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[Disarmo] Ora Kiev vuole lo scudo antimissile. Ma gli Usa (e la Nato) frenano



di Fabrizio Poggi
Vertice di Riga. Washington: «Né Usa, né Nato pianificano tali azioni contro la Russia»

Il ver­tice di capi di Stato e di governo aper­tosi ieri pome­rig­gio e che si con­clude oggi a Riga — prin­ci­pale argo­mento odierno dovrebbe essere la Gre­cia — è for­mal­mente dedi­cato alla discus­sione dei rap­porti eco­no­mici e poli­tici tra i 28 paesi Ue e i 6 del cosid­detto Par­te­na­riato orien­tale: Ucraina, Geor­gia, Mol­da­via, Arme­nia, Bie­lo­rus­sia e Azerbaigian.

Nella sostanza, la crisi ucraina e i rap­porti con la Rus­sia ten­gono banco. Sul secondo fronte, è noto che Arme­nia e Bie­lo­rus­sia si rifiu­te­ranno di sot­to­scri­vere la dichia­ra­zione finale con­te­nente la con­danna di Mosca per «l’annessione della Crimea».

Ma il punto focale del ver­tice sem­bra riguar­dare l’Ucraina. Mer­co­ledì scorso infatti, il Pre­si­dente del Con­si­glio di sicu­rezza e di difesa ucraino, Alek­sandr Tur­ci­nov, aveva par­lato di pros­sime con­sul­ta­zioni per il dislo­ca­mento su ter­ri­to­rio ucraino del sistema di Scudo mis­si­li­stico, volto a difen­dere l’Ucraina dalla «aggres­sione russa e con­trap­porsi al pazzo che minac­cia la pace con un potente poten­ziale nucleare». Pur se il sum­mit let­tone appare dedi­cato per lo più ai rap­porti eco­no­mici, sem­bra evi­dente che un tale tema non possa venir ignorato.

Ad ogni modo, com­men­tando a caldo le dichia­ra­zioni di Tur­ci­nov, il por­ta­voce di Vla­di­mir Putin, Dmi­trij Peskov aveva detto che un simile passo, se intra­preso, ren­de­rebbe neces­sa­ria una rispo­sta ade­guata di Mosca, per garan­tire la pro­pria sicu­rezza. Peskov aveva però aggiunto che, a suo parere, si tratta di una «discus­sione eventuale».

In effetti, non si era fatta atten­dere nem­meno la rispo­sta sta­tu­ni­tense. Lo stesso 20 mag­gio, la por­ta­voce del Dipar­ti­mento di Stato Usa, Marie Harf, dichia­rava che «Né Usa, né Nato pia­ni­fi­cano di dislo­care sistemi mis­si­li­stici su ter­ri­to­rio ucraino», aggiun­gendo che tali sistemi «sono dislo­cati e pos­sono essere dislo­cati solo in Paesi mem­bri dell’Alleanza».

Harf, secondo l’agenzia Lenta​.ru, aveva tenuto anche a sot­to­li­neare che lo scudo mis­si­li­stico «non è diretto con­tro la Rus­sia», ma è volto a respin­gere le minacce che ven­gono dal Medio Oriente. Alle domande dell’agenzia Rbk riguardo le dichia­ra­zioni di Tur­ci­nov, anche alla Nato ave­vano rispo­sto «Per ogni com­mento sulla que­stione rivol­ge­tevi alla parte ucraina». Tur­ci­nov aveva moti­vato tali piani con il dislo­ca­mento «di bom­bar­dieri stra­te­gici e armi nucleari russe in Cri­mea, dirette in primo luogo con­tro i Paesi euro­pei» e la Tur­chia. Ancora una volta, da occi­dente, nel corso del ver­tice dei capi di Stato mag­giore della Nato, tenu­tasi ieri a Bru­xel­les, il coman­dante delle forze Nato in Europa, gene­rale Usa Phi­lip Breed­love, ha dichia­rato che «Non abbiamo visto indi­ca­tori diretti di un qual­siasi dislo­ca­mento di armi nucleari» da parte della Rus­sia; dun­que «Non c’è la neces­sità di modi­fi­care la nostra stra­te­gia nucleare». Breed­love ha tut­ta­via detto che è invece allo stu­dio la richie­sta dei Paesi bal­tici per un raf­for­za­mento della pre­senza Nato nella regione.

La que­stione del dislo­ca­mento in Ucraina dello scudo mis­si­li­stico, sem­bra dun­que fare il paio con quella della futura abo­li­zione del regime dei visti. Tutte le indi­ca­zioni vanno nella dire­zione di un «raf­fred­da­mento» delle aspet­ta­tive ucraine da parte della Ue.

Anche a Riga non è dato atten­dere novità di rilievo rispetto al rap­porto pub­bli­cato lo scorso 11 mag­gio dalla Com­mis­sione euro­pea, secondo cui né Geor­gia, né Ucraina sono «pronte per la libe­ra­liz­za­zione del regime del visto».

Pare dun­que che a Poro­shenko il quale, nel 2014, aveva dichia­rato «Dal 1 gen­naio 2015 tutti gli ucraini avranno diritto a viag­giare senza visto nell’Unione euro­pea» non rimanga altro che «il diritto di sognare. Sognare l’Europa», come ha detto il pre­si­dente del Con­si­glio d’Europa Donald Tusk.

Chissà se al ver­tice del Par­te­na­riato orien­tale qual­cuno sol­le­verà invece la que­stione della riso­lu­zione adot­tata ieri dalla Rada ucraina sull’abbandono da parte di Kiev, nel Don­bass, degli impe­gni dati dalla Con­ven­zione sui diritti dell’uomo.
Il Pre­si­dente della com­mis­sione esteri della Duma russa, Alek­sej Push­kov, ha detto che «Quando un paese si lascia le mani libere, è sem­pli­ce­mente il rico­no­sci­mento del carat­tere cri­mi­nale di quello stato».