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[Disarmo] Reportage Sky News su traffico armi internazionale




Revealed: the £1bn of weapons flowing from Europe to Middle East                                                                      https://www.theguardian.com/world/2016/jul/27/weapons-flowing-eastern-europe-middle-east-revealed-arms-trade-syria

Weapons smuggled from Ukraine end in Western Europe – Sky News                                                                                        http://uatoday.tv/crime/weapons-smuggled-from-ukraine-end-in-western-europe-sky-news-711457.html

Gang Selling AK-47s 'Bound For Western Europe'                                                                                                                       http://news.sky.com/story/gang-selling-ak-47s-bound-for-western-europe-10526393

La Direzione di investigazione dei reati di criminalità organizzata e terrorismo ronena (Diicot) ha annunciato che effettuerà delle indagini dopo che l’emittente televisiva britannica "Sky News" ha trasmesso un reportage sui trafficanti romeni di armi. I giornalisti britannici che hanno curato il reportage sostengono che, dopo due mesi di negoziati, sono stati indirizzati verso una zona isolata della Romania, dove si sono incontrati con i trafficanti. Secondo "Sky News", si tratta di armi provenienti dall’Ucraina,e destinate all'Europa occidentale e al Medio Oriente. La Romania figurava anche fra quei paesi dell’Europa centro orientale indicati nell’ultimo rapporto di Balkan investigative report network (Birn) e l’organizzazione no profit Progetto di investigazione sulla corruzione e il crimine organizzato (Occrp) fra quelli venditori di armi destinate alle aree di crisi in Medio Oriente.

Si tratta soprattutto di armi usate – che spesso rappresentano un lascito dell’ex Unione sovietica – per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro che sarebbero state inviate ai paesi dell’area mediorientale dal 2012, quando alcune delle cosiddette “primavere arabe” sono sfociate in scontri armati più o meno latenti. Gli armamenti, infatti, sono poi finiti nei “teatri di guerra” e nelle aree di crisi della zona. In 13 mesi, secondo i dati di Birn e Occrp sarebbero 68 i voi che trasportavano armi e munizioni diversi verso paesi del Medio Oriente e della Turchia.

In base ai dati forniti dalle Nazioni Unite, come i registri di volo e i contratti sulla vendita di armamenti dell’ultimo anno, emergono otto paesi dell’Europa centro-orientale: Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia. Da questi paesi sarebbero partiti voli con carichi di migliaia di fucili d'assalto; granate di mortaio; lanciarazzi; armi anticarro; e mitragliatrici pesanti. Queste armi dal 2012 si sono riversate nella regione mediorientale: gli otto paesi in questione, infatti, hanno approvato l'invio di armi e munizioni per un valore di 1,2 miliardi di euro a Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Il problema principale, tuttavia, è che le rotte di queste armi sono state “deviate”, facendole finire nella mani dei combattenti di gruppi islamisti, fra cui anche lo Stato islamico.

Come riferisce anche il quotidiano britannico “The Guardian”, ci sono oltre cinquanta tra filmati e fotografie che ritraggono armi e munizioni identificate come provenienti dall’Europa orientale e dall’Asia centrale, nelle mani di militanti islamisti. Fra questi figurano alcune unità dell’Esercito siriano libero, il gruppo d’opposizione siriana sostenuto dalla comunità occidentale; Ansar al Sham, gruppo armato siriano islamista di stampo salafita; il Fronte al Nusra, sigla legata ad al Qaeda; lo Stato islamico; varie altre fazioni che si oppongono al presidente siriano Bashar al Assad; e le formazioni sunnite attive nella crisi in corso in Yemen. Quasi tutte le sigle siriane, a parte l’Esercito libero, sono inserite nelle “liste nere” internazionali e designati come gruppi terroristici. In cima ai paesi “esportatori” dell’Europa orientale, figura la Croazia con una quota di 302 milioni di euro, seguita dalla Repubblica Ceca con 240 milioni di euro e da Serbia e Slovacchia, rispettivamente, con 194 e 192 milioni di euro.

Si tratta di cifre consistenti, cui partecipano anche la Bulgaria, con una quota di 122 milioni di euro; la Romania con 81 milioni di euro; la Bosnia Erzegovina con 72 milioni di euro; e infine il Montenegro con 3 milioni. Queste somme riguardano le transazioni degli ultimi quattro anni. Tuttavia, secondo Birn e Occrp, i dati potrebbero essere molto più elevati perché quattro degli otto paesi in questione non hanno fornito i dati sulle licenze di esportazione di armi per il 2015, mentre sette di loro non lo hanno fatto per i dati relativi al 2016. Peraltro, i quattro paesi principali mete delle spedizioni – Arabia Saudita, Giordania, Emirati e Turchia – sono importanti fornitori di armi a Siria e Yemen che però vantano una storia carente, o del tutto assente, in termini di commercio di armi con l’Europa centro orientale prima del 2012.

Il rapporto, inoltre, mostra come il trend di queste transazioni sia in crescita e non in rallentamento, dato che alcune delle principali commesse sono state approvate nel 2015. Le spedizioni di armamenti avvengono soprattutto per via aerea, e il velivolo più comunemente utilizzato è l’Ilyushin II-76, mezzo di produzione sovietica in grado di trasportare sino a 50 tonnellate di carico, ovvero circa 16 mila fucili Kalashnikov AK-47 o 3 milioni di proiettili. Fra gli altri aeromobili figura anche il Boeing 747 che ha una capacità doppia rispetto all’Ilyushin. Tuttavia, armi e munizioni non giungono in Medio Oriente solo attraverso il trasporto aereo. Dai rapporti, infatti, emerge come almeno spedizioni sono state effettuate dai militari degli Stati Uniti dal dicembre del 2015 dai porti del Mar Nero di Costanza, in Romania, e Burgas, in Bulgaria. Grazie a queste spedizioni sarebbero state trasportate circa 4.700 tonnellate di armi e munizioni verso il Mar Rosso e la Turchia.