente 
>governo di Enrico Letta aveva l’incarico di sottosegretario. Una 
>struttura che allude alla presenza forse di centinaia di collaboratori, 
>dove il capo di gabinetto ha ben quattro vice: uno per la Marina, uno 
>per l’Esercito, uno per l’Aeronautica e uno per i Carabinieri. C’è poi 
>un aiutante di campo per l’Esercito, uno per i Carabinieri, un aiutante 
>di volo e un aiutante «di bandiera». Tutti generali, ammiragli e alti 
>ufficiali a presidiare con il bilancino il campo di gioco.
>
>La legge di stabilità ha ora previsto una riduzione del 20% degli 
>sterminati organici del gabinetto della Difesa. Anche se, forse per 
>bilanciare quel modesto sacrificio, la medesima legge ha stabilito 
>l’ampliamento dei margini di manovra di una società per azioni 
>controllata dal ministero proprio nel momento in cui dovrebbe partire la 
>grande operazione di cessione di immobili e alloggi militari. Si chiama 
>«Difesa servizi» e gestisce alcune attività collaterali, dai panelli 
>fotovoltaici sui tetti delle caserme alla valorizzazione dei marchi 
>delle Forze armate. La sua nascita, fortemente voluta dall’ex ministro 
>del centrodestra Ignazio La Russa, era stata impallinata dal Pd.
>
>Roberta Pinotti, all’epoca ministro ombra del partito, c’era andata giù 
>pesantissima, definendola una iniziativa «grave e inaccettabile», tesa a 
>«stravolgere completamente il funzionamento del ministero» con un «blitz 
>per costituire una società privata per la gestione dei beni del demanio 
>militare e per controllare gli appalti del settore». Ma una volta 
>ministro deve aver cambiato radicalmente opinione. Al punto da nominare 
>amministratore delegato della società un ex deputato del Pd rimasto 
>senza seggio, già capo della sua segreteria: Pier Fausto Recchia.
>
>Ultima modifica il Domenica, 25 Gennaio 2015 11:42
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