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[Disarmo] LIBIA - Comunicato della Rete No War




Dalla Rete No War sulla Libia: cosa fare, cosa non fare.

20/febbraio/2015
Rete No War

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Comunicato della Rete No War sulla Libia: cosa fare, cosa non fare

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Da 4 anni la Libia si trova nel caos più totale. Il territorio è
disputato da feroci bande confessionali e tribali tra cui si distinguono
le bande assassine e razziste di Misurata, già distintesi nel massacro
dei cittadini di Tawerga – rei di essere di pelle troppo scura e di
avere parteggiato per il governo di Gheddafi – e che hanno occupato
anche Tripoli, angariando la popolazione locale. Loro alleate sono le
bande integraliste di Ansar Al Sharia che imperversano a Bengasi. Oggi
intervengono, in concorrenza con le altre,  anche le bande che si
ispirano all’ISIS, che hanno la loro base principale a Derna ed hanno
occupato anche Sirte.

Cosa fare in questa situazione tragica per i cittadini della Libia, che
già si estesa a vari paesi africani come Mali e Nigeria e si proietta
anche sull’Italia con l’arrivo di masse di disperati?

1)Certamente tra le *cose da fare* vi è innanzitutto una piena
autocritica, e la presentazione di pubbliche scuse al popolo libico, da
parte del governo italiano, per i danni irreversibili causati alla Libia
con la criminale e sciagurata guerra del 2011, con la quale abbiamo
distrutto la Libia a suon di bombe in collaborazione con gli altri paesi
della NATO ed in alleanza con dittature confessionali arabe come il
Qatar che continua a tutt’oggi a finanziare le bande terroriste.

Nel 2011 è stato attaccato un paese che stava in pace da 42 anni sotto
l’intelligente guida di Muhammar Gheddafi che era riuscito a contenere i
contrasti tra le varie tribù in cui il paese è diviso, che era diventato
il più prospero dell’Africa (il PIL pro-capite era il più alto di tutto
il continente), che ospitava 2 milioni di lavoratori immigrati, che
aveva ricontrattato le licenze petrolifere con le compagnie straniere
ottenendo il 90% dei proventi per lo stato libico redistribuendo i
profitti tra la popolazione, che riconosceva pienamente i diritti delle
donne, che aveva fornito il paese di acqua potabile riuscendo anche a
raggiungere l’autosufficienza alimentare, che aveva allontanato dal
paese tutte le basi militari straniere acquisendo una piena indipendenza.

2)Per cominciare a far riemergere la Libia dalla crisi è necessaria
un’azione internazionale, sotto l’egida dell’ONU, per bloccare il
traffico di armi ed i finanziamenti alle bande estremiste e criminali da
parte di paesi come il Qatar e la Turchia, dove il nuovo sultano Erdogan
sta cercando di re-islamizzare un paese laico comprimendo anche i
diritti delle donne. E’ necessario anche bloccare la vendita di petrolio
da parte dei jihadisti per autofinanziarsi e bloccare tutti i conti
bancari riconducibili ai gruppi terroristi.

3)E’ opportuno invece appoggiare gli sforzi dei paesi arabi laici del
Nord-Africa (come l’Egitto, ed in prospettiva anche l’Algeria e la
Tunisia) che stanno tentando di arginare l’estremismo islamista e
cercano di favorire quel nucleo di forze laiche ancora presenti in
Libia, che, pur con tutti gli evidenti limiti politici, possono
costituire un primo momento di rilancio di un dialogo interno nazionale.
Troviamo assurda la posizione  anche di certi giornali e certi
giornalisti sedicenti di “sinistra” che esprimono comprensione per le
bande di tagliagole di Misurata legate ai “Fratelli Musulmani” e
criticano l’intervento dell’Egitto.

4) Da evitare assolutamente l’inizio di folli avventure armate
unilaterali come quelle proposte dai ministri Gentiloni e Pinotti che
prospettavano l’invio di 5000 militari italiani per andare a fare una
nuova guerra in Libia. Queste sconsiderate proposte sono state per ora
accantonate, ma,  in assenza di qualsiasi strategia politica e di
autocritica per i disastri causati in passato, il pericolo di nuove
avventure e nuovi crimini è sempre presente.

Solo con una oculata azione di “intelligence” antiterrorismo e una
collaborazione con la quella parte del mondo arabo che si oppone
concretamente alla deriva estremista e terrorista  (di cui fa parte a
pieno titolo anche il governo della Siria ingiustamente demonizzato da
anni) si potrà contenere il pericolo e far uscire dalle rovine anche un
paese “fallito” come la Libia attuale.

20/febbraio/2015
Rete No War

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