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[Disarmo] Mattarella




E'il 25 marzo 1999.
Mattarella relaziona in Parlamento sul primo giorno di bombardamenti sulla Jugoslavia (ne seguiranno altri 77, fino a giugno). Mattarella è vicepresidente del Consiglio dei ministri, presidente del consiglio è D'Alema. Il neonato PdCI di Cossutta e Diliberto fa parte del governo con due ministri e relativi portaborse.
Bertinotti fa il pacifista nenè con Vendola, Migliore e compagnia.
A Washington brindano.
A Pancevo, Kragujevac, Nis, Belgrado, Novi Sad si crepa.

Del governo bombardiere fanno parte nomi come Livia Turco, Bersani, Rosy Bindi, Fassino, Salvi, Bassolino, Treu, Luigi Berlinguer, Ciampi, Diliberto...

Parecchi dei sunnominati, più Prodi ed altri protagonisti del cambio di governo dell'autunno 1998, han fatto visita alla Casa Bianca e dintorni nei mesi precedenti.

''Anche il vicepresidente del Consiglio italiano Sergio Mattarella, intervendo brevemente, questa mattina, al Senato, ha confermato che la Nato va avanti: "L'operazione iniziata alle 18.45, seguita dopo le 20 e alle quattro di stamattina non è ancora stata ultimata". Mattarella ha anche confermato quanto detto ieri dal ministro della Difesa Carlo Scognamiglio, che cioè non ci sono stati aerei italiani impegnati nell'azione di bombardamento. Gli aerei italiani in volo esercitavano soltanto "misure di difesa". La questione è cruciale per la maggioranza di governo, visto che i comunisti di Armando Cossutta hanno minacciato di ritirare i propri ministri se le forze armate italiane parteciperanno ai raid.''


Jure Ellero


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http://www.repubblica.it/online/fatti/kosovo2/25mar/25mar.html

Conferenza stampa di Solana e Clark, a Bruxelles
"Abbiamo abbattuto tre aerei militari serbi"

Il bilancio dei primi raid
"Colpiti 40 obiettivi"

BRUXELLES - Gli attacchi della Nato in Jugoslavia continueranno "progressivamente, sistematicamente, sempre più intensamente" finché il presidente Slobodan Milosevic non accetterà la pace, interrompendo anche le "operazioni contro il suo stesso popolo" tuttora in corso in Kosovo. A dichiararlo sono il segretario generale dell'Alleanza atlantica Javier Solana e il comandante in capo Wesley Clark, nel corso dell'incontro con i giornalisti che si è tenuto a partire dalle 15, nel quartier generale di Bruxelles. (...)

Anche il vicepresidente del Consiglio italiano Sergio Mattarella, intervendo brevemente, questa mattina, al Senato, ha confermato che la Nato va avanti: "L'operazione iniziata alle 18.45, seguita dopo le 20 e alle quattro di stamattina non è ancora stata ultimata". Mattarella ha anche confermato quanto detto ieri dal ministro della Difesa Carlo Scognamiglio, che cioè non ci sono stati aerei italiani impegnati nell'azione di bombardamento. Gli aerei italiani in volo esercitavano soltanto "misure di difesa". La questione è cruciale per la maggioranza di governo, visto che i comunisti di Armando Cossutta hanno minacciato di ritirare i propri ministri se le forze armate italiane parteciperanno ai raid.

Mattarella ha anche precisato l'andamento dell'azione della notte, che si è svolta in quattro fasi: una prima con lancio di missili cruise alle 18.45, poi il primo attacco aereo diretto poco dopo le 19, un secondo poco dopo le 20 e l'ultimo alle quattro del mattino. Il vicepresidente del Consiglio ha anche smentito (come peraltro avevano fatto poco prima anche i portavoce della Nato) che un aereo dell'alleanza sia stato abbattuto come affermato dalle autorità di Belgrado. (25 marzo 1999)

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http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/05/Mattarella_cattolico_diviso_tra_Papa_co_0_9906052853.shtml

Mattarella: io cattolico diviso tra il Papa e la Nato

Il vicepremier: con sofferenza ascoltavo la Santa Sede, ma solo cosi' si poteva raggiungere una pace giusta "Tra tutti i Paesi dell' Alleanza l' Italia e' stata quella che piu' si e' impegnata per una soluzione La maggioranza ne e' uscita bene ma Veltroni ha davvero esagerato sulla fecondazione assistita". Da Veltroni a Marini: stop alle bombe

ROMA - Ora che la pace si avvicina finalmente lo sguardo e' sereno. E, pur parlando, come al solito, a mezza voce, col garbo che gli e' abituale, Sergio Mattarella ci tiene finalmente a presentare il conto della sua anima popolar - cattolica passata attraverso la tempesta della guerra: "All' interno della Nato, l' Italia e' il Paese che ha fatto di piu' per giungere alla pace". E dopo aver spiegato perche' "con Milosevic, per forza di cose, si e' dovuto trattare", avverte il pericolo scampato: "In assenza di un accordo, il Kosovo sarebbe diventato la Palestina dei Balcani con il rischio di favorire il fondamentalismo islamico, proprio in una regione che non aveva mai conosciuto quel fenomeno". Si confessa il vicepresidente del Consiglio, e accompagna le sue parole da qualche rimpianto: "Senza il bombardamento sull' ambasciata cinese forse il negoziato avrebbe avuto tempi piu' rapidi". Ma restano nel racconto di Mattarella i segni umani e politici di 73 giorni vissuti tra due sponde: da una parte la Santa Sede, i messaggi del Papa che chiedevano a ritmo quotidiano di fermare la diabolica macchina della guerra, dall' altra il suo governo, il primo guidato da un postcomunista sceso a fianco della Nato con un impegno "pieno". Insomma, cattolico "di pace e di governo" che soffriva per ogni segnale proveniente da Oltretevere. Del resto non poteva che essere cosi' : un diario di guerra con "esame di coscienza". Come ha vissuto questi giorni? "Con sofferenza. Del resto, sperando che siano finiti, chi li ha potuti vivere bene? Diciamolo chiaramente: di fronte a uno scenario di guerra eravamo tutti impreparati". E piu' di tutti i cattolici, come lei? "Ho cercato di vivere nel miglior modo possibile la mia responsabilita' di laico in politica e l' autonomia che ne deriva, pur essendo cattolico, dalle autorita' ecclesiastiche. Seguivo certamente ogni messaggio del Papa, ascoltavo le sue forti pressioni perche' si arrivasse alla fine della guerra. Le comprendevo. Non solo. In qualche modo penso anche di averle messe in pratica: l' Italia, fra tutti i Paesi dell' Alleanza Atlantica, e' quello che ha fatto di piu' per giungere ad un accordo con Belgrado". Un occhio Oltretevere, un altro al comando generale della Nato? "Ho ascoltato sempre con grande attenzione e rispetto gli appelli della Santa Sede, ma la posizione del governo, nella realta' dei fatti, non poteva che avere accenti propri, in qualche misura diversi...". Diversi? " + il discorso sulla laicita' che facevo prima. In altre parole: proprio perche' sapevo che il discorso del Santo Padre e' sotto tutti gli aspetti comprensibile, sono sempre stato convinto, insieme al governo, che la fine della guerra poteva essere raggiunta solo puntando su una pace giusta che garantisse i diritti dei piu' deboli, cioe' di un milione e mezzo di albanesi kosovari". Eppure qualche frizione con gli Usa c' e' stata. "Non ci sono state frizioni, ma alleanza alla pari. Accanto alla piena fedelta' nei confronti degli impegni presi con la Nato e al considerevole aiuto offerto ai profughi, abbiamo sviluppato una posizione molto determinata a favore di una soluzione politica. Il ruolo dell' Italia e' stato importante: non a caso, per le trattative, il mediatore russo Cernomyrdin, prima di andare a Belgrado e' passato da Roma. Insomma, i fatti ci hanno dato ragione e di questo possiamo essere soddisfatti. Ma il rischio che correvamo era grande". Quale? "Senza la pace, che ormai sembra a portata di mano, la popolazione albanese avrebbe avuto solo due alternative: l' abbandono in massa della regione oppure la creazione di una nuova Palestina nel cuore dei Balcani. Con il rischio, oltretutto, di aprire la strada ad un fondamentalismo islamico che finora quell' area non ha mai conosciuto". Qual e' il giorno di guerra che ha vissuto con piu' angoscia? "Senza dubbio quello dei bombardamenti sull' ambasciata cinese a Belgrado. Eravamo all' inizio dei primi, timidi, tentativi di dialogo e, all' improvviso, tutto si e' bloccato. Le posizioni di Russia e Cina si sono per forza di cose radicalizzate e, anche a livello complessivo, si e' vissuto il rischio che la condanna per le responsabilita' morali di Milosevic si attenuassero. Nessuno lo puo' affermare con certezza, ma senza quel tragico errore e senza gli altri drammatici errori che hanno causato vittime fra i civili jugoslavi, forse il negoziato si sarebbe sviluppato in anticipo". Ma si puo' negoziare con Milosevic, incriminato dalla Corte dell' Aia per crimini contro l' umanita' ? "Che il presidente jugoslavo sia poco affidabile e responsabile di atrocita' e' cosa condivisa da tutti. Noi pero' abbiamo un obiettivo diverso da quello del tribunale dell' Aia: bloccare la pulizia etnica e far tornare i profughi nel Kosovo. Non vogliamo l' indipendenza di quella regione, ne' cambiare l' assetto territoriale della Jugoslavia. Ecco perche' l' Europa, la Russia e la Nato hanno dovuto trattare con lui". La guerra ha fatto emergere posizioni molto diverse all' interno della maggioranza. "Mi avrebbe stupito il contrario: di fronte a una tragedia come la guerra e' normale che si manifestino travagli e diverse opinioni". I popolari sono sembrati, a tratti, anche piu' pacifisti dei diessini. "Nell' ultimo mese di guerra i popolari, un po' per la pressione del movimento cattolico, ma anche convinti che gli attacchi aerei avessero ormai fiaccato la resistenza di Milosevic, hanno portato avanti un' iniziativa per la sospensione dei bombardamenti. Poi, con i diessini, si sono ritrovati insieme nella mozione della maggioranza. E il governo l' ha tradotta in una proposta piu' praticabile, piu' efficace nell' ambito della Nato". Insomma, nessun problema. E davvero la maggioranza, dopo questa prova, reggera' anche alle altre, prima fra tutte quella elettorale? Il vicepresidente alza le spalle a significare l' impossibilita' di una previsione certa. Ma afferma con ottimismo: "Crescono le affinita' programmatiche all' interno dei partiti che compongono il governo". Poi si arresta e, per sottolineare che certe cose non si dimenticano, aggiunge: "Ma non in tutto: quando noi cattolici fummo sconfitti nella battaglia contro il divorzio, non accusammo gli alleati di voler cambiare posizione politica. Con senso dello Stato. Non mi sembra abbia fatto altrettanto il segretario diessino Walter Veltroni sulla procreazione assistita. Certi suoi giudizi hanno passato il segno".

Zuccolini Roberto

Pagina 7
(5 giugno 1999) - Corriere della Sera

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Fonte: pagina FB di Rolando Dubini
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10205331429872943&set=gm.1543942022542515&type=1

IL PD CON LA BENEDIZIONE DI VENDOLA PROPONE COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA UNO DEI BOIA DELLA YUGOSLAVIA, L'EX MINISTRO DELLA DIFESA SERGIO MATTARELLA, UOMO DELLA NATO

NELLA SEDUTA DEL 5 LUGLIO 2000 IL DEPUTATO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DISSE A DINI E A MATTARELLA QUANTO SEGUE:

RAMON MANTOVANI. con il bombardamento del Kosovo e l’inizio della guerra contro la Jugoslavia, la NATO ha cambiato definitivamente natura, nel senso che e` intervenuta militarmente senza mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite autoassegnandosi il diritto di intervenire militarmente al di fuori delle decisioni assunte dalle Nazioni Unite. ... E` previsto dal Pentagono oltre ad essere stato scritto da autorevoli esponenti dal Centro di alti studi di difesa italiana, che un mondo in cui il 17 per cento dell’umanita` consuma l’85 per cento delle risorse mondiali non puo` che essere governato dalla forza militare ! Dai piu` forti, dai piu` prepotenti, da chi si arroga il diritto, al di fuori delle istituzioni internazionali, quelle vere come lo sono le Nazioni Unite, di approvare le leggi e di farle rispettare con l’uso della forza !

INTERROMPE SERGIO MATTARELLA, Ministro della difesa. Questa non e` l’opinione del Governo italiano, ne´ dell’Unione europea, ne´ della NATO.

RIPRENDE RAMON MANTOVANI. Prendo atto dei fatti, onorevole Mattarella. Il suo Governo ha bombardato la Jugoslavia senza il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ! Il suo Governo ha firmato un documento a Washington secondo cui la NATO puo` intervenire al di fuori del mandato del Consiglio di sicurezza ! Il suo Governo, come tutti gli altri, e` responsabile del bombardamento dell’ambasciata cinese che, contro ogni spiegazione, e` stato voluto per colpire la Cina e il Consiglio di sicurezza

http://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/stencomm/0304/audiz2/2000/0705/pdf001.pdf
http://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/stencomm/0304/audiz2/2000/0705/pdf002.pdf

In foto: 2001, Sergio Mattarella Ministro della Difesa passa in rassegna le truppe Nato a Sarajevo

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http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2000/10/12/Esteri/JUGOSLAVIA-MATTARELLA-SI-APRE-UNA-PAGINA-NUOVA_144200.php

Archivio.AdnAgenzia.2000.10.12

JUGOSLAVIA: MATTARELLA, SI APRE UNA PAGINA NUOVA

'MA PRESENZA CONTINGENTI INTERNAZIONALI E' ANCORA NECESSARIA'
Roma, 12 ott. -(Adnkronos/Ign)- Con la caduta di Slobodan Milosevic, ''nei Balcani si apre una pagina nuova'', perche' ''scompare, nel nostro continente, l'ultimo regime fondato su una visione nazionalistica ed espansionistica a discriminante etnica e su principi ed ideologie ereditati dal totalitarismo''. Lo ha sottolineato il ministro della Difesa, Sergio Mattarella, intervenuto a Roma alla cerimonia di apertura dei corsi Iasd e Issmi, istituti di studi della Difesa. La permanenza di contingenti militari internazionali sul terreno resta comunque ''in questa fase necessaria, per favorire una ripresa ed un consolidamento di un dialogo costruttivo fra le parti per individuare soluzioni condivise e durature''. ''Una Federazione jugoslava democratica, capace di fare i conti con il suo passato e di emarginare chi si e' reso complice e resta 'responsabile' di una stagione di guerre e violenze e di violazione dei diritti umani -ha proseguito Mattarella- consente finalmente di voltare pagina nel Sud-Est europeo''. Quanto accaduto in questi giorni a Belgrado ''e' anche il risultato dell'azione e della determinazione della Comunita' internazionale e delle organizzazioni di sicurezza, in primo luogo dell'Alleanza, ma anche dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite di impegnarsi, anche con l'utilizzo dello strumento militare quando si e' reso necessario, per sostenere o riportare la pace in questa tormentata regione attraversata da terribili violenze e conflitti interni''.
(Mac/Pn/Adnkronos)

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http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2015/01/29/ARM9tjLD-impoverito_presidente_mattarella.shtml

I 5 Stelle: «No a Mattarella presidente, lui sapeva dell’uranio impoverito»

29 gennaio 2015

Roma - Nella candidatura di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, spunta il caso dei militari italiani morti per colpa dell’uranio impoverito sia nei Balcani, sia nella base Nato di Perdasdefogu nel decennio a cavallo tra gli anni 90 e i primi 2000.

A sollevare la polemica, un articolo del Resto del Carlino, ripreso da alcuni parlamentare del Movimento 5 Stelle: «Gli ultimi rumors - dice il senatore Roberto Cotti - danno Sergio Mattarella in pole position per la presidenza della Repubblica. Non so come andrà a finire, però la candidatura Mattarella è un’offesa alla memoria, ai militari deceduti per la cosiddetta “Sindrome dei Balcani”, come ad esempio il caporal maggiore di Nuxis, Salvatore Vacca (poi riconosciuto come il primo morto di Uranio Impoverito)».

A Mattarella, che da ministro della Difesa si adoperò per eliminare l’uso dell’uranio impoverito dai proiettili, venne contestato di aver taciuto il pericolo, che gli era stato manifestato molto tempo prima - a fine 1998 - da padre Jean Marie Benjamin «con una ricca documentazione», quando era vicepresidente del consiglio del governo D’Alema.

«Chi ha ancora a cuore la verità dei fatti, la pace, - prosegue la nota - chi si batte per il disarmo e contro i nefasti e mortali esiti - anche di inquinamento ambientale - derivanti dall’uso di pericolosissimi armamenti, tanto più in Sardegna, non può che battersi contro l’ipotesi Mattarella al colle istituzionale più importante della nazione. È l’invito che rivolgo, prima di tutto, ai restanti parlamentari e delegati sardi che tra non molto saranno chiamati ad esprimersi in merito. Un No secco, motivato e trasparente, quindi, contro l’ex ministro della Difesa del governo Amato. Un No a un candidato alla presidenza della Repubblica che ha sempre negato qualsiasi nesso tra gli armamenti all’uranio impoverito e l’insorgere di linfomi o leucemie tra i militari, come mi ha giustamente ricordato, oggi, l’inviato del Resto del Carlino, Lorenzo Sani».




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