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[Disarmo] Trump firma le sanzioni contro Mosca. La Russia fa scattare ritorsioni.



Trump firma le sanzioni contro Mosca.

La Russia fa scattare ritorsioni.

Il Sole 24 ore

Antonella Scott - 29.07.2017

Il Donald Trump che avrebbe voluto rilanciare il legame tra Mosca e Washington e costruire un legame personale diverso con Vladimir Putin è costretto ad accettare la volontà del Congresso. Che alla Camera e poi al Senato ha dato il via libera a larghissima maggioranza bipartisan a nuove sanzioni contro Russia, Corea del Nord e Iran. Lasciando poca scelta al presidente: un suo veto verrebbe immeditamente annullato da un Congresso praticamente unanime, convinto che il Cremlino abbia manovrato per influire sul voto che ha portato Trump alla Casa Bianca. Un veto sarebbe troppo controproducente perfino per Trump: dopo aver preso visione del testo finale della legge, ha fatto sapere la Casa Bianca, Trump ha dunque deciso che lo firmerà.

Venerdì Serghej Lavrov e Rex Tillerson, i ministri degli Esteri di Russia e Stati Uniti, avevano cercato di fare buon viso a cattivo gioco, ripromettendosi per telefono di «restare in contatto su una serie di questioni bilaterali». Ma già erano scattate le prime ritorsioni russe in risposta al sanction bill a cui è probabile che seguano altre mosse, anche se l’interesse dei russi alla cooperazione industriale e commerciale con gli Stati Uniti - peraltro esigua - lascia pochi spazi di manovra al fronte delle controsanzioni. E se anche il presidente americano si limitasse a tenere in mano un’arma carica senza utilizzarla (le sanzioni non scattano automaticamente ma in seguito a un suo ordine al Tesoro) di certo è sfumata la speranza che Trump decida di allentare le sanzioni esistenti.

Vladimir Putin aveva lasciato capire che avrebbe atteso di vedere la firma di Trump sotto la legge prima di rispondere. Nel frattempo però Mosca ha fatto scattare le ritorsioni rimaste in sospeso dopo le misure ordinate da Barack Obama nel dicembre scorso, per protestare contro le sospette interferenze russe nella campagna elettorale americana: l’espulsione di trentacinque diplomatici russi e la confisca di due compound diplomatici russi negli Stati Uniti, a New York e nel Maryland.

Da Mosca il ministero degli Esteri russo ha dunque ordinato l’espulsione di un numero ancora imprecisato di diplomatici americani.Dovranno lasciare il Paese entro il 1° settembre, in modo da portare lo staff allo stesso livello del personale diplomatico russo rimasto negli Usa (455 persone); inoltre, il ministero assumerà il controllo di un deposito e della “dacia” di Mosca, un compound a disposizione dei diplomatici americani.

In una dichiarazione il Mid - il ministero degli Esteri che fa capo a Serghej Lavrov, ha spiegato che le sanzioni americane «vanno contro i princìpi della legge internazionale»: «Sotto il pretesto totalmente inventato dell’interferenza russa nei loro affari interni, gli Stati Uniti stanno promuovendo aggressivamente, una dopo l’altra, rozze azioni anti-russe», ignorando con arroganza «le posizioni e gli interessi di altri Paesi».

Quest’ultima affermazione si riferisce alle compagnie europee che entrano nel mirino del provvedimento votato dal Congresso,che prevede sanzioni contro chi partecipa a progetti energetici russi. Prospettiva che preoccupa la Commissione europea e naturalmente il mondo del business legato alla Russia. Tra gli altri il Comitato tedesco per le relazioni con l’Europa dell’Est, che invita Bruxelles a rispondere nel caso le nuove sanzioni americanedovessero danneggiare le compagnie europee : la mossa americana, si fa notare, sembra progettata apposta per avvantaggiare le esportazioni di gas americano in Europa.