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[Disarmo] R: Fw: [COMITATI ATTAC] R: R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia



Gheddafi è nel cuore di quasi tutti gli africani come un uomo  generoso e combattente ;   non ha mai negato  il suo sostegno disinteressato alla lotta contro l’imperialismo ed il colonialismo.

Il compianto Nelson Mandela che la sapeva lunga  , nonostante i fulmini  dell’amministrazione Clinton,  si era recato nel 1997  a Tripoli a rendere omaggio  al compianto Muammar.

A qualcuno può non essere gradita  la sua memoria,  è anche comprensibile, ma  il continente Africa piange sicuramente  la sua  tragica scomparsa.

sebastiano

 

Da: disarmo-request at peacelink.it [mailto:disarmo-request at peacelink.it] Per conto di lorenzo es
Inviato: giovedì 26 febbraio 2015 12:04
A: disarmo at peacelink.it
Oggetto: RE: [Disarmo] Fw: [COMITATI ATTAC] R: R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia

 


@ Fabio
le sollevazioni popolari... quelle delle rivoluzioni colorate, quella dell'Ucrania e quella del Venezuela... ma va là!
riguardo Gheddafi e tutti i feroci dittatori: mai che li si considerino nel contesto ma sempre confrontandoli con la Svezia  o la Danimarca
saluti antiameri-cani


From: luigiguasco at libero.it
To: disarmo at peacelink.it
Date: Thu, 26 Feb 2015 10:28:26 +0100
Subject: [Disarmo] Fw: [COMITATI ATTAC] R: R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia

 

----- Original Message -----

Sent: Wednesday, February 25, 2015 8:29 PM

Subject: Re: [COMITATI ATTAC] R: R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia

 

I cazzotti fanno meno danni della guerra mondiale in atto;e che ci sia non è purtroppo una fobia di padre Zanotelli o di papa Bergoglio,e singolare che chi fà finta di non accorgersene sia la sinistra(se si ammettesse questo le ragioni geopolitiche diventano la discriminante prioritaria su chi la fà e perchè):si può essere neutrali in una guerra mondiale?la risposta è scontata,infatti nessuno lo è.

Saluti antiimperialisti

----- Original Message -----

Sent: Wednesday, February 25, 2015 10:39 AM

Subject: Re: [COMITATI ATTAC] R: R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia

 

Caro Filippo. Spero che questa volta avrai la pazienza di leggermi.
Purtroppo sei tu che hai liquidato me come un imperialista guerrafondaio (e chissà, anche sionista). Se ci fossimo trovati faccia a faccia saremmo finiti a cazzotti, senza risolvere nulla della questione teorica, ma almeno rispondendo all'offesa (io) e sfogandoti (tu). Ricordati che dietro uno schermo ci sono delle persone a cui forse in faccia non gli daresti mai del guerrafondaio, per storia e impegno militante nel fronte pacifista. Possiamo non essere d'accordo, ma chiedo un po' di rispetto.

 

Ti ricordo, come ha fatto Phil, che io NON ho espresso una posizione a favore dell'intervento in Libia, ma un contributo alla discussione riguardo alla "stabilità e fierezza" garantita dal regime violento, oppressivo e barbaro di Geddafi (le impiccagioni pubbliche, le stragi nelle carceri, il soffocamento di qualsiasi barlume di vita politica pubblica, i lager per migranti al servizio dell'Europa Fortezza e quendi dell'imperialismo... poi possiamo discutere di come tale regime sia cambiato nel tempo), che non può essere a mio avviso considerata una valida alternativa, o "migliore" di qualsiasi altra stronzata, tipo un intervento della Nato o cose simili.


Sulla questione delle rivoluzioni, io non condivido la posizione di chi, per ragioni geopolitiche, preferisce l'ordine delle dittature al caos della sollevazione popolare, con tutti i rischi annessi e connessi. Con la logica che usi per la Siria, i curdi, ad esempio, dovrebbero starsene a casa loro zitti e muti.

Sulla questione "geopolitica-rivoluzioni" mi sembra molto utile e toccante la lettera di un compagno siriano (non i 2 PC leccaculo di Assad) sulla situazione tragica della Siria.
 

La sinistra e la Siria

“Il problema della narrazione anti-imperialista è che si concentra sulla geo-politica, mentre il popolo siriano scompare. Cos’è che impedisce alla sinistra occidentale di addolorarsi per le vittime di Assad mentre vede perfettamente il popolo di Kobane? Sono sgomento. La verità è che la sinistra in Europa, prima di aiutare noi dovrebbe aiutare se stessa”. Intervista a Yassin al Haj Saleh, intellettuale e dissidente siriano. 

 

 

 

Il giorno 23 febbraio 2015 23:41, philiprushton at libero.it <philiprushton at libero.it> ha scritto:

Cari compagni,

Io credo che Fabio ha ragione. Credo che la sua critica della posizione di Alex Zanotelli è valida, anzi credo sia l'unica difendibile in questo momento. Fabio non ha in nessun momento sostenuto che non dobbiamo opporci all'intervento in Libia, tanto meno che non dobbiamo opporci al imperialismo. Ha semplicemente parlato apertamente di fatti accaduti in Libia sotto il regime di Gheddafi, cioè di repressione da parte del regime di persone che ci si sono opposte. Credo che tali affermazioni sono necessarie per guardare in faccia alla realtà mentre ci opponiamo alla guerra. 

Siccome qualcuno ha chiamato in causa Lenin in questa discussione, lo chiamo in causa anch'io, in particolare quando avvertiva contro il pericolo di "dipingere il nazionalismo rosso".

Questo è quel che facciamo se rifiutiamo di ammettere che leader nazionalisti come Gheddafi abbiano attuate delle politiche repressive contro oppositori interni. Gheddafi non era l'unico. Altri come Nasser in Egitto hanno agito in modo simile, incarcerando comunisti mentre sostenevano politiche che portavano il proprio paese verso una maggiore sovranità economica.

Gheddafi non è caduto perché George Soros ha premuto qualche tasto nella sua stanza dei bottoni. Indubbiamente Soros ha agito in tale direzione, ma alla fine Gheddafi è caduto perché mancava l'appoggio popolare per sostenerlo.

Non credo negli Illuminati che manipolano tutto ciò che succede nel mondo da dietro le quinte. E non credo nei grandi uomini, i timonieri per il bene dei quali si pretende che dobbiamo zittire qualsiasi critica perché sono "progressisti".

Penso che esistono classi dominanti che cercano di mantenere quel dominio, con i mass-media, le armi e il potere economico. Ma credo che nonostante quel dominio, la natura del sistema fa sì che in tutti i paesi, di tanto in tanto, crescono movimenti popolari capaci di contestare quel dominio.

Fabio ha portato l'unico contributo davvero nuovo a questo dibattito. Ci ha ricordato che, nonostante le nostre illusioni nei "Grandi uomini della storia", ci sono attivisti, gruppi e movimenti in paesi come la Libia che i limiti della nostra politica fanno ignorare e perfino calunniare. 

Con la nostalgia dei bei tempi di quando c'erano i leader nazionalisti al timone dei paesi arabi, non si fermeranno gli interventi militari occidentali. Credo che si può fare soltanto cominciando a guardare in faccia alla realtà.

 

 

----Messaggio originale----
Da: filippogeom.incorvaia.fi at tin.it
Data: 23/02/2015 8.46
A: <lista.comitati at list.attac.org>
Ogg: [COMITATI ATTAC] R: Re: R: Re: NO all'intervento in Libia

No, io ringrazio te nel liquidarmi come facinoroso comunista, senza entrare nel merito fondamentale che una discussione di tale tipo in Italia richiede, visto che la NOSTRA Costituzione recita chiaramente che ripudia l'uso della guerra come mezzo per risolvere le crisi internazionali, inoltre, promuove l'autogestione dei popoli; ora, il risultato delle cosiddette primavere arabe, è sotto gli occhi di tutti, già a suo tempo affermai che, a mio parere, purtroppo avrebbero prodotto solo martiri, e destabilizzato ultriormente l'area a favore dei sionisti, cosa che si è puntualmente verificata, in ottica di egemonia totale dell'esercito in Egitto(filo NATO), e situazione siriana, da cui un grosso afflusso di armi e denaro, e mercenari di ogni tipo (qualcuno ci deve ben guadagnare...)in zona; i giochi sono di tipo strategico, oltre la nostra analisi immediata, anche se con un po' di attenzione, parzialmente se ne intravede l'indirizzo; essendo un vetero-comunista, rimando alla lettura di Lenin, "Imperialismo, fase suprema del capitalismo", dove si tratta già dell'oro nero presente in zona...condivido i timori di Marco Villa sulla Bolivia, e ricordo che in Venezuela in questi giorni hanno sventato l'ennesimo tentativo di colpo di stato, per non parlare dell'Ucraina, dove un governo regolarmente eletto è stato rovesciato violentemente da milizie naziste filo-Nato, il tutto rientrante nei giochi di cui sopra. Mi taccio, ciao Filippo. 

----Messaggio originale----
Da: sanpietrino at riseup.net
Data: 21-feb-2015 10.50
A: <lista.comitati at list.attac.org>
Ogg: Re: [COMITATI ATTAC] R: Re: NO all'intervento in Libia

vabè...
grazie per aver preso la palla al balzo per una serena e necessaria discussione che con logica matematica arriva dal dire che i bombardamenti sono un'ottima iniziativa fino alla democratizzazione di Renzi e un'altra cosa che non capisco perchè siccome non sono un vero comunista come te non posso capire.

Ciao.
Fabio

Il 21/02/2015 10:31, filippo incorvaia ha scritto:

Fantastico, allora è stata un'ottima iniziativa eseguire 8.600 bombardamenti sul territorio libico, 25.000 morti, innumerevoli feriti, danni per 35 miliardi di euro...per eliminare Gheddafi e spianare la strada ad un nuovo colonialismo...bene...bene...prossimo obbiettivo da democratizzare alla Renzi e Company? Ah, si il fronte interno dei comunisti e dei lavoratori...che non capiscono...

----Messaggio originale----
Da: sanpietrino at riseup.net
Data: 21-feb-2015 8.54
A: <lista.comitati at list.attac.org>
Ogg: Re: [COMITATI ATTAC] NO all'intervento in Libia

Sinceramente questa volta l'appello di Zanotelli ( e mi dispiace che ci sia anche Del Boca) dimostra come la vecchia sinistra abbia poco da dire sui nuovi sconvolgimenti mondiali. L'appello dice:
"Non c’è alcun dubbio che Muammar Gheddafi sia stato un crudele dittatore, ma nei suoi 42 anni di regno ha mantenuta intatta la nazione libica, l’ha dotata di un forte esercito e di un’eccellente amministrazione al punto che il reddito procapite del libico era il più alto dell’Africa e si avvicinava a quello dei paesi europei. Ma soprattutto ha dato ai libici una fierezza che non avevano mai conosciuto."

Dal punto di vista di un libico democratico, che ha pagato con la tortura e la vita la sua attività sotto il regime, o da parte di un migtante che lavorava come schiavo per il libico "con l'alto reddito procapite", o ancora, delle schiave sessuali deli "libico con alto reddito procapite", sono parole indegne.
E mi dispiace sentirle dalle bocche di due illustri personaggi della sinistra italiana pacifista.

Vi riporto le parole di Tahar Lamri

Libia nel caos ma non rimpiangiamo gli orrori di Gheddafi

http://frontierenews.it/2015/02/libia-nel-caos-ma-non-rimpiangiamo-gli-orrori-di-gheddafi/

Citare Gheddafi oggi e dire che questo criminale aveva ragione, è segno di smarrimento totale. Ed è anche un po’ come dire che noi, dell’altra sponda del Mediterraneo, meritiamo soltanto despoti o selvaggi assetati di sangue. Gheddafi non ha nulla da invidiare all’Isis.
Solo due esempi fra tanti: tutti i libici ricordano il 7 aprile 1977, mentre Oriana Fallaci ne tesseva le lodi su Epoca, Gheddafi impiccava dei giovani studenti in pubblico. I libici ricordano perfettamente l’impiccagione, nel 1984, dell’ingegnere Al-Sadek Al-Hamed Shuwehdy nello stadio di Bengasi e di come, una ragazza del pubblico, Huda Ben Amer, vedendo che l’ingegnere non moriva, è corsa per aggrapparsi alle gambe del povero oppositore per farlo morire: gesto notato e apprezzato da Gheddafi che ha promosso questa donna alle più alte cariche dello stato.
La rabbia degli abitanti di Bengasi contro questa donna, nominata sindaco della città trasforma una manifestazione, nel 2006, contro la maglietta di Calderoli con vignette su Maometto, in uno scontro represso nel sangue. Senza poi parlare del ruolo diretto di Gheddafi nell’assassinio – ormai accertato dagli storici – di Thomas Sankara, che l’Africa intera continua a piangere, perché Sankara voleva la risoluzione pacifica della guerra in Ciad, appoggiava senza esitazioni il popolo sahrawi e il Polisario (mentre Gheddafi oscillava fra Polisario e Marocco), era contro Charles Taylor in Liberia.
“Dimenticate Sankara”, diceva Gheddafi a Musseveni, presidente dell’Uganda e a Jerry Rawlings del Ghana. Senza memoria e senza storia, siamo in balia di qualsiasi avventuriero e di qualsiasi manipolazione..

Tahar Lamri

 

Il 20/02/2015 16:40, filippo incorvaia ha scritto:



Grazie Filippo, il link diretto è http://www.ildialogo.org/AderisciAppello1.php?doc=nolibia2&mode=tank

Ciao a tutti Manuela

 

Il giorno 20 febbraio 2015 12:46, filippo incorvaia <filippogeom.incorvaia.fi at tin.it> ha scritto:

Ciao, non so se ricevete anche voi questa news, comunque ve la giro, perchè all'interno c'è il link all'Appello di Del Boca e Zanotelli contro un nuovo intervento italiano in Libia...FIRMARE, GRAZIE...un abbraccio Filippo.


 

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UNA MANIERA QUALUNQUE PER NON MORIRE
Chi scappa coi barconi non cerca soldi o lavoro, ma solo una modo per non morire. Lampedusa non può essere un confine o una periferia, ma un’opportunità per un occidente che è stato per troppo tempo imperialista e violento e che può diventare una porta aperta attraverso la quale far passare esseri umani che cercano di salvarsi la vita
L’ARTICOLO COMPLETO DI ASCANIO CELESTINI

LA FAMIGLIA STRANIERA ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER

 

ECONOMIA SENZA LIMITI
Non sappiamo più coglierci come parte di comunità più grandi, come abitanti di una sola madre terra. Il dominio dell’economia sulla vita delle persone, mentre promette l’infinito superamento di ogni limite, costruisce relazioni servo-padrone. Scienza, cultura, istituzioni non sono neutre, sono parte di questo cantiere distruttivo che produce indifferenza. Così migranti e senza dimora vengono disumanizzati e diventano soltanto oggetti. Ma i deliri dell’economia tecnologica vogliono dominare l’intero cosmo: all’orizzonte appare la notte annichilente in cui ogni limite è oltrepassato. Per non cadere nel gorgo del buio che tutto demolisce dobbiamo lasciar tramontare l’orizzonte ec onomico, dobbiamo assumere nuovi punti di vista da cui partire per vivere lo spazio umano secondo forme sostanziali e verbali liberate dalle catene del dominio 
L’ARTICOLO COMPLETO DI ALESSANDRO PERTOSA

RECUPERARE IL CONCETTO DI LIMITE SERGE LATOUCHE

 

NON VIVIAMO GRAZIE AL LAVORO
Non viviamo grazie al lavoro (e per estensione all’economia) ma nonostante il lavoro. Un conto è fare cose che ci servono a vivere e un altro paio di maniche è correre come forsennati per comprare cose. In una società mercificata che mette al centro l'ideologia del lavoro astratto l’unica libertà possibile è comprare, ovverossia di scegliere tra dieci diversi tipi di dentifrici. Il paradosso della modernità non è tanto che si lavori – ovviamente ci sono situazioni in cui si è “costretti” a farlo –, ma il fatto che si voglia lavorare, che si adori il lavoro. Rifiutare l’ideologia del lavoro non significa rifiutare il lavoro tout court, ma semplicemente cercare di affrancarse ne. Il rifiuto non è del lavoro in sé bensì dell’ideologia che questo rappresenta; e cioè lo sfruttamento, la devastazione, inquinamento (ambientale e sociale) che necessariamente comporta, nonché la schiavitù di chi lo fa e di chi lo subisce. È anche, ovviamente, il rifiuto di un’economia assassina che sul lavoro (devastazione e schiavitù) prospera
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TRE CONDIZIONI PER UN LAVORO BUONO PAOLO CACCIARI

IL RIFIUTO CREATIVO DELL'IDEOLOGIA DEL LAVORO CHRIS CARLSSON

NON È IL LAVORO CHE LIBERA LE DONNE SILVIA FEDERICI

LA CRISI SIAMO NOI JOHN HOLLOWAY

 

I NUOVI UNTORI
Classificare, normalizzare, curare. Ci sono in giro troppi medici, psicologi e case famaceutiche il cui sport preferito è etichettare bambini e bambine che incappano in qualche manifestazione di intemperanza e agitazione. Del resto Foucault ce lo ha spiegato per il dritto e per il rovescio che l’esercizio del potere, della repressione e della marginalizzazione di ogni espressione dell’essere altro sarebbe passato, anzi è ormai passato dalla tortura, dalla sanzione, dall’interdizione, dall’esclusione alla patologizzazione e alla cura
L’ARTICOLO COMPLETO DI PAOLO MOTTANA

 

IL VOTO NON È IL VOLTO
Il voto divide. Il voto classifica. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta e umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.... Il voto ignora la ragione sociale e respinge i più fragili, senza dire nulla del possibile.... I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può.... L'ARTICOLO COMPLETO DI ROSARIA G ASPARRO

 

TORNIAMO A FAR RESPIRARE LA SCUOLA
Dove sono andate a finire le sperimentazioni che avevano indicato la via maestra per rifondare una scuola? Il tempo pieno, i laboratori, il lavoro creativo… continuate voi, l’elenco è lungo. Si è approdati ignominiosamente alla scuola azienda. C'è una cultura dei laboratori che ha ancora molto da dire e offrire all'arte di apprendere in modo diverso. I laboratori segnano infatti il passaggio dalla centralità della lezione alla ricerca e alla produzione di oggetti per la conoscenza. Così diventano importanti: il lavoro di gruppo, le procedure di progettazione-realizzazione-affinamento-diffusione del prodotto per la conoscenza; l’impegno a sottoscrivere un patto di collaborazione che crea un favorevole ambiente per la crescita della motivazione e delle relazioni. La scuola respira, o no?
L’ARTICOLO COMPLETO DI ALESSANDRO FIORELLA PALOMBA

 

I DUBBI SU FACEBOOK. MA ANCHE QUALCHE DOMANDA
"Un tempo erano i walkman, ora facebook - ha scritto Bauman - Entrambi hanno trasformato le relazioni, abolendo l’impegno e la profondità del dialogo". Secondo altri, inoltre, le emozioni on­line sono più virtuali di quelle reali perché vivono nell’acquario della rete. Tuttavia, è giusto chiedersi: quante relazioni personali, culturali e politiche si sono sorrette finora su lettere, articoli, libri, fotografie? Perché dare per scontato che l’impegno, gli interessi coltivati da singoli, gruppi, associazioni non possano trovare risonanza maggiore dal momento che si dà loro la possibilità di incontrare una moltitudine di sconosciuti? "Il fatto di veicola rli on­line, sentimenti, emozioni, sogni, fantasie, attese, non sono per questo meno reali - commenta Lea Melandri - Forse è per questa via, solitaria e popolatissima, che cercano di uscire dal lungo esilio a cui li ha costretti l’astratta, deformante separazione tra privato e pubblico...."
L’ARTICOLO COMPLETO DI LEA MELANDRI

 

LA GUERRA DI RE MATTEO
Nei giorni scorsi la Camera ha modi­fi­cato, nell’ambito della riforma della seconda parte della Costi­tu­zione, anche l’ex arti­colo 78, quello che norma le moda­lità della dichia­ra­zione dello «stato di guerra». Ora basterà, con la modi­fica appro­vata, un voto della Camera dei depu­tati (e non più, anche del Senato), con la mag­gio­ranza asso­luta dei com­po­nenti. Con la riforma elet­to­rale (l’Italicum) che pre­vede il pre­mio di mag­gio­ranza al par­tito vin­ci­tore delle ele­zioni, in pratica per andare in guerra basterà il volere di un partito. Pare che que­sta modi­fica sia stata for­te­mente voluta dai ver­tici del le Forze Armate e dalle mini­stre Roberta Pinotti e Maria Elena Boschi
L’ARTICOLO COMPLETO DI GIULIO MARCON

 

LA SINISTRA SARTA E MARATONETA
Era stata eletta nel Consiglio regionale del Lazio con un gruppo civico di dieci persone indipendenti, il cosiddetto “listino” premiato dal successo elettorale di Nicola Zingaretti. Nove di quelle dieci persone sono entrate nel Partito democratico, uno scatto repentino, per usare un eufemismo. Marta Bonafoni ha detto di no ed è rimasta sola. Non è stato facile. Poi, da Levante si è alzato il vento di Alexis Tsipras. E Sinistra ecologia e libertà ha messo a sedere insieme, su cinquanta tavoli, molti pezzi di sinistra di diversa natura. Così “ho deciso di entrare in Sel portandole in dote la mia ‘indipendenza'”, cioè la valigia piena di tesori e un gruppo di lavoro straordinario. Era il passo pi ù naturale, non era affatto un passo scontato. Si apre un cammino nuovo, dice. Non sarà facile neanche questa volta però pensa valga la pena di provare. C’è la passione e c’è l’umiltà. Sente “sulle caviglie il peso della sfida” ma Marta è allenata alle lunghe camminate di montagna, sa modulare passo e respiro. E impara presto, anche a guardare lontano
L'ARTICOLO COMPLETO DI MARTA BONAFONI

 

SEMI, FIORI E ZAPPE A TORBELLISSIMA
Agli occhi di quelli che stanno in alto non sono visibili il Cotoneaster Lacteus e il Jasminum Mesnyi che sopravvivono da quattro anni davanti alla ciclofficina la Gabbia insieme all’Agave Americana che sovrasta ancora la piramide centrale della fontana di largo Mengaroni, a Tor Bella Monaca. La biblioteca autogestita Il Cubo Libro, lo spazio occupato El Chentro, il mercato (scambio e baratto, multiculturale, contadino e artigianale) Tra le Torri per loro sono bizzarri spazi di relazioni sociali poco produttive. Questo pezzo di periferia, per loro, è solo una borgata romana destinata alla cronaca nera. Sarà per questo che, in pieno giorno, il gruppo di guerrilla gardening Giardinieri sovversivi ha sfe rrato qui, tra adulti e bambini, il suo ultimo attacco
L’ARTICOLO COMPLETO DI VANESSA SCARPA

IL SUONO DEI TULIPANI GIANLUCA CARMOSINO

 

SENTO, DUNQUE POSSO ESSERE LIBERA
Non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone. Rimane forse questo l’insegnamento più prezioso di Audre Lorde, una verità senza tempo che è anche espressione di autentica, elevata saggezza. Venuta al mondo ad Harlem, New York, il 18 febbraio di 81 anni fa, Audre era solita presentarsi senza giri di parole: sono nera, lesbica, femminista, guerriera, poeta, madre. La sua è stata una vita breve e straordinariamente intensa: operaia e insegnante di lingua inglese, infermiera e animatrice di conferenze, Audre non ha mai nutrito dubbi: le nostre visioni sul mondo cominciano con i nostri desideri. Perché se “i padri bianchi ci hanno detto: penso, dunq ue sono”, sarà la madre nera che c’è dentro ciascuna di noi – la poeta – a sussurrare nei nostri sogni le parole che svelano una misteriosa, intima percezione di libertà
L’ARTICOLO COMPLETO DI BARBARA BONOMI ROMAGNOLI

 

UNIVERSITÀ, DESIGN E RICICLO
C’è la giacca che invece di finire in un cassonetto è stata rivestita di gomma trasparente e, collegata a un dispositivo elettronico montato sulla bicicletta, segnala gli spostamenti del ciclista sulla strada per mezzo di led incorporati sulla schiena. Oppure la tortiera danneggiata che diventa un lampadario. O ancora un lettore Dvd guasto che, integrando un semplice pennarello, si traveste da stampante low cost. Sono alcuni degli oggetti hackerati e reinventati dagli studenti del primo anno della facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano, durante il progetto Making Stories. Creatività e riciclo contro l'obsolescenza programmata
L’ARTICOLO COMPLETO

 

GIOCO PATOLOGICO, "IO NON MI AZZARDO"
Giovanni era un giocatore d’azzardo patologico. Oggi è guarito e gestisce due bar, rigorosamente senza slot machines. In uno dei suoi locali Giovanni ha ospitato un incontro della rete Non azzardiamoci, nata per offrire al territorio servizi e alternative al gioco d’azzardo. Con un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro – a cui si devono aggiungere i dieci miliardi di quello illegale – il gioco d’azzardo costituisce la terza impresa italiana. Naturalmente i profitti vanno in mano alle aziende che operano nel business, i costi ricadono sulla collettività
ARTICOLO E RADIOTRASMISSIONE

 

TOR SAPIENZA, LA PERIFERIA FATTA DA NOI
Quella di Tor Sapienza è una "povertà urbana articolata", non solo economico-finanziaria, ma anche culturale e relazionale: per questo qualsiasi idea di riqualificazione ha bisogno prima di tutto partecipazione dal basso e di conversione ecologico-sociale. Il progetto Urban Re-Block, avviato da un paio di anni al complesso Morandi, il cuore di Tor Sapienza, va in quella in direzione
L’ARTICOLO COMPLETO DI RICCARDO TROISI

PERCHÉ TOR SAPIENZA Adriana Goni Mazzitelli

 

UN CARNEVALE FATTO IN CASA. E IN STRADA
A Roma i bambini e le bambine di Scup, spazio sociale occupato, si sono ripresi San Giovanni. Giù la maschera è stata una festa allegra e colorata, con le maschere realizzate con materiali di riciclo
UN RACCONTO FOTOGRAFICO DI JOCELYN PLACER E DELIA MEROLA

 

CRIMINALIZZARE PEDONI E CICLISTI
Lo sapevate che un manifesto del 1920, sottoscritto da 42 mila cittadini, invitava gli automobilisti in transito a Cincinnati a dotare le proprie vetture di un limitatore di velocità che impedisse alle auto di superare il limite di 40 km/h, pena una multa? Naturalmente, le case automobilistiche, intravedendo la possibilità di perdere i propri business, reagirono e chiesero a tutti i proprietari di auto di inviare una lettera di protesta al comune di Cincinnati per bloccare l’iniziativa: la protesta funzionò. Del resto, quando le auto furono introdotte era compito di chi le guidava avere riguardo per le persone che erano in strada. Con gli anni invece la situazione è stata completamente rovesciata: l'industria d ell'auto ha dovuto faticare un po' per rivendicare nelle leggi e nell'immaginario il diritto delle auto a occupare le strade. Oggi sono sempre di più a voler mettere in discussione quel dominio
L’ARTICOLO COMPLETO

 

LE NOSTRE IDEE PER IL RIUSO SOCIALE DEL DISTRETTO 42
Il Municipio del Beni comuni di Pisa ha messo insieme cittadini, associazioni, sindacati, cooperative sociali, aziende agricole, collettivi politici - assistiti da ingegneri, urbanisti, architetti - per un percorso di progettazione partecipata con cui recuperare e restituire alla città il Distretto 42 e il relativo parco. I mattoni del progetto? Relazione, formazione, autoproduzione, condivisione. E, soprattutto, autogestione
L’ARTICOLO COMPLETO DEL MUNICIPIO DEI BENI COMUNI DI PISA

 

NO A UN’ALTRA GUERRA IN LIBIA
Vogliono una seconda, micidiale e sciagurata guerra. Dopo aver ucciso 25 mila persone, ferito decina di migliaia e distrutto l’economia della Libia nel 2011, preparando il caos e la violenza di questi mesi, sono pronti a nuovi massacri. C’è ancora spazio per un pensiero pacifista?
L’APPELLO COMPLETO DI ANGELO DEL BOCA E ALEX ZANOTELLI

 

SFUGGIRE ALLE MASSE
Le chiese vogliono masse di fedeli. Il capitale ha bisogno di masse di lavoratori e consumatori. Una massa umana comporta una brutale riduzione delle persone: le si converte in atomi resi omogenei da un insieme, subordinati a una credenza, o ideologia, e a coloro che la incarnano. Masse, moltitudini. Cosa tiene insieme le persone che partecipano alle rivolte emerse negli ultimi tempi? Un comune rifiuto verso il sistema politico ed economico dominante. E la rabbia contro la mortificazione della dignità. Manca, con evidenza, non solo l’ansia novecentesca di costruire progetti, ma soprattutto un’immagine nitida di quale società costruire al posto di quella rifiutata. Molti dei gruppi che partecipano alle grandi mobilitazioni c ontemporanee, sostiene Gustavo Esteva, non ne hanno bisogno. Sono già immersi in profonde sperimentazioni che vanno prendendo la forma della nuova società
L’ARTICOLO COMPLETO DI GUSTAVO ESTEVA

 

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