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[Disarmo] Schulz: Occorre una nuova politica di pace



Il leader e candidato alla cancelleria dei Socialdemocratici tedeschi (Spd), Martin Schulz, interviene riguardo gli strumenti di sicurezza e sorveglianza dello Stato per combattere l'estremismo e il terrore. Occorre una nuova politica di pace che non si limiti a contrastare il fenomeno terroristico a posteriori, ma che insista sulle cause che alimentano tale fenomeno, scrive Schulz. Questo approccio, ammonisce il segretario dell'Spd, non può non passare ad esempio per la fine della campagna di attacchi mirati tramite droni condotta dagli Stati Uniti in diversi paesi mediorientali ed africani. La spesa militare ha continuato a crescere in tutto il mondo durante lo scorso anno e le tensioni si sono acuite in particolare in Medio Oriente, nella Penisola coreana e nell’Asia del Sud. Secondo l’Istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma (Sipri), solo lo scorso anno sono stati spesi in armamenti quasi 1.700 miliardi di dollari. È evidente, secondo Schulz, che le cause strutturali dei conflitti e le sfide come la povertà, la siccità, le emigrazioni, le epidemie e le carestie "non si combattono con più armi e soldati, bensì con un maggiore sviluppo economico, sociale e politico delle regioni interessate". Il mondo "non ha bisogno di più armi, ma di più giustizia e opportunità di sviluppo". Il leader dell'Spd adotta poi una prospettiva storica: oggi, sottolinea, non esistono più due blocchi contrapposti, come durante la Guerra fredda. "Il mondo è più complicato dopo la fine dell'Equilibrio del terrore" poggiato sulla deterrenza nucleare. "Abbiamo bisogno invece di una nuova politica di pace che possa fornire una risposta alla minaccia del terrorismo internazionale", scrive Schulz. Occorre concentrarsi costantemente sulla cooperazione e l’equilibrio degli interessi, il controllo degli armamenti e il disarmo". Bisogna anche proseguire, secondo il politico tedesco, sulla strada del controllo del programma nucleare iraniano, fortificando la fragile fiducia costruita nel corso dei negoziati con Teheran. "Solo la fiducia può combattere efficacemente il terrorismo che è la più grande minaccia comune attuale". Occorre limitare l’esportazione delle armi nelle regioni dove cova il terrorismo, per evitare di alimentarlo. L’Spd, scrive il leader politico, continuerà "la sua politica restrittiva e trasparente in merito all’esportazione delle armi, come ha sempre fatto nella storia della Repubblica federale". Schulz prosegue affermando di voler proseguire con la politica coerente di un divieto generale alle piccole esportazioni di armi verso i Paesi al di fuori della Ue, della Nato e dei Paesi partner. Occorre mirare però puntare ad una politica comune europea, sottolinea il socialdemocratico. Allo stesso tempo la Germania deve lavorare per garantire che vi sia un efficace strumento di controllo delle armi. Schulz è comunque favorevole a uno sforzo di modernizzazione della Difesa tedesca. In futuro "le Forze armate tedesche parteciperanno a missioni all’estero legittimate dal diritto internazionale, per questa ragione i soldati tedeschi hanno bisogno delle migliori attrezzature possibili". L’obiettivo del 2 per cento della spesa militare del Pil, però, rappresenta per Schulz una "tendenza pericolosa" perché significherebbe quasi un raddoppio del bilancio attuale a circa 70 miliardi di euro annui. "I nostri genitori avevano questa immagine della Germania?" Si chiede il politico socialdemocratico. Occorre fare al contrario "progressi sulla politica della sicurezza e della difesa comune europea", insieme ai partner comunitaria. L'uscita dall'Ue del Regno Unito, contrario alla difesa comune europea, "può essere un’opportunità in questo senso". L’obiettivo deve essere quello della "creazione di una struttura militare europea che renda la guerra strutturalmente impossibile", anche risparmiando denaro attraverso una cooperazione e divisione del lavoro tra le Forze armate europee, "con un risparmio fino al 30 per cento della spesa". Sarebbe un contributo storico al disarmo in Europa, sostiene Schulz. L’esperienza storica, conclude, "insegna che più armi non vogliono dire più sicurezza, mentre è necessario investire nella pace". Occorre "maggior coinvolgimento dei civili nelle risoluzioni dei conflitti e una globalizzazione più equa". L’Europa deve avere "un ruolo più attivo sulla scena politica internazionale" per promuovere questa visione anche tra gli alleati e gli interlocutori.

http://www.spiegel.de/politik/deutschland/martin-schulz-plaediert-fuer-eine-neue-friedenspolitik-gastbeitrag-a-1149149.html


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