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[Disarmo] Il presente ultra-confuso della Francia




Di  Immanuel Wallerstein

18 luglio 2016

Ogni anno, il 14 luglio, la Francia festeggia la caduta della  Bastiglia del 1789 e che che era allora la principale prigione della Francia. La celebrazione è intesa a segnare la fine del cosiddetto Ancien Régime. Unifica il paese attorno a quelli a cui oggi ci si riferisce come valori repubblicani.

La prima volta in cui ci fu questa celebrazione è stato proprio l’anno successivo, il 1790, e fu dedicata alla pace e all’unità nazionale. Tuttavia, il Giorno della Bastiglia non divenne una celebrazione annuale fino al 1880, quando la legislatura della Terza Repubblica proclamò il 14 luglio festa nazionale che è rimasta tale fino a oggi. Quest’anno, però, la Repubblica è tutt’altro che unificata, il suo futuro non potrebbe essere più incerto, e si discute molto su che cosa costituisca i valori repubblicani.

L’attuale costituzione è quasi-presidenziale dato che fa la scelta di un presidente politicamente fondamentale. Tuttavia, contemporaneamente, stabilisce un sistema in cui ci sono due tornate elettorali, almeno che qualcuno non ottenga una chiara maggioranza alla prima. Nella seconda, ci sono soltanto due candidati, i due che hanno avuto  il numero maggiore di voti alla prima tornata.

L’obiettivo di questo sistema è di permettere a ogni raggruppamento politico di mostrare la sua forza nella prima tornata, e poi votare nella seconda  per uno dei due principali partiti (il centro-destra contro il  centro-sinistra). Il problema è che questo sistema funziona se ci sono soltanto due partiti principali. Se ce ne sono tre di forza politica approssimativamente pari (come ce ne sono attualmente), il sistema si trasforma. In questo caso, i tre partiti principali devono restare uniti nella prima tornata ed esortare i partiti piccoli a dare un voto “utile” in quella fase, in modo che il partito preferito nella seconda tornata sarà realmente al ballottaggio nella seconda tornata.

Il risultato è confusione e caos, prima di tutto all’interno dei tre partiti principali e poi all’interno delle tendenze politiche minori. In ognuno degli attuali tre partiti principali – i Socialisti (centro-sinistra), i Repubblicani (centro-destra) e il Fronte nazionale (estrema-destra) c’è ora una lotta interna riguardo alla strategia e ognuno di loro rischia delle secessioni. Allo stesso tempo, i partiti minori si stanno spaccando proprio sul dover dare voti “utili” alla prima tornata, oppure no. Il più grosso partito dell’estrema sinistra si è sfasciato per questo problema.

Uno degli argomenti  importanti  che si sta dibattendo è la costruzione dell’Europa, e tra questi quello dell’euro come valuta, la libertà di movimento all’interno dell’Unione Europea (UE), e l’accoglienza degli immigrati dai paesi che non fanno parte dell’UE. Questa, naturalmente, è una discussione importante in tutta l’UE. La posizione della Francia è più o meno a metà della serie delle opinioni europee, sia quella dei governi che quella dell’opinione pubblica.

Inoltre, la Francia ha avuto per molto tempo la preoccupazione di mantenere e di accrescere il suo ruolo sia nel sistema mondiale che nell’ambito europeo. Uno dei suoi punti di forza era stato quindi l’accordo di fatto stabilito con la Germania per costituire un binomio le cui preferenze concordate divennero la base delle politiche collettive europee. Questo ha funzionato fino a quando la Germania è stata divisa in due e la Francia era il paese con le armi nucleari e un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Negi scorsi venti anni, però, la Germania è diventata così forte economicamente che ha molta minore necessità di  legittimazione che il binomio franco-tedesco offriva alla Germania. Il binomio non fa più le regole e le politiche dell’UE.

Anche i rapporti della Francia con gli Stati Uniti sono stati un problema almeno fin dal 1945. Da una parte gli Stati Uniti, e in particolare il Congresso americano, sono stati molto critici riguardo a quello che consideravano un atteggiamento troppo accomodante della Francia verso l’Unione Sovietica prima, e verso la Russia adesso. Dall’altra, la Francia è stata sempre molto critica rispetto a ciò che viene considerata la rinuncia degli Stati Uniti alla difesa  dei diritti umani (come per esempio in Siria).

Il recente voto della Gran Bretagna a favore dell’uscita dall’UE ha fornito ulteriore incertezza alla Francia. Questo voto è un vantaggio o uno svantaggio per la Francia?

La Francia sta cercando di presentarsi come un buon rifugio per le aziende (e specialmente per le strutture finanziarie) che forse sono alla ricerca di un ambiente più calmo e meno instabile. La Francia, però, è anche preoccupata per il quasi-forzato rimpatrio di cittadini francesi che  risiedono e lavorano in Gran Bretagna. Nei prossimi negoziati della Gran Bretagna e dell’UE, la Francia non è sicura di dover fare  degli sforzi per tenere la Gran Bretagna ancora legata in qualche modo all’UE, oppure no. La nomina di Boris Johnson a Ministro degli Esteri indebolisce ogni opinione favorevole alla Gran Bretagna.

La confusione quindi ci riporta alle prossime elezioni presidenziali (nel 2017). Il Fronte Nazionale ha cercato di prendere voti dai due classici partiti centristi, minimizzando il suo linguaggio razzista e di mandare realmente via i membri che si rifiutavano di farlo. In particolare, la leader marine Le Pen ha epurato suo padre Jean-Marie Le Pen per lungo tempo leader del Fronte Nazionale che si è rifiutato di cambiare il suo tipo di lingaggio. Questo, però, rischia di far perdere alcuni dei suoi precedenti sostenitori a vantaggio di Partiti separatisti o dell’astensionismo.

Il Partito Repubblicano di centro-destra, guidato dall’ex presidente Nicolas Sarkozy, sta cercando di raccogliere i voti del Fronte Nazionale, spostando la sua retorica nella sua direzione. Questo è fortemente contestato da altri due candidati alle prossime primarie del partito: Alain Juppé e François Fillon. Se Sarkozy vincerà, forse Fillon potrebbe ottenere l’appoggio del partito. Generalmente si pensa che Juppé sia il più probabile vincitore della seconda tornata dell’elezione nazionale grazie alla sue opinioni più “moderate” sui problemi principali. Per essere nella seconda tornata deve però ottenere la candidatura nelle  primarie dal suo partito, e per questo ha spostato la sua retorica verso destra.

Infine, l’attuale presidente François Hollande è nella peggiore situazione di tutti. Il partito socialista è sotto pressione per partecipare a una primaria che è una primaria dell’intera sinistra francese. Hollande non vuole una primaria “aperta” dato che è probabile che la perda. Sta quindi spingendo perché la convenzione del partito prenda una decisione per una piattaforma più di destra che pensa lo metterà in grado di vincere la seconda tornata. Ha quindi fatto approvare una nuova legislazione che indebolisce i diritti sindacali. Questo è impopolare sia nella la sinistra del partito che brontola  e per due dei suoi presunti alleati , il Ministro dell’Economia, Emmanuel Macron e il Primo Ministro Manuel Valls, entrambi i quali stanno manovrando per diventare il candidato socialista, se non nel 2017, almeno nel 2022.  Macron pensa che Hollande non stia andando abbastanza a destra.

Le molteplici incertezze all’interno dei partiti in Francia, in paragone fanno impallidire la recente pugnalata all’interno del Partito Conservatore britannico. Dato che anche l’economia della Francia è in condizioni difficili, il 2016 non sembra certo un momento per celebrare feste nazionali basate sui comuni valori repubblicani.