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Re: [Disarmo] Israele e Germania: convergenze indigeste per gli amici della Russia



Tra le tante ovvietà, facezie e sciocchezze di cui è intriso questo articolaccio pseudoneogeopolitico, quel che più mi ha spinto a replicare brevemente è la definizione della resistenza palestinese come 'lotta irredentista'. Ma mi faccia il piacere, mi faccia... D'altra parte, tutte le pubblicazioni di questo sito seguono questa traccia: un mare di parole unite da informazioni reali, verificabili e rimasticate, collegate da ipotesi e analisi paradossali.

jure


Il 26/03/2015 11:27, lorenzo es ha scritto:

    Israele e Germania: convergenze indigeste per gli amici della Russia
    
<https://voltideldonbass.wordpress.com/2015/03/25/israele-e-germania-convergenze-indigeste-per-gli-amici-della-russia/>

<https://voltideldonbass.wordpress.com/2015/03/25/israele-e-germania-convergenze-indigeste-per-gli-amici-della-russia/#more-1824>https://voltideldonbass.wordpress.com/2015/03/25/israele-e-germania-convergenze-indigeste-per-gli-amici-della-russia/#more-1824

Pubblicato il 25 marzo 2015
<https://voltideldonbass.wordpress.com/2015/03/25/israele-e-germania-convergenze-indigeste-per-gli-amici-della-russia/>
di voltideldonbass
<https://voltideldonbass.wordpress.com/author/voltideldonbass/>

- Marco Bordoni -

/“Non abbiamo alleati eterni, e non abbiamo nemici perpetui. I nostri
interessi sono eterni e perpetui, e il nostro dovere è seguire quegli
interessi.” /Lord Palmerston

Si preparano dei mal di pancia per il pubblico che segue con simpatia la
lotta della Russia per difendere la propria sovranità dai tentativi di
sottomissione delle potenze occidentali, specialmente  per le persone
che militano nel campo della “sinistra” post comunista (anche se non
solo per loro). L’ evoluzione delle relazioni fra potenze potrebbe
creare delle convergenze inattese, tali da destabilizzare alcune
consolidate convinzioni su quali siano i “buoni” ed i “cattivi” sul
proscenio internazionale. Queste evoluzioni potrebbero creare delle
tensioni ideali che non abbiamo intenzione di risolvere nel breve spazio
di questo intervento, nel quale intendiamo solo segnalare i due casi più
significativi.

*Israele. *Come noto l’Unione Sovietica fu uno dei “padrini” che
portarono a battesimo lo stato di Israele, che poi assistette nei primi
passi fino ad una crisi diplomatica intervenuta nel 1953. In seguito le
relazioni si fecero difficili, con il consolidarsi del legame dello
stato ebraico con gli Stati Uniti e dei paesi arabi con il blocco
comunista. Ma negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente.
Dopo la nascita della Federazione Russa quasi un milione di Russi di
origine ebraica si trasferì in Israele. Questa comunità si esprime
politicamente a favore di una laicizzazione dello stato e di una
politica estera muscolare. Sebbene la politica estera russa sia rimasta
sul solco tradizionale dell’appoggio ad Iran e Siria, e sebbene la
Russia abbia, per esempio, condannato la compagna israeliano “piombo
fuso” nel 2009, i contatti fra diaspora russa e madrepatria si sono
intensificati il che ha reso più difficile, ai russi, prendere una
posizione netta contro Gerusalemme. Osservava Vladimir Putin nel 2008
<http://eng.kremlin.ru/transcripts/9436>/: “La particolarità che rende
unica la nostra situazione risiede nel fatto che abbiamo delle
tradizionali relazioni di fiducia con il mondo Arabo, con la Palestina.
Ma allo stesso tempo Israele, come sappiamo, è sede di un gran numero di
immigrati dall’ex Unione Sovietica e questo rappresenta di certo un
legame in più fra Israele e la Russia.”/. Questa situazione “unica” è
stata, di recente, complicata dal “nuovo corso” politico della
presidenza Obama che pare avere deciso di trovare un /modus vivendi/ con
l’Iran, attraverso un accordo che potrebbe andare ben oltre il
cosiddetto problema del “nucleare iraniano” e rivoluzionare alleanze ed
equilibri consolidati da decenni in Medio Oriente. Scrive, a tal
proposito, il sito di analisi politiche e militari Geopoliticalcenter
<http://www.geopoliticalcenter.com/2015/03/usa-iran-possibile-accordo-programma-atomico-iraniano/>:
“l’Iran ha goduto di molti benefici potendo trattare con una
amministrazione americana che tratta oggi Teheran come partner e non
come avversario, benefici che consolideranno l’espansionismo sciita in
tutta la regione mediorientale ed in particolare nel Golfo Persico, in
Irak, In Yemen, in Siria, in Libano, a Gaza e nel Sudan, nuovo punto
focale degli interessi di Teheran in Africa e sul Mar Rosso”.

Ovviamente questa nuova situazione si adatta assai male alle
speculazioni che vedrebbero la /lobby /sionista dominare la politica
estera degli Stati Uniti e, attraverso questi, il mondo. Mentre l’Unione
Europea si orienta in direzione sempre più critica nei confronti
dell’occupazione dei territori, mentre l’inimicizia fra la presidenza
Obama e il governo israeliano è ormai talmente scoperta che Netanyahu,
non ricevuto dal Presidente, si rivolge direttamente al Congresso degli
Stati Uniti e che il Capo dell’Amministrazione Presidenziale USA parla
della questione palestinese
<http://rt.com/usa/243421-israeli-occupation-palestinians-territories-end>come
una “occupazione cinquantennale che deve finire”  fra Israele e Russia
si delineano possibili convergenze che vanno ben oltre le forniture di
frutta e carne, prontamente garantite da Gerusalemme a Mosca in barba a
qualsiasi divieto americano.


Alcuni hanno visto la cancellazione della vendita russa dei sistemi S
300 alla Siria
<http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/192735#.VRKjV52G98E%20> dell’anno
passato come una contropartita rispetto alla benevola neutralità di
Israele sul tema del “ritorno” della Crimea, mentre capitali e turisti
russi scoprono nello stato ebraico un approdo alternativo alla ormai
screditata Europa occidentali. Il meno che si possa dire di questa
situazione è che apre vaste praterie agli interventi diplomatici russi e
promette più di un mal di testa a chi inserisce le lotte irredentiste
palestinesi e novorusse nella stessa cornice ideale.

Veniamo al caso della *Germania* e della sua cancelleria *Merkel*. In
seguito alla crisi greca del 2009 la dirigenza tedesca si è assicurata
il podio dell’antipatia europea (specie nei paesi sottoposti alle
attenzioni della troika) e l’ha difeso con le unghie e con i denti. Le
forze “sovraniste” di destra e di sinistra vedono ormai la Germania come
un paese che ha imposto la propria egemonia al continente e,
costringendo economie deboli in una zona valutaria forte, fa valere la
propria aggressività commerciale utilizzando i paesi periferici
dell’Unione come mercato sottosviluppato per la propria esuberanza
produttiva. Da questo deriva un impoverimento che rende insostenibili i
conti pubblici delle economie minori creando i prerequisiti per le
privatizzazioni selvagge che obbligano i paesi alla svendita degli asset
economici strategici il che, svendita di cui si avvantaggiano di nuovo
le economie del nord chidendo così un circolo vizioso mortale. Di certo,
nella sua qualità di paese guida dell’eurozona, la Germania in Ucraina
ha sbagliato quasi tutto
<http://sakeritalia.it/sfera-di-civilta-russa/vladimir-putin/la-merkel-inconsapevole-fin-dallinizio-sta-diventando-disperata/>
 finanziando
in un primo tempo il partito /Udar /di Vitalj Klitschko  e continuando a
sostenere il progetto imperiale statunitense  anche dopo che la
telefonata della sig.ra Nuland
<http://www.bbc.com/news/world-europe-26079957> chiarì che gli americani
non avevano nessuna intenzione di assegnare ai protetti dei tedeschi un
ruolo di primo piano nell’Ucraina post Maidan. La posizione
intransigente sulla Crimea e l’adesione alla campagna di sanzioni ha
ulteriormente complicato la situazione, di fatto vanificando il lavoro
del predecessore Schroder, architetto dell’asse continentale Berlino Mosca.

Si tratta di censure ragionevoli, e che tuttavia scontano una
semplificazione forse eccessiva. Prima di tutto: è facile esultare per
la vittoria di Syriza ad Atene, e tuttavia se mai vi sarà un cambiamento
negli orientamenti politici dell’Unione questo cambiamento verrà da
Berlino, non da Atene. Atene potrà, al massimo, essere una leva che
permetterà alla Russia (ma anche agli Stati Uniti) di agire sulla
Germania, ma mai un baricentro capace di spostare, da solo, il peso
dell’Europa. Secondo: l’unica Europa che c’è oggi è quella della
Germania e delle burocrazie della Lotaringia (Bruxelles, Francoforte e
Strasburgo). Cosa succederebbe se questa struttura fosse indebolita
dall’affermazione dei movimenti “sovranisti”? Si creerebbe “un’altra
Europa” finalmente affrancata dalla influenza della NATO, o piuttosto
una miriade di piccole patrie, prigioniere di rigurgiti nazionalisti e
governate con ancora più facilità da burattini di Washinghton? Non è
facile trovare una risposta a questi problemi, ma occorre però, nel
mentre, prendere nota che infine sulla questione dell’armamento
all’Ucraina (così come accadde per la campagna in Libia) la Germania sta
definendo una posizione parzialmente autonoma da Washington.

Dopo il fallimento del vertice di Milano dello scorso ottobre, si
assistette ad una prima iniziativa autonoma europea con la “sosta” non
prevista del Presidente francese Hollande a Mosca il 6 dicembre 2014
<http://economictimes.indiatimes.com/news/international/world-news/french-president-hollande-to-meet-russian-president-putin-in-moscow-kremlin/articleshow/45394801.cms>:
incontro che fece alzare qualche sopracciglio oltre Atlantico. Questo
primo abboccamento portò poi alla tornata di trattative svoltasi a Minsk
l’11 e 12 febbraio e preceduta da una visita a Washington
<http://rt.com/news/230647-merkel-us-visit-ukraine/>in occasione della
quale il Cancelliere si espresse chiaramente contro la prospettiva un
sostegno militare statunitense al regime di Poroshenko . In seguito
l’ostilità tedesca alla prospettiva di una fornitura letale statunitense
all’Ucraina si è trasformata in un vero e proprio pressing diplomatico.
Mentre l’ambasciatore a Washington “rivelava” che il 9 febbraio, in
occasione della visita della Merkel negli Stati Uniti, Obama si sarebbe
“impegnato” a non sostenere lo sforzo militare ucraino
<http://www.usnews.com/news/politics/articles/2015/03/09/german-ambassador-obama-agreed-not-to-send-arms-to-ukraine>,
il Ministro degli Esteri Steimeier visitava a sua volta gli Stati Uniti
nel tentativo di scoraggiare questa iniziativa
<http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-03-11/merkel-s-top-diplomat-to-rebuff-u-s-call-to-arm-ukraine>.

L’impressione che se ne ricava è che la dirigenza tedesca si sia
finalmente resa conto  di avere compiuto un catastrofico errore, e che,
per non entrare in collisione frontale con gli Stati Uniti e per non
perdere la faccia in un dietrofront umiliante, tenti di congelare il
conflitto secondo le migliori tradizioni della politica occidentale,
solita a differire i problemi che non si possono e non si vogliono
risolvere. Questa consapevolezza ha prodotto gli accordi di Minsk. Oggi,
però, Berlino pare accorgersi che la decisione statunitense di armare ed
addestrare l’esercito ucraino provocherà necessariamente una risposta
russa e si configura, quindi, come un attacco diretto al precario
equilibrio raggiunto a Minsk. Colto questo aspetto, le autorità tedesche
si muovono, se pur debolmente, per allontanare il pericolo. La Germania
rappresenta quindi, se non un alleato, un interlocutore necessario per
la Russia e l’unico baricentro europeo che possieda un peso specifico
sufficiente a frenare la discesa del continente verso gli inferi. Questa
consapevolezza lascia agli amici della Russia una sensazione di
disorientamento che deriva dalla necessità di stabilire se Berlino
faccia parte del problema o della soluzione.

Ci aspetta, in conclusione, una stagione in cui il modello
interpretativo tradizionale di molti ambienti di sinistra e di destra
(quello con il potere finanziario sionista e statunitense intento a
spogliare ed opprimere i popoli del mondo con i suoi lacchè tedeschi
nella veste di amministratori della filiale europea) si troverà a dover
fare i conti con alcune inspiegabili convergenze politiche e dovrà,
quindi, adeguarsi alle nuove circostanze ed evolvere in uno strumento
più complesso.




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