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[Disarmo] Lettera aperta - Terminale di rigassificazione e rischio nucleare nel golfo di Trieste




Alla Prefetta di Trieste Anna Paola Porzio
Alla Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani
Al Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza  
Al Sindaco di Koper-Capodistria Boris Popovic
Al Presidente dell'Autorità portuale di Trieste Zeno D'Agostino
All'addetto alla Pubbliche relazioni di Luka Koper Sebastjan Sik
Al Procuratore della Repubblica di Trieste Carlo Mastelloni
Al Comandante militare del Friuli Venezia Giulia Alessandro Guarisco
Al Comandante la Capitaneria di porto di Trieste Luca Sancilio

Oggetto: Terminale di rigassificazione e rischio nucleare nel Golfo di Trieste

Egregia Prefetta, egrege pubbliche Autorità italiane e slovene,
dopo la notizia del Via libera da parte del nostro Ministero dell'Ambiente al rigassificatore di Zaule, e la rinnovata presa di posizione unanime del Consiglio comunale triestino, contraria alla sua realizzazione, si propone con la presente un'ulteriore motivazione utile per l'abbandono del progetto di Terminale.
Sia il porto di Trieste sia quello sloveno di Koper-Capodistria, sono qualificati come porti nucleari militari e civili; e al loro interno è concesso il transito e l'ormeggio di unità militari a propulsione nucleare non soggette - causa lo specifico status - alle norme di sicurezza cogenti per il nucleare civile. 
La città si trova in linea d'aria a breve distanza dalla base aerea di Aviano, dove sono stoccate una cinquantina di testate nucleari, e dalla centrale nucleare civile slovena di Krško, che ha destato più volte preoccupazione in passato, per vari motivi.
Questa situazione sussiste anche dopo la definitiva uscita italiana dal nucleare civile, avvenuta per mezzo di due referendum, e a seguito dei devastanti incidenti di Chernobyl e Fukushima; nonchè in prossimità della discussione in Assemblea generale delle Nazioni unite, di un Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.
Numerosi sono le Associazioni e gli Enti locali che nel corso degli anni si sono opposti al mantenimento del porto nucleare militare a Trieste. Allegata alla presente, potete visionare la foto di una portaerei con questo tipo di propulsione, ripresa presso il Lazzaretto, sul confine sloveno di Muggia. Inoltre proprio a Trieste, presso l'Istituto internazionale di fisica teorica, ha sede la Scuola di prevenzione nucleare promossa da Onu ed Agenzia atomica di Vienna.
Pressochè tutte le espressioni sociali del territorio - sia triestino che d'oltreconfine - si sono espresse 
con vigore in questi anni contro i progetti di rigassificatori, a terra ed in golfo, via via presentati. Vi scriviamo pertanto in quanto autorità competenti, segnalando la non considerazione del principio di precauzione in ordine a questo genere di rischio. Non risulta infatti che la documentazione sulle problematiche ambientali, relative alla installazione dei rigassificatori, abbia tenuto conto dell'esistenza di movimenti di naviglio e materiale radioattivo militare e civile, a terra in porto e in mare, sui due lati del confine.
La questione acquista ulteriore attualità in relazione al referendum nazionale del 4 dicembre prossimo, poichè la riforma costituzionale oggetto di voto, prevede anche una norma di "supremazia" governativa su Regione ed Enti locali, che potrebbe permettere al governo di imporre il rigassificatore, senza discussioni ulteriori.
Alleghiamo qui di seguito il link ai Piani d'emergenza in caso d'incidente al porto nucleare militare di Trieste, obbligatori per la legge italiana e le direttive europee, che la Tavola regionale per la pace e alcune associazioni ambientaliste sono riuscite ad ottenere 
dopo molte insistenze. Codesto Piano è stato negli anni scorsi trasmesso al Comune e alla Luka, il porto di Koper-Capodistria. Ovviamente il segreto militare copre con diversi omissis il Piano stesso, e non è dato sapere se - a bordo delle navi - vi siano armi di distruzione di massa: http://www.peacelink.it/disarmo/a/23470.html
Inoltre il Comitato Pace "Dolci" ha ottenuto lo scorso anno, nell'anniversario dell'olocausto di Hiroshima e Nagasaki, un elenco di quanto la Protezione Civile comunale detiene in argomento: un piano del 2008, per la messa in sicurezza in caso di rinvenimento di sorgenti "orfane" in provincia di Trieste; un piano provinciale d'emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili, sempre del 2008; un piano provinciale di difesa da attacchi terroristici di tipo chimico biologico e nucleare - edizione 2003, prorogato altri dieci anni dal 2012 - classificato riservato; il citato piano di emergenza esterna per la sosta di unità militari a propulsione nucleare, alla fonda in prossimità del Porto di Tirieste - edizione 2007 - parzialmente riservato. Infine, un lacunoso opuscolo per la popolazione, riferito alla sosta delle navi militari a propulsione nucleare in porto, edito dal Comune nel luglio 2007.
Si ritiene dunque possibile, far convivere in un bacino ristretto come il nostro Golfo, attività ad alto rischio quali terminal petroli (il più grande del Mediterraneo), rigassificatori, centrali nucleari galleggianti, ed industrie come la Ferriera, senza compromettere definitivamente un territorio gravato da situazioni ecologiche, pesanti per la sicurezza e la salute della popolazione e dell'ambiente ?
Sul sito di Greenaction transnational ricaviamo - dall'esame del piano di emergenza - le distanze di sicurezza per le navi nucleari militari, ritenute necessarie in caso di incidente: 5 km per le unità di potenza da 60 megawatt, 10 km per le unità fino a 130 mw e 20 km per le unità fino a 450 megawatt.
Chiudiamo di conseguenza questa lettera aperta, chiedendoVi come mai nessuno abbia preso in considerazione il rischio nucleare, a riguardo dei progetti di terminali di rigassificazione via via presentati ? Cosa potrebbe capitare se una nave gasiera entrasse in collisione con una nave nucleare ? Il disastro della Moby Prince a Livorno a nostro parere, sarebbe in confronto poca cosa ...
Un'ultima considerazione: i due rigassificatori esistenti in territorio italiano, a Porto Viro presso Rovigo e a Livorno, sono largamente sottoutilizzati. Perchè dunque costruirne un altro ?

In attesa di cortese riscontro,
Angelo Baracca, esperto di tecnologia nucleare militare e civile, Firenze
Luciano Benini, fisico sanitario e ambientale, Fano
Alessandro Capuzzo, ecopacifista, Trieste
Aurelio Juri, già sindaco e parlamentare, sloveno ed europeo, Capodistria
Lino Santoro, chimico ambientale, Trieste
Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare, Torino
    


Allegato Rimosso