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[Disarmo] Allarme nucleare: l’Arabia Saudita ha la Bomba



Articolo di 1 anno fa di Repubblica, ieri quello del Manifesto

Anche l'Arabia Saudita si doterà di armi nucleari
Corsa all'atomica nel Golfo Persico. Il regime di Riad pronto ad acquistare 
ordigni nucleari dal Pakistan per contrastare l'armamento dell'Iran.
"C'e' un accordo da lungo tempo con i pakistani (sulle armi nucleari) e la 
Casa dei Saud (la famiglia regnante saudita, ndr) ha ora preso la decisione di 
procedere", ha riferito un'anonima fonte del Pentagono.
http://www.repubblica.
it/esteri/2015/05/19/news/anche_l_arabia_saudita_si_dotera_di_armi_nucleari-
114704183/

 La rubrica settimanale di Manlio Dinucci

«Noi abbiamo bombe nucleari»: lo ha dichiarato il 19 febbraio a Russia Today l’
analista politico saudita Daham al-Anzi, di fatto portavoce di Riyadh, 
ripetendolo su un altro canale arabo (vedi intervista su Pandora Tv). L’Arabia 
Saudita aveva già dichiarato (The Independent, 30 marzo 2015) l’intenzione di 
acquistare armi nucleari dal Pakistan (che non aderisce al Trattato di non-
proliferazione), di cui finanzia il 60% del programma nucleare militare.

Ora, tramite al-Anzi, fa sapere che ha cominciato ad acquistarle due anni fa. 
Naturalmente, secondo Riyadh, per fronteggiare la «minaccia iraniana» in Yemen, 
Iraq e Siria, dove «la Russia aiuta Assad». Ossia, dove la Russia aiuta il 
governo siriano a liberare il paese dall’Isis e altre formazioni terroriste, 
finanziate e armate dall’Arabia Saudita nel quadro della strategia Usa/Nato.

Riyadh possiede oltre 250 cacciabombardieri a duplice capacità convenzionale e 
nucleare, forniti dagli Usa e dalle potenze europee. Dal 2012 l’Arabia Saudita 
fa parte della «Nato Eurofighter and Tornado Management Agency», l’agenzia Nato 
che gestisce i caccia europei Eurofighter e Tornado, dei quali Riyadh ha 
acquistato dalla Gran Bretagna un numero doppio rispetto a quello dell’intera 
Royal Air Force.

Nello stesso quadro rientra l’imminente maxi-contrattto da 8 miliardi di euro 
– merito della ministra Pinotti, efficiente piazzista di armi – per la 
fornitura al Kuwait (alleato dell’Arabia Saudita) di 28 caccia Eurofighter 
Typhoon, costruiti dal consorzio di cui fa parte Finmeccanica insieme a 
industrie di Gran Bretagna, Germania e Spagna.

È la più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica, nelle cui casse entrerà 
la metà degli 8 miliardi. Garantita con un finanziamento di 4 miliardi da un 
pool di banche, tra cui UniCredit e Intesa Sanpaolo, e dalla Sace del gruppo 
Cassa depositi e prestiti.

Si accelera così la riconversione armata di Finmeccanica, con risultati 
esaltanti per chi si arricchisce con la guerra: nel 2015 il titolo Finmeccanica 
ha registrato in borsa una crescita di valore del 67%. In barba al «Trattato 
sul commercio di armamenti», ratificato dal Parlamento nel 2013, in cui si 
stabilisce che «nessuno Stato Parte autorizzerà il trasferimento di armi 
qualora sia a conoscenza che le armi possano essere utilizzate per attacchi 
diretti a obiettivi o a soggetti civili, o per altri crimini di guerra».

Alla denuncia che bombe fornite dall’Italia vengono usate dalle forze aeree 
saudite e kuwaitiane facendo strage di civili nello Yemen, la ministra Pinotti 
risponde: «Non facciamo diventare gli Stati che sono nostri alleati nella 
battaglia contro l’Isis, i nemici, sarebbe un errore molto grave».

Sarebbe soprattutto un «errore» far sapere chi sono i «nostri alleati» sauditi 
e kuwaitiani: monarchie assolute dove il potere è concentrato nelle mani del 
sovrano e della sua cerchia familiare, dove partiti e sindacati sono proibiti; 
dove i lavoratori immigrati (10 milioni in Arabia Saudita, circa la metà della 
forza lavoro; 2 milioni su 2,9 milioni di abitanti in Kuwait) vivono in 
condizioni di supersfruttamento e schiavitù, dove chi rivendica i più 
elementari diritti umani viene impiccato o decapitato.

In queste mani l’Italia «democratica» mette cacciabombardieri capaci di 
trasportare bombe nucleari, sapendo che l’Arabia Saudita già le possiede e che 
possono essere usate anche dal Kuwait.

Alla «Conferenza di diritto internazionale umanitario», la ministra Pinotti, 
dopo aver sottolineato l’importanza di «rispettare le norme del diritto 
internazionale», ha concluso che «l’Italia, in ciò, è paese enormemente 
credibile e rispettato».